sabato, febbraio 07, 2026

SANITÀ SICILIANA: IACOLINO FA IL PUNTO TRA RIFORME, CRITICITÀ E NODI ANCORA APERTI

Dott. Salvatore Iacolino

di Giorgia Görner Enrile

La Sanità in Sicilia si trova in una fase di sconvolgimento organizzativo e operativo, sospesa tra riforme profonde, criticità strutturali e una domanda assistenziale crescente che satura un sistema reso fragile da anni di instabilità gestionale, discontinuità programmatoria e crescente sfiducia dei cittadini.

Le difficoltà non riguardano solo la Regione ma si inseriscono in un quadro nazionale che soffre le conseguenze di un sottofinanziamento protratto nel tempo. Negli ultimi anni la spesa pubblica per la salute è aumentata, ma l’Italia continua a investire meno rispetto ai principali paesi europei. Nel 2025 si è attestata al 6,3% del PIL, una percentuale inferiore alla media dell’Unione Europea e dell’area OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Questo ritardo ha indebolito l’infrastruttura sanitaria, soprattutto nelle regioni con una popolazione più fragile e con una minore capacità di attrazione di personale.

In Sicilia, quasi un quarto dei residenti ha più di 65 anni e l’invecchiamento demografico comporta un aumento delle malattie croniche, della disabilità e della non autosufficienza. La carenza di percorsi di presa in carico strutturati e la lentezza nell’attuazione delle riforme territoriali spingono i pazienti verso gli ospedali, sovraccaricando i Pronto Soccorso e compromettendo l’accesso alle cure più appropriate. Intanto, le verifiche della Corte dei Conti, la tensione sulle liste d’attesa e le scelte politiche non sempre coerenti alimentano un clima di incertezza istituzionale.

In questo scenario articolato, tra obiettivi dichiarati e risultati parziali, Salvatore Iacolino,dirigente generale del Dipartimento per la pianificazione strategica dell’Assessorato regionale alla Salute, ricostruisce le azioni messe in campo e i nodi ancora aperti.

Partendo dal territorio

“Siamo tra le prime regioni per apertura delle Case della Comunità e i secondi insieme alla Lombardia sul fronte della telemedicina”, afferma Iacolino, rivendicando un avanzamento che, secondo i dati regionali più aggiornati, appare visibile ma non privo di ombre.

La scheda tecnica dell’assessorato indica che la Sicilia ha programmato 146 interventi sulle Case della Comunità, per un finanziamento complessivo di 217 milioni di euro. Di questi, 8 strutture risultano già operative, mentre 53 hanno concluso i lavori e sono in fase di attivazionePer le restanti 85, la consegna è prevista entro marzo 2026, con una programmazione che indica 25 strutture nel mese di gennaio, 19 a febbraio e 41 a marzo, in linea con il target nazionaleAlcune aperture risultano già avvenute nelle ultime settimane, ma non sono ancora contabilizzate nei flussi ufficiali di monitoraggio nazionale.


“Stiamo facendo un giro nelle Case della Comunità per comprendere quali dotazioni ulteriori, risorse strumentali, umane, le attrezzature servono per garantire prestazioni appropriate, a ridurre le incertezze”, spiega Iacolino, che insiste sul fatto che la costruzione fisica delle strutture non coincide con la piena operatività assistenziale.

“Le Case della Comunità servono, non è richiesto il ricovero, l’obiettivo è migliorare il sistema – aggiunge, ribadendo il cuore della riforma -. Non basta aprire un presidio, bisogna dotarlo di personale e strumenti e tracciare percorsi assistenziali ben definiti. Questo è ciò che stiamo tentando di fare, proprio per agganciare la domanda reale dei cittadini”.

A supporto di questo obiettivo, è stato siglato un Accordo Integrativo Regionale (AIR) con i medici di medicina generale, mentre sono stati avviati corsi per infermieri di comunità, figure centrali per rendere effettiva l’assistenza di prossimità prevista dal DM 77/2022.

Sul fronte, invece, delle Centrali Operative Territoriali COT la Regione indica quasi 8,5 milioni di euro per 50 strutture con target formalmente raggiunto in tutte le province. Solo nel Trapanese è previsto un passaggio successivo quattro nuove COT definitive saranno completate entro marzo 2026 sostituendo le attuali sedi provvisorie.

Anche per gli Ospedali di Comunità, l’investimento regionale ammonta a 96,4 milioni per 39 interventi. Secondo i dati forniti, otto strutture hanno concluso i lavoriuna è già operativasette sono in fase di attivazione, e le restanti saranno completate entro il primo trimestre 2026.

Accanto alle infrastrutture territoriali, la Regione segnala progressi anche nel capitolo della digitalizzazione ospedaliera e dell’ammodernamento tecnologico. Sono stati investiti 61,6 milioni di euro per 12 ospedali sicuri e sostenibili. Sul fronte dei 29 DEA siciliani, il collaudo digitale rientra nel perimetro degli interventi previsti. Per le grandi apparecchiature diagnostiche, la Sicilia ha inserito in programmazione 301 dispositivi, a fronte di un minimo nazionale di 259, di cui 287 risultano collaudati a gennaio 2026. L’obiettivo dell’investimento è il potenziamento delle prestazioni specialistiche e la riduzione delle liste d’attesa.

Nel frattempo, la governance nazionale del PNRR sanitario mostra segnali di un progressivo accentramento. Il rafforzamento del ruolo della Presidenza del Consiglio nella supervisione delle misure e nella gestione delle scadenze europee si affianca a un ridimensionamento della centralità tecnica del Ministero della Salute. In questo quadro, l’attivazione della Cabina di regia a Palazzo Chigi e di un tavolo tecnico permanente affidato alla Struttura di missione PNRR contribuisce a ridefinire gli equilibri decisionali, ufficialmente in nome della necessità di garantire il rispetto dei target concordati con Bruxelles.

A valle di questo riassetto istituzionale, la Sicilia sta cercando di rispettare le scadenze, pur tra criticità e risorse umane da rafforzare. La vera sfida, avverte Iacolino: “Non è aprire nuove strutture, ma renderle operative e integrate nella rete assistenziale, intercettando la domanda crescente della popolazione anziana e cronicamente malata”.

Numero unico sanitario  116-117 

Tra gli effetti attesi del potenziamento dell’assistenza territoriale rientra anche l’attivazione del numero unico sanitario 116-117, pensato per offrire ai cittadini un servizio di triage telefonico per prestazioni non urgenti, decongestionando i Pronto Soccorso. In Sicilia, il progetto è ancora in fase di attuazione, ma riguarda direttamente anche il destino di oltre 130 lavoratori ex Almaviva, individuati per la gestione operativa del sistema.

Le due centrali operative previste si trovano a Palermo, all’interno della centrale SUES 118 presso l’Arnas Civico, e a Catania, presso l’Azienda Ospedaliera Cannizzaro.

Stiamo dando incarico all’Azienda Cannizzaro per completare l’architettura digitale – chiarisce -, l’infrastruttura tecnologica che consenta l’attivazione piena del servizio unitamente ad altri passaggi ulteriori che dovranno essere fatti”.

Le strutture sono pronte dal punto di vista logistico e strutturale, ma resta da finalizzare l’interconnessione con i sistemi sanitari e informativi territoriali, condizione necessaria per rendere effettivo l’avvio del servizio.

Secondo quanto indicato dalla Regione Siciliana, il progetto 116-117 è stato finanziato con risorse pari a circa 25 milioni di euro, destinati alla creazione di una piattaforma capace di garantire continuità assistenziale, filtrare le richieste inappropriate ai PS e orientare l’utenza verso il canale di cura più idoneo.
“La predisposizione degli spazi – aggiunge -, le tecnologie di connessione e i sistemi informativi sanitari devono dialogare perfettamente con gli standard nazionali per garantire un servizio efficace e sicuro, in linea con le esigenze della popolazione e con le aspettative del Ministero”.

Il dramma nazionale

Sul fronte delle liste d’attesa, uno degli indicatori più critici della tenuta del Servizio sanitario nazionale, la situazione in Sicilia appare particolarmente delicata. Le rilevazioni regionali, aggiornate a metà 2025, indicano oltre 200.000 prestazioni ancora da erogare entro i tempi obiettivo, tra visite specialistiche, diagnostica e interventi programmati. Un arretrato che incide direttamente sull’accesso alle cure e alimenta fenomeni di rinuncia e migrazione sanitaria.

Ad accendere ulteriormente i riflettori è anche la Corte dei Conti, che ha segnalato presunte anomalie gravi: prestazioni in lista poi cancellate senza esecuzione, dati non affidabili, assenza di un sistema informativo direzionale realmente operativo.

In questo contesto, Iacolino rimarca l’impegno quotidiano nel coordinamento delle azioni: Siamo in un confronto quotidiano con i direttori generali, poiché l’autonomia gestionale non può trasformarsi in frammentazione. Serve, appunto, un coordinamento stretto, strumenti efficaci e regole certe per affrontare questa emergenza straordinaria”.

La Regione, intanto, ha avviato una serie di azioni, a partire dall’investimento da 6,2 milioni di euro per l’evoluzione del SovraCUP, il sistema di prenotazione unico, che rappresenta uno dei nodi critici per l’accesso. “Abbiamo lavorato su atti di indirizzo che rendano il sistema più fluido, anche sul fronte dell’intramurale. È una questione di appropriatezza e trasparenza, ma anche di equità, perché ogni cittadino deve avere garanzie su tempi, accesso e tracciabilità”,sottolinea.

Sulla regolazione dell’attività libero-professionale, la linea è ferma:Le prestazioni libero-professionali vanno fatte dopo quelle istituzionali, non in concorrenza. A livello nazionale, la disciplina dell’intramoenia stabilisce che le prestazioni svolte in libera professione all’interno delle strutture pubbliche non possono superare quelle erogate nel servizio pubblico, non devono generare un aumento delle liste d’attesa, e non devono interferire con i compiti istituzionali. Stiamo applicando questi principi anche in Sicilia, introducendo criteri più rigorosi, soglie definite dalle aziende e controlli sistematici”.

Secondo Iacolino, queste misure non sono meri adempimenti formali, ma strumenti per ridurre la pressione sul Sistema e migliorare l’accessibilità delle cure perché, ribadisce: “Vogliamo rilevare i reali bisogni assistenziali e tradurli in una programmazione coerente, che garantisca percorsi strutturati e sostenibili per i cittadini”.

In parallelo, proseguono anche le attività di negoziazione del budget 2026 con le strutture private accreditate: “Con il Giglio, il Buccheri La Ferla, l’ISMETT e il Rizzoli di Bologna che opera a Bagheria abbiamo avviato un confronto diretto. Le attività svolte hanno permesso di cogliere il fabbisogno assistenziale rappresentato da queste strutture, che verrà sviluppato nella programmazione regionale per potenziarne l’offerta – puntualizza -. Non si tratta solo di contratti, ma di costruire percorsi programmabili, affidabili, in grado di dare risposte nei tempi giusti. Questo processo non è fine a se stesso, ma serve a intercettare il fabbisogno reale e a integrarlo nella rete regionale, alleggerendo gli ospedali pubblici e restituendo fiducia ai cittadini”.

Emergenza-Urgenza e Pronto Soccorso

La pressione sui Pronto Soccorso siciliani è endemica, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza per sindromi influenzali e bronchioliti nei bambini. In Sicilia risultano 61 strutture di emergenza-urgenza, articolate tra Pronto Soccorso ospedalieri, strutture di base e Dipartimenti di Emergenza-Urgenza (DEU) di I e II livello. Sei sono dedicate all’emergenza pediatrica, in forma di Pronto Soccorso pediatrico o di percorsi specialistici dedicati. La distribuzione capillare risponde alla complessità epidemiologica dell’Isola, ma la qualità delle dotazioni, delle tecnologie e dei percorsi di emergenza non è uniforme tra le province. In molte realtà, inoltre, la saturazione è aggravata da una dotazione di posti letto insufficiente a garantire un’adeguata continuità assistenziale dopo il triage. Restano tuttavia criticità strutturali trasversali, legate a ritardi nell’attivazione di macchinari diagnostici essenziali e alla persistente carenza di personale.

I dati disponibili mostrano che le strutture con nuovi reparti o aggiornamenti tecnologici registrano tempi di sbarellamento più rapidi rispetto a quelle datate, ma il quadro resta frammentato, anche a causa dell’elevato numero di accessi di codici bianchi e verdi, che continuano a rappresentare una quota significativa delle richieste, pur non configurandosi come emergenze reali.

Le differenze emergono con particolare evidenza tra Palermo e Catania. I Pronto Soccorso etnei del Cannizzaro e del Garibaldi, grazie a ristrutturazioni recenti e dotazioni avanzate, sono tra i più rapidi nello smaltire gli accessi. A Palermo, invece, le strutture principali come il Civico e Villa Sofia si trovano spesso in condizioni di saturazione. Questo perché il Policlinico, pur dotato di un Pronto Soccorso progettato secondo modelli moderni, non riesce ad assorbire il carico previsto, mentre le altre strutture cittadine non dispongono di spazi e percorsi coerenti con gli standard più recenti dell’emergenza-urgenza. La riapertura del Pronto Soccorso del Cervello, prevista a marzo, potrebbe contribuire ad alleggerire la pressione complessiva sul sistema.


Su alcuni Pronto Soccorso in maggiore sofferenza, il dirigente generale evidenzia tuttavia la necessità di completare interventi già finanziati: “Alcuni Pronto Soccorso, come quello del Buccheri La Ferla, necessitano di interventi strutturali già finanziati ma ancora da completare. Si tratta di risorse assegnate alcuni anni fa che vanno pienamente utilizzate. Ci stiamo lavorando, proprio sul Buccheri abbiamo avuto un recente confronto per accelerare il percorso”.

Iacolino è netto: “Abbiamo formulato un atto di indirizzo recentemente, ribadendo quanto avevamo già scritto negli anni passati nel 2023 e nel 2024. In questi mesi si sommano l’influenza, la sindrome influenzale, le bronchioliti nei bambini, una serie di questioni che non migliorano evidentemente l’inserimento nelle aree di emergenza. Il servizio istituzionale ha regole e protocolli specifici, mentre il privato convenzionato può spesso operare con maggiore agilità in determinati scenari. C’è un tema, quando intervengono le ambulanze delle strutture private, i tempi sono molto più contenuti rispetto a quelli registrati con i mezzi del 118, che seguono protocolli e vincoli più rigidi”.


Sul fronte 118, Iacolino rivendica il valore del sistema siciliano, considerato tra i migliori del Mezzogiorno per qualità e tempi di intervento, nonostante debba fare i conti con la difficoltà di operare in territori con infrastrutture fragili e aree interne difficilmente raggiungibili: “Laddove non ci sono strutture, il 118 diventa l’unico presidio. Per questo è fondamentale mantenerlo solido, dotato e integrato. Anche sull’elisoccorsoabbiamo affrontato confronti non facili, ma l’obiettivo è tutelare l’equilibrio del servizio”.

Nuova rete ospedaliera

Dopo anni di ritardi e aggiornamenti parziali, la definizione della nuova rete ospedaliera è tornata al centro della programmazione sanitaria regionale, con l’obiettivo di rafforzare l’offerta assistenziale e allinearla agli standard nazionali. Il tema è strettamente connesso alle criticità già emerse nel sistema dell’emergenza-urgenza e nei Pronto Soccorso, anche in relazione alla carenza strutturale di posti letto.

Il documento in fase di elaborazione prevede un incremento dei posti letto in diverse strutture e una revisione della distribuzione dei Dipartimenti di Emergenza-Urgenza (DEU) di I e II livello, oltre al potenziamento di reparti strategici come Terapie Intensive, Oncologie, Cardiologie, Ortopedie e i servizi di Anestesia e Rianimazione.

La rete ospedaliera è oggetto di un esame da parte dei ministeri affiancanti. Il 9 dicembre abbiamo formulato le controdeduzioni che ci sono state richieste. Nei prossimi giorni ci sarà un’ulteriore rimodulazione”, riferisce Iacolino, riferendosi al complesso delle modifiche in discussione, tra cui anche la ridefinizione della cardiochirurgia pediatrica.

Uno dei nodi più delicati riguarda proprio la cardiochirurgia pediatrica di Taormina, la cui riorganizzazione rientra in una più ampia razionalizzazione dell’offerta, anche alla luce delle criticità organizzative registrate in passato a Palermo, dove l’attività cardiochirurgica pediatrica è poi tornata operativa presso il presidio Di Cristina.

Tra le richieste formulate alla Regione, rientra il nuovo assetto della struttura, collocata all’interno dell’Ospedale San Vincenzo. “La cardiochirurgia pediatrica non farà più riferimento al Papardo di Messina. Come anticipato, sarà invece aggregata al Policlinico universitario di Catania, struttura che garantisce migliori performance nella cardiochirurgia per adulti e può contare su un’organizzazione più integrata per affrontare anche i casi pediatrici”.

La giunta regionale, su proposta dell’assessore Faraoni, ha approvato una modifica a stralcio del documento di rete, trasmettendola alla VI Commissione dell’ARS per il parere obbligatorio. La decisione accoglie le indicazioni dei ministeri della Salute e dell’Economia, che hanno chiesto di rivedere il riferimento per l’UOC pediatrica: nel 2025, il Policlinico di Catania ha registrato 926 ricoveri e 79 procedure ECMO, contro i 336 ricoveri e 11 ECMO del Papardo di Messina.

“Il Policlinico di Catania offre una maggiore integrazione con le attività pediatriche e un bacino più ampio di prestazioni complesse – fa presente Iacolino -. La scelta tiene conto anche delle valutazioni tecniche e del principio di sostenibilità”.

Il confronto con Roma prosegue su più fronti, inclusa la definizione finale del numero dei posti letto, della distribuzione dei DEU e dei criteri di sostenibilità dei reparti specialistici. “Ci sarà un comitato tecnico e siamo stati invitati a presentarci al Ministero per completare il procedimento. L’obiettivo è armonizzare la programmazione regionale con gli standard nazionali, senza sacrificare servizi essenziali”,conclude.

il Sicilia.it, 7 febbraio 2026

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