Il pensiero di san Tommaso d’Aquino riveste un rilevante valore socio-politico che va ben oltre il contesto medievale in cui si è formato, offrendo categorie concettuali ancora oggi utili per la riflessione sull’uomo, sulla società e sull’organizzazione della vita politica.
La sua visione nasce da una sintesi originale tra filosofia aristotelica e rivelazione cristiana, dalla quale emerge un’idea di politica fondata sulla razionalità, sulla giustizia e sul primato del bene comune.
Secondo san Tommaso, l’uomo è per natura un “animale sociale e politico”: tende spontaneamente a vivere in comunità, poiché solo all’interno di essa può sviluppare pienamente le proprie capacità morali, intellettuali e spirituali. La società politica non è un artificio imposto dall’esterno, ma una realtà naturale ordinata alla promozione del Bene Comune. Quest’ultimo non coincide con la somma degli interessi individuali, ma comprende tutti i beni materiali, sociali e morali necessari al pieno sviluppo dei cittadini, promuovendo un equilibrio tra diritti e responsabilità.
In questo quadro si inserisce la riflessione sui beni materiali e sulla proprietà. I beni della terra appartengono in origine all’intero genere umano (Summa Teologia II-II, q. 66, a. 11). La proprietà privata è legittima e spesso necessaria per una gestione efficiente, ma non ha carattere assoluto: l’uomo ne è proprietario in quanto amministratore responsabile. La divisione e l’appropriazione delle cose, pur avvenute legittimamente, non eliminano il dovere di provvedere, attraverso il possesso privato, ai bisogni degli altri, integrando così etica e diritto (cfr. II-II, q. 66, a. 2).
Il possesso dei beni è lecito solo se non impedisce ad altri di accedervi. Quando il possesso esclusivo ostacola l’uso dei beni da parte di chi ne ha bisogno, si configura una grave ingiustizia, che san Tommaso qualifica come una forma di furto. In questo senso, la proprietà perde legittimità morale se contrasta il bene comune.
Coerentemente, il superfluo deve essere impiegato a favore dei singoli o della società: non si tratta solo di carità, ma di un autentico dovere di giustizia. In caso di estrema necessità, una persona può appropriarsi dei beni altrui, poiché il diritto alla vita prevale sul diritto alla proprietà, a conferma della centralità della dignità umana (cfr II-II. Q. 118, a. 4, ad 2).
Il pensiero di san Tommaso propone dunque una politica come servizio alla persona e alla comunità, fondata su un ordine morale oggettivo e orientata al bene comune. San Tommaso nacque a Roccasecca tra il 1224 e il 1225. L'anno 2025 appena trascorso ha quindi rappresentato un momento centrale per celebrare gli 800 anni dalla sua nascita, con convegni nazionali e concorsi scolastici dedicati alla sua eredità culturale e spirituale.
Soprattutto, in un’epoca segnata da disuguaglianze, crisi istituzionali e conflitti di valori, il suo insegnamento conserva forte attualità, offrendo criteri solidi per una riflessione critica sulla giustizia sociale, sull’uso dei beni e sulla responsabilità politica, indicando una via etica per la gestione del potere e della convivenza civile.
Padre Giovanni Calcara
GdS, 17/2/2026

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