di Francesco Palmieri
Provate a immaginare la scena. Il sole è tramontato da sei ore sul Gobi, il deserto più spietato dell’Asia centrale: temperature che di giorno bruciano e di notte gelano, sabbia a perdita d’occhio, il nulla più totale.
Eppure, in quel nulla, dei tubi pieni di sale continuano a essere caldi come la lava e a produrre elettricità come se il sole non se ne fosse mai andato. Non è fantascienza. È un impianto industriale che oggi, mentre voi leggete, sta davvero facendo questo.
Si chiama Hami, è nello Xinjiang, ai piedi dei monti Tianshan, e lo ha costruito China Three Gorges, il colosso statale che in Cina progetta dighe e centrali come da noi si progettano rotatorie. Numeri semplici da capire, ma da restare a bocca aperta: 1 gigawatt di potenza, 260.000 specchi motorizzati, 800.000 metri quadrati, più o meno 110 campi da calcio, che inseguono il sole tutto il giorno e concentrano il suo calore su tubi dove scorre sale fuso portato a 550 gradi. Quel sale bollente finisce in enormi termos giganti, coibentati, e quando il sole se ne va viene usato per fare vapore, girare turbine, mandare corrente in rete. Per otto ore filate, ogni notte. Senza una sola batteria al litio.
































