martedì, marzo 24, 2026

Le città del Sud, i giovani e la difesa della Costituzione: ecco perché ha vinto il "no"

Diego Motta

Una nuova “questione meridionale” si aggira per l’Italia. Il “no” ha fatto il pieno nelle regioni del Mezzogiorno, tanto temute alla vigilia dalla maggioranza di governo. 

I numeri sono impressionanti e descrivono una valanga di voti contrari alla riforma, che è partita nelle grandi città e ha dilagato un po’ ovunque: a Napoli i contrari alla riforma sono stati addirittura il 75%, a Palermo il 69%, a Bari il 62%, a Roma il 60%. Il traino sulle Regioni è stato fortissimo e ha pesato, in percentuale, ancor di più di quello, in un certo modo scontato, delle cosiddette regioni “rosse”, Emilia Romagna e Toscana, peraltro decisive nella fase iniziale della campagna elettorale, quando questi territori hanno creato la base e il mood necessario per la rimonta, visto il vantaggio iniziale favorevole allo schieramento del "sì". Anche Genova e Torino (in entrambi i casi il “no" ha raggiunto il 64%) e la stessa Milano (58% per i “no”) hanno confermato che l’ostacolo più grosso alla riforma è arrivato dalle metropoli.

L’effetto giovani sul voto

ATTENZIONE: C'E' SEMPRE UN DOMANI


di Daniele Billitteri

C’è un dato dei risultati del referendum che, a mio giudizio, è meritevole di qualche considerazione: il no ha stravinto nelle regioni meridionali e nelle grandi città. Oltre il 60 per cento in Sicilia, regione di grandi plebisciti (ricordate il 61-0 dell’Era Micciché?), il 65 per cento in Campania: un risultato che dice innanzitutto che questi del governo non possono fare quello che vogliono perché a un certo punto c’è chi, dopo anni di “sonno elettorale” si sveglia e gli dice NO. Ottimo.  

Ma sarebbe un errore che l’opposizione ci mettesse l’intero cappello considerando questo risultato come un viatico per una prossima vittoria elettorale. Hanno votato i ragazzi che a votare non ci andavano, magari facilitati dal fatto che stavolta bastava  stare da una parte o dall’altra. Ma le politiche… troppo complicato: chiedete a un ragazzo che differenza c’è tra Bonelli e Fratoianni, che ormai sembrano Gianni e Pinotto. Elly e Conti? Ma se passano il tempo a litigare? Ripeto: troppo complicato per l’istintivo manicheismo giovanile capace di "fluid” solo quando si tratta di “gender”. L’analisi dei flussi dice che gli over 55 si sono divisi praticamente a metà con un pelo a favore del SI.

L'onda popolare ferma l'arroganza del potere


DI EMILIANO FITTIPALDI

«La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare». La frase di Piero Calamandrei, che il tempo e la retorica hanno consumato senza riuscire ancora a svuotarla, torna oggi con una poderosa evidenza. Perché vi sono momenti nei quali una democrazia avverte che ciò che è in gioco non è una banale norma tecnica, né una disputa tra giuristi o perfino la sorte di un governo, ma il confine sottile tra l’equilibrio dei poteri e la tentazione autocratica di uno di essi.

Oggi è stata una bellissima giornata, un “miracolo italiano” (assai diverso rispetto a quello che sognava Silvio Berlusconi), perché la vittoria del No al referendum sulla giustizia, molto più ampia di qualsiasi previsione, è una vittoria della Costituzione, della Repubblica, dei principi cardine della democrazia liberale. Un popolo di cittadine e cittadini ha fermato una riforma che si presentava come una correzione necessaria di storture reali. Ma che in realtà interveniva nel punto più delicato del nostro ordinamento, là dove i poteri si guardano e si limitano, in modo che nessuno – innanzitutto quello esecutivo, che in questa fase storica tende ovunque a soverchiare gli altri – prevalga davvero. È stata una splendida giornata anche perché, nel fermare la prova di forza del governo delle destre, il paese ha dato una lezione di maturità democratica che non era affatto scontata.

lunedì, marzo 23, 2026

Referendum giustizia, trionfa il No: valanga in Sicilia, vittoria netta in Italia


Nell'Isola il No si attesta al 60,9%. Il dato nazionale è del 53,74% contro il 46,26% del Sì. Che però vince tra i votanti all'estero: 55%

Lo scrutinio del referendum sulla riforma della giustizia è ormai prossimo alla conclusione e conferma in modo chiaro la vittoria del No, con un vantaggio più marcato in Sicilia rispetto al dato nazionale. A livello nazionale, il No è al 53,72% con 14.204.109 voti, mentre il Sì si ferma al 46,28% con 12.234.866 preferenze.

Il voto in Sicilia

PUTIN, IL KILLER

Vladimir Putin

Alberto Stabile
Chi è veramente il leader del Cremlino. Dopo la sorprendente accusa di Biden, lo Zar di Russia nel racconto di Alberto Stabile, a lungo corrispondente di Repubblica da Mosca
(L’ora, edizione straordinaria)

di ALBERTO STABILE

QUELLA sera il teatro Bolscioj sembrava tornato agli splendori imperiali. La platea era stata sgomberata delle poltrone di velluto rosso per far posto a decine di tavoli apparecchiati con tovaglie di lino bianco, bicchieri di cristallo, posate d'argento destinati ad un pubblico selezionato per inviti: dignitari dello Stato, diplomatici, oligarchi della neonata economia liberale. L'orchestra, a ranghi ridotti, si sarebbe esibita non dalla buca ma in un angolo della sala. Gli ori, gli stucchi, gli immensi lampadari, lanciavano bagliori intermittenti. Doveva essere questa la cornice sfarzosa per celebrare degnamente due eventi straordinari: l'addio al palcoscenico del potere di Boris Eltsin, l'uomo che aveva cambiato la storia a spallate, trascinando la Russia fuori dalla palude immobile del comunismo nella quale stava ormai affogando, e l'avvento sul trono del Cremlino del suo successore, Vladimir Putin, scelto dallo stesso Eltsin per infondere energie fresche e determinazione giovanile a quella svolta epocale, facendo in modo che non si esaurisse.

domenica, marzo 22, 2026

Referendum. Piazze vuote, urne piene

sabato, marzo 21, 2026

Per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali 30 LIBRI IN 30 GIORNI. Per riscoprire la bellezza della lettura


23 marzo – 22 aprile 2026. I luoghi, le date, i titoli e gli autori dei volumi che verranno presentati

Palermo – Lunedì 23 Marzo

Le Ville della Piana dei Colli a Palermo

di Fabrizio Giuffrè

Cefalù - Giovedì 26 Marzo

Il Custode Invisibile. Un dialogo reale e intenso con l’Intelligenza Artificiale

di Sara Favarò

Palermo – Venerdì 27 marzo

Carlo D’Anselmo. Vita ed opere di un poliedrico artista siciliano del Seicento

di Carmelo Lo Curto

Collesano - Sabato 28 Marzo

Il metodo delle 4 vibrazioni

di Beppe Scotti

Giornata per le vittime di mafia, corteo nazionale di Libera a Torino: la diretta video


LA DIRETTA VIDEO DA TORINO CON REPUBBLICA

Torino scende in piazza contro le mafie. E lo fa in una formazione d’eccezione: al corteo, infatti, ci sarà il presidente Alberto Cirio e - come ogni anno - anche la segretaria del Pd Elly Schlein. Tutti gli aggiornamenti su Repubblica

venerdì, marzo 20, 2026

Oggi a Torino la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie


La Giornata, che cade ogni anno il 21 marzo,  primo giorno di primavera, è un momento di ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie e, al tempo stesso, un rinnovato impegno collettivo contro criminalità organizzata e corruzione.

Istituita con la legge n. 20 dell’8 marzo 2017, la Giornata nasce nel 1996 in Campidoglio, quando venne letto per la prima volta l’elenco delle vittime innocenti, curato da Saveria  Antiochiamadre di Roberto Antiochia. Da allora è divenuta un appuntamento annuale di partecipazione civile, memoria viva e responsabilità condivisa, che coinvolge scuole, associazioni e comunità di tutta Italia.

La giornata nazionale si tiene a Torino. Per chi non può andare a Torino, l’appuntamento è a Palermo, a piazza G. Verdi, sulla scalinata del Teatro Massimo. 

Sicilia. La vice dell'Antimafia segnalò cinque nomi al boss che offriva posti di lavoro


La parlamentare regionale è stata sentita dai pm come testimone e ha raccontato di avere avuto il contatto da Iacolino

SALVO PALAZZOLO

Chi l'ha sentita in questi ultimi giorni racconta di una persona profondamente amareggiata per ciò che è accaduto, a sua insaputa. Una storia davvero incredibile: la vice presidente della commissione regionale antimafia, la deputata Bernardette Grasso, si è ritrovata a passare via Whats App cinque nomi e un curriculum a un boss del calibro di Carmelo Vetro. «Ma io non sapevo che fosse un mafioso – ha detto la deputata ai magistrati di Palermo, nell'audizione dei giorni scorsi in procura, in qualità di persona informata sui fatti – il nome di Vetro mi era stato segnalato dal dirigente generale dell'assessorato Sanità Salvatore Iacolino, mai avrei pensato che ci fossero dei problemi». 

giovedì, marzo 19, 2026

Il pasticcio Delmastro al tavolo del referendum

Che cosa resta della campagna referendaria


di GIUSEPPE SAVAGNONE 

Chi ben comincia…

Non possiamo sapere quale sarà l’esito del referendum costituzionale per cui gli italiani sono chiamati a votare il 22 e il 23 marzo, però possiamo già fare qualche considerazione sulla campagna referendaria che ora si conclude. Perché una democrazia non si giudica solo dalle leggi che fa, ma anche e forse innanzitutto dal modo in cui le fa. Tanto più in questo caso, perché – essendo in gioco un voto popolare sulla Costituzione – , il percorso che ha portato ad esso è particolarmente indicativo dell’interpretazione che i cittadini danno di quest’ultima.

Rino Formica: “Fermiamo i reazionari della contro Italia!”

Rino Formica

RINO FORMICA

Votare No significa difendere la Carta costituzionale, difendere il voto del 2 giugno del 1946. Il 2 giugno del 1946 i partiti antifascisti della Resistenza hanno eletto la Costituente. Quei partiti rappresentativi delle grandi correnti ideali che avevano fatto l'Italia unita. 

Un'Italia, finalmente libera dalla vergogna della offensiva fascista, che vedeva rappresentato, nella Costituente, il pluralismo dei grandi valori culturali e morali che sono la vita, l'anima, l'essenza della nostra Repubblica. I movimenti, il pluralismo culturale dei cattolici, dei liberal-democratici, del socialismo unitario e questa grande fusione delle forze della cultura fondativa della Repubblica italiana che sono nella nostra Carta costituzionale. Chi distrugge la Carta vuole distruggere queste fonti della cultura. 

Buona Memoria. Pioniere della democrazia: le prime sindache d’Italia


Alle elezioni amministrative del 10 marzo 1946 le donne votano per la prima volta. E in 13 vengono elette alla guida dei Comuni dove si sono candidate

ILARIA ROMEO

Nel 1946 l’Italia compì uno dei passaggi più significativi della sua storia democratica: per la prima volta le donne furono chiamate alle urne e poterono non solo votare, ma anche essere elette. Le elezioni amministrative della primavera di quell’anno segnarono quindi una svolta epocale. Non furono soltanto le prime consultazioni democratiche dopo vent’anni di dittatura fascista, ma anche il momento in cui milioni di cittadine entrarono pienamente nella vita politica del Paese. Il voto amministrativo del 1946 rappresentò così il primo passo verso una nuova idea di cittadinanza, fondata sull’uguaglianza politica tra uomini e donne e sulla partecipazione democratica diffusa.

La prima prova della democrazia repubblicana

mercoledì, marzo 18, 2026

Morosini "C'è chi soffia sulle paure, in gioco la serenità del giudice"

Piergiorgio Morosini presidente del tribunale di Palermo autore del libro "Mani legate" sulla riforma della giustizia targata Nordio sostenitore del No al referendum che si svolgerà il 22e il 23 marzo

L'INTERVISTA
. Il presidente del tribunale in prima linea contro la riforma: "La giustizia è diventata pattumiera dei conflitti sociali"

DI SALVO PALAZZOLO

Le iniziative riformatrici di questa stagione, compresa quella oggetto del referendum, sono a distanza siderale dai veri problemi della giustizia quotidiana». In questa intensa campagna referendaria, il presidente del tribunale di Palermo non ha smesso di ripeterlo, ha anche scritto un libro con Antonella Mascali per ribadirlo. Si intitola "Mani legate, la separazione delle carriere per addomesticare la giustizia". 

Quali sono i veri problemi della giustizia?

«In Sicilia, soprattutto, bisognerebbe razionalizzare le poche risorse a disposizione, ad esempio chiudendo i piccoli tribunali per accorparli a sedi più grandi. E poi sarebbe importante potenziare le piante organiche. Bisognerebbe intervenire anche sulle depenalizzazioni, il nostro Paese registra talmente tante fattispecie di reato che non riusciamo neanche a censirle con l'intelligenza artificiale». 

Cos'è oggi la giustizia in Italia?

Città Nuove Corleone: A Genova per la Giornata della Memoria e dell'Impe...

Genova, 17 marzo 2017

Città Nuove Corleone: A Genova per la Giornata della Memoria e dell'Impe...
: Mentre leggevo i nomi... di DINO PATERNOSTRO Un'esperienza straordinaria, come sempre. Essere insieme ad altre 100 mila persone, ac...

martedì, marzo 17, 2026

A Corleone venerdì 20 marzo prende il via la "Scuola di Pace e di Fraternità". Il primo incontro col prof. Giuseppe Savagnone


Comincia il 20 marzo a Corleone la "Scuola di Pace e di Fraternità", una proposta formativa importante e qualificante con la quale la Chiesa della diocesi di Monreale intende rispondere alla prima "urgenza" segnalata dal documento di sintesi finale del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. Il primo incontro dal titolo 
"NON È BENE CHE TU SIA SOLO" si svolgerà a CORLEONE il 20 MARZO 2026 dalle ore 17.00 alle ore 19.00 dalle “Sorelle Francescane del Vangelo”, in via Santi (ingresso cortile). Interverrà il prof. G. Savagnone. 

Oltre al titolo del documento, Lievito di pace e di speranza, anche il primo argomento trattato verte il tema Pace e non violenza. "Le Chiese in Italia sentono forte l'urgenza di promuovere ad ogni livello scelte e percorsi di pace" e l'Arcidiocesi di Monreale, attraverso l'Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, intende dare una risposta concreta a questa urgenza attraverso l'offerta di un percorso di formazione, confronto e proposte operative rivolto in modo particolare, ma non esclusivamente, ai giovani.

Pasqua a Bisacquino tra arte e devozione: torna l’appuntamento con “O Santa Cruci”


Sabato 28 marzo alle 21 la rappresentazione sacra della Passione di Cristo con la regia di Maria Angela Sagona. In scena solo attori non professionisti del territorio bisacquinese

Bisacquino si prepara alla Pasqua vestendosi d’arte e devozione e trasformandosi in un affascinante e suggestivo palcoscenico a cielo aperto. Sabato 28 marzo alle 21 torna la rappresentazione sacra “O Santa Cruci”, curata dall’Associazione CineCulTurArt con la regia e la direzione artistica di Maria Angela Sagona, attrice professionista e regista bisacquinese, nonché fondatrice dell’associazione. Le antiche “Lamentanze”, i tradizionali canti sacri popolari di Bisacquino, riecheggeranno al Calvario, cuore della rappresentazione che vedrà impegnate oltre 30 persone tra attori e comparse, tutti rigorosamente locali, non professionisti e appositamente formati da Maria Angela Sagona, che è anche un’insegnante di tecniche teatrali. Le scene della Passione di Cristo si dipananeranno una dopo l’altra con un crescendo emotivo molto forte, amplificato anche dalla presenza di un coro classico.

La famiglia del bosco, i giudici e le leggi


di GIUSEPPE SAVAGNONE

Giorgia Meloni e l’opinione pubblica contro i giudici

Nel suo atteso intervento, a Milano, a chiusura della campagna a favore del Sì nel referendum, Giorgia Meloni ha affermato che, se la riforma non dovesse passare, «ci ritroveremo (…) figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco». Dove i giudici – a dispetto delle assicurazioni, più volte ribadite dalla stessa  premier, che questa, «a differenza di quello che si dice non è una riforma contro i magistrati» – vengono espressamente additati come i responsabili di una azione spregevole com’è quella di strappare i figli alle proprie madri, in nome di una loro pregiudiziale ideologica.

lunedì, marzo 16, 2026

L'ultimo segretario del Pci. “Non ho ucciso il Partito Comunista, l’ho salvato”, intervista ad Achille Occhetto

Achille Occhetto (Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica)

La Liberazione che lo sospinge a sinistra, Reggio Emilia e il ‘68, il crollo del Muro. E poi la Bolognina che lo vide uscire di scena. Ma mai per davvero. A 90 anni, Akel ci regala una lezione di storia e di impegno civile contro le destre che hanno divorato il diritto internazionale e la democrazia


INTERVISTA - di Graziella Balestrieri


Achille Occhetto: l’ultimo segretario del PCI, anzi del “glorioso PCI”, come più volte sottolinea in questa intervista. Basterebbe questo, ma non basta. Non per l’uomo che il 3 febbraio del 1991, con la svolta della Bolognina, tra lacrime, ovazioni e strette di mano, segna e trasforma la storia della sinistra italiana. Appena compiuti 90 anni, Occhetto ripercorre in questa intervista la sua storia umana e politica. Fatta, come spiega il nostro Akel, di molto dolore ma di nessun rimpianto. Già da bambino, racconta, sapeva da quale parte stare e che da quella parte non si sarebbe più mosso. Dalla guerra alla Liberazione, dalla caduta del Muro fino alle lacrime della Bolognina. E poi ancora oltre. Fin all’Ulivo e alla sinistra di Elly Schlein,alla quale rivolge un appello per battere le destre. Senza dimenticare un’analisi, tagliente e lucidissima, sul mondo che oggi, con le bombe di Trump in Iran, si affaccia sull’apocalisse. Temi che il nostro affronta con rigore nel suo nuovo saggio, significativamente intitolato “Oltre il baratro” (Passigli Editore).

Il libro di Massimo Verdastro sulle lettere di Nino Gennaro: la gioia come insubordinazione

Riproduzioni fotografiche delle lettere e composizione copertina Neropositivo – Gubbio. Gianluca Benedetti

di EMANUELA BAUCO
 
storica del teatro (per la rivista Limina teatri)

Nel 2025, in occasione del trentennale della morte di Nino Gennaro, il Sicilia Queer filmfest – che dal 2015 ha intitolato un premio a suo nome – lo conferisce all’attore e regista Massimo Verdastro, storico amico e principale testimone dell’intellettuale, artista eretico e irregolare siciliano. 

Da questo pre-testo nasce la pubblicazione di Caro amico ti scrivevo. Lettere 1991-1995, a cura di Massimo Verdastro (1). Lo dichiara lui stesso: «(…) ho voluto raccogliere in questo libro una selezione di sue lettere a me inviate, scritte tra il 1991 e il 1995: frammenti che non potevano più restare «chiusi in un cassetto», prigionieri di una devozione privata. C’è in queste carte una voce di fine Novecento di cui oggi avvertiamo, fisica e dolente, la mancanza; una voce che rivela uno spessore umano e poetico di una lucidità così estrema da farsi, essa stessa, corpo teatrale».

domenica, marzo 15, 2026

Nove ore di lavoro per 15 euro: La rivolta dei rider. Anche a Palermo ieri i fattorini si sono fermati per qualche ora

L’assemblea dei rider di ieri pomeriggio da Epyc


DI CLAUDIA BRUNETTO

Nidil Cgil: "Siamo sotto la soglia di povertà"

Anche a sessant'anni percorrono da un punto all'altro la città anche per dieci ore al giorno a bordo del loro scooter. L'obiettivo è mettere a segno un numero di consegne sufficiente per mettere in tasca una paga dignitosa. Salari dignitosi, stabilità e diritti concreti. Questo chiedono i rider di Palermo che, ieri, si sono uniti alla mobilitazione nazionale, promossa dalla Cgil: in oltre trenta piazze italiane i lavoratori della consegna a domicilio hanno protestato. In tanti, si sono ritrovati nella sede di "Epyc" dove si trova la "casa dei rider" per un'assemblea pubblica pomeridiana che li ha fatti fermare per alcune ore. C'era anche parte il segretario generale di Nidil Cgil nazionale, Andrea Borghesi.

Tensione a Cuba, assalto alla sede del Partito comunista. Proteste contro la crisi. L'Avana dialoga con gli Usa, ma esclude un cambio di regime

Aumenta la tensione a Cuba, attacco alla sede del partito comunista da parte della popolazione stremata

di Luigi Spera

Mentre L'Avana conferma l'avvio di un negoziato ancora carico di incognite con Washington, cresce la tensione nelle strade di Cuba, dove montano le proteste di una popolazione allo stremo tra blackout e scarsità di cibo a causa di una crisi economica sempre più profonda. 
    Nella notte alcuni manifestanti hanno invaso la sede del Partito comunista a Morón, nella provincia di Ciego de Ávila.

Immagini diffuse sui social e rilanciate da media indipendenti mostrano un gruppo entrare nell'edificio, portare in strada mobili, quadri e materiale di propaganda e bruciarli in un grande falò tra slogan contro il governo. La notizia - fatto raro a Cuba - è stata ripresa anche dai media filogovernativi, che hanno definito gli incidenti "atti di vandalismo" degenerati al termine di una manifestazione "iniziata pacificamente".

(Ma Cuba non è una minaccia! Se cade Cuba cade l’umanità intera!)

sabato, marzo 14, 2026

IL PERSONAGGIO. Stragi, delitti e guerre di mafia. Quello 007 abituato a muoversi nella zona grigia dello Stato

Bruno Contrada (a sinistra) con Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo poi assassinato da Cosa nostra nel 1979


DI LIRIO ABBATE

Ci sono storie che Palermo non riesce mai a chiudere davvero. Restano lì, sospese tra verità accertate e ombre che tornano a galla ogni volta che qualcuno riapre un fascicolo. Dentro quelle storie, quasi sempre, compare lo stesso nome: Bruno Contrada.

Per più di vent'anni è stato uno dei poliziotti più potenti di Palermo. Un funzionario ben introdotto, con una carriera costruita dentro gli apparati che combattevano la mafia: Squadra mobile, Criminalpol, Alto commissariato antimafia, fino al Sisde, il servizio segreto civile. La sua figura attraversa la stagione più oscura della storia siciliana: dagli anni Settanta delle prime grandi guerre di mafia agli anni Ottanta delle stragi interne a Cosa nostra, fino alle bombe che hanno ucciso Falcone e Borsellino.

Contrada si porta nella tomba soprattutto zone d'ombra, più che verità definitive: la prima riguarda l'estensione reale dei suoi rapporti con Cosa nostra. La seconda riguarda Paolo Borsellino. Prima della strage di via D'Amelio il magistrato aveva appreso da Gaspare Mutolo notizie sui rapporti di Contrada con ambienti mafiosi.

Palermo, la morte di Contrada, il super poliziotto dei misteri

Il super poliziotto Bruno Contrada in aula durante uno dei processi in cui è stato imputato

Scompare a 94 anni uno dei protagonisti dei Servizi a cavallo tra gli anni '80
 e '90. Tra condanne, risarcimenti e prescrizioni

DI SALVO PALAZZOLO


PALERMO - Bruno Contrada è stato il simbolo dell'ingiustizia», dice senza mezzi termini l'avvocato Stefano Giordano. «La sua storia andrebbe raccontata a chi ha dubbi sul referendum», incalza l'ex luogotenente di Berlusconi in Sicilia, Gianfranco Miccichè. Il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore, ribatte con decisione: «Piuttosto, meritava di morire in carcere, si è portato nella tomba tanti segreti di Stato». 

Un'ora dopo la morte di Bruno Contrada, 94enne superpoliziotto di Palermo e numero tre del Sisde fra gli anni '80 e '90, si solleva già un profluvio di dichiarazioni contrastanti.

Il Maestro Gaetano Porcasi vince il Premio “Leonessa d’Italia” a Brescia

Gaetano Porcasi

Alessandro Giuseppe Terracciano

Gaetano Porcasi, l’artista che scava nell’Italia repubblicana e nei temi dell’antimafia, vince il Premio nazionale “Leonessa d’Italia” a Brescia. I quadri possono raccontare la verità con la stessa forza di una pagina di storia

Un riconoscimento che celebra non soltanto il talento artistico, ma anche la forza etica dell’arte come strumento di memoria e di giustizia. È così, infatti, che il Premio nazionale “Leonessa d’Italia” – giunto ormai alla sua seconda edizione – quest’anno sarà conferito al maestro Gaetano Porcasi, pittore da anni impegnato nei temi della denuncia civile e della diffusione della cultura della legalità. Non a caso il premio nasce con l’intento di valorizzare personalità che hanno contribuito, attraverso il loro lavoro ed impegno civico, a diffondere valori come la memoria storica, la responsabilità civile e ogni forma di criminalità organizzata. La cerimonia di premiazione è fissata per il prossimo 13 aprile, presso l’Auditorium San Barnaba, sito nel cuore della città di Brescia, in occasione di un evento che si preannuncia ricco di significati culturale e sociale.

venerdì, marzo 13, 2026

COLLETTIVA TALK. Pietro Grasso: “Il maxiprocesso dimostrò che lo Stato, quando vuole, può battere la mafia”

Stefano Milani e Pietro Grasso

A quarant’anni dal processo a Cosa nostra, l’ex presidente del Senato racconta il valore di quell’esperienza e avverte sui rischi per l’indipendenza della magistratura.”Al referendum? Voto No”

STEFANO MILANI

direttore

“Il maxiprocesso ha cambiato la mia vita”. Pietro Grasso lo racconta nella prima puntata diCollettiva Talk, ripercorrendo l’esperienza che segnò una svolta nella lotta alla mafia in Italia. All’epoca giovane magistrato, Grasso ricevette quella che definisce “la telefonata che mi cambiò la vita”, con cui il presidente del tribunale di Palermo gli affidò l’incarico di partecipare al processo contro Cosa nostra iniziato il 10 febbraio 1986.

“IL MAXI PROCESSO? UN’IMPRESA COLLETTIVA” (GUARDA IL VIDEO)

giovedì, marzo 12, 2026

Verso un Iran libero e democratico?


di Giuseppe Savagnone

Il diavolo e l’acquasanta

Il quotidiano cattolico «Avvenire» del 5 marzo ha aperto con un titolo in prima pagina che riportava le parole del segretario di Stato vaticano Pietro Parolin: «Le guerre preventive incendiano il mondo». Chiaro riferimento alla motivazione ufficiale dell’attacco all’Iran, definito «preventivo» dal governo israeliano e giustificato dal presidente americano Trump con un’argomentazione analoga: «Se non avessimo attaccato noi, lo avrebbero fatto loro». È proprio questa la logica che Parolin respinge con decisione nel suo intervento: «Se agli Stati fosse riconosciuto il diritto alla “guerra preventiva’” secondo criteri propri e senza un quadro legale sovranazionale, il mondo intero rischierebbe di trovarsi in fiamme», ha detto ai media vaticani.