Diego Motta
Una nuova “questione meridionale” si aggira per l’Italia. Il “no” ha fatto il pieno nelle regioni del Mezzogiorno, tanto temute alla vigilia dalla maggioranza di governo.
I numeri sono impressionanti e descrivono una valanga di voti contrari alla riforma, che è partita nelle grandi città e ha dilagato un po’ ovunque: a Napoli i contrari alla riforma sono stati addirittura il 75%, a Palermo il 69%, a Bari il 62%, a Roma il 60%. Il traino sulle Regioni è stato fortissimo e ha pesato, in percentuale, ancor di più di quello, in un certo modo scontato, delle cosiddette regioni “rosse”, Emilia Romagna e Toscana, peraltro decisive nella fase iniziale della campagna elettorale, quando questi territori hanno creato la base e il mood necessario per la rimonta, visto il vantaggio iniziale favorevole allo schieramento del "sì". Anche Genova e Torino (in entrambi i casi il “no" ha raggiunto il 64%) e la stessa Milano (58% per i “no”) hanno confermato che l’ostacolo più grosso alla riforma è arrivato dalle metropoli.
L’effetto giovani sul voto
































