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| Giuseppe Governali (ph. Mario Cuccia) |
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| Nino Gennaro |
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| Biagia Birtone |
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| Giuseppe Governali (ph. Mario Cuccia) |
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| Nino Gennaro |
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| Biagia Birtone |
Pubblichiamo un bellissimo scritto della scrittrice e insegnante Viola Ardone oggi su La Stampa. Ne vale la pena.
VIOLA ARDONE
Stamattina in classe abbiamo visto un bel film di qualche annetto fa tratto da un libro altrettanto bello, apprezzato tutti insieme durante l’ora di lettura. Parlano, libro e film, di un anziano giornalista di Lisbona che vive un po’ supinamente e con innocente indifferenza l’avanzata del regime di Salazar in Portogallo.
Le ultime immagini del film però ci mostrano il volto rugoso e fiero del dottor Pereira, interpretato da Marcello Mastroianni per l’ultima volta sullo schermo, che cammina per le strade della sua città, in fuga dalla dittatura e dalla sua vita passata, dopo aver compiuto un atto coraggioso, anzi rivoluzionario.
(DIRE) Bologna, 7 feb. - "Una mia cara amica vota 'sì'. Perché? Perché vuole sapere chi è stato a Garlasco. La mia amica, se ha studiato un po', avrà capito che Garlasco non si risolve votando sì". Perché, spiega il giallista Carlo Lucarelli al Teatro Testoni a Bologna, dove questa mattina si è tenuta un'assemblea pubblica organizzato dal Comitato società civile per il “No” al referendum sulla riforma della giustizia, "non c'è, non ci sono le risorse, non c'è nulla che risolve quei problemi fisici e concreti che sono i problemi della nostra magistratura e della giustizia in Italia".
Lucarelli è uno dei volti del fronte del “no”, che oggi si sono avvicendati sul palco del Testoni: Giuliano Turone, il magistrato che nel 1981 sequestrò nella villa aretina di Licio Gelli l'elenco degli iscritti alla P2 e altro materiale scottante relativo alla loggia deviata, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, Paolo Bolognesi, presidente emerito dell'associazione dei familiari delle vittime del 2 Agosto e presidente del comitato bolognese Società civile per il “no” nel
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| Leoluchina Sorisi |
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| Placido Rizzotto |
DINO PATERNOSTRO
«Io fidanzata di Placido Rizzotto? Assolutamente no. Certo, lo conoscevo, veniva spesso a casa nostra perché era amico fraterno di mio nipote, Vincenzino Benigno. Ma tra me e lui non c’è mai stato niente, nessuna storia».
Comincia così la conversazione con
Leoluchina Sorisi, la donna che da quasi sessant’anni viene indicata come la fidanzata "segreta" di Rizzotto, il segretario della Camera del lavoro di Corleone, sequestrato e assassinato dalla mafia di Michele Navarra e Luciano Liggio, la sera
del 10 marzo 1948. Il sequestro del capolega corleonese avvenne davanti la chiesa di San Leonardo. Quella sera, Liggio e i suoi "picciotti" lo trascinarono a forza su una «Fiat 1100» scura, che partì, sgommando, verso un casolare di contrada "Malvello". Qui fu picchiato a sangue e poi ucciso. Il suo cadavere venne
successivamente buttato in una "foiba" di Rocca Busambra, il "cimitero" della mafia. Venne trovato, nel dicembre del ‘49, dall’allora capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, che denunciò quali autori del delitto Luciano Liggio,
Pasquale Criscione e Vincenzo Collura, assolti per insufficienza di prove in tutti i gradi di giudizio.
Ma si racconta, addirittura, che lei abbia pronunciato la frase “Mangerò il cuore a chi ha assassinato il mio Placido!"
La Sanità in Sicilia si trova in una fase di sconvolgimento organizzativo e operativo, sospesa tra riforme profonde, criticità strutturali e una domanda assistenziale crescente che satura un sistema reso fragile da anni di instabilità gestionale, discontinuità programmatoria e crescente sfiducia dei cittadini.
Le difficoltà non riguardano solo la Regione ma si inseriscono in un quadro nazionale che soffre le conseguenze di un sottofinanziamento protratto nel tempo. Negli ultimi anni la spesa pubblica per la salute è aumentata, ma l’Italia continua a investire meno rispetto ai principali paesi europei. Nel 2025 si è attestata al 6,3% del PIL, una percentuale inferiore alla media dell’Unione Europea e dell’area OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Questo ritardo ha indebolito l’infrastruttura sanitaria, soprattutto nelle regioni con una popolazione più fragile e con una minore capacità di attrazione di personale.
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| Padre Giovanni Calcara |
Tommaso d’Aquino a suo agio tra i miliardari. Nella società attuale in cui mai come prima, non solo nei fatti particolari ma anche nelle teorizzazioni generali, la libertà viene confusa con la licenza, accade che le parole di un gruppo di super ricchi facciano ripensare alle riflessioni del santo che 160 anni fa veniva iscritto, quale «primo della lista in ordine di importanza», nel volume Gli scrittori politici italiani dello storico e politico Giuseppe Ferrari, anche se socialista con fama anticlericale. Sembra interessante, dunque, prendere spunto dalla lettera aperta che quasi 400 milionari di 24 Paesi hanno inviato ai leader riuniti a Davos poche settimane fa per rileggere, oltre a tutti i pronunciamenti sulla Dottrina sociale dei Papi di età moderna, le parole del frate domenicano teologo, filosofo, giurista tra i più influenti della storia occidentale.
Le Olimpiadi nascono per unire
«Le Olimpiadi nascono per unire, non per dividere. Il Comitato Olimpico Internazionale ha più volte ribadito che lo sport deve restare uno spazio neutrale, fondato su rispetto, dialogo e convivenza pacifica. Inserire criteri politici nella partecipazione degli atleti significa minare uno dei pilastri fondamentali del movimento olimpico (…). La funzione delle Olimpiadi non è giudicare i governi, ma offrire agli atleti un terreno di confronto leale e universale».
Queste parole, del blog israeliano (ma in lingua italiana) «Israele 360», riassumono bene lo spirito olimpico, che in questi giorni molti esponenti della politica e del giornalismo hanno fatto a gara ad evocare, ricordando come le origini di queste manifestazioni si possano fare risalire all’antica Grecia, dove esse comportavano la sospensione di tutte le attività belliche.
In un mondo ultimamente martoriato da aspri conflitti politici e militari, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina rappresentano agli occhi di molti una bella occasione per riscoprire, in nome del valore universalmente umano dello sport, ciò che unisce gli abitanti del nostro pianeta, mettendo finalmente da parte, almeno in questi giorni, ciò che li divide.
Un questionario sulla scuola
Ha suscitato vivaci polemiche l’iniziativa di Azione Studentesca, l’organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia, che, attraverso un QR Code contenuto in manifesti e volantini, ha sottoposto a studentesse e studenti di diverse città italiane una serie di domande, con lo scopo di fornire un «rapporto nazionale sulla situazione della scuola italiana».
Fra i vari punti del questionario ce n’era uno, che ha dato origine alle proteste, dedicato alla «Politicizzazione delle aule». In esso si chiedeva: «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?». In caso di risposta positiva, la domanda successiva era: «Descrivere uno dei casi più eclatanti».
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| Il Policlinico di Palermo |
Le parole del dott. Caradonna, anestesista rianimatore che vive quotidianamente la realtà della corsia, trovano la nostra piena condivisione. Le problematiche sollevate non sono semplici rivendicazioni di categoria, ma il grido d'allarme di chi vede il diritto alla salute soccombere sotto il peso di una gestione che appare sempre più distante dalle necessità reali.
Sanità a due velocità e investimenti necessari

Già presidente di sezione della Cassazione, aveva 95 anni. Le condanne cassate ai boss. Imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato sempre assolto
DI LIRIO ABBATE
Corrado Carnevale è morto, ma le sue sentenze restano. E con esse una pagina opaca, forse la più scivolosa, della storia della nostra giustizia. La morte non rappresenta una assoluzione. Non per chi ha tenuto in mano la leva più alta del giudizio penale e l'ha usata come un coltello affilato. Tagliando processi, svuotando condanne. Un uomo solo, in cima alla Cassazione, che decideva se i mafiosi dovevano restare in carcere o tornare a comandare. E spesso tornavano. Lo chiamavano l'ammazzasentenze. Perché i processi agli uomini di Cosa nostra evaporavano, una volta giunti da lui. Bastava un refuso, una virgola, una data sbagliata. Tanto era sufficiente. E le condanne, anche quelle agli ergastoli dei boss, venivano annullate. Carnevale lo faceva in nome della forma. Ma la sostanza la capivano tutti: la mafia poteva dormire sonni tranquilli.
DI ILARIA ZAFFINO
Tutti conosciamo quei «tornanti decisivi e sanguinosi» della storia, in cui il corso degli eventi cambia improvvisamente. Svolte epocali rimaste nella nostra memoria come la Rivoluzione inglese del Seicento e poi, ancora, quelle americana e francese del Settecento. Ma prima? Non c'erano state forse altre rivoluzioni degne di nota, prima? In realtà, la storia d'Europa è piena di momenti critici in cui una moltitudine di persone prova a cambiare un futuro che non piace. A raccontarlo nello stile avvincente che lo contraddistingue e che ne ha fatto uno dei divulgatori più amati, anche sul web, proprio per la sua capacità di ricostruire eventi accaduti secoli fa in modo accessibile e coinvolgente, è lo storico Alessandro Barbero nel saggio All'arme! All'arme! I priori fanno carne!, in edicola domani con Repubblica.
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| Pio La Torre |
Il 4 febbraio 1976, 50 anni fa, Pio La Torre e Cesare Terranova consegnavano la Relazione di minoranza alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno mafioso. Fu un atto di rottura: una diagnosi impietosa della struttura di potere che teneva – e in parte tiene ancora – la Sicilia dentro un sistema di complicità, connivenze, opportunismi e interessi incrociati.
Terranova nel 1979 e La Torre nel 1982 pagarono con la vita la lucidità di una lettura e di una proposta di azione che sfidavano non solo la criminalità, ma anche gli equilibri consolidati della politica e dell'economia siciliana.
C’è ancora molto da fare su questo versante, lo dimostrano i dati diffusi dal Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, che confermano una riduzione dei comportamenti improntati allo spreco nel nostro Paese, ma evidenziano ancora un volume di cibo sprecato molto, troppo elevato. Risulta ancora lontano l’obiettivo di dimezzare lo spreco entro il 2030, così come auspicato dalle Nazioni Unite.
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| Antonio Craxì |
Per molte malattie, l’intervallo che separa la comparsa dei sintomi dalla presa in carico effettiva del paziente non è una variabile accessoria, ma un determinante primario dell’esito clinico. In altre parole, quando si parla di patologie tempo-dipendenti, non è solo cosa si fa, ma quando lo si fa a determinare chi vive e chi muore.
Infarto miocardico acuto, ictus ischemico, emorragie maggiori, sepsi e traumi gravi condividono un principio semplice e brutale: ogni minuto perso è tessuto perso, funzione persa, vita persa. La letteratura scientifica recente è inequivocabile. Per l’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), le linee guida europee ribadiscono che il tempo “first medical contact–to-balloon” dovrebbe essere inferiore a 90 minuti, e che ogni ritardo di 30 minuti aumenta la mortalità a un anno di circa il 7–8%. Studi osservazionali su grandi registri europei e nordamericani mostrano una relazione quasi lineare fra tempo all’angioplastica primaria e sopravvivenza.
L’elezione del nuovo responsabile dei dirigenti medici e sanitari del Policlinico si inserisce nel più ampio percorso di rafforzamento e riorganizzazione della rappresentanza sindacale della dirigenza medica e sanitaria, avviato dalla Fp Cgil Palermo, in continuità con le battaglie per la tutela del lavoro e per la difesa della sanità pubblica.

Franco Gabrielli, 65 anni, ha guidato la polizia di Stato dal 2016 al 2021
DI CARLO BONINI
Da quando si azzardò a prendere parola con cognizione di causa sul caso Ramy, l'ex capo della polizia Franco Gabrielli è diventato il fantasma di Banco della destra. E, anche per questo, l'uomo cui tirare a palle incatenate per accreditare la necessità di una nuova stagione liberticida della sicurezza e dell'ordine pubblico. Per accreditare l'idea che c'è stato un "prima" di smidollata compiacenza rossa, anche ai vertici degli apparati di sicurezza, con ogni genere di deriva politica violenta e di sostanziale arrendevolezza a ogni emergenza sociale: migranti e sicurezza urbana su tutte. E che è dunque giunta l'ora di togliersi i guanti. Ancora sabato scorso, mentre non si erano ancora diradati i fumi della guerriglia in corso Regina Margherita a Torino, e il ministro dell'Interno Piantedosi evocava pericoli di rinascente «terrorismo» e «insurrezione», un deputato leghista, tale Anastasio Carrà, dettava alle agenzie queste parole: «Invece di straparlare, Gabrielli chieda scusa. Il suo odio per le divise è alla base dei suoi fallimenti».
Gabrielli, cosa ha pensato guardando le immagini delle violenze a Torino?
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| Don Cosimo Scordato |
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| Don Francesco Romano |
In questi tempi di sconvolgimenti socio-politici e antropologici, se qualche ragazzo ci chiede che cosa sta avvenendo, riconosciamo che la domanda è pertinente ma la risposta non è agevole. Ciononostante offriamo qualche indicazione.
La prima indicazione è che il nostro tempo (dall’ultimo dopoguerra), si caratterizza per l’acquisizione dei diritti fondamentali della persona umana (Onu 1948), dei diritti dei lavoratori (nei vari statuti nazionali) e dei bambini (Onu 1989). Il passato aveva coltivato l’idea piramidale dell’onore proponendo una scala di persone ‘onorevoli’ per ceto sociale ed economico, importanza di titoli nobiliari e simili. La nostra società, invece, riconosce la fondamentale uguaglianza di ogni cittadino al di sopra di ogni altra qualificazione.
Ieri a Partinico con gli studenti delle scuole superiori e i loro docenti, la Cgil, l’Associazione INIKON, il Centro di sviluppo creativo “Danilo Dolci” (erano presenti i figli Amici e Daniela), e l’Anpi, col patrocinio del comune, abbiamo ricordato lo sciopero alla rovescia attuato il 2 febbraio 1956 a Partinico dal sociologo Danilo Dolci, dal segretario della Camera del lavoro Turiddu Termine e da tanti operai e contadini.
Per quello sciopero - abbiamo sottolineato - Dolci, Termine ed altri 5 operai furono arrestati, processati e condannati. Abbiamo detto che Dolci, Termine e gli altri sono stati bravi, coraggiosi e giusti. Quindi lo Stato di allora, il cardinale Ruffini, arcivescovo di Palermo, (che definiva Dolci e i comunisti “nemici della Sicilia) e i reazionari d’allora furono vigliacchi e ingiusti.
La collaborazione della Banca Centrale con lo storico Liceo corleonese assicurerà un valore aggiunto ad un’importante attività di sperimentazione che, avviata da appena un anno, punta ad inserire nel profilo educativo e culturale dell’indirizzo scientifico l’insegnamento dell’economia e della matematica applicata.
Fabio Geraci
L’allarme arriva dall’aula magna del palazzo di giustizia, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. A lanciarlo è il procuratore capo, Maurizio de Lucia, che mette in guardia da una lettura rassicurante dei numeri su Cosa nostra. «Qualcuno ha la tentazione di dire che la mafia è superata ed è ormai una delinquenza di straccioni. Io ho il dovere di ricordare i risultati che abbiamo ottenuto quest’anno», premette, richiamando l’attività della Direzione distrettuale antimafia. Ma il punto, chiarisce subito, è un altro. Nonostante le denunce per associazione mafiosa siano calate da 90 a 80 (-11%) e la flessione del 4% i casi di estorsione, «Cosa nostra è dietro l’angolo, pronta a continuare le sue attività criminali e capace di guardare al futuro».
Danilo Dolci, Turiddu Termine ed altri vennero arrestati e processati. Al loro fianco e a loro sostegno si levarono le voci più influenti del Paese. Si schierarono al loro fianco e furono difesi in tribunale da Piero Calamandrei, autore di un’arringa memorabile. Si stava processando non solo i manifestanti, ma la Costituzione stessa, l’art. 4 della Costituzione, che recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
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| L’intervento di papas Sepa Di Miceli |
DINO PATERNOSTRO
Una cattedrale di San Demetrio gremita da una folla delle grandi occasioni ha accolto oggi pomeriggio a Piana degli Albanesi i funerali di Serafino Petta, uno degli ultimi testimoni della strage di Portella della ginestra, scomparso ieri all’età di 94 anni.
Piana è uno dei comuni arbëreshë di Sicilia dove si parla ancora la lingua albanese. Anche le cerimonie religiose, come i funerali, si celebrano in lingua arbëreshë, con una liturgia cantata, secondo il rito greco-bizantino. Insieme alla moglie, ai figli di Serafino, erano presenti tanti amici e parenti e diverse delegazioni delle organizzazioni vicine a Serafino Petta: l’Associazione familiari delle vittime della strage di Portella, la Cgil di Piana di Palermo e siciliana, lo Spi, l’Associazione Libera, l’Anpi, la cooperativa sociale “Placido Rizzotto”, il Partito democratico. Era presente anche il sindaco Rosario Petta.
ROMA - La firma da parte di Donald Trump di un decreto che stabilisce che gli Stati Uniti potrebbero imporre dazi doganali ai paesi che vendono petrolio a Cuba è stata definita da L'Avana "un atto brutale di aggressione".
"Denunciamo davanti al mondo questo atto brutale di aggressione contro Cuba e il suo popolo, sottoposto da oltre 65 anni al blocco economico più lungo e crudele mai applicato a un'intera nazione, che ora si promette di sottoporre a condizioni di vita estreme", ha denunciato su X il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez.
ANSA.it, 30 gennaio 2026
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| Il luogo dell’incidente di stamattina |
All’Assessore regionale delle Infrastrutture e della Mobilità On. Alessandro Aricò, dipartimento.infrastrutture@certmail.regione.sicilia.it
Al Responsabile Struttura Territoriale Sicilia Ing. Nicola Montesano - anas.sicilia@postacert.stradeanas.it
Oggetto: Grave pericolosità stradale SS 121 – viadotto “Coda di Volpe”.
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| Petta, Nicosia e Schirò |
Mario Nicosia, Giacomo Schirò e Serafino Petta: li ho conosciuti tutti e tre questi straordinari combattenti e custodi della memoria della strage di Portella della ginestra.
Li ho incontrati tante volte a Piana, a Portella, con i giovani dei campi di lavoro antimafia a Corleone. Ed ogni volta era una festa: abbracci, baci, pacche sulle spalle. E ogni volta raccontavano la tragedia vissuta a Portella della ginestra quel terribile primo maggio del 1947. Undici morti, tanti feriti, l’orrore negli occhi di tanti ragazzi come Mario, Giacomo e Serafino.
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| Serafino Petta a Portella della ginestra |
"Oggi ci ha lasciato il compagno Serafino Petta, testimone diretto e sopravvissuto alla strage di Portella della Ginestra - dichiarano Maria Modica, responsabile della Camera del Lavoro di Piana degli Albanesi, il segretario generale della Cgil Palermo Mario Ridulfo e Francesco Petrotta, dell'associazione Portella della Ginestra - La sua vita è stata segnata da una delle pagine più tragiche della nostra storia, che Serafino ha saputo trasformare in memoria viva, impegno civile e testimonianza di verità e giustizia. Con la sua voce e la sua presenza ha contribuito a mantenere vivo il ricordo delle vittime e il valore della lotta per i diritti, la democrazia e la dignità del lavoro".
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| La firma del protocollo d’intesa |
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| Mario Ridulfo |
DANIELA ZERO
Stamani a Cinisi, presso “Casa Felicia”, un bene confiscato alla mafia nel 2010 e ristrutturato nel 2014, la Cgil ha firmato un protocollo di collaborazione con l’associazione “Casa memoria Felicia e Peppino Impastato”.Memoria, democrazia, diritti e antimafia sociale sono le parole chiave al centro dell’iniziativa.