sabato, febbraio 28, 2026

LA VITA DI LEONE LUCA DI CORLEONE: STORIA DI UNA TRADIZIONE MANOSCRITTA

Mariuccia Stelladoro

Mariuccia Stelladoro

La Vita di Leone Luca di Corleone è stata a tutt’oggi rinvenuta in latino e pubblicata nel 1657 dal gesuita siracusano Ottavio Gaetani, il quale precisava di averla ricavata da tre manoscritti ritrovati in Sicilia: uno a Palermo, un altro a Mazara e un terzo a Corleone. 

Un'altra Vita fu scoperta dai padri Bollandisti nella biblioteca di Giuseppe Acosta (1539-1600) e pubblicata negli Acta Sanctorum di marzo. Nessuno dei due editori menzionala lingua in cui furono scritte queste Vitae e la pubblicarono in latino. I Bollandisti aggiungono di averla trovata primaevostylo, mentre il Gaetani avverte di aver modificato lo stile originale stylo paulum cultiore. Nei due editori, quindi, identico è il racconto ma il dettato è differente.

La Bibliotheca Hagiographica Latina 4842 riporta l'incipitl'explicit della Vita pubblicata dal Gaetani e di quella pubblicata dai Bollandisti, mentre la Bibliotheca Hagiographica Graeca non fa menzione di Leone Luca da Corleone. I tre codici rinvenuti a Roma sono conservati rispettivamente: due nella Biblioteca Vallicelliana e uno nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Quindi, il testo della Vita di Leone Luca è stato pubblicato in latino da entrambi gli editori, che, però non hanno dato notizie della lingua dei codici utilizzati.  

Nel corso delle nostre ricerche abbiamo rinvenuto sei manoscritti in latino e tre in italiano della Vita di Leone Luca e li abbiamo pubblicati a Grottaferrata in una nuova edizione critica: cinque (tre in latino e due in italiano) sono conservati nella Biblioteca Centrale della Regione Siciliana a Palermo e provengono dall'antica collezione del Collegio Massimo dei Gesuiti, nel cui edificio è ora ospitata la Biblioteca. Un manoscritto in latino, è ora conservato nella Biblioteca Vaticana. Gli altri due manoscritti in latino sono conservati nella Biblioteca Vallicelliana di Roma e provengono rispettivamente : dalla collezione dell'oratoriano Antonio Gallonio (1556-1605), l'altro  dalla collezione antica delFondo. Un manoscritto è in italiano e si trova nella Biblioteca Comunale di Palermo e proviene dalla collezione del gesuita Giovanni Maria Amato. A questi manoscritti, bisogna aggiungere quello di Mazara, utilizzato dal Gaetani, che si credeva perduto ma che è stato ritrovato in un altro volume della Biblioteca Comunale di Palermo contenente documenti agiografici e Vitae di asceti. 

Dopo un attento esame di questi manoscritti, è stata formulata l'ipotesi di una doppia redazione, basata su prove convincenti e probabilmente dovuta ai gesuiti di Palermo che lavorarono alla preparazione delle Vitae Sanctiorum Siculorum di Ottavio Gaetani. Questa situazione, sebbene complicata, non va scartata, nè si deve respingere l'esistenza di tre diverse redazioni, come proposto nella recente edizione critica: una rappresentata da un manoscritto palermitano, che è la più antica ma anche la incompleta; un'altra, più completa e una terza, ancora più elaborata. Nessuno dei manoscritti rinvenuti fa riferimento a Giuseppe Acosta o al cardinale Sanseverino, di cui parlano i bollandisti, (AA.SS., Martii, I, 98, n. 3): i due manoscritti della Vallicelliana appartenevano effettivamente alla collezione dei padri Oratoriani e quello della Vaticana proviene dalla collezione del cardinale Giuseppe Sirleto. In definitiva, la Vita pubblicata dai due curatori è identica per quanto riguarda i fatti raccontati mentre le differenze sono puramente stilistiche.

Qualche studioso ha ipotizzato che la Vita di Leone Luca fosse stata scritta in greco e in Calabria, dove il santo esalò l’ultimo respiro.  Ma, allo stato attuale delle ricerche, i codici sono in latino e in volgare e sono conservati nella Biblioteche su menzionate e nessun codice manoscritto rinvenuto fa riferimento ad una stesura in Calabria. 

Non possiamo esimerci da alcune riflessioni: l’agiografia è stata composta subito dopo la morte del santo e in Calabria oppure tramandata oralmente e poi scritta in epoca successiva in altro luogo? Se mai ci fu un testo in greco, si può forse affermare che la tradizione in latino sia una versione di quella in greco? Si potrebbe pensare a due tradizioni indipendenti: quella in latino e quella in greco. Forse è rischioso parlare di originale in greco e di versione in latino. Crediamo che in mancanza di dati certi, sia possibile solo formulare ipotesi, partendo da una valutazione puntuale di ciò che abbiamo rinvenuto fino ad ora: non possiamo affermare con certezza che l’originale fosse in greco e che questa in latino sia, invece, solo una versione. Azzardato è affermare che la lingua originale dell’agiografia storica italo-greca fosse il greco. Fore gli antroponimi e gli agioponimi, che lascerebbero postulare tale congettura, derivano da mode culturali. Chiaramente, fino a quando non saranno rinvenuti manoscritti agiografici in greco, sui quali sarà effettuato uno studio puntale, non possiamo parlare, a nostro avviso, di versione in latino o di originale in greco in quanto non ne conosciamo i canali di diffusione, né possiamo parlare di dipendenza o indipendenaza dell’una dall’altra. 

Quindi, la Vita di Leone Luca è uno scritto anonimo, di cui è impossibile determinare la data con precisione. È un buon esempio di agiografia minore e S. Boesch Gajano la definisce:una narrazione agiografica semplice, scarna nei contenuti ma ricca di antroponimi greci e toponimi socio-calabresi.  

Mariuccia Stelladoro


Maria Stelladoro, specialista in paleografia e codicologia greca, si occupa di agiografia greco-latina, settore in cui ha all’attivo numerose pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate nel settore.
Per il Dizionario Biografico degli Italianidell’Enciclopedia Treccani ha curato la voce: Metodio di Siracusa, patriarca di Costantinopoli; per il Dictionnaire d'Histoire et de Géographie Ecclésiastique le voci: Leone Luca di Corleone, monaco basilianoLucia, vergine e martire di SiracusaMetodio di Siracusa, patriarca di Costantinopoli. È autrice di monografie quali Agata. La martire (=Donne d’Oriente e d’Occidente 16), Jaca Book, Milano 2005; Euplo/Euplio martire, San Paolo, Cinisello Balsamo 2006; Lucia. La martire (=Donne d’Oriente e d’Occidente 23), Jaca Book, Milano 2010; Santa Febronia. Vergine e martire sotto Diocleziano, Velar, Gorle 2011; S. Silvestro da Troina e il monachesimo italo-greco in Sicilia e in Italia Meridionale, Città Nuova, Roma 2014.

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