Nino Gennaro
Al Sindaco e alla
Giunta municipale, alla Presidente e al
Consiglio comunale di CORLEONE
OGGETTO: proposta intitolazione al poeta, scrittore ed autore teatrale corleonese Nino Gennaro del Centro multimediale di piazzale Danimarca
NINO GENNARO (Corleone 1948, Palermo 1995)
dagli anni ’70 alla sua morte si è adoperato per dare forti contenuti a quella
che definiva “rivoluzione culturale meridionale”, nell’intento di contrastare
la mafia e il suo habitat culturale e dare spazio, a tutto raggio, al rispetto
delle diversità e dei diritti dei più deboli, sostenendo che “Corleone non è
una repubblica indipendente” (cioè avulsa dal resto del mondo) e che in essa,
quindi, potesse realizzarsi tutto ciò che accadeva in qualsiasi altro luogo e che
“i corleonesi non sono tutti gregari di Liggio”.
- Agli inizi degli anni ‘70 ha animato a Corleone un circolo culturale, vero e proprio laboratorio di formazione e informazione, frequentato più o meno segretamente, purtroppo, date le limitazioni dell’epoca, da ragazzi e ragazze, studenti o giovani lavoratori, in una Corleone in cui le uniche agenzie di socializzazione consentite erano quasi esclusivamente la scuola e la parrocchia.
Nino, anche grazie alle sue doti affabulatorie,
sapeva coinvolgere in letture, dibattiti, confronti su argomenti di carattere
politico, letterario, filosofico, creando connessioni fra giovani di diversa
estrazione sociale che, altrimenti, non si sarebbero nemmeno incontrati.
- In una Corleone in cui non esisteva neanche
una libreria, e in cui i giovani erano avvezzi a leggere al massimo i libri
scolastici, era solito spendere i suoi pochi soldi (datigli per qualche tempo
dal Partito socialista di quell’epoca) per acquistare a Palermo libri e
giornali delle più diverse estrazioni (dalla Bibbia a Wilhelm Reich, da Ignazio
Buttitta ai poeti della beat generation, da Famiglia Cristiana a Il Manifesto,
a L’Ora, Il Giornale di Sicilia, l’Avvenire, L’Osservatore Romano) e metterli a
disposizione di chi volesse leggerli, stimolare i giovani ad assaporare la
lettura, confrontare la diversità di contenuti, stili, posizioni, opinioni, al
solo scopo di far vedere che non esisteva un solo modo di pensare e di vedere
le cose, ma infiniti. E diceva: “non esiste un’Italia, ma 10, 100, 1000
Italie”. Il suo obiettivo era quello di combattere l’idea di un Pensiero unico
e di una Corleone chiusa in se stessa, e di dare pieno diritto di cittadinanza
alla Molteplicità del pensiero. Sosteneva che nessuno dovesse avere il potere
di imporre una Verità, di ergerla a Norma precostituita e di stabilire
manicheisticamente un confine tra ciò che è “normale” e ciò che non lo è.
- Per la prima volta le ragazze e i ragazzi che
lo frequentavano ebbero modo di sentir parlare di Bernardino Verro e Placido
Rizzotto, dei Fasci siciliani, delle lotte contadine del secondo dopoguerra,
argomenti mai trattati allora, in nessuna scuola, neanche da professori che,
all’epoca, si distinguevano per capacità d’insegnamento superiori alla media.
- Nel 1976, per la prima volta a Corleone,
organizzò con poche altre ragazze, la prima “festa della donna”, in cui fu
distribuito un giornalino, con articoli sulla condizione giovanile e femminile
a Corleone, scritto da un ristretto numero di ragazze e firmato con pseudonimi,
nel tentativo (fallito) di non incorrere nei rigori familiari.
- Cessato il contributo datogli, a solo scopo
elettoralistico, dal PSI (che magari mal tollerava il suo essere non riducibile
alle logiche di partito), Nino Gennaro propose a chi lo frequentava di
continuare in maniera autogestita l’esperienza del circolo culturale e di
creare un “Circolo Franca Viola”, da dedicare alla ragazza di Alcamo che, pochi
anni prima, si era rifiutata di convolare a nozze “riparatrici” col suo
rapitore e violentatore. Ma, per i rigori dell’epoca, nessuno si sentì di
accettare la proposta.
- Nel 1977, fu fra i partecipanti alla
costituzione del “Circolo popolare Placido Rizzotto”, che ebbe breve durata e
fu chiuso a seguito della stretta repressiva che si determinò nella Corleone
dell’epoca come conseguenza del “caso Di Carlo”.
- Costretto ad andare via da Corleone perché
minacciato dai settori più retrivi dell’opinione pubblica, e non difeso dai
compagni troppo intimiditi dall’atmosfera repressiva dell’epoca, si stabilì a
Palermo dal ‘77.
- Nella facoltà di Lettere occupata cominciò a
scrivere le sue poesie su grandi fogli di carta da imballaggio, che appendeva
alle pareti. Notato, fu invitato a pubblicarne alcune sulla rivista ”Fasis”
edita da Flaccovio. Negli anni hanno pubblicato altri suoi scritti anche le
edizioni Perap, le Edizioni della Battaglia ed Editoria & spettacolo, oltre
che varie riviste e giornali.
- Nel 1980, sempre a Palermo, creò il gruppo
“Teatro madre”, i cui testi scritti da lui (“Teatro Madre”, “Omogeneizzato: dal
Bacchino malato al nuovo soggetto”, “Rosa fuxia: messinscena per la morte del
padre”, “La faccia è erotica: il potere degli ascari”, “Allusioni sovversive”,
“Abrasivo”, “Il tardo mafioso impero”...), rapresentati senza mai richiedere
alcun contributo di denaro pubblico, venivano interpretati da lui stesso e da
“non attori”, in piazze, nelle università, in luoghi solitamente non adibiti a
teatro, ma soprattutto in tante case, dove si creavano intensi momenti di
comunicazione con le tantissime persone che, di volta in volta, vi si
radunavano. Già da allora, questo insolito teatro veniva notato e segnalato dai
critici del Giornale di Sicilia, de L’Ora, o da periodici quali “I Siciliani”,
fondato da Giuseppe Fava, che gli dedicò alcune pagine della rivista.
- Nel 1985 Nino Gennaro è stato fra gli
ispiratori del Centro sociale san Saverio che, all’Albergheria, uno dei
quartieri più degradati del centro storico di Palermo, ha operato per 20 anni
con bambini, donne, anziani, minorenni in area penale, adulti in semi-libertà,
senza casa, nomadi, progetti nel Terzo Mondo...
- Nel 1986, ancora a Palermo, fu fra i
fondatori del COCIPA (Comitato Cittadino di Informazione e Partecipazione), che
ha elaborato un’analisi critica e propositiva dei bilanci del Comune di
Palermo, un’esperienza che anticipava quella dei cosiddetti “bilanci
partecipativi”.
- E’ del 1991 il suo “ritorno” a Corleone,
immediatamente dopo l’intimidazione mafiosa subìta dal periodico “Corleonese
notizie”, poi chiamato, su suo suggerimento, “Città Nuove”, con cui iniziò
un’intensa collaborazione.
- Ancora nel 1991 scelse per l’attore e regista
romano Massimo Verdastro un mix di brani, con cui fu realizzato lo spettacolo
“Una divina di Palermo”, presentato più volte a Palermo, in tutta Italia e in
Francia.
- Una trilogia di spettacoli con testi di Nino
Gennaro è stata presentata dalla Compagnia Verdastro-Della Monica al Festival
di Santarcangelo, il più importante festival nazionale di teatro sperimentale.
Altri mix postumi (“La via del sexo”, “Rosso Liberty”, “Alla fine del pianeta”,
“O si è felici o si è complici”) sono stati curati e rappresentati sempre da
Massimo Verdastro, che ha anche realizzato, assieme a Francesca Della Monica
(soprano e pedagogista della voce), un laboratorio teatrale sul testo “Alla
fine del pianeta” (al Teatro studio di Scandicci, con giovani di Firenze e
altri venuti da Palermo; e a Palermo, ai Cantieri culturali della Zisa, con
giovani palermitani e altri venuti dalla Toscana).
Sia il Teatro studio di Scandicci sia i
Cantieri culturali della Zisa hanno dedicato a Nino Gennaro dei percorsi “a
tutto tondo” comprendenti seminari, letture, spettacoli, mostra dei suoi
disegni, collages e video. Negli anni, diverse performances teatrali con suoi
testi sono state rappresentate da Massimo Verdastro in tutta Italia.
- Nel 1999, a Palermo, Verdastro ha portato in
scena, ai Cantieri culturali della Zisa, il testo “Teatro madre”, in una
riscrittura curata da lui e da Nico Garrone, con il sostegno artistico e
produttivo di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi. I sei personaggi di “Teatro
madre” (paragonati dal critico Nico Garrone ai “Sei personaggi in cerca di
autore” di Pirandello) scaturivano dalla dimensione autobiografica dell’autore,
affrontando i temi del difficile rapporto tra genitori e figli, tra mondo
contadino e mondo metropolitano. Dimensioni certamente in conflitto, dichiarato
e vissuto, ma a cui Nino Gennaro riconosce anche un innegabile tributo di
affetti.
- Su Nino Genaro sono state elaborate due tesi
di laurea, entrambe presso l’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e
Filosofia, corso di laurea in Discipline dell’Arte, della Musica e dello
Spettacolo (DAMS). Nella prima (“Nino Gennaro: l’angelo del sottosuolo
palermitano” di Cristina Abati, 2001) si fa un excursus su Nino “politico di
strada”, autore-attore, si cataloga la sua vasta produzione quasi interamente
manoscritta, e si analizzano i suoi testi editi e inediti. Nella seconda (“Nino
Gennaro-Massimo Verdastro: storia di un rapporto culturale” di Elisabetta
Trupia, 2006) si analizza il rapporto fra Nino e il suo interprete per
eccellenza.
- Negli anni i testi di Nino Gennaro sono stati
rappresentati da Massimo Verdastro in vari spazi teatrali di Palermo: ai
Capannoni delle ex Ferrovie in via Dante, al Teatro Libero, al Piccolo teatro,
ai Cantieri culturali della Zisa, al Teatro Garibaldi, al Teatro Montevergini.
- Su Nino Gennaro sono stati realizzati da
Giuseppe Zimmardi alcuni video: “O si è felici o si è complici”, “Alla fine del
pianeta”, “Elogio del plurale”, “Teatro madre”. E il biopic “La fine che non ho
fatto” di Federico Savonitto e Ruben Monterosso, del Centro sperimentale di
cinematografia di Palermo, presentato in diversi festival.
- Nel 2011, il Sicilia Queer Film Fest di
Palermo ha ideato il “Premio Nino Gennaro”, attribuito ogni anno a vari/e
artisti o intellettuali di diversa nazionalità che si siano distinti/e per la
difesa dei diritti delle persone lgbtq+ e la valorizzazione delle differenze in
senso lato. Il Premio Nino Gennaro si realizza ogni anno anche grazie alla
partecipazione attiva del Centre culturel francais, dell’Instituto Cervantes e
del Goethe Institut.
- Il Pride nazionale (denominato Pride, non Gay
pride, in quanto ha inteso rivendicare il diritto all’esistenza e al
riconoscimento delle cosiddette minoranze in senso lato), tenutosi a Palermo
nel 2013, ha avuto come slogan la frase di Nino Gennaro “O si è felici o si è
complici”, stampata sui manifesti per strada e sulle magliette indossate da
tante delle migliaia di persone che hanno sfilato in corteo. Un invito ad
abbattere pregiudizi, ad aprirsi al mondo, a ricercare la propria realizzazione
e felicità, e non farsi complici dei propri carnefici, di coloro che vogliono
costringere nelle gabbie del pregiudizio, dell’oppressione, e talvolta della
disperazione più nera.
- Per il decennale della morte, nel 2005, al
Teatro Garibaldi di Palermo è stata dedicata una serata, con la partecipazione
di Silvio Benedetto, Goffredo Fofi, Simona Mafai, Dino Paternostro, Massimo
Verdastro.
- Per il ventennale della morte, nel 2015, gli
è stata dedicata una rappresentazione e un’installazione nella sala grande del
Teatro Biondo (“La stanza di Nino”, con l’allestimento della sua camera,
in un palcoscenico da cui pendevano fogli con decine e decine di suoi
versi).
Poi “La casa è come il pane”, un incontro
pubblico nella Sala Onu del Teatro Massimo. Ed anche “Elogio del plurale”, un
reading di Massimo Verdastro col pubblico seduto sulla gradinata dello stesso
teatro.
- Per il trentennale della morte, nel 2025, a
cura di Massimo Verdastro, la pubblicazione “Caro amico, ti scrivevo”, una
raccolta di alcune lettere di Nino Gennaro all’amico attore, presentato anche
in varie città italiane.
- Il centro per l’arte contemporanea “Luigi
Pecci” di Prato gli ha dedicato uno dei tre spazi monografici (con filmati e
oltre 400 immagini) nella mostra collettiva “Vivono: arte e affetti, hiv-aids
in Italia. 1982-1996”, apertasi nell’ottobre 2025 e tutt’ora in corso. Sue
frasi sono state pubblicate nei manifesti affissi sui totem in varie parti
della città.
A Gennaro molteplici testate giornalistiche
nazionali hanno dedicato servizi e pagine speciali, così anche periodici di
carattere politico, teatrale, letterario.
Per il suo essere testimone vitale e partecipe
di realtà complesse, per la sua espressione umana e poetica, in cui ha
mescolato tenerezza e dissacrazione, amore e distacco, la sua voce è stata
accostata dal critico Goffredo Fofi a quella di Pier Paolo Pasolini, Jean
Genet, Emil Cioran, Giovanni Testori, Bernard-Marie Koltès, Derek Jarman.
Nino Gennaro è stato, assieme ad altri, parte
attiva in battaglie per i diritti in senso lato, dei senza casa, delle persone
che abitano quartieri e zone del mondo degradati, dei minorenni in aria penale,
dei detenuti in semilibertà, dei nomadi, di chiunque volesse migliorare la
propria condizione di reietto.
Ha sentito come sue queste battaglie anche se
alcune di esse non lo riguardavano personalmente, nella convinzione che non si
lotta soltanto per difendere i propri diritti ma quelli, in senso lato, di una
società più equa, più libertaria, più solidale, più umana.
Nella sua variegata vita ha anche fatto un
profondo percorso di ricerca spirituale, attingendo alla religione cristiana
come a quella buddista, induista ecc., restando comunque profondamente LAICO.
Gli anni della malattia (aids) sono stati per
lui un’occasione in più per vivere. Il suo viaggio interiore, che precedeva di
molto quel periodo finale, si è intensificato. La scrittura era diventata per
lui quasi un’autoterapia, le sue poesie preghiere laiche, l’amanuensità era una
meditazione quotidiana, la sua “puntina” spirituale (puntina come lavoro
all’uncinetto). In quegli ultimi anni scrisse a mano oltre 300 copie di “Tra le
righe” e oltre 2000 copie del “Libretto gioiattiva”, che regalava personalmente
a tante persone.
Eclettico per eccellenza, fino alla fine si è
occupato di poesia, di religione, di letteratura, di politica senza
compartimenti stagni, innestandosi, dando linfa e traendone, nei contesti più
diversi.
Alla luce di quanto sopra, riteniamo che la
Corleone che vuole affermarsi come città libera dalla mafia e da ogni forma di
oppressione, come città moderna, democratica, rispettosa delle diverse
sensibilità culturali e civili, dovrebbe saper valorizzare gli stimoli e anche
le provocazioni culturali di un intellettuale atipico come Nino Gennaro,
facendo adeguati esercizi di memoria, e magari provando a farne conoscere
l’operato.
PERTANTO SI PROPONE:
al Sindaco, all’Amministrazione comunale, alla
Presidente e all’intero Consiglio comunale di intitolare a Nino Gennaro il
Centro multimediale di piazzale Danimarca, per il trentennale della morte
appena trascorso (9 settembre 2025), apponendovi la relativa targa.
La stessa proposta era già stata formulata nel
2010 al consiglio comunale dell’epoca, ma alcuni consiglieri, usciti dall’aula,
avevano fatto mancare il numero legale per non esprimersi nel merito della
proposta.
In considerazione del fatto, quindi, che sul
nome di Nino Gennaro possono ancora esservi pre-giudizi riguardanti
l’intitolazione, si fa presente a questo Consiglio comunale la disponibilità
dei firmatari della presente richiesta ad un incontro/confronto di merito, per
fare in modo che si possa esprimere un parere quanto più possibile consapevole,
nella speranza che esso sia
Firmatari della proposta:
Dino Paternostro, direttore Città Nuove;
Augusto Cavadi, saggista e consulente filosofico;
Anna Puglisi e Umberto Santino, fondatori del
Centro Siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato;
Alessandro Rais, storico del cinema, già direttore
Sicilia Film Commission;
Padre Cosimo Scordato, docente presso la
Facoltà Teologica di Sicilia;
Andrea Inzerillo, direttore Sicilia queer film
fest;
Caterina Pollichino, segretaria Camera del lavoro
“P. Rizzotto” Corleone;
Antonella Sanzio, presidente Associazione di
Amicizia “Italia-Cuba” Corleone;
Salvatore Di Miceli, presidente circolo Anpi
Corleone;
Salvatore Iannazzo, presidente Federconsumatori
Corleone.
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