Fabiana Mascolino
L’avventura a Sala d’Ercole del ddl Enti locali si appresta alle battute finali. Si apre l’ultima settimana utile per approvare il disegno di legge.
Il sipario è calato sulla seduta odierna poco prima dell’esame dell’articolo 10, la digitalizzazione degli archivi documentali degli uffici tecnici comunali della Regione. Un traguardo è certamente da sottolineare: il recepimento della norma nazionale che prevede la rappresentanza di genere fissata al 40% all’interno delle giunte comunali.Una norma di buon senso, così come definita da più deputati, dal centrodestra al centrosinistra, che sarà applicata a partire dalla prossima tornata elettorale.
“Finalmente – festeggiano le deputate dell’Assemblea regionale – la Sicilia si adegua ad una norma nazionale che prevede la presenza di genere nelle giunte comunali con la soglia pari al 40% per ciascun sesso rappresentato.
È una battaglia vinta dalle donne che potranno partecipare alla vita politica ed amministrativa con ruoli nei governi municipali. Abbiamo spinto molto, come donne parlamentari, al di là degli schieramenti politici, affinché si arrivasse a questo risultato ed oggi l’Ars ha dato il via libera definitivo. È stato anche un tema su cui ci si è confrontati come fosse una questione di civiltà ed unite abbiamo spinto per arrivare al voto odierno. Dispiace che l’applicazione sia rimandata al rinnovo degli organi comunali con l’elezione del sindaco e del consiglio comunale. Ma già con le amministrative di primavere l’obbligo sarà effettivo“.Buone notizie, ma anche tanti scivoloni. Diversi sono infatti gli articoli “vittime” del voto segreto.
Tempi stringenti, dettati dalle prossime elezioni amministrative calendarizzate in primavera. A metà aprile, infatti, saranno indetti i comizi elettorali in vista del ritorno alle urne. Vi è dunque la necessità di scongiurare il rischio impugnativa da parte del Governo nazionale prima che vengano indetti i comizi elettorali con la nuova norma. Il ddl proviene dalla stesura del disegno di legge 738, riguardante norme ordinamentali della Finanziaria 2025, assegnate poi alla I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, relatore e promotore del testo. Redatto nel mese di aprile, fu inviato tempestivamente dal presidente Abbate a Sala d’Ercole e messo all’ordine del giorno per la presentazione dei relativi emendamenti da parte dei gruppi parlamentari. Il tutto si è poi arenato al momento dell’esame degli emendamenti e dell’articolato per le evidenti divisioni all’interno del centrodestra che hanno caratterizzato l’attività tra le mura dell’Ars per tutto il 2025.
Passa l’articolo 9: lavori rinviati a domani
In assenza di accordo sull’articolo 7, l’introduzione del consigliere supplente, si procede alla votazione dell’articolo 9, misura che prevede di erogare il contributo per quanto riguarda i trasferimenti agli Enti locali, in un’unica soluzione, entro il 30 giugno di ciascun anno, previo invio al competente Dipartimento degli elenchi nominativi dei soggetti stabilizzati e dell’importo della spesa effettivamente sostenuta nell’anno precedente da parte degli enti che hanno proceduto alle assunzioni. “E’ una norma richiesta dall’Anci, per dare maggiore certezza ai Comuni“. Ha spiegato il presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate. Accolto il mantenimento dell’articolo 9, arriva il disco verde.
Dopo ore di scontri accessi e lunghi interventi il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola ha rinviato a domani i lavori poco prima dell’esame dell’articolo 10, la digitalizzazione degli archivi documentali degli uffici tecnici comunali della Regione.
Approvata la rappresentanza di genere al 40%
Assunta la decisione dal vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola di accantonare l’articolo 7, l’introduzione del consigliere supplente, si passa, tra le polemiche, all’esame dell’articolo 8, la rappresentanza di genere al 40% nelle giunte comunali.
Accolta con amarezza la decisione, il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza ha chiesto di approvare all’unanimità l’articolo, senza utilizzare il voto segreto possibilmente anche in occasione delle altre misure che recepiscono le norme nazionali, ma di non permettere l’introduzione immediata, bensì dalla prima tornata elettorale utile, per i Comuni al di sopra dei 3mila abitanti.
L’intervento è stato sostenuto anche dal capogruppo della Democrazia Cristiana Carmelo Pace, che ha però spezzato una lancia in favore delle opposizioni, proprio in tema di voto segreto: “E’ l’ora di porre una domanda ai deputati maggioranza, perché c’è il rischio che questo ddl venga ricordato per colpa della maggioranza come il ddl delle quote di genere e non degli Enti locali. Una sconfitta per il Parlamento e per la maggioranza“.
Approvato l’emendamento a firma della dem Ersilia Saverino, che esclude i Comuni inferiori a 3mila abitanti dall’obbligo del 40%, arriva il disco verde per l’articolo 8.
Si passa al consigliere supplente: è stallo
Dopo la trafila di articoli bocciati è giunto il momento dell’articolo 7, l’introduzione del consigliere supplente, uno dei nodi cruciali del testo.
Aperta la discussione sull’emendamento soppressivo, a firma PD, il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza ha chiesto il rinvio dei lavori.
Scoppia il caos tra i banchi di Sala d’Ercole. Ad alzare i toni e sbattere i pugni per prima è stata la deputata di Noi Moderati Marianna Caronia, con un focus sull’articolo 8, relativo alla rappresentanza di genere al 40%: “Non elemosino la dignità delle donne siciliane, non me ne vado finché non si parlerà di questa norma“. Il capogruppo del Partito Democratico Michele Catanzaro ha così chiesto di accantonare l’articolo 7 e passare direttamente all’articolo 8, così come il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera. La volontà di procedere con la votazione è stato espresso anche dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca.
“Gli Enti locali non sono solo l’articolo 8. Non si può parlare dell’emergenza maltempo per alcuni articoli e non con riferimento all’articolo 8, che ha la stessa dignità dell’articolo 14“. Ha dichiarato il presidente della VI Commissione Salute Pippo Laccoto scatenando l’ira delle opposizioni.
Bocciati con il voto segreto gli articoli 4 e 5
L’esordio dell’articolo 4 non è dei migliori. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca ha richiesto il voto segretosull’emendamento soppressivo avanzato dal suo gruppo parlamentare. Per 28 voti contro 24, l’articolo è stato bocciato. La norma prevedeva la possibilità di corrispondere l’indennità di funzione al secondo vicepresidente del Consiglio comunale, prevedendo anche la possibilità che la stessa, su richiesta dell’interessato, non venga corrisposta e venga mantenuta la corresponsione dei gettoni di presenza previsti in qualità di consiglieri comunali.
Lo stesso copione si è ripetuto, 30 voti contro 22, pochi istanti dopo con l’articolo 5, che prevede l’adeguamento delle indennità negli organi elettivi delle amministrazioni locali a seguito della pubblicazione di nuovi dati del censimento da parte dell’Istat.
Succede l’incredibile sull’articolo 6, le disposizioni in materia di rappresentanza del presidente del Consiglio comunale. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza e il deputato di Forza Italia Salvatore Tomarchio hanno raccolto la provocazione delle opposizioni, chiedendo la bocciatura unanime dell’articolo. Su voto palese la misura è stata così soppressa.
Lavori a rilento in aula: caos sull’indennità
Mentre resta nel limbo l’articolo 2, la modifica alla normativa regionale in materia di permessi e licenze degli amministratori comunali. Scatta la bagarre sull’articolo 3, le disposizioni in materia di gettoni di presenza e indennità che nonostante la veloce approvazione ha sollevato i dubbi e le perplessità di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Nell’occhio del ciclone, l’imposizione dell’aumento delle indennità, previsto nell’emendamento dell’Mpa, che ha ottenuto il disco verde, che così recita: “ai fini della determinazione dell’indennità del vicesindaco, degli assessori e del presidente del Consiglio, le dimensioni demografiche fino a 1000 abitanti, da 1001 a 3000, da 3001 a 5000 e da 5001 a 10000, sono unificate in un’unica dimensione demografica fino a 10000 abitanti a cui si applica il parametro del 45 per cento dell’indennità del sindaco“.
L’ex assessore Di Mauro ha così mediato, chiedendo l’applicazione dell’articolo 117 del Regolamento interno dell’Assemblea e di sostituire l’emendamento con un’altra proposta, dello stesso gruppo parlamentare, presente nel fascicolo e che precisa come “i Comuni con popolazione fino a 5000 abitanti possono incrementare, con oneri a loro carico, del 50 per cento le indennità spettanti agli assessori e ai presidenti e vicepresidenti dei consigli comunali“. Accolta la richiesta è stato modificato l’articolo 3.
Approvato, alla fine, anche l’articolo 2.
Approvato l’articolo in materia di gettoni di presenza e indennità
I lavori Sala d’Ercole sono iniziati poco prima delle ore 15:00. A presiedere la seduta il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola.
Si riparte dall’articolo 2, la modifica alla normativa regionale in materia di permessi e licenze degli amministratori comunali. Via all’esame degli emendamenti. Ritirati i soppressivi e la riscrittura presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza.Bocciato con il voto segreto, 22 favorevoli e 33 contrari, l’emendamento del deputato dell’Mpa Giuseppe Geremia Lombardo, che prevedeva di estendere la norma anche ai presidenti dei gruppi consiliari circoscrizionali. L’autonomista ha poi ritirato anche la proposta di estendere il limite mensile dei rimborsi per i sindaci dei Comuni fino a 3mila abitanti. In attesa della riscrittura di un emendando del dem Dario Safina, si passa all’articolo 3, le disposizioni in materia di gettoni di presenza e indennità, approvato a passo spedito.
Nessun accordo: cosa succederà a Sala d’Ercole?
Iniziata in ritardo per via dell’audizione sulla frana a Niscemi svolta in III Commissione Attività Produttive, presieduta da Gaspare Vitrano, la conferenza dei capigruppo, alla fine, si è conclusa con un nulla di fatto.
Nessun accordo è stato trovato sui punti più spinosi del ddl Enti locali. Tre i nodi in particolare: rappresentanza di genere, terzo mandato e consigliere supplente.
Si voterà ad oltranza, ma l’esito dell’esame del testo è un’incognita e la paura del voto segreto resta il grande protagonista. Come ne uscirà Sala d’Ercole?
In capigruppo, è stato inoltre annunciato l’approdo in II Commissione Bilancio del Fal, il Fondo anticipazione di liquidità, dal valore di 1,8 miliardi di euro, che dovrà essere votato da Sala d’Ercole entro il 28 febbraio, per l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione da destinare agli interventi relativi al ciclone Harry e alla frana di Niscemi.
Si riparte dalla capigruppo dopo l’ultimo stallo
Prima tappa della giornata di oggi sarà laconferenza dei capigruppo, programmata per le ore 14:45. Tre i nodi principali da sciogliere: rappresentanza di genere, terzo mandato e consigliere supplente.
Su tutte e tre le disposizioni pende l’ombra delvoto segreto e sulle prime due potrebbero concretizzarsi delle maggioranze trasversali: da un lato uomini vs donne, dall’altro le spaccature, dal centrodestra al centrosinistra, sono presenti in tutti i partiti, rivelandosi un vero e proprio ring di scontro tra le varie forze politiche nei singoli territori.
L’ultime seduta d’aula, però, ha messo chiaramente in luce anche altri aspetti, legati alprecario equilibrio di Sala d’Ercole. I lavori, infatti, si sono rilevati inconcludenti. Prima la bagarre sull’ordine dei lavori e le divergenze sulla possibilità di proseguire o rinviare la votazione. Poi la richiesta di voto segreto e la bocciatura dell’articolo 1, le modifiche normative in materia di controlli sostitutivi negli Enti locali. L’ennesima vittima dei franchi tiratori descrive così una narrazione delle attività parlamentari in continuità con il 2025 (CLICCA QUI).
Ilsicilia.it, martedì 10 Febbraio 2026

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