Leone Luca di Corleone è una figura quasi sconosciuta del monachesimo siculo-italo-greco, che nel corso dei secoli IX-X dalla Sicilia si diffuse rapidamente e si radicò in Calabria. Leone Luca nacque a Corleone in Sicilia (e non a Corleone in Calabria, come affermato da Di Meo, Annali…, p. 128-29). Era figlio di Leone e di Teotista, contadini e pastori, che vivevano in campagna. Alla morte dei genitori, abbandonò i lavori dei campi ed entrò come novizio nel monastero di San Filippo d’Agira, dove un vecchio monaco, che gli amministrò la prima tonsura, gli consigliò di emigrare in Calabria per sfuggire alle incursioni dei Saraceni (e non dei Vandali, cfr. Stelladoro, La Vita…, p. 116). Dopo una peregrinatio ad limina Apostolorum, si stabilì in un monastero situato sui monti Mula in Calabria, dove divenne discepolo dell’igumeno Cristoforo, che gli impose l’abito monastico e cambiò il suo nome in Luca (secondo la consuetudine monastica di dare un nuovo nome che iniziasse con la stessa lettera dell’alfabeto del nome battesimale). Per evitare confusioni con altri monaci chiamati Leone, fu indicato con entrambi i nomi, il che non impedì che fosse erroneamente identificato con Luca di Bova (cfr. Stelladoro, La tradizione…, p. 64 n.14).
Assieme all’igumeno Cristoforo, fondò un monastero nel territorio di Mercurio e poi un altro in quello di Vena, dove rimasero fino alla loro morte. Nominato igumeno di questo monastero di Vena da Cristoforo morente, Leone Luca svolse lì una funzione taumaturgica polivalente (guarendo un lebbroso, dei paralitici e dei posseduti dal demonio). Sul punto di morire, designò per succedergli i suoi due discepoli Teodoro ed Eutimio. Da Vena, dove morì, le sue spoglie furono successivamente trasferite a Monteleone in Calabria, dove fu eretta in suo onore la chiesa madre.La Vita di Leone Luca è un testo anonimo, di cui è impossibile precisare la data. È un buon esempio di agiografia minore (in opposizione alla «agiografia maggiore», di cui ha trattato S. Boesch Gajano: un racconto agiografico semplice, povero di contenuto ma ricco di antroponimi greci e nomi di luoghi socio-calabresi. Una Vita di Leone Luca di Corleone fu stampata per la prima volta nel 1657 dal gesuita Ottavio Gaetani, che informa di averla trovata in tre manoscritti siciliani, rispettivamente conservati a Palermo, a Mazara e a Corleone. Un'altra Vita è stata individuata dai Bollandisti nella biblioteca di Giuseppe Acosta (1539-1600) e pubblicata negli Acta Sanctorum di marzo. Nessuno dei due editori menziona in quale lingua fossero scritte queste Vitae e le hanno pubblicate in latino. I Bollandisti aggiungono di averla trovata primaevo stylo mentre Gaetani avverte di aver modificato lo stile originale in stylo paululumcultiore. La B.H.L. segnala l'incipit e l'explicit della Via pubblicata da Gaetani e di quella pubblicata dai Bollandisti, mentre la B.H.G.non fa menzione di Leone luca di Corleone.
Nel 1995 sono stati ritrovati e pubblicati a Grottaferrata in una nuova edizione critica a cura di M. Stelladoro altri nove manoscritti della Vita: sei in latino e tre in italiano. Cinque (di cui 3 in latino e due in italiano) sono conservati presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana a Palermo e provengono dal fondo antico del Collegio Massimo dei Gesuiti, negli edifici del quale è attualmente ospitata la Biblioteca (ms. II.E.9, dei secoli XVI-XVII, ff. 80-126, e XI.G.2 del XVII secolo, pp. 391-400); un manoscritto in latino, oggi è conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana (ms. Vat. lat. 6150 della fine del XVI secolo, ff. 191-201) e proviene dalla collezione del cardinale Guglielmo Sirleto (1514-85); gli altri due manoscritti in latino sono conservati presso la Biblioteca Vallicelliana a Roma e provengono rispettivamente l’uno (ms. Vallic. lat. H 18, dei secoli XVI-XVII, ff. 377-81) dalla collezione dell’oratoriano Antonio Gallonio (1556-1605), l’altro (ms. Vallic. lat. G. 96, dei secoli XVI-XVII, ff. 191-201) dal fondo antico; il terzo manoscritto in italiano si trova presso la Biblioteca Comunale di Palermo e proviene dalla collezione del Gesuita Giovanni Maria Amato (ms. Qq. F. 83 1). A questi 9 manoscritti, va aggiunto quello di Mazara, utilizzato da Gaetani, che si credeva perduto ma che è stato ritrovato in un altro volume della Biblioteca Comunale di Palermo contenente documenti agiografici e Vite di asceti (pubblicato di recente da M. Stelladoro: Ancora sulle carte preparatorie alle «Vitae Sanctorum Siculorum» di Ottavio Gaetani; il cod. QqC 36 della Biblioteca Communale di Palermo, in Codices Manuscripti, XXV, 1998, p. 35-40 e Il codice di Mazara della Vita di san Leone Luca di Corleone, ibid., XXVII/XXVIII, 1999, p. 47-54). Dopo un attento esame di questi manoscritti è stata formulata, sulla base di indizi convincenti, l’ipotesi di una doppia redazione, dovuta probabilmente ai Gesuiti di Palermo, che lavorarono alla preparazione delle Vitae Sanctorum Siculorum di O. Gaetani. Questa ipotesi, sebbene complicata e/o macchinosa, non deve essere scartata, ma non bisogna nemmeno rifiutare l’esistenza di tre redazioni diverse, come proposto nella recente edizione critica: una rappresentata da un manoscritto di Palermo (P, che non è stato ritrovato ma che l’edizione ha ricostruito nell’Appendice sulla base di elementi rintracciati nei 9 manoscritti conservati), che è la più incompleta; un’altra, più completa (BCR); e una terza, ancora più sviluppata (ADLVN). Nessuno dei manoscritti ritrovati fa riferimento a G. Acosta o al cardinale Sanseverino, di cui parlano invece i Bollandisti (AA.SS., Martii, I, 98, n. 3)»: entrambi i manoscritti della Vallicelliana appartenevano effettivamente alla collezione degli oratoriani e quello della Vaticana proviene dalla collezione del cardinale G. Sirleto. In conclusione, la leggenda pubblicata dai due editori è identica per quanto riguarda i fatti raccontati: le differenze sono puramente stilistiche.
AA.SS., Martii, i, 97-102.
Vitae Sanctorum Siculorum… a R.P.O. Caietano, Palerme, 1657, ii, 80-84.
S. Boesch Gajano, La letteratura agiografica come fonte della storia etica, sociale ed economica dell’Occidente europeo tra antichità e medioevo, nel XV Congresso internazionale delle Scienze storiche. Rapporto II: Sezione cronologica, Bucarest, 1980, p. 177-81, in particolare p. 179.
A. Di Meo, Annali critico-diplomatico del Regno di Napoli dellamezzana età, v, Naples, 1800, p. 128-29. – G. Da Costa-Louillet, Saints de Sicile et d’Italie méridionale aux viiie, ixe et xe s., dans Byzantion, xxix-xxx, 1959-60, p. 89-173, en partic., p. 111sq.
M. Stelladoro, Il codice di Mazara della Vita di san Leone Luca di Corleone, dans Codices Manuscripti, xxvii/xxviii, 1999, p. 47-54 ; Ead., La tradizione manoscritta delle Vite di Leone Luca di Corleone, dans Bollettino della Badia greca di Grottaferrata, xlii, 1989, p. 61-82 ; Ead.,La Vita di San Leone Luca di Corleone. Introduzione, testolatino, traduzione, comentario e indici, a cura di Maria Stelladoro, Grottaferrata, 199.


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