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| Impastato davanti a un murale |
IL RACCONTO. "Peppino mi chiese di non essere ripreso ma era lui al centro di un percorso di novità che è ancora attuale"
DI SALVO PALAZZOLO
Peppino non amava essere fotografato — sussurra Paolo Chirco — me lo disse chiaramente una volta e rispettai questa sua volontà, ma era inevitabile la sua presenza nelle immagini che scattavo». Paolo aveva 21 anni in quei giorni del 1976 pieni di iniziative del tutto nuove per Cinisi, un paesino come tanti della provincia di Palermo dove però viveva il mafioso più importante della Sicilia, Gaetano Badalamenti. «Ma questo ancora non lo sapevamo», dice Paolo. «Peppino Impastato e i suoi compagni organizzavano un'iniziativa dopo l'altra con il Circolo "Musica e cultura". Concerti, mostre, pièce teatrali. E io iniziai a fotografare ogni momento, così per gioco, per passione. Se qualche volta non lo feci è perché mi mancavano gli spiccioli per il rullino».










































