domenica, febbraio 01, 2026

Mafia, De Lucia lancia l’allarme «Cosa nostra è dietro l’angolo»


All'apertura dell'anno giudiziario, il capo della Procura sottolinea che una parte della società continua a cercare relazioni, protezione e affari nella criminalità organizzata

Fabio Geraci

L’allarme arriva dall’aula magna del palazzo di giustizia, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. A lanciarlo è il procuratore capo, Maurizio de Lucia, che mette in guardia da una lettura rassicurante dei numeri su Cosa nostra. «Qualcuno ha la tentazione di dire che la mafia è superata ed è ormai una delinquenza di straccioni. Io ho il dovere di ricordare i risultati che abbiamo ottenuto quest’anno», premette, richiamando l’attività della Direzione distrettuale antimafia. Ma il punto, chiarisce subito, è un altro. Nonostante le denunce per associazione mafiosa siano calate da 90 a 80 (-11%) e la flessione del 4% i casi di estorsione, «Cosa nostra è dietro l’angolo, pronta a continuare le sue attività criminali e capace di guardare al futuro».

De Lucia insiste sul fatto che il contrasto non si esaurisce con l’azione repressiva. «I soggetti colpiti dalle misure cautelari - dice - rappresentano solo una parte di una popolazione criminale che guarda anche lei al futuro e lo fa con grandissima attenzione. Ma soprattutto, c’è un pezzo della nostra società che non ha deciso di chiudere il suo rapporto con la mafia ma, anzi attende di poter continuare a svilupparlo». 

Una lettura che trova riscontro nelle parole del procuratore generale Lia Sava che, nel suo intervento, richiama il contesto in cui maturano i reati più insidiosi. «L’uso del metodo mafioso e la corruzione sono diventati sistematici. La nostra società mostra una pericolosa vulnerabilità etica, con individui mossi solo da fame di guadagno», afferma. Le indagini, aggiunge, hanno rivelato «una ritrovata vitalità di Cosa nostra, tesa tra le nuove tecnologie e i legami col passato», con detenuti che continuano a esercitare un ruolo attivo anche dal carcere, «con videochiamate attraverso le quali partecipano a veri e propri summit».

Dentro questo scenario si collocano i dati illustrati dal presidente della Corte d’appello, Matteo Frasca, facente funzioni dopo la scadenza del suo mandato, ancora una volta chiamato ad aprire la cerimonia per esporre il lavoro compiuto l’anno scorso dal distretto - il quinto d’Italia per dimensioni - che comprende le Procure di Palermo, Trapani, Marsala, Agrigento, Sciacca e Termini Imerese. Una fotografia che restituisce luci e ombre. Sul fronte dei delitti più gravi, gli omicidi volontari consumati risultano in calo: sono 39 nell’ultimo anno con una riduzione del 34% rispetto al periodo precedente. A destare preoccupazione è però la crescita dei tentati omicidi, soprattutto quando a essere colpite sono donne. In questo caso le notizie di reato sono salite fino a 24, segnando un aumento del 71%. Le violenze sessuali sono aumentate del 12% mentre i casi di stalking continuano a salire e nel biennio fanno registrare un incremento del 23%. Si impennano anche i procedimenti per pedofilia e pedopornografia con un drammatico +14 per cento. È il segno di una criminalità meno concentrata sui fatti di sangue, ma più presente nella quotidianità e nelle relazioni sociali.

Un capitolo a parte riguarda il disagio minorile, che la relazione indica come uno dei fronti più delicati. Nel distretto sono 1.606 i ragazzi segnalati ai servizi sociali, 1.448 dei quali per la prima volta. La situazione riguarda soprattutto quartieri come lo Zen, segnati da marginalità, precarietà lavorativa, disoccupazione e povertà educativa. Vengono descritti adolescenti che crescono in contesti fragili, all’interno di famiglie con difficoltà nella gestione dei figli e problemi spesso legati alle dipendenze o al disagio psichico. È qui, secondo il presidente della Corte d’appello, che si colloca «la sfida più impegnativa», ovvero «sottrarre tanti ragazzi alla sfera di reclutamento mafioso», affiancando alla repressione interventi di recupero sociale. 

Sul piano dei reati economici, il distretto registra un incremento delle denunce contro la pubblica amministrazione, passate complessivamente da 3.890 a 4.020. Il dato più significativo riguarda la corruzione, che cresce del 49% mentre diminuiscono concussione e peculato. In forte crescita anche i reati ambientali. Le denunce per inquinamento e rifiuti aumentano del 27% mentre quelle in materia edilizia segnano un +5 per cento. Un fronte che riguarda in modo diretto anche i territori di Trapani e Marsala, indicati come aree nelle quali rimane una rilevante presenza della criminalità mafiosa con interessi che spaziano dagli appalti pubblici alla grande distribuzione, fino al settore delle energie rinnovabili. Ma, a rendere il quadro ancora più complesso, sono i vuoti negli organici: nel distretto, al 30 giugno scorso, mancavano infatti 90 magistrati sui 482 previsti, con una scopertura media del 18,67 per cento.

GdS, 1 febbraio 2026

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