Giuseppe Russo
Oggi, 20 agosto, ricorre il 49° anniversario dell’assassinio del Ten. Col. Giuseppe RUSSO, Medaglia d’Oro al Valor Civile “alla memoria” e del suo amico, il Professore Filippo COSTA, insegnante e uomo integerrimo.
Alla cerimonia in ricordo del tragico evento del 1977, tenutasi a Ficuzza, frazione del Comune di Corleone, nei pressi della Real Casina di Caccia del re borbonico Ferdinando IV, hanno presenziato il Prefetto di Palermo, Dott. Massimo MARIANI, il Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, Generale di Divisione Ubaldo DEL MONACO, il Comandante Provinciale di Palermo, Generale di Brigata Luciano MAGRINI, il Sindaco di Corleone, Dott. Walter RÀ insieme con la figlia del decorato, Dott.ssa Benedetta RUSSO e la nipote Giulia COSENTINO.
giovedì, agosto 20, 2026
49° ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO DEL TEN. COL. GIUSEPPE RUSSO, MEDAGLIA D’ORO AL VALOR CIVILE ALLA MEMORIA E DEL PROF. FILIPPO COSTA
A Ficuzza per ricordare il colonnello Russo, l’ins. Costa, ma anche Dalla Chiesa e Pio La Torre

Un momento della commemorazione di Russo
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| L’intervento della nipote del col. G. Russo |
Ancora a Ficuzza per ricordare il tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, assassinato da un commando mafioso “corleonese” il 20 agosto 1977, insieme al suo amico insegnante Costa.
Per me è doveroso ogni anno ricordare questo servitore dello Stato, stretto collaboratore del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. C’ero a Ficuzza anche il 20 agosto 1982, quando proprio Dalla Chiesa venne a commemorare Russo, pochi giorni prima di essere a sua volta assassinato a Palermo il 3 settembre 1982 insieme alla moglie Emmanuela. Ho sentito il generale-prefetto chiamare “vigliacchi” i mafiosi, ho condiviso la sua rabbia.
Ieri a Palermo commemorazione del 77° anniversario della strage di passo di rigano
Si è tenuta ieri, a Palermo, la cerimonia dicommemorazione del 77° anniversario della Strage di Passo di Rigano, in ricordo dei sette Carabinieri dell'allora 12° Battaglione Carabinieri "Sicilia", tutti insigniti della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Memoria che, il 19 agosto 1949, persero la vita in un vile agguato da parte della banda di Salvatore Giuliano.
L’evento ha visto la partecipazione di numerose Autorità civili e militari, tra cui, il Dott. Massimo Mariani, Prefetto della città di Palermo, il dott. Pietro ALONGI, Assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Palermo, il Generale di Brigata Luciano MAGRINI, Comandante Provinciale di Palermo e il Tenente Colonello Antonino DI BELLA, Comandante Interinale del Gruppo Carabinieri di Palermo.
Carabinieri - sicurezza in città e sulle coste, il bilancio di ferragosto: arresti, denunce e oltre 100 mila euro di sanzioni
Cinque arresti in flagranza di reato e 37 denunce in stato di libertà, segnano il bilancio delle operazioni condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo durante l'ultimo fine settimana di Ferragosto.
L'imponente dispositivo di sicurezza ha presidiato capoluogo e provincia, concentrandosi in particolare lungo le coste, nelle zone balneari e nei punti di maggiore ritrovo. L'obiettivo primario dei controlli straordinari è stato quello di garantire l'ordine pubblico, la sicurezza sulle strade e un efficace contrasto alla microcriminalità. Un'azione capillare sul territorio resa possibile dal lavoro di squadra tra i reparti territoriali, le Stazioni locali, il Nucleo Radiomobile e le aliquote operative della C.I.O. del 12° Reggimento “Sicilia”.
Sul fronte della tutela della salute pubblica, i Carabinieri della Stazione di Palermo Centro, insieme al personale della Polizia Municipale, sono intervenuti in Piazza Due Palme dove hanno denunciato un 57enne di origine tunisina, gestore di due attività commerciali che a seguito degli
lunedì, agosto 17, 2026
Rubati al Museo di Messina i capolavori di Antonello
Nuccio Anselmo
Messina - Sarà ricordato in tutto il mondo come il clamoroso colpo di Ferragosto. Che ha fatto tornare in mente l’incredibile e rocambolesco furto messo a segno quasi un anno fa al Louvre di Parigi. Una ulteriore ferita per l’anima di Messina.
Tutto è durato pochi minuti e la “banda del museo”, tre o quattro persone, due sono entrate, immortalate dalle telecamere di sorveglianza, vestite di scuro con i caschi in testa a quanto pare perfino coperti da magliette nere per non far individuare le marche, ha messo a segno uno dei furti d’arte più clamorosi e facili nella storia del nostro Paese. Rubando dal museo regionale Accascina quattro capolavori dal valore inestimabile di Antonello da Messina, ovvero uno dei più importanti e conosciuti pittori al mondo, e perdendone pure due per strada. Ma sono opere “invendibili”.
domenica, agosto 16, 2026
Le migrazioni e il patrimonio culturale cristiano dell’Europa

Mette Frederiksen
di Giuseppe SAVAGNONE
Il modello Danimarca
È di questi giorni la notizia che cinque Paesi dell’Ue – Danimarca, Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia – sono ormai arrivati a un accordo per la creazione di un centro per i rimpatri in Uganda. I ministri competenti si incontreranno a Copenaghen il 4 settembre per valutare i progressi raggiunti, con l’obiettivo di arrivare entro il 2027 a una struttura capace di accogliere migranti trasferiti dall’Europa.
Non è un caso che, in contemporanea, la premier danese Mette Frederiksen, intervenuta al Folketing (il parlamento) durante il dibattito urgente sulla crisi di Ceuta, abbia indicato, tra le opzioni a disposizione del governo, anche la chiusura completa delle frontiere.
Eccessi, amori e rivoluzione: il secolo senza limiti di Fidel
di Norberto Fuentes
Nel centenario della sua nascita, i piaceri di Castro raccontati da Norberto Fuentes, suo amico personale. Lo scrittore e giornalista partecipò all’ascesa al potere del politico cubano, poi scelse l’esilio, ora vive a Miami
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| Il leader cubano Fidel Castro in un comizio a l’Avana |
Il 26 luglio 2006. Fu uno spettacolo dantesco. Quel gigante in uniforme mimetica si contorceva dal dolore sul pavimento del suo aereo privato An-26 in volo da Holguín all'Avana. E non c'era un medico a bordo. Il resto è storia. Nessun resoconto menziona la sua disperazione e come pianse amaramente quando scoprì che gli avevano applicato quella spregevole sacca per colostomia.
Ancor meno si sa di come, rassegnato al suo destino, dedicò tutto il tempo possibile – e nel più assoluto segreto – a preparare sua moglie Dalia e i suoi figli. Per la prima volta nella sua vita, sarebbe stato fedele a una donna. Doveva proteggerla.
Anni prima, il 10 maggio 1969, mentre scriveva a macchina il suo testamento, Ho Chi Minh citò una frase di Tu Fu: «In tutte le epoche, poche persone raggiungono i 70 anni». E aggiunse: «Quest'anno compio 79 anni. Sono già una di quelle persone ‘rare in ogni epoca'». A Fidel, nonostante la sua dichiarata ammirazione per "zio Ho", non era mai piaciuto quel limite degli 80 anni.
L'INTERVISTA. Cecilia Strada: "Mi manca il papà non l'eroe Gino"
La figlia racconta il fondatore di Emergency a cinque anni dalla morte. "Le discussioni, le risate e quelle tagliatelle a Kabul"
DI ZITA DAZZI
Avevo otto anni la prima volta che sono stata al confine fra Pakistan e Afghanistan, nell'87. Papà mi portò in sala operatoria. Poi sono andata molte altre volte a Kabul con lui negli anni. Ricordo i viaggi in auto con le cassette degli Eagles e dei Pink Floyd, le chiacchierate sotto il pergolato della sua casa. È lì che Gino mi ha insegnato a fare le tagliatelle a mano». Il 13 agosto di cinque anni fa Gino Strada, fondatore di Emergency, ha cominciato il suo ultimo viaggio, il più lungo, l'unico senza ritorno. Ma per sua figlia Cecilia, 47 anni, eurodeputata Pd, quel padre così carismatico, il chirurgo che aprì ospedali in nove Paesi, è più presente che mai, nei pensieri, nel quotidiano, nell'agire politico.
Cecilia, lei era su una nave nel Mediterraneo a salvare migranti quando suo padre morì durante una vacanza in Normandia.
Asp di Palermo, nuovo regolamento aziendale sulla mobilità interna del personale
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| Il direttore generale Alberto Firenze |
Approvato con deliberazione del direttore generale Alberto Firenze, è immediatamente esecutivo e sostituisce il precedente.
PALERMO. La Direzione strategica dell’Asp di Palermo ha approvato il nuovo Regolamento aziendale sulla mobilità interna del personale del comparto, aggiornando la procedura, adottata nel 2015, alla luce delle disposizioni normative e contrattuali intervenute negli ultimi anni.
Il nuovo regolamento, frutto anche del confronto con le organizzazioni sindacali e la RSU aziendale, disciplina le diverse forme di mobilità interna,distinguendo tra mobilità ordinaria, mobilità d’urgenza e mobilità d’ufficio, con l’obiettivo di garantire una più efficace organizzazione delle attività e, al tempo stesso, criteri chiari per la gestione dei trasferimenti del personale.
sabato, agosto 15, 2026
Strage di Castiglione di Sicilia: cosa accadde il 12 agosto 1943?

La targa in memoria delle vittime
PASQUALE HAMEL
“Nicolò Camardi, Francesco Cannavò, Giuseppe Carciopolo, Antonino Calano, Nunzio Costanzo, Giovanni Grifò, Giovanni D’Amico, Francesco Di Francesco, Salvatore Di Francesco, Giuseppe Ferlito, Vincenzo Nastasi, Salvatore Portale, Santo Purello, Giuseppe Rinaudo, Carmelo Rosano e Giuseppe Seminara.”
Questi i nomi delle sedici vittime di Castiglione di Sicilia, che il 12 agosto del 1943 furono investiti dal fuoco tedesco in quella che a buon diritto può essere considerata la prima strage compiuta dai nazi-tedeschi in Italia. Ma andiamo al fatto. Agosto 1943, da un mese le truppe Alleate hanno messo piede in una Sicilia gravemente ferita dalle micidiali incursioni aeree che hanno seminato morte e distruzioni nell’isola.
MEMORIA STORICA / Strage di Castiglione di Sicilia, studiosi: "Fu pianificata dalle truppe naziste"
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| Un momento della commemorazione |
Nuove ipotesi sulla strage nazista del 1943 a Castiglione di Sicilia: per studiosi e Anpi l'eccidio di 16 civili fu pianificato, non casuale
La strage nazista di Castiglione di Sicilia del 12 agosto 1943 - in cui 16 civili furono uccisi dalla divisione "Hermann Göring" - fu un eccidio pianificato e non un episodio casuale. È questa l'ipotesi sempre più concreta emersa durante la commemorazione dell'83° anniversario dell'eccidio, svoltasi a Castiglione di Sicilia.
La tesi della premeditazione
venerdì, agosto 14, 2026
Palermo, la Belle Époque non ammetteva vittime: cronaca dei lavori del 1903 in via Volturno dell’impresa Utveggio e dei due operai morti e mai ricordati…

Le mura di San Vito a Palermo
di Ketty Giannilivigni
La testata socialista
L’inaugurazione di castello Utveggio dello scorso 24 luglio, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, è stata l’occasione per rileggere l’opera di Michele Utveggio (1866–1933), imprenditore edile che a partire dalla Belle Époque ha segnato la città di Palermo con la realizzazione di costruzioni destinate a diversi usi, tra cui il «Grande Albergo» merlato sul monte Pellegrino, ultimato negli anni Trenta.
Nel 1991 la storia di questa sua ultima, ardita impresa è stata illustrata in modo magistrale, per l’editore Sellerio, da Michele Collura (1920-1987), pronipote di Utveggio e docente di disegno e rilievo nella Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo.
mercoledì, agosto 12, 2026
LA RICORRENZA. Di Vittorio, 134 anni dopo: il lavoro è libertà e dignità
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| Giuseppe Di Vittorio |
Nato a Cerignola l’11 agosto 1892. Cgil Puglia: “Ricordarlo significa rinnovare l’impegno per una società più giusta”
L’11 agosto del 1892 nasceva a Cerignola, in provincia di Foggia, Giuseppe Di Vittorio. Centotrentaquattro anni dopo, il suo nome continua a essere legato a un’idea precisa di lavoro: non una semplice condizione economica, ma uno strumento di emancipazione, dignità e partecipazione democratica. Figlio di braccianti agricoli, Di Vittorio conobbe fin da bambino la fatica del lavoro nei campi. Il padre morì prematuramente in seguito a un incidente sul lavoro e Giuseppe fu costretto a lavorare giovanissimo. La passione per lo studio, che non poté coltivare attraverso un percorso scolastico regolare, lo portò a formarsi da autodidatta.
OSPEDALE DI PARTINICO, CONCLUSI I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DELLA PEDIATRIA: TORNANO OPERATIVI TUTTI I SEI POSTI LETTO
AMBIENTI RINNOVATI E PIÙ ACCOGLIENTI PER I PICCOLI PAZIENTI E LE LORO FAMIGLIE
PALERMO 12 AGOSTO 2026 – La Pediatria dell’Ospedale Civico di Partinico torna pienamente operativa dopo i lavori di manutenzione e ristrutturazione che hanno interessato il reparto. Sono nuovamente garantiti i ricoveri ordinari, con la disponibilità di tutti e sei i posti letto previsti.
martedì, agosto 11, 2026
L’esempio come bussola civile Il ricordo di Paolo Giaccone
ADELFIO ELIO CARDINALE
Quarantaquattro anni addietro. «Alle ore 8,20 circa dell'undici agosto 1982, alla centrale operativa della Questura di Palermo, perveniva comunicazione telefonica con cui veniva segnalata una sparatoria all’interno del locale ospedale Policlinico… Nel viale antistante l'ingresso dell'Istituto di medicina legale, riverso sull'asfalto e vicino all'autovettura Peugeot targata PA 521970, di proprietà dell'ucciso, giaceva il cadavere del prof. Giaccone Paolo… stimato docente la cui attività nel settore sanitario lo aveva portato a conseguire numerosi riconoscimenti…».
Nel 1982 furono compiuti numerosi omicidi per mano mafiosa, alcuni contro uomini delle Istituzioni tra i quali – oltre Giaccone – Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e le relative scorte. Tanti nomi come lapidi della memoria. Palermo è la capitale della memoria, la Via crucis delle vittime di mafia.
Stati disarmati e neutralizzati: la chance dell'Europa
don Francesco Romano
«Per arrivare alla completa eliminazione della guerra occorrerebbe un altro passo audace: che un gruppo di Stati, i più coraggiosi e i più civili, fossero disposti a rinunziare a tutte le guerre, a qualunque guerra, senza eccezioni o riserve e, contemporaneamente, dichiarassero di volere essere riconosciuti come stati disarmati e neutralizzati, quali ne fossero gli eventi internazionali».
Ci piace prendere avvìo da questa affermazione di don Luigi Sturzo del 1928 nel suo La comunità internazionale e il diritto di guerra perché ci sembra di una attualità sconcertante. A fronte di un atteggiamento, presunto realistico, che accetta il ricorso alla difesa col potenziamento delle armi, sentiamo che è giunto il momento nel quale l’Europa, in tutta la sua compagine, prenda posizione uscendo dalla logica del nemico e del conflitto armato maturando una vera svolta storica nello scenario geopolitico e ricordo dello stesso passato bellico europeo.
domenica, agosto 09, 2026
Il saluto che il cardinale Matteo Zuppi ha pronunciato ai funerali laici di Francesco Guccini di sabato 8 agosto 2026 svoltisi a Pàvana

Il cardinale Zuppi con Guccini
Non era un accordo così definito come quello che Francesco stabilì con Piero, circa l’impegno a tornare e a dare informazioni di prima mano sul dopo ma, una sera, parlando dell’ultimo saluto, Francesco disse che sarebbe stato contento della mia presenza, con annessi e connessi, per poi aggiungere che, qualora le parti si fossero invertite, lui avrebbe potuto, in Cattedrale o dove non so, presenziare con il suo saluto. Tocca a me.
Credo, però, che tutti abbiamo qualcosa da dire a Francesco: non sappiamo con precisione, (con una certa presunzione ci illudiamo di volere e soprattutto capire tutto) cosa vedi, la pienezza di quella luce che in realtà hai intuito da qui e hai saputo scorgere nella bellezza struggente e infinita della vita. Dicevi di te di essere «agnostico possibilista». In ricerca. Una cosa è certa: ci sembra impossibile salutarti e misurare l’assenza, come hanno fatto tantissimi amici tuoi (quanti ne avevi!) che si sono sentiti tutti un po’ più soli. Assenza ma anche presenza. Abbiamo letto tante osservazioni, emozioni, tutte personali e positive, piene di umanità. Avviene sempre così nella poesia e nella musica, che donano parole ai sentimenti e generano sentimenti che parlano all’interiorità. La poesia e la musica generano sempre altra poesia e aiutano a far cantare il cuore.
A Campofiorito c’è l’enporio “Sogno e realtà”: la scommessa di una giovane donna protagonista della “restanza”
Nel piccolo paese di Campofiorito, in provincia di Palermo, a due passi da Corleone, al n. 105 di via Antonio Gramsci, c’è un piccolo emporio con un nome curioso: si chiama "Emporio sogno e realtà".
È gestito da Anna, una giovane donna che nasce, 50 anni fa, in questa piccola realtà di Campofiorito, paesino dell'entroterra siciliano, dove trascorre, spensieratamente, la sua infanzia, passando i pomeriggi a casa della nonna, con la mamma e la zia, dove impara l'arte dell'uncinetto e del cucito. Un passatempo che, col trascorrere degli anni, diventerà una vera e propria passione.
sabato, agosto 08, 2026
ADDIO A ROBERTO URSO, GIORNALISTA SICILIANO E MEMORIA STORICA DELLO SPORT PALERMITANO
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| Il giornalista Roberto Urso, morto ieri a Palermo (foto di Pasquale Ponente) |
di Pietro Scaglione
Una delle ultime apparizioni pubbliche del giornalista siciliano Roberto Urso (scomparso ieri all’età di 81 anni) risale a meno di 2 mesi fa, nel giorno di Sant’Antonio, in occasione della storica visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per celebrare i 100 anni del Circolo del Tennis Palermo di Viale Del Fante, la “seconda casa” di “Mimmino” Urso.
Nato ad Altofonte nel 1945, padre di Giuseppe (giornalista e addetto stampa del Circolo del Tennis Palermo) e cugino di Mirella (filosofa del diritto e docente universitaria di Unipa", Roberto Urso era considerato uno dei massimi esperti di Tennis e di Vela in Sicilia. Per gli amici e per i colleghi era “Mimmino”, soprannome attribuito dalla madre di origini toscane. L’AssoStampa Sicilia ha tratteggiato il suo profilo professionale, come modello di deontologia per le giovani generazioni:
“Giornalista in pensione del Giornale di Sicilia ormai da diversi anni, storica firma dello sport e profondo conoscitore del tennis che ha praticato anche per tanti anni. Assunto al Giornale di Sicilia nel 1990, per tutti era "Mimmo", un giornalista gentiluomo, dal tratto sempre elegante, accompagnato
dalla sua pipa.La sfida di Sánchez e il bivio dell’Europa

Pedro Sánchez
di GIUSEPPE SAVAGNONE
Processo a Sánchez
Tutto lasciava pensare che il vertice straordinario dei ministri dell’Interno della Ue del 4 agosto si sarebbe tradotto in un processo alla politica migratoria di Pedro Sánchez. A chiederne la convocazione urgente, all’indomani dei fatti di Ceuta, era stata una lettera di 22 leader europei su 27, in risposta a un appello di Giorgia Meloni, la prima e la più drastica accusatrice del governo spagnolo.
La crisi di Ceuta veniva interpretata dalla premier italiana come una gravissima minaccia alla “difesa dei confini” europei, effetto di una politica migratoria che l’Italia ha sempre condannato. Come ha esplicitato il vice-premier e ministro degli Esteri Tajani: «Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di esseri umani». Da qui la decisione unilaterale di sospendere per un mese il trattato di Schengen nei confronti della Spagna.
8 AGOSTO 1956: LA STRAGE DEI MINATORI IN BELGIO. Uomini in cambio di carbone, la memoria di Marcinelle ci inchioda alle colpe di oggi
di ENZO CICONTE
Il patto tra i governi italiano e belga, la rete di trafficanti e il ruolo delle società carbonifere. Quella di Marcinelle non fu un evento imprevedibile, ma una strage annunciata. Che interpella anche noi contemporanei, parla alla coscienza di chi è turbato dalle vicende delle migrazioni odierne
L’8 agosto 1956, settant’anni fa, nella miniera di Bois du Cazier di Marcinelle, distretto di Charleroi in Belgio, una delle più terribili tragedie del lavoro italiano in terra straniera scosse le coscienze in Italia e in Europa. Morirono 262 minatori di 12 nazionalità diverse. 136 erano italiani, e quelle morti lasciarono a casa 417 orfani di cui 224 italiani. A provocare la strage fu un incendio. Probabilmente una scintilla nata da un vagoncino di carbone che urtò incidentalmente una trave d’acciaio; l’incendio divampò a -975 m. Uno dei superstiti disse: siamo scesi all’inferno. Un’espressione drammatica che dava l’idea di quanto era accaduto. La tragedia aprì uno squarcio potente sull’emigrazione italiana e sulle caratteristiche dello sfruttamento dell’epoca da parte delle compagnie carbonifere belghe.
“TRA TERRA E CIELO”, IL RICORDO DI FILIPPO INTILI, Sindacalista, ucciso a Caccamo dalla mafia il 7 agosto 1952
Usiamo questa immagine di papa Leone, per iniziare la nostra riflessione che ci vede riuniti, per ricordare il martirio e la testimonianza di Filippo Intili, lavoratore infaticabile, padre di famiglia, sindacalista ucciso 74 anni anni fa, proprio perché credeva che terra e cielo, potessero essere visti in un comune destino, perché nessuno potesse essere fonte di maledizione per l’altro.
Infatti credeva fermamente, che dalla “terra germoglierà la giustizia” e dal cielo “scenderà la pioggia” (cfrSalmo 84) come benedizione per l’uomo e il suo lavoro.
Ancora oggi il sangue da lui versato, la sua vita spezzata, i suoi sogni infranti non possono rimanere il ricordo di una tragedia e di una ingiustizia che al solo pensiero, della bestialità con cui è stata commessa, ci fa ancora indignare e sconcertare. Lui ha incominciato a lavorare per scavare un solco, bagnato dal suo sudore e dal suo sangue; a noi tutti è affidato il compito di continuare a lavorare su questo solco, perché il tempo e la polvero non lo coprano, ma diventi fonte e germoglio di una vita nuova, diversa, bella, onesta, giusta per noi tutti e per tutti i piccoli e gli oppressi della terra.
Filippo Intili, sindacalista Cgil, uno dei piccoli/grandi costruttori della nostra Repubblica…
DINO PATERNOSTRO
L’abbiamo ricordato ieri a Caccamo Filippo Intili, ucciso ferocemente a colpi di accetta dalla mafia a Piano Margi il 7 agosto 1952. Insieme a Francesca Rosella Musico e a Laura Di Martino della Cgil. Filippo era segretario della Camera del lavoro del comune dove allora spadroneggiava don Peppino Panzeca, potente capomafia di un bel pezzo di Sicilia.
Il mafioso era schierato con gli agrari, con i padroni; il sindacalista con i braccianti e i mezzadri che chiedevano l’applicazione dei decreti Gullo, leggi dello Stato. A battersi per l’illegalità e i soprusi erano i potenti; a battersi per la legalità democratica e costituzionale erano tanti lavoratori e tanti disoccupati che sognavano l’attuazione degli articoli di quella Costituzione più bella del mondo, che avevano conquistato dopo avere sconfitto il fascismo.
Quella visita di Scalfaro a Corleone insieme a don Ciotti e una storia che parla di legalità
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| Scalfaro a Corleone il 21 marzo 1999 |
di Antonio Maria Mira
Scalfaro fu il primo capo dello Stato a partecipare alla Giornata della memoria di Libera. Don Luigi: «Il suo staff aveva timori». La storia di Ac del presidente era nella scia di quattro martiri delle mafie
C'è un’immagine di 27 anni fa che coi fatti risponde al fango gettato dal capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami, sulla memoria del presidente Oscar Luigi Scalfaro. È il 21 marzo 1999, siamo a Corleone in occasione della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie promossa dall'associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti. Sul palco ci sono Scalfaro, il presidente della Camera, Luciano Violante, e il vicepresidente del Consiglio e futuro capo dello Stato, Sergio Mattarella.
giovedì, agosto 06, 2026
Filippo Intili, domani al cimitero di Caccamo sarà ricordato il sindacalista ucciso dalla mafia il 7 agosto 1952. Cgil: “Continuare nel suo nome la lotta per la piena applicazione della Costituzione e dei diritti”
Palermo 6 agosto 2026 – Domani, alle ore 19, nel cimitero di Caccamo, sarà ricordato Filippo Intili, segretario della Camera del Lavoro, ucciso dalla mafia il 7 agosto del 1952.
Negli anni ‘50, Filippo Intili provò a trasformare Caccamo, dove dominava il capomafia don Peppino Panzeca, in un pezzo di Repubblica italiana, dove vigessero i principi e i valori della Carta costituzionale da poco approvata. La mafia e la cattiva politica glielo impedirono, assassinandolo in maniera feroce il 7 agosto 1952 a Piano Margi. Dopo anni di silenzi, grazie all’impegno coraggioso di Vera Pegna e di un gruppo di giovani di Caccamo, sostenuti dall’allora sindaco Andrea Galbo e dalla Cgil, in collaborazione con i familiari, dal 2014 Filippo Intili ha una tomba nel cimitero di Caccamo, un cippo a Piano Margi e viene ricordato ogni anno, insieme a Giorgio Comparetto e a Mico Geraci.






























