lunedì, febbraio 16, 2026

Arte contro la mafia: le opere del pittore siciliano Gaetano Porcasi in mostra a Napoli. “Il crimine si batte con la cultura”


di Lucio Luca

Da più di trent’anni il pittore siciliano realizza quadri di impegno civile: “Ho cercato di dare voce a molte persone dimenticate. I bambini, le donne, le forze dell’ordine, i magistrati e gli attivisti uccisi”

Combattere la mafia con un pennello. Impresa ardua, certo, ma spesso la cultura riesce dove inchieste e processi fanno fatica. “Basti pensare a quello che ha realizzato padre Pino Puglisi a Brancaccio – spiega il pittore siciliano Gaetano Porcasi, da più di trent’anni impegnato con le sue opere a denunciare violenza e criminalità – Lui affrontava i boss con la forza della parola e della fede, io con la mia arte”.

La pittura di Porcasi è impegno civile: “Mi sarebbe piaciuto fare il giornalista – racconta – ma dipingere per me è sempre stato più naturale. E così ho cominciato, dopo le stragi del ’92, a raccontare la mia terra con i colori. Del resto, la mia passione per la pittura nasce da quando avevo cinque anni, quando chiedevo ai miei genitori di regalarmi sempre colori e matite. Mio padre un giorno mi comprò due piccole tele, fu il dono più bello della mia vita”.


Da qualche giorno a Napoli si è aperta una mostra permanente con le opere antimafia di Porcasi. Un nuovo spazio di cultura e impegno sociale che ospita numerose opere del pittore di Partinico: “Non amo la definizione di pittore antimafia – spiega – perché evoca un fenomeno di repressione. Io credo, come diceva Paolo Borsellino, che le mafie vanno sconfitte attraverso una rivoluzione culturale. Purtroppo, negli ultimi anni l’antimafia è diventata quasi una lobby per costruire posizioni politiche e di potere. Si fa solo a parole, quando c’è il morto importante, poi a una mostra su quei morti non si presenta nessuno. Ecco perché preferisco si parli di me come artista di impegno civile, l’antimafia lasciamola ad altri”.


Dopo aver studiato all’Accademia delle Belle Arti di Palermo, Porcasi ha insegnato e lavorato tra Sardegna e Sicilia, e oggi è docente al Liceo Scientifico di Partinico. In più di 30 anni Porcasi ha realizzato più di duemila opere esposte in tutta Italia e anche all’estero. Da Falcone e Borsellino a Danilo Dolci, ma anche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fino ai più grandi misteri italiani, a partire dalla strage nella casermetta di Alcamo Marina, due carabinieri trucidati e un clamoroso errore giudiziario frutto di un gigantesco depistaggio: “Ho cercato di dare voce a molti uomini dimenticati, ho provato a raccontare la nostra storia tramite le stragi, dalla fine dell’Ottocento a oggi. Dai Fasci Siciliani alle stragi nazifasciste, dagli eccidi del dopoguerra fino ai contadini uccisi da Giuliano e i suoi banditi. E poi i tanti bambini, le donne, le forze dell’ordine, i magistrati e gli attivisti uccisi”.

Per il pittore siciliano, per fare una vera antimafia ci vorrebbe un sostegno delle istituzioni, che però non esiste: “Oggi di mafia si parla poco e quasi con fastidio, come se il problema fosse risolto. E invece ci sono intere aree del Paese soggiogate dalla criminalità, senza contare che alcune organizzazioni come la ‘ndrangheta hanno ormai conquistato anche il nord. Le «Agende rosse», «L’Informaleˈ di Napoli contro la camorra» sono esempi sporadici, servirebbe una rete. Un bel segnale – conclude Porcasi – arriva però da Corleone: nella palazzina confiscata al boss Bernardo Provenzano oggi c’è la «Casa della Legalità», dove sono esposte 63 mie opere. Una soddisfazione. Un presidio nel cuore del territorio mafioso”.

la Repubblica - Napoli, 16/2/2026

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