(DIRE) Bologna, 7 feb. - "Una mia cara amica vota 'sì'. Perché? Perché vuole sapere chi è stato a Garlasco. La mia amica, se ha studiato un po', avrà capito che Garlasco non si risolve votando sì". Perché, spiega il giallista Carlo Lucarelli al Teatro Testoni a Bologna, dove questa mattina si è tenuta un'assemblea pubblica organizzato dal Comitato società civile per il “No” al referendum sulla riforma della giustizia, "non c'è, non ci sono le risorse, non c'è nulla che risolve quei problemi fisici e concreti che sono i problemi della nostra magistratura e della giustizia in Italia".
Lucarelli è uno dei volti del fronte del “no”, che oggi si sono avvicendati sul palco del Testoni: Giuliano Turone, il magistrato che nel 1981 sequestrò nella villa aretina di Licio Gelli l'elenco degli iscritti alla P2 e altro materiale scottante relativo alla loggia deviata, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, Paolo Bolognesi, presidente emerito dell'associazione dei familiari delle vittime del 2 Agosto e presidente del comitato bolognese Società civile per il “no” nel
referendum, Corrado Caruso, docente di Diritto costituzionale all'Alma Mater, il magistrato Emanuele Picci e Benedetta Tobagi, referente del Comitato nazionale Società civile per il no nel Referendum."C'è sempre chi dice 'non sei informato. Cosa ne sa Lucarelli, che scrive gialli e che non è laureato in legge, del 'sì' e del 'no' con il sottinteso che è meglio che voti 'sì'. Allora, se io non sono laureato in legge, non sono neanche laureato, quindi sono proprio al di sopra di ogni sospetto. Però io mi sono informato, sono stato ad ascoltare, perché voglio avere una mia opinione. Poi, avrò il diritto di dire come la penso", racconta lo scrittore.
"Le carte di Gelli io le ho viste, le abbiamo studiate e uno dei punti fondamentali per attuare il suo golpe strisciante, il 'piano di rinascita democratica', era la divisione delle carriere dei magistrati, che doveva servire a fare in modo che ci fosse un indebolimento della magistratura e che le procure dipendessero dal potere esecutivo. Questo era il piano di Gelli, che è stato attualizzato con questa controriforma", non arretra Bolognesi.
Intanto, la notizia dell'accoglimento da parte della Cassazione del nuovo quesito nella versione formulata dai 15 giuristi promotori dell'iniziativa per il 'no' che ha raccolto 500.000 firme, fa sperare per un attimo nel rinvio del voto del 22 marzo (il Consiglio dei ministri, però, ha deciso di confermare quella data). "Credo che sia davvero incredibile pensare di chiamare i cittadini a votare contro i magistrati", scuote la testa Lepore, in campagna per il 'no'. "Il governo è sceso in campo direttamente per cambiare la Costituzione e mi preoccupa che voglia mettere i magistrati sotto il controllo della politica. Credo che bisogna andare a votare il 22-23 di marzo e portare più persone possibile perché questo è un governo che sta mettendo i temi della giustizia e della sicurezza nell'agone politico e questo mi preoccupa: non lo trovo saggio per la democrazia e la Repubblica Italiana è molto importante che i temi della giustizia siano materia di confronto ma non di propaganda", ribadisce Lepore.
"Questa è una riforma che non serve alla giustizia, non è una priorità per il Paese e mette in grossa difficoltà l'impianto costituzionale. Per questo dobbiamo impegnarci in questo mese perché ci sono con ottime condizioni affinché il 'no' vinca", conclude il segretario del Pd di Bologna, Enrico Di Stasi.
Dire - 07-02-26

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