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| Monsignor Gualtiero Isacchi, arcivescovo di Monreale |
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| Mons. Gualtiero Isacchi e Dino Paternostro |
Dino Paternostro ha intervistato mons. Gualtiero Isacchi, arcivescovo di Monreale
Abbiamo realizzato questa intervista a monsignor Gualtero Isacchi, arcivescovo di Monreale, il 3 luglio, nella sede del palazzo arcivescovile della cittadina normanna, alla vigilia dell’arrivo di papa Leone XIV a Lampedusa. E proprio da questo evento siamo partiti nella nostra conversazione.
Dino Paternostro: Domani Papa Leone 14º andrà a Lampedusa. È un evento importante di cui si parla molto. Papa Leone arriverà sulla scia di Papa Francesco, che visitò l’isola l’8 luglio 2013, il primo viaggio in assoluto del suo pontificato. L’ha fatto per ricordare i tanti morti a mare nel Mediterraneo, i migranti. Ancora oggi la questione migranti divide il mondo. Mi pare che si possa dire che la Chiesa cattolica sia l'unica organizzazione di livello mondiale schierata senza se e senza ma a difesa della vita umana, dei migranti del diritto a vivere,a vivere il più dignitosamente possibile. Ma la chiesa cattolicasi sente un po' sola?
Mons. Gualtiero Isacchi: Il gesto che compie Papa Leone mi sembra che sia un gesto molto importante, sulla scia di quello che diceva Papa Francesco, che ci ha parlato molto spesso di periferie. Ma lui quando parlava di periferie aveva chiaro in testa che la periferia doveva essere la chiave ermeneutica del tutto Ciò significa che se una storia la guardiamo da un palazzo ha un significato, se la guardiamo dalla periferia ha un altro significato. Ecco, da quando sono venuto in Sicilia, ascoltando e vedendo la concretezza, devo dire che la lettura della storia del sud Italia per me è cambiata molto. Il gesto di papa Leone dice a tutta la chiesa: noi la valutazione sul mondo,sulle logiche del mondo, la dobbiamo fare mettendoci da questo punto di vista, mettendoci accanto ai migranti, accanto ai poveri.E chiaramente se si parte da lì, assume un sapore, un valore diverso, anche qualsiasi scelta politica. Questo credo che sia un punto d'osservazione importante nel quale anche come chiesa diocesana stiamo cercando di porci. Alle volte ci si sente soli, se si guardano i potenti della terra. Ma in realtà quello delle periferie è uno spazio abitato da tantissime persone. Intanto dai poveri, ma poi anche da tanti uomini e donne di buona volontà, non necessariamente appartenenti alla chiesa cattolica, che nella difesa della dignità umana, del diritto alla vita buona si schierano e si impegnano. Quindi, io credo che la chiesa da questo punto di vista non si senta sola. Alle volte c'è un po' la tristezza dì questa distrazione di coloro che potrebbero certo fare qualcosa di più.

































