giovedì, febbraio 26, 2026

Uomini e caporali


di Giancarlo Mola 

Ribaltando il vecchio detto investigativo “follow the money”, e seguendo invece chi di denaro in questa storia ne vede ben poco, la procura di Milano ha appena fatto fare un salto di qualità all’inchiesta sui rider sfruttati. Non solo allargandola – dopo Glovo – a un altro big del business delle consegne a domicilio, vale a dire Deliveroo. Ma alzandola di livello e arrivando a ipotizzare che dietro al lavoro sottopagato del nuovo millennio ci sia in realtà un sistema ampio e collaudato.

 

I carabinieri che per conto del pm Paolo Storari svolgono le indagini si sono infatti presentati nelle sedi milanesi di sette giganti della grande distribuzione e della ristorazione, cioè McDonald’s, Burger King, Kfc, Esselunga, Carrefour, Crai e Poke House (che non risultano indagate). Hanno chiesto di fornire una serie di documenti dietro l’apparentemente burocratica motivazione di "vagliare i modelli organizzativi" e verificare che siano idonei a "a impedire la commissione del reato di cui all’articolo 603 bis del codice penale”, che poi è quello che punisce l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro. Detta anche caporalato. I magistrati in altre parole hanno chiesto: ma davvero non sapevate quanto guadagnano quei poveracci sulle cui bici e scooter caricate la vostra merce? Ma davvero ignoravate le perfidie di un algoritmo  che ti impiega solo se sei disposto a lavorare sempre di più e in condizioni sempre più estreme?

 

L’approccio della procura non è dissimile da quello che ha portato a mettere sotto inchiesta i grandi brand della moda made in Italy, legati per la realizzazione dei propri lussuosissimi capi a società terzocontiste che a loro volta si reggono su aziende che sfruttano uomini, donne e bambini dei paesi più poveri del mondo. Un metodo investigativo che in alcuni casi ha già avuto l’effetto di indurre le griffe a interrompere le relazioni più pericolose e collaborare con i magistrati.

 

Anche nel caso del food delivery c’è chi parla di teorema. E non è infatti scontato che l’impianto accusatorio regga i tre gradi di giudizio del processo penale. Il tempo ci dirà. Alla procura di Milano resterà comunque il merito di aver aperto uno squarcio su una forma di sfruttamento prosperata nelle pieghe della nostra società del benessere. E che arriva a chiamare in causa moralmente anche le centinaia di migliaia di consumatori che di quel cibo sono pur sempre gli utilizzatori finali.

la Repubblica, 25/2/2026

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