giovedì, febbraio 19, 2026

Caporalato, convalidato il controllo giudiziario di Glovo


Il gip di Milano, Roberto Crepaldi, ha convalidato il provvedimento con cui la scorsa settimana il pm Paolo Storari ha disposto in via d'urgenza il controllo giudiziario nei confronti di Foodinho, la società milanese di delivery food del colosso spagnolo Glovo al centro di una indagine per caporalato. 

Secondo l'accusa sarebbero stati sfruttati 40 mila raider impiegati in tutta Italia, «lavoratori, formalmente autonomi in regime forfettario» ma «in realtà da considerarsi lavoratori dipendenti a pieno titolo: approfittando dello stato di bisogno avrebbero percepito un reddito netto annuo sotto la soglia di povertà».

L'amministratore giudiziario per Foodinho non avrà «un compito di supplenza rispetto ad altre agenzie o poteri dello Stato rimasti inermi» né lo scopo di «adottare metodi che impongano alle imprese scelte organizzative con la forza propria del sistema penale, ma di garantire - con un metodo certamente meno invasivo rispetto al sequestro, con tutte le garanzie difensive proprie del processo penale e sotto la supervisione di un giudice -il ripristino della legalità, mediante il monitoraggio delle scelte dell'imprenditore che si ritiene l'abbia violata», scrive il gip di Milano Roberto Crepaldi convalidando il provvedimento del pm Paolo Storari.

Secondo l'accusa sarebbero stati sfruttati 40 mila rider impiegati in tutta Italia , «lavoratori formalmente autonomi in regime forfettario» ma «in realtà da considerarsi lavoratori dipendenti a pieno titolo: approfittando dello stato di bisogno avrebbero percepito un reddito netto annuo sotto la soglia di povertà, in alcuni casi casi inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino al 81,62% rispetto al contratto collettivo». Come ricostruito dall'Ansa, ora l'amministratore dovrà, come chiesto dalla procura e come indicato dal giudice, sanare questa situazione di illegalità affiancando gli imprenditori nella gestione dell'azienda, nel rispetto del «giusto equilibrio tra le esigenze di redditività e l'equità delle retribuzioni». In sostanza il diritto a una «retribuzione sufficiente» va contemperato «con altri interessi, quale la libertà dell'iniziativa privata», proprio per evitare la perdita del posto di lavoro.

Avvenire, 19 febbraio 2026

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