martedì, febbraio 03, 2026

L'INTERVISTA. Gabrielli "La divisa va difesa da chi fa propaganda sulla pelle dei poliziotti"

Franco Gabrielli, 65 anni, ha guidato la polizia di Stato dal 2016 al 2021

L'ex capo della polizia interviene dopo gli scontri nel centro di Torino: "No allo scudo penale, gestire l'ordine pubblico non è il bar sport"

DI CARLO BONINI

Da quando si azzardò a prendere parola con cognizione di causa sul caso Ramy, l'ex capo della polizia Franco Gabrielli è diventato il fantasma di Banco della destra. E, anche per questo, l'uomo cui tirare a palle incatenate per accreditare la necessità di una nuova stagione liberticida della sicurezza e dell'ordine pubblico. Per accreditare l'idea che c'è stato un "prima" di smidollata compiacenza rossa, anche ai vertici degli apparati di sicurezza, con ogni genere di deriva politica violenta e di sostanziale arrendevolezza a ogni emergenza sociale: migranti e sicurezza urbana su tutte. E che è dunque giunta l'ora di togliersi i guanti. Ancora sabato scorso, mentre non si erano ancora diradati i fumi della guerriglia in corso Regina Margherita a Torino, e il ministro dell'Interno Piantedosi evocava pericoli di rinascente «terrorismo» e «insurrezione», un deputato leghista, tale Anastasio Carrà, dettava alle agenzie queste parole: «Invece di straparlare, Gabrielli chieda scusa. Il suo odio per le divise è alla base dei suoi fallimenti».

Gabrielli, cosa ha pensato guardando le immagini delle violenze a Torino?

Nel mondo che cambia salvare la dignità delle persone

Don Cosimo Scordato

Don Francesco Romano
Don Francesco Romano 
Don Cosimo Scordato

In questi tempi di sconvolgimenti socio-politici e antropologici, se qualche ragazzo ci chiede che cosa sta avvenendo, riconosciamo che la domanda è pertinente ma la risposta non è agevole. Ciononostante offriamo qualche indicazione. 

La prima indicazione è che il nostro tempo (dall’ultimo dopoguerra), si caratterizza per l’acquisizione dei diritti fondamentali della persona umana (Onu 1948), dei diritti dei lavoratori (nei vari statuti nazionali) e dei bambini (Onu 1989). Il passato aveva coltivato l’idea piramidale dell’onore proponendo una scala di persone ‘onorevoli’ per ceto sociale ed economico, importanza di titoli nobiliari e simili. La nostra società, invece, riconosce la fondamentale uguaglianza di ogni cittadino al di sopra di ogni altra qualificazione.

A 70 anni dallo sciopero alla rovescia a Partinico: Dolci, Termine e gli altri operai sono stati bravi, coraggiosi e giusti. Lo Stato di allora, il cardinale Ruffini e i reazionari vigliacchi e ingiusti


DINO PATERNOSTRO

Ieri a Partinico con gli studenti delle scuole superiori e i loro docenti, la Cgil, l’Associazione INIKON, il Centro di sviluppo creativo “Danilo Dolci” (erano presenti i figli Amici e Daniela), e l’Anpi, col patrocinio del comune, abbiamo ricordato lo sciopero alla rovescia attuato il 2 febbraio 1956 a Partinico dal sociologo Danilo Dolci, dal segretario della Camera del lavoro Turiddu Termine e da tanti operai e contadini. 

Per quello sciopero - abbiamo sottolineato - Dolci, Termine ed altri 5 operai furono arrestati, processati e condannati. Abbiamo detto che Dolci, Termine e gli altri sono stati bravi, coraggiosi e giusti. Quindi lo Stato di allora, il cardinale Ruffini, arcivescovo di Palermo, (che definiva Dolci e i comunisti “nemici della Sicilia) e i reazionari d’allora furono vigliacchi e ingiusti. 

lunedì, febbraio 02, 2026

Un accordo innovativo stipulato a Palermo fra la Filiale regionale della Banca d’Italia e l’IISS Don Colletto di Corleone: saranno insegnate economia e matematica applicata

La firma dell’accordo

E’ un accordo innovativo quello che è stato stipulato, a Palermo, fra la Filiale regionale della Banca d’Italia e l’IISS Don Colletto di Corleone. L’accordo, sottoscritto dalla dirigente scolastica Elisa Inglima e dalla direttrice Milena Caldarella, recepisce le finalità promosse in maniera congiunta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dalla stessa Banca d’Italia con il Protocollo d’Intesa nazionale del 28 gennaio scorso

La collaborazione della Banca Centrale con lo storico Liceo corleonese assicurerà un valore aggiunto ad un’importante attività di sperimentazione che, avviata da appena un anno, punta ad inserire nel profilo educativo e culturale dell’indirizzo scientifico l’insegnamento dell’economia e della matematica applicata. 

domenica, febbraio 01, 2026

Mafia, De Lucia lancia l’allarme «Cosa nostra è dietro l’angolo»


All'apertura dell'anno giudiziario, il capo della Procura sottolinea che una parte della società continua a cercare relazioni, protezione e affari nella criminalità organizzata

Fabio Geraci

L’allarme arriva dall’aula magna del palazzo di giustizia, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. A lanciarlo è il procuratore capo, Maurizio de Lucia, che mette in guardia da una lettura rassicurante dei numeri su Cosa nostra. «Qualcuno ha la tentazione di dire che la mafia è superata ed è ormai una delinquenza di straccioni. Io ho il dovere di ricordare i risultati che abbiamo ottenuto quest’anno», premette, richiamando l’attività della Direzione distrettuale antimafia. Ma il punto, chiarisce subito, è un altro. Nonostante le denunce per associazione mafiosa siano calate da 90 a 80 (-11%) e la flessione del 4% i casi di estorsione, «Cosa nostra è dietro l’angolo, pronta a continuare le sue attività criminali e capace di guardare al futuro».

🔴 LA CGIL E LE ASSOCIAZIONI CITTADINE, GIORNO 2 FEBBRAIO RICORDERANNO A PARTINICO L'ANNIVERSARIO DELLO " SCIOPERO ALLA ROVESCIA"


70 anni fa, il 2 febbraio del 1956, Danilo Dolci organizza nell'entroterra siciliano lo "sciopero alla rovescia" di un migliaio di contadini, operai, intellettuali e disoccupati con la partecipazione della Camera del Lavoro di Partinico guidata da Salvatore “Turiddu” Termine: invece di astenersi dal lavoro per un giorno, gli operai lavorano gratis per sistemare una vecchia trazzera utile a tanta gente, per dimostrare che non mancava il lavoro, ma la volontà delle autorità di attivarlo. 

Danilo Dolci, Turiddu Termine ed altri vennero arrestati e processati. Al loro fianco e a loro sostegno si levarono le voci più influenti del Paese. Si schierarono al loro fianco e furono difesi in tribunale da Piero Calamandrei, autore di un’arringa memorabile. Si stava processando non solo i manifestanti, ma la Costituzione stessa, l’art. 4 della Costituzione, che recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

sabato, gennaio 31, 2026

I funerali di Serafino Petta a Piana degli Albanesi. Papas Di Miceli: “Aveva fame e sete di giustizia”; l’on. Peppe Provenzano: “Era dalla parte giusta della storia”

L’intervento di papas Sepa Di Miceli

DINO PATERNOSTRO

Una cattedrale di San Demetrio gremita da una folla delle grandi occasioni ha accolto oggi pomeriggio a Piana degli Albanesi i funerali di Serafino Petta, uno degli ultimi testimoni della strage di Portella della ginestra, scomparso ieri all’età di 94 anni. 

Piana è uno dei comuni arbëreshë di Sicilia dove si parla ancora la lingua albanese. Anche le cerimonie religiose, come i funerali, si celebrano in lingua arbëreshë, con una liturgia cantata, secondo il rito greco-bizantino. Insieme alla moglie, ai figli di Serafino, erano presenti tanti amici e parenti e diverse delegazioni delle organizzazioni vicine a Serafino Petta: l’Associazione familiari delle vittime della strage di Portella, la Cgil di Piana di Palermo e siciliana, lo Spi, l’Associazione Libera, l’Anpi, la cooperativa sociale “Placido Rizzotto”, il Partito democratico. Era presente anche il sindaco Rosario Petta. 

Cuba denuncia: “Atto di brutale aggressione dagli Stati Uniti”


Il Ministro Esteri: "Da 65 anni sottoposti a crudele blocco economico"

ROMA - La firma da parte di Donald Trump di un decreto che stabilisce che gli Stati Uniti potrebbero imporre dazi doganali ai paesi che vendono petrolio a Cuba è stata definita da L'Avana "un atto brutale di aggressione".
    "Denunciamo davanti al mondo questo atto brutale di aggressione contro Cuba e il suo popolo, sottoposto da oltre 65 anni al blocco economico più lungo e crudele mai applicato a un'intera nazione, che ora si promette di sottoporre a condizioni di vita estreme", ha denunciato su X il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez.

ANSA.it, 30 gennaio 2026

venerdì, gennaio 30, 2026

Il sindaco di Bolognetta e i primi cittadini della zona protestano con la Regione e l’Anas: “È inaccettabile che dopo 11 anni non sono intervenuti per mettere in sicurezza il viadotto “Coda di volpe”

Il luogo dell’incidente di stamattina

I SINDACI DI BOLOGNETTA, BAUCINA, CEFALÀ DIANA, CIMINNA, GODRANO, MARINEO, MEZZOJUSO, MISILMERI, VENTIMIGLIA DI SICILIA, VICARI E VILLAFRATI PROTESTANO CONTRO ANAS E REGIONE CHE NON INTERVENGONO PER METTERE IN SICUREZZA LA SCORRIMENTO VELOCE PALERMO-AGRIGENTO, DOVE QUESTA MATTINA ALL’ALTEZZA DEL VIADOTTO “CODA DI VOLPE” È ACCADUTO L’ENNESIMO GRAVISSIMO INCIDENTE, DOVE HANNO PERSO LA VITA TRE PERSONE. 
I PRIMI CITTADINI SCRIVONO ALLA REGIONE SICILIA E ALL' ANAS. ECCO IL TESTO INTEGRALE:

All’Assessore regionale delle Infrastrutture e della Mobilità On. Alessandro Aricò, dipartimento.infrastrutture@certmail.regione.sicilia.it

Al Responsabile Struttura Territoriale Sicilia Ing. Nicola Montesano - anas.sicilia@postacert.stradeanas.it 

Oggetto: Grave pericolosità stradale SS 121 – viadotto “Coda di Volpe”.

Serafino Petta per sempre nei nostri cuori. Con Giacomo Schirò e Mario Nicosia, custodi della memoria della strage di Portella della ginestra


Petta, Nicosia e Schirò 
DINO PATERNOSTRO

Mario Nicosia, Giacomo Schirò e Serafino Petta: li ho conosciuti tutti e tre questi straordinari combattenti e custodi della memoria della strage di Portella della ginestra. 

Li ho incontrati tante volte a Piana, a Portella, con i giovani dei campi di lavoro antimafia a Corleone. Ed ogni volta era una festa: abbracci, baci, pacche sulle spalle. E ogni volta raccontavano la tragedia vissuta a Portella della ginestra quel terribile primo maggio del 1947. Undici morti, tanti feriti, l’orrore negli occhi di tanti ragazzi come Mario, Giacomo e Serafino. 

E' morto a 94 anni Serafino Petta, sopravvissuto alla Strage di Portella. Il cordoglio della Cgil e dell'associazione Portella della Ginestra

Serafino Petta a Portella della ginestra

Palermo 30 gennaio 2026 - È morto questa mattina all’età di 94 anni Serafino Petta, il custode della memoria della strage di Portella della Ginestra. Presidente Onorario dell’associazione Portella della Ginestra, era uno degli ultimi sopravvissuti alla strage del Primo Maggio 1947. A ricordare con commozione la sua figura sono la Cgil Palermo e l'associazione Portella della Ginestra, che esprimono cordoglio nei confronti della famiglia e di quanti  gli hanno voluto bene nella comunità di Piana.

"Oggi ci ha lasciato il compagno Serafino Petta, testimone diretto e sopravvissuto alla strage di Portella della Ginestra - dichiarano Maria Modica, responsabile della Camera del Lavoro di Piana degli Albanesi, il segretario generale della Cgil Palermo Mario Ridulfo e  Francesco Petrotta, dell'associazione Portella della Ginestra -   La sua vita è stata segnata da una delle pagine più tragiche della nostra storia, che Serafino ha saputo trasformare in memoria viva, impegno civile e testimonianza di verità e giustizia. Con la sua voce e la sua presenza ha contribuito a mantenere vivo il ricordo delle vittime e il valore della lotta per i diritti, la democrazia e la dignità del lavoro".

giovedì, gennaio 29, 2026

L’EVENTO. Cinisi, un protocollo tra la Cgil e Casa Memoria per l’antimafia sociale

La firma del protocollo d’intesa

Mario Ridulfo
C
inisi, Sicilia. Siglato il testo tra Cgil e “Casa memoria Felicia e Peppino Impastato”. 
La lotta all’illegalità al centro di un rinnovato impegno per tutta la Sicilia. Il racconto dell’iniziativa 

DANIELA ZERO

Stamani a Cinisi, presso “Casa Felicia”, un bene confiscato alla mafia nel 2010 e ristrutturato nel 2014, la Cgil ha firmato un protocollo di collaborazione con l’associazione “Casa memoria Felicia e Peppino Impastato”.Memoria, democrazia, diritti e antimafia sociale sono le parole chiave al centro dell’iniziativa.

Pnrr, risorse per 99 milioni ma nessuno le ha chieste: trent’anni di immobilismo. E Niscemi frana…

Abitazioni in bilico e carreggiate compromesse nell’area colpita dalla frana a Niscemi 

di Lirio Abbate

Niscemi - , La procura indaga su eventuali inadempienze pubbliche. Gli esperti che monitorano la frana: mai visto fenomeno così esteso


NISCEMI - In Sicilia i soldi contro il dissesto idrogeologico sono arrivati, ma non per Niscemi. Sono nero su bianco nei decreti e nelle tabelle del Pnrr: quasi cento milioni di euro per 46 interventi. Una parte consistente è già stata spesa. Ma non a Niscemi. Qui, dove la frana era prevista, studiata e annunciata da trent’anni, nessuno ha presentato un progetto per questa fetta di terra che continua a franare. Né il Comune né la Regione hanno chiesto finanziamenti per il consolidamento del territorio. L’emergenza c’era, i dati pure. È mancata non solo la volontà amministrativa, ma anche quella progettuale e di prevenzione di una intera comunità che era e resta in pericolo.

mercoledì, gennaio 28, 2026

𝗡𝗶𝘀𝗰𝗲𝗺𝗶, 𝗽𝗿𝗼𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗮𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝘀𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗼𝘀𝗼. 𝗟𝗮 𝗩𝗮𝗿𝗱𝗲𝗿𝗮: “𝗠𝘂𝘀𝘂𝗺𝗲𝗰𝗶 𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗮 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗻𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟮”

Da sx: Nello Musumeci, Ismaele La Vardera

La procura di Gela ha aperto un’inchiesta per disastro colposo per i gravi eventi franosi che hanno colpito Niscemi, costringendo 𝟭.𝟱𝟬𝟬 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗱 𝗲𝘃𝗮𝗰𝘂𝗮𝗿𝗲 le proprie case. Il procedimento, al momento contro ignoti, è affidato a due sostituti procuratori e al procuratore capo 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗩𝗲𝗹𝗹𝗮, già pm a Sciacca e Agrigento.

Ma mentre l’indagine giudiziaria parte, il deputato regionale 𝗜𝘀𝗺𝗮𝗲𝗹𝗲 𝗟𝗮 𝗩𝗮𝗿𝗱𝗲𝗿𝗮 porta all’Assemblea Regionale Siciliana un documento che solleva interrogativi pesantissimi sulle responsabilità politiche di quanto accaduto. Non è la solita retorica dell’emergenza improvvisa. Questa volta c’è nero su bianco: un 𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗔𝘀𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗜𝗱𝗿𝗼𝗴𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 (𝗣𝗔𝗜) 𝗱𝗮𝘁𝗮𝘁𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟮 che descrive con precisione quasi profetica i rischi del versante occidentale della collina di Niscemi. Il documento parla chiaro di “processi morfologici intensi”, “forte attività erosiva”, “movimenti ancora attivi” lungo le strade provinciali. In pratica, 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗿𝗮𝗻𝗮 𝗮𝗻𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮.

Le spaccate non risparmiano nemmeno il santo di Marineo

Spaccata sacrilega. Così ieri la Matrice, di lato don Francesco Calvaruso e il sindaco Franco Ribaudo

Un furto sacrilego messo a segno a ridosso della festa del santo patrono, in programma sabato, una delle ricorrenze religiose più sentite a Marineo. I ladri, probabilmente in due, hanno forzato la teca protettiva all’interno della Chiesa Madre dei Santi Ciro e Giorgio portando via diversi oggetti in oro e lasciando sgomento l’intero paese. I due avrebbero agito con i volti parzialmente coperti da cappellino e cappuccio per evitare di essere riconosciuti. 

Dopo aver scardinato una grata con un piede di porco, i malviventi hanno colpito con una mazza il vetro antisfondamento che proteggeva gli ex voto dedicati a San Ciro fino a mandarlo in frantumi. Attraverso il foro sono riusciti ad afferrare i monili collocati sul ripiano centrale: collane, medaglie, anelli e bracciali donati nel corso degli anni dai fedeli come segno di devozione e riconoscenza. 

Il valore economico del bottino è ancora in fase di accertamento: la parrocchia sta completando l’inventario per stabilire con precisione quanti e quali preziosi siano stati portati via. Le indagini sono state affidate ai carabinieri di Marineo, con il supporto del nucleo operativo della compagnia di Misilmeri. Gli investigatori hanno effettuato i rilievi all’interno della chiesa alla ricerca di eventuali tracce biologiche o impronte e stanno analizzando le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti sia all’interno dell’edificio che all’esterno, nella zona di piazza Sigolene e lungo le possibili vie di fuga, per cercare di individuare i responsabili.

martedì, gennaio 27, 2026

Un forte abbraccio solidale ai cittadini niscemesi!

Il paese in provincia di Caltanissetta è isolato. Il capo della Protezione civile nazionale: evacuati in aumento. La frana continua i soccorsi sotto la pioggia battente. 
(La Repubblica, 27/1/2026)


Perché ricordare è una forma di resistenza

La Sala dei Nomi al memoriale dell'Olocausto di Gerusalemme 

Il Giorno della Memoria fu istituito per non dimenticare le vittime della Shoah. Ma questa data è anche un invito all'esercizio della responsabilità. Per opporsi al disprezzo dei social con la Storia

DI MICHELA PONZANI

«Cara, sono vivo. Sono arrivati i russi. Porterò (spero) in Italia il numero di matricola tatuato sul braccio sinistro, documento di infamia non per noi, ma per coloro che ora cominciano ad espiare. Ma la maggior parte dei miei compagni portano, nelle carni, più gravi segni delle sofferenze patite». Con queste parole, scritte il 27 gennaio 1945, Primo Levi comunicava alla sua amica Bianca Guidetti Serra, di essere sopravvissuto al lager di Auschwitz-Birkenau. Era stata una spia italiana a venderlo ai nazisti, nel dicembre 1943, per la sua attività di partigiano combattente nelle brigate del Partito d'azione. E ora, per chi come lui aveva sofferto la deportazione, iniziava la lunga marcia per tornare nel mondo dei vivi. Un infinito, logorante cammino, che obbligava a ridiscendere in un limbo fatto di ricordi indicibili e a trasformare l'orrore in un testamento per le generazioni future (anche a costo di rivivere l'abisso). 

Per Primo Levi e tanti come lui, era stata la fiaccola della lotta antifascista, a dare alle gambe la forza per non crollare. Attraversare mezza Europa di patrie e confini, fra le macerie della guerra totale, ma avendo in tasca il sogno di una nuova Patria fondata su libertà, giustizia sociale, rispetto dei diritti umani. 

Impastato, giovedì 29, ore 9,30, a “Casa Felicia”, a Cinisi, iniziativa su “Memoria, democrazia, diritti, antimafia sociale”. Sarà firmato un protocollo d’intesa tra Cgil nazionale e ”Casa Memoria”




Concluderà la manifestazione Lara Ghiglione, della segreteria nazionale Cgil

Palermo 27 gennaio 2026 - Cinisi, appuntamento giovedì 29 gennaio, alle ore 9.30, a “Casa Felicia” per un’iniziativa della Cgil nazionale dal titolo “Memoria, democrazia, diritti, antimafia sociale”. “Casa Felicia” in contrada Napoli, è un bene confiscato nel 2010 e ristrutturato nel 2014. L’incontro intende approfondire la riflessione sulla gestione dei beni confiscati alla mafia e sul loro uso sociale, a partire proprio dal bene che fu confiscato a Gaetano Badalamenti.

Il percorso di impegno contro la mafia che la Cgil condivide da anni con l’associazione “Casa memoria Felicia e Peppino Impastato” si rafforzerà in un’intesa: giovedì sarà infatti presentato e siglato un protocollo di collaborazione, che prevede la nascita di un coordinamento composto da rappresentanti della Cgil e dell’associazione. Un protocollo incentrato sulla formazione, per rafforzare la capacità del sindacato e della società civile di contrastare il fenomeno mafioso sempre più pervasivo in Sicilia e in tutto il Paese e per mantenere viva la memoria dell’impegno civile di Felicia Bartolotta e di suo figlio Peppino, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, e di tutte le vittime innocenti di mafia.

Da Corleone a Rimini e ritorno con una medaglia d’oro e tre d’argento per i piccoli atleti della Palestra Jppon


Quattro atleti della A.S.D. Palestra Jppon di Corleone hanno partecipato, domenica 25 gennaio alla competizione internazionale denominata 1• friendship 
International Igea Marina, a Rimini ottenendo ottimi risultati.

Si tratta di Antonino Gariffo 7 anni, Cat 6-7 anni Bianca; Ginevra Gariffo 9 anni, Cat 9 anni Bianca; Edoardo Vitale 7 anni, Cat 7-9 anni gialla arancio; Angelo Savona 10 anni, Cat 10-13 arancio.

Questi giovani atleti della Jppon, accompagnati dal Maestro Giovanni Salpietra e dai genitori, sono saliti sui gradini più alti del podio, classificandosi come segue:

Pubblichiamo una breve biografia di Padre Ennio Pintacuda (Prizzi, 9 marzo 1933 – Palermo, 4 settembre 2005) - Gesuita e Scrittore

Il gesuita padre Ennio Pintacuda 

GIACOMO GRECO

Padre Ennio Pintacuda nacque a Prizzi (PA), il 9 Marzo 1933. Terzo di quattro figli, fu accettato a 15 anni come novizio della Compagnia di Gesù, a Bagheria, il 10 marzo del 1948. Il 15 agosto del 1967 pronunciò i suoi ultimi voti che l'hanno legato definitivamente alla Compagnia di Gesù.

Laureato il 12 Novembre 1959 in giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano, studiò teologia all'Università Gregoriana di Roma dove si laureò il l3 Giugno 1964. Negli anni 1965-66 si specializzò in Sociologia dell'Organizzazione presso l'ISAP (Istituto per la Scienza della Pubblica Amministrazione di Milano) e nell'anno accademico 1967-68 si specializzò in Sociologia Politica presso la New York University.

(Ringrazio Giacomo Greco che ci ha dato l’autorizzazione di pubblicare questa sua nota - dp)

Referendum, l’appello del cardinale Zuppi (Cei): “Andate a votare, l’autonomia dei magistrati è essenziale”

Il presidente della CEI Matteo Maria Zuppi

Il presidente della Cei si espone sulla riforma della Giustizia, invitando a un voto consapevole: "Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto”

Andare a votare per l’autonomia dei magistrati, che è essenziale. È in sintesi la riflessione del cardinale Matteo Zuppi,presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), che così ha espresso di fatto la posizione della Chiesa sulla separazione delle carriere in magistratura. I vescovi, dunque, scendono in campo in vista del referendum del prossimo 22 e 23 marzo. In occasione dell’introduzione dei lavori del Consiglio episcopale, Zuppi ha esortato i fedeli apartecipare al referendum previsto per il prossimo marzo, ma ha anche lanciato un messaggio chiaro sulla necessità di riflettere sulle implicazioni che questa riforma avrà per il futuro della giustizia e della democrazia nel Paese. Contro la riforma Nordio nel giro di pochi giorni sono state raggiunte oltre 500mila firme.

lunedì, gennaio 26, 2026

Il coraggio di un giornalista, ricordando Mario Francese


Piero Grasso
PIERO GRASSO

Mario Francese iniziò a lavorare al "Giornale di Sicilia" nel 1960, occupandosi di cronaca giudiziaria. Piano piano si fece strada nel mondo del giornalismo, fino a trovarsi davanti a una scelta: continuare il lavoro sicuro alla Regione o seguire la sua vocazione. Scelse il giornalismo.

I suoi articoli non lasciavano spazio a mezze parole, faceva nomi e cognomi. Raccontava come la mafia controllasse i grandi lavori pubblici a Palermo, come politica, imprenditoria e criminalità fossero un unico sistema che arricchiva pochi e soffocava un'intera città. Fu l'unico giornalista a intervistare Ninetta Bagarella, allora fidanzata di Totò Riina.

domenica, gennaio 25, 2026

NO o SI al referendum sulla giustizia? Intervengono Leoluca Orlando ed Enzo Bianco


Leoluca Orlando 

Leoluca Orlando «Vogliono condizionare i magistrati inquirenti»

Viaggia a vele “politiche” verso i 79 anni (il primo agosto), dopo aver solcato i mari tumultuosi della profonda Prima Repubblica. Sindaco di Palermo a 38 anni, Leoluca Orlando - come l’Araba fenice - con un colpo di reni si è paracadutato nel parlamento europeo trovando un varco nell’ala sinistra. Oggi è deputato a Bruxelles con Avs

On. Orlando, separazione delle carriere, due Csm (uno per i pubblici ministeri e l’altro per i giudici), un’Alta Corte disciplinare. Non sarà la riforma perfetta ma, secondo il centrodestra, può rappresentare un argine alla deriva delle correnti dei magistrati. O vanno bene i Palamara di turno? D’altronde anche nel Pd c’è un’area riformista che voterà “Sì” al referendum, si sono esposti in questo senso politici di lungo corso come Cesare Salvi e Claudio Petruccioli, Enzo Bianco. Sono “compagni” che sbagliano? 

I 39 ospedali di Comunità. Più infermieri e meno medici


Andrea D’Orazio

Più infermieri e operatori sanitari che camici bianchi, visto che si tratta di strutture a bassa intensità di cura, e una dotazione di posti letto che va da un minimo di 15 fino a un massimo di 40 unità. Sono alcune delle linee guida tracciate nel decreto che indirizza l’assetto organizzativo e operativo dei 39 Ospedali di Comunità previsti in Sicilia entro il 30 giugno 2026: una sorta di vademecum che arriverà ad Asp e ospedali domani mattina, firmato dall’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni con la regia del dipartimento della Pianificazione strategica timonato da Salvatore Iacolino. 

Il documento, in linea con il modello di medicina territoriale impostato da Roma, precisa subito le funzioni delle nuove strutture, concepite per offrire un servizio intermedio tra l’assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero per pazienti che, a seguito di episodi acuti di lieve entità o di una riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di trattamenti potenzialmente erogabili a domicilio, ma sotto sorveglianza infermieristica continuativa (anche nelle ore notturne) non garantibile presso l’abitazione. Tra i casi contemplati, solo per fare alcuni esempi, i pazienti post-ictus in fase di

A Caltavuturo i contadini chiedevano pane e lavoro, ma furono “saziati” di piombo. Abbiamo ricordato le vittime della strage del 20 gennaio 1893


DINO PATERNOSTRO

È stato emozionante ieri pomeriggio partecipare alla manifestazione per ricordare i caduti della strage di Caltavuturo del 20 gennaio 1893, il giorno di San Sebastiano. Dopo diverse manifestazioni commemorative organizzate tra il 2012 e il 2016 (fu intitolata ai fasci una piazza di Caltavuturo), nell’ultimo decennio le iniziative si sono interrotte. Sono contento che ieri siamo riusciti a riprenderle (c’ero io per la Cgil, l’Anpi, Antonello Cracolici presidente della commissione regionale antimafia, Antonino Romana, presidente della Consulta giovanile del centro madonita, Dario Librizzi, autore de “La Sicilia insorta”, un interessante volume sui Fasci siciliani, Luca Livecchi della Coop “Verbumcaudo”, coordinati da Nino Musca, con cui nel 2012 abbiamo iniziato questo interessante percorso). Interessante l’intervento di Pippo Furnari, originario di Lercara Friddi, un altro comune teatro della strage di Natale del 25 dicembre 1893. 

Quel giorno di 133 anni fa i contadini manifestavano per chiedere il diritto a coltivare le “terre comuni”, usurpate dai padroni del municipio. Ma una truppa di carabinieri, militari e guardie campestri (tra cui qualche mafioso) si era radunata con l’ordine di bloccare i lavoratori.

venerdì, gennaio 23, 2026

Alle radici della violenza dei giovani


di Giuseppe Savagnone

Inadeguate misure repressive

Gli ultimi gravi episodi di violenza da parte di ragazzi nei confronti di loro coetanei – il più eclatante è stato quello della scuola di La Spezia – hanno riproposto all’opinione pubblica il problema di una nuova generazione che sembra avere perduto il senso dei limiti.

Sotto la spinta della Lega, il governo lo sta interpretando nella prospettiva della lotta contro gli stranieri irregolari e punta a una stretta sul pacchetto sicurezza. Il Carroccio vuole introdurre una normativa per i giovani stranieri che violano le leggi. Basta ricongiungimenti familiari facili, taglio dei benefici dell’accoglienza per i ragazzi che commettono reati, rimpatri più efficaci per i minori arrivati in Italia senza parenti.

MATTARELLA A PALERMO, LA CERIMONIA NELLO STABILIMENTO DELLA FINCANTIERI

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella


Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato nello stabilimento della Fincantieri a Palermo. Ad accoglierlo il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il vice presidente dell’Assemblea regionale Nuccio Di Paola, il sindaco Roberto Lagalla e il prefetto Massimo Mariani

A fare gli onori di casa il presidente e l’amministratore delegato di Fincantieri, Biagio Mazzotta e Pierroberto Folgiero. Il Capo dello Stato si è recato nell’area scalo di costruzione e nel molo Martello dove il direttore dello stabilimento Marcello Giordano gli ha descritto l’attività del cantiere navale e i lavori per la realizzazione del traghetto Costanza I di Sicilia e la nave Tritone. (CLICCA PER IL VIDEO)

Mafia, web, soggiorno “obbligato”. Ma la comunità di Corleone non ha il diritto di essere difesa?


Non c’è dubbio che l’accesso alle piattaforme web vadano regolamentate e che debbano esserci limitazioni chiare sui contenuti da divulgare. Non si tratta di invocare censure, ma di pretendere responsabilità e aderenza allo spirito della nostra Costituzione. 

Purtroppo a dare il cattivo esempio è lo Stato, che qualche anno fa ha permesso l’accesso a Rai 1 a Salvuccio Riina, intervistato senza sostanziale contraddittorio dal giornalista/non giornalista Bruno Vespa, per pubblicizzare il suo libro. Ovvio che adesso il Riina continui su questa strada utilizzando tutti gli altri strumenti in voga sul web.

Che poi Maria Concetta Riina, finita in carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso, venga scarcerata dal giudice di Firenze ed inviata ad una sorta di “soggiorno obbligato” a Corleone, appare davvero esilarante. La comunità di Corleone non ha il diritto di essere difesa? Che ha fatto di così terribile questa città per meritare tutto questo? Lo chiediamo al ministro degli interni Piantedosi e al ministro di giustizia (?) Nordio, sempre pronti a pontificare su tutto. (dp)