lunedì, febbraio 16, 2026

LETTERA APERTA AL MONDO: Da Cuba, una donna denuncia il crimine che nessuno vuole vedere: “Affinché il mondo sappia che a Cuba non c'è una crisi. C'è un CRIMINE”


All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:

Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington.

E il mondo guarda dall'altra parte.

DENUNCIA PER I MIEI NONNI:

Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.


DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI:

Sanità in Sicilia. Centro ricerca di Ismett a Carini, ad aprile il bando


Per la nuova struttura che sorgerà nel palermitano primo appalto da 348 milioni. Previsto l'inizio dei lavori a novembre, completamento a dicembre del 2029

Nino Amadore

PALERMO - Gara ad aprile, inizio lavori a novembre, consegna dell'opera a dicembre 2029. Sono i punti salienti del crono-programma per la costruzione a Carini, in provincia di Palermo, del nuovo centro di ricerca di Ismett, l'Istituto mediterraneo per i trapianti e le terapie ad alta specializzazione, nato dalla partnership tra la Regione Siciliana, attraverso l'Arnas Civico di Palermo, e Upmc (University of Pittsburgh Medical Center), con il coinvolgimento della Fondazione Ri.MED, istituita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con lo scopo di promuovere, sostenere e condurre progetti e programmi di ricerca nel campo delle biotecnologie. Ribattezzato per comodità Ismett 2, il nuovo centro è molto atteso e rappresenta uno dei principali interventi sanitari nel Mezzogiorno.

VECCHIO E NUOVO SI COMBATTONO IN CORSO DEI MILLE A PALERMO


GIOVANNI BURGIO

Due arresti per estorsione

A Palermo, giovedì 5 febbraio, Giuseppe e Giusto Vernengo sono stati arrestati perestorsione e violenza privata esercitati con metodo mafioso.

I due, padre e figlio, portano un cognome pesante nella storia di Cosa Nostra palermitana. Infatti sono imparentati con i fratelli Antonino e Pietro Vernengo, due personaggi, oggi deceduti, che negli anni ottanta hanno ricoperto un ruolo importante nella seconda guerra di mafia a fianco dei corleonesi. Entrambi erano gestori di una raffineria di droga in via Messina Marine, e Pietro Vernengo, ergastolano condannato al maxiprocesso, nel 1991 si rese artefice di una rocambolesca fuga dall’ospedale Civico di Palermo.

La famiglia mafiosa di appartenenza dei Vernengo è quella di S. Maria di Gesù, il territorio dove svolgono i loro affari è quello di Corso dei Mille. È proprio in questa zona a est della città che un imprenditore edile, impegnato nella costruzione di un edificio pubblico, dopo anni di minacce e vessazioni,a gennaio 2026 ha deciso di denunziare Giuseppe e Giusto Vernengo.

La storia ha inizio nel 2017 quando il giovane Giusto non solo impedisce l’entrata dei camion nel cantiere posteggiando alcune macchine di traverso, ma minaccia di “non fare lavorare la ditta a Palermo”. Passa qualche anno e nel febbraio 2022, essendosi ripetuta la medesima azione ostruttiva al cantiere, l’imprenditore chiama i vigili per far rimuovere le auto. La reazione rabbiosa di Giusto Vernengo si materializza immediatamente in aggressioni verbali e con un violento schiaffo. 

domenica, febbraio 15, 2026

Il maxiprocesso, 40 anni dopo. La migliore eredità: uscire dall’emergenza

L'aula bunker

PALERMO 1986 - 2026 Cosa resta, tra storia, politica e memoria, del più grande colpo giudiziario alla mafia

Vincenzo Scalia

Quarant’anni fa iniziava il maxiprocesso alla mafia. Un evento storico, che segnò lo spartiacque in merito al contrasto alla criminalità organizzata, non soltanto sul piano giudiziario-penale, ma anche sul terreno delle rappresentazioni collettive e della declinazione della cultura della legalità. Quattro decenni dopo, si rende necessaria una riflessione critica sulle eredità, positive e negative, di quella esperienza, alcune delle quali sono ancora presenti nella società italiana.

’U maxi 40 anni dopo, Di Lello: «Un successo ma anche un’illusione»

L’aula bunker di Palermo nel giorno della sentenza

PALERMO 1986 - 2026 Il giudice del pool che, con Falcone e Borsellino, istruì il processo: «La mafia ha perso. E già dicevamo che non bastano i tribunali. Se ne sono dette tante, ma la verità è semplice: fu un’indagine fatta come si deve»

Mario Di Vito

A Palermo, del 10 febbraio del 1986, un lunedì, ricordano soprattutto la pioggia che bagnava l’astronave di cemento e vetro costruita in sei mesi al carcere dell’Ucciardone: l’aula bunker messa su per ospitare 400 imputati di mafia nelle apposite gabbie in quello che poi sarebbe diventato famoso con il nome di «maxiprocesso». Per gli amici (e i nemici): il maxi. O meglio,’u maxi. Presidente Alfonso Giordano, a latere Pietro Grasso. I pm d’aula erano Giuseppe Ayala e Domenico Signorino. La prima udienza fu tecnica: molte eccezioni. E qualche colpo di teatro: Pippo Calò con il famoso cappotto sulle spalle, Luciano Liggio che chiede di poter seguire le udienze «in compagnia», qualcuno dà di matto, un altro ingoia chiodi, c’è chi si cuce le labbra.

La rete idrica dei Lo Piccolo. Così a Palermo i boss si sono presi lo Zen


Davide Ferrara

Le condutture corrono sotto lo Zen 2 come vene scoperte. Entrano ed escono dai muri, attraversano i padiglioni, raggiungono ogni abitazione. Sono tubi marci, rattoppati, spesso sostenuti da staffe in ferro ormai consumate: la sensazione è che basterebbe sfiorarli perché si sgretolino. Attorno, aggrovigliati, centinaia di fili elettrici degli allacci abusivi si attaccano ai pochi contatori ufficiali. 

È qui, nel sottosuolo, che la mafia controlla il quartiere. Dove prende forma la rete idrica parallela che alimenta autoclavi e cisterne delle abitazioni, come aveva già spiegato il Giornale di Sicilia. Non è una rete pubblica. Non è gestita dall’Amap. È un sistema costruito negli anni e controllato dalla mafia, che si fa pagare per erogare l’acqua corrente. 

L’acqua finalmente è tornata «Fermiamo il razionamento»

Un’immagine dello Scanzano senz’acqua: oggi ha già 8 milioni 169 di mc di acqua. E gli altri invasi vanno ancora meglio

Giancarlo Macaluso

Dopo oltre quindici mesi di restrizioni idriche, la città torna alla normalità. Da domani sarà sospeso il razionamento che aveva interessato circa 250 mila cittadini. La decisione presa dall'Amap, d’intesa con la Cabina di regia della Regione e con il Comune, azionista di maggioranza della società che gestisce il servizio idrico integrato.

Il razionamento era stato introdotto nell’autunno del 2024, nel pieno della più grave crisi idrica degli ultimi trent’anni. La drastica riduzione delle precipitazioni e il progressivo svuotamento degli invasi avevano reso necessario un piano straordinario per garantire l’approvvigionamento minimo. In diversi quartieri l’erogazione dell’acqua era stata limitata a poche ore al giorno. Famiglie e attività economiche avevano dovuto organizzarsi con serbatoi, autobotti e sistemi di accumulo.

Gabriella al nonno: “Sei stato radice. E noi oggi siamo i tuoi rami. Quando la terra profumerà di casa, sapremo che una parte di te è ancora qui con noi”

 

Ignazio Gaudiano con alcuni dei suoi nipoti

Gabriella Gaudiano
Pubblichiamo il saluto laico dato ieri in Chiesa Madre a Bisacquino da Gabriella Gaudiano a nonno Ignazio, scomparso a 97 anni, dopo una lunga vita di lavoro e di impegno politico-sociale a fianco dei ceti sociali più deboli.
Ignazio per tanto tempo è stato segretario della sezione Pci e consigliere comunale di Bisacquino.  

GABRIELLA GAUDIANO 

Oggi salutiamo nonno Ignazio. Novantasette anni di vita. Una vita lunga, lunghissima, ma non abbastanza da prepararci davvero a questo momento. È difficile racchiudere in poche parole ciò che é stato per noi. Marito di Caterina, padre di Giuseppe, Margherita e Gianvito, nonno di sette nipoti: Giuliana, Davide, Gabriella, Federico, Ignazio, Francesco e Alba. Ma prima di tutto, mio nonno è stato un uomo buono.

L’INTERVISTA. “Rider sfruttati, l’inchiesta ha una portata epocale”

Andrea Borghesi, segretario generale Nidil Cgil

Andrea Borghesi, segretario generale Nidil, spiega come l’indagine giudiziaria su Glovo metta in discussione il modello organizzativo delle piattaforme e mostra le responsabilità dei clienti

PATRIZIA PALLARA

Tra i 2 e i 4 euro lordi a consegna, un reddito annuo sotto la soglia di povertà che non consente un’esistenza libera e dignitosa, forme di sfruttamento che approfittano dello stato di bisogno dei lavoratori. Il pentolone scoperchiato sul mondo dei rider dall’inchiesta della procura di Milano che ha portato alla richiesta del pubblico ministero di controllo giudiziario d’urgenza per caporalato a carico di Foodinho, la società di delivery del colosso spagnolo Glovo, non ha messo in luce niente di nuovo. 

Niente che non si sapesse già, niente che il sindacato non avesse già più volte denunciato (da ultimo, in un dossier presentato di recente), niente che non fosse già emerso da sentenze di tribunale, indagini giornalistiche, testimonianze.

sabato, febbraio 14, 2026

Ciao, Ignazio. Uomo onesto, leale, intelligente, costruttore dell’Italia dei lavoratori, del popolo

Ignazio Gaudiano con i suoi nipoti

DINO PATERNOSTRO

Oggi abbiamo dato l’ultimo saluto ad una persona semplice e straordinaria: Ignazio Gaudiano di Bisacquino, che ci ha lasciati all’età di 97 anni. Una vita lunga, trascorsa coerentemente dalla parte del popolo, della gente che vive di lavoro, con onestà, impegno, lealtà e coerenza verso i valori fondamentali della libertà, della democrazia, della giustizia e della legalità democratica. 

Ignazio ha militato per tutta la vita nel Partito comunista italiano, il partito di Gramsci, Togliatti e Berlinguer. L’ho conosciuto nel lontano 1975 insieme a Roberto Tagliavia, responsabile PCI della zona del corleonese. L’ho conosciuto nel suo orto, dove lavorava tutto il giorno. E insieme a lui ho conosciuto il suo amico e compagno Giacomo Tamburello. Siamo diventati amici oltre che compagni. Ignazio rimase il mio punto di riferimento politico a Bisacquino, quando dal 1976 ho sostituto Tagliavia alla direzione del partito nella zona.

SITUAZIONE SICCITÀ: IN SICILIA NON SOLO IL CICLONE HARRY, IL MESE DI GENNAIO È STATO IL PIÙ PIOVOSO DAL 2009


Annalisa Ciprì

Il mese di gennaio, dopo una lunga serie di mesi del 2025 con scarti relativamente limitati rispetto alle precipitazioni normali, ha fatto registrare una marcata anomalia positiva delle precipitazioni mensili, con ben 84 mm in più rispetto alla norma del periodo 2003-2022

Si è verificato così uno scenario particolarmente atteso per ridimensionare in modo più deciso una siccità di lungo periodo che fino a dicembre non era ancora del tutto superata in gran parte dell’Isola.

venerdì, febbraio 13, 2026

Il blocco navale, essere cristiani ed essere umani


di Giuseppe Savagnone

Una svolta sull’immigrazione

È di questi giorni il varo, da parte del nostro governo, del disegno di legge in cui si prevede il «blocco navale» per impedire l’ingresso nelle nostre acque territoriali di imbarcazioni con a bordo migranti, segnando, a quanto afferma un quotidiano molto vicino al governo, una «svolta sull’immigrazioni». In un video la presidente del Consiglio, sfoggiando ancora una volta la grinta che tanto piace agli italiani, lo ha celebrato come un grande successo personale: «Abbiamo finalmente potuto mantenere un altro impegno che avevamo preso con i cittadini nel nostro programma di governo: per tutti quelli che dicevano che era impossibile voglio ricordare che niente è davvero impossibile per chi è determinato».

La premier non ha mancato di sottolineare il proprio ruolo centrale nella svolta della politica europea che ha reso legittima questa misura, da sempre esclusa in base a criteri umanitari che oggi, grazie a lei, sono stati finalmente superati: «È una opzione – ha detto – compatibile con le nuove regole europee, che l’Italia ha contribuito a formare, a dimostrazione che tutto il lavoro che abbiamo fatto finora sta imprimendo una svolta totale nella gestione del fenomeno in Europa».

LEONE LUCA DI CORLEONE, SANTO, MONACO BASILIANO, SEC. IX d.C.

 

San Leone Luca da Corleone 


Mariuccia Stelladoro
MARIUCCIA STELLADORO

Leone Luca di Corleone è una figura quasi sconosciuta del monachesimo siculo-italo-greco, che nel corso dei secoli IX-X dalla Sicilia si diffuse rapidamente e si radicò in Calabria. Leone Luca nacque a Corleone in Sicilia (e non a Corleone in Calabria, come affermato da Di Meo, Annali…, p. 128-29). Era figlio di Leone e di Teotista, contadini e pastori, che vivevano in campagna. Alla morte dei genitori, abbandonò i lavori dei campi ed entrò come novizio nel monastero di San Filippo d’Agira, dove un vecchio monaco, che gli amministrò la prima tonsura, gli consigliò di emigrare in Calabria per sfuggire alle incursioni dei Saraceni (e non dei Vandali, cfr. Stelladoro, La Vita…, p. 116). Dopo una peregrinatio ad limina Apostolorum, si stabilì in un monastero situato sui monti Mula in Calabria, dove divenne discepolo dell’igumeno Cristoforo, che gli impose l’abito monastico e cambiò il suo nome in Luca (secondo la consuetudine monastica di dare un nuovo nome che iniziasse con la stessa lettera dell’alfabeto del nome battesimale). Per evitare confusioni con altri monaci chiamati Leone, fu indicato con entrambi i nomi, il che non impedì che fosse erroneamente identificato con Luca di Bova (cfr. Stelladoro, La tradizione…, p. 64 n.14).

🇨🇺🇲🇽 NONOSTANTE LE MINACCE, AIUTI A CUBA DAL MESSICO CONTRO IL BLOCCO CRIMINALE DEGLI USA


Hanno raggiunto Cuba due navi con 814 tonnellate di di alimenti, medicinali e beni di prima necessità destinati a una popolazione gravemente colpita dalle criminali sanzioni della Casa Bianca. 
Un carico che rappresenta molto più di un semplice gesto diplomatico. La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato che verrà preparato un nuovo invio. 

GLI USA: “NON UNA GOCCIA DI PETROLIO A CUBA”

giovedì, febbraio 12, 2026

L'INTERVISTA. Leone XIV: "Su gay e trans la dottrina non cambia ma la Chiesa invita tutti"

Papa Francis Prevost - Leone XIV

Le coppie omosessuali. Gli Stati Uniti. L'intelligenza artificiale. 
Esce un'accurata biografia dedicata a papa Prevost che contiene anche un'ampia intervista di cui anticipiamo un estratto

DI ELISE ANN ALLEN

Seduto dall'altra parte di un piccolo tavolo, Leone XIV offre il suo punto di vista sull'essere il primo Papa statunitense, sul modo in cui intende il ruolo del pontificato e sul suo approccio alle questioni geopolitiche che spaziano dalle guerre a Gaza e in Ucraina fino ai rapporti con la Cina e con gli Stati Uniti. Affronta anche temi ecclesiali come la sinodalità, il ruolo delle donne, il rapporto con la comunità LGBTQ+, la polarizzazione e le divisioni che affliggono la Chiesa e la società, così come l'ecumenismo, il dialogo interreligioso e l'attuale anno giubilare, e condivide le sue riflessioni sull'intelligenza artificiale.

Lei è due cose allo stesso tempo. È il primo Papa proveniente dagli Stati Uniti, ma anche il secondo con una prospettiva latinoamericana. In quale delle due si riconosce di più? 

I 100 anni dalla nascita di Danilo Dolci, quell’omissione sulle accuse al padre di Mattarella e la condanna per diffamazione

Da sx: Danilo Dolci, Bernardo Mattarell

Recentemente abbiamo scritto di Danilo Dolci e dello sciopero alla rovescia sperimentato a Partinico il 2 febbraio del 1956, quando il Ghandi italiano venne arrestato, processato e ingiustamente condannato. Riproponiamo un articolo de “Il Fatto quotidiano” che ci racconta di un’altra battaglia di Danilo, di altri processi, di altre condanne…

di GIUSEPPE PIPITONE

Lo hanno ricordato come il Gandhi di Sicilial’attivista non violento che scelse una delle terre più povere d’Europa per lottare in difesa degli ultimi. Ma se quell’isola era alla fame, la responsabilità era anche dello strapotere di Cosa nostrae dei suoi legami col potere politico. Ecco perché oltre a essere sociologo e poeta, Danilo Dolci fu anche cronista e attivista antimafia: fu il primo a indagare sul sistema clientelare che ha regolato i rapporti politici dal Dopoguerra. Ed è partendo da questo tipo di analisi che Dolci arrivò a denunciare i rapporti tra i boss ed esponenti di primo piano della Democrazia cristiana. Per questo motivo venne processato e condannato. Queste vicende, però, sono completamente scomparse dai ricordi pubblicati da giornali e dai siti d’informazione nel centenario della nascita del sociologo. Un’omissione abbastanza rilevante, se pensiamo che a portare a processo Dolci fu anche Bernardo Mattarella, il padre dell’attuale presidente della Repubblica. Ma andiamo con ordine.

“Rider sfruttati”, controllo giudiziario per Foodinho-Glovo. Procura Milano, “paghe sotto la soglia di povertà”



(ANSA) - MILANO, 09 FEB - Il pm di Milano Paolo Storari ha disposto in via d'urgenza il controllo giudiziario per caporalato per Foodinho, la società di delivery del colosso spagnolo Glovo. Secondo gli accertamenti, ai rider, 40mila impiegati in tutta Italia, sarebbero state corrisposte paghe "sotto la soglia di povertà" e ci sarebbe dunque uno sfruttamento del lavoro.

Sul controllo giudiziario, con la nomina dunque di un amministratore giudiziario per la società di delivery food, dovrà poi esprimersi un gip, dopo il provvedimento d'urgenza di oggi della Procura di Milano, che ha portato avanti nel tempo altre indagini di questo genere su colossi, anche della logistica, per sfruttamento del lavoro. Nelle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, è indagato lo spagnolo Pierre Miquel Oscar,

mercoledì, febbraio 11, 2026

A Palermo il 40° del maxiprocesso è stato ricordato col documentario di Pasquale Scimeca, scritto con la penna di Enrico Bellavia. Una testimonianza civile di alto livello, che ha coinvolto tanti giovani studenti


Nel giorno esatto del 40° anniversario dall’inizio del #Maxiprocesso, il documentario di Pasquale Scimeca — scritto con la penna lucida di  Enrico Bellavia e fortemente sostenuto da Legacoop Sicilia— ha smesso di essere un’opera cinematografica per farsi testimonianza civile, accolta da una sala stracolma di giovani pronti a riscoprire le radici della propria libertà.

​Sotto la guida di Silvia Francese di Coopculture, la memoria è diventata un dialogo vivo tra generazioni. Al tavolo dei relatori, le riflessioni del Sostituto Procuratore Antonio Balsamo, del Presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini e dell'ex Sostituto Procuratore Leonardo Agueci hanno restituito il senso profondo della giustizia, accanto alle  riflessioni dell'avvocato Nino Caleca  e alla preziosa testimonianza dell'avvocato Stefano  Giordano, figlio di quel Presidente che, nel 1986, ebbe il coraggio e la fermezza di guidare la Corte nell'aula bunker.

DDL ENTI LOCALI, I FRANCHI TIRATORI TENGONO BANCO: SI SALVA LA RAPPRESENTANZA DI GENERE AL 40%


Fabiana Mascolino

L’avventura a Sala d’Ercole del ddl Enti locali si appresta alle battute finali. Si apre l’ultima settimana utile per approvare il disegno di legge.

Il sipario è calato sulla seduta odierna poco prima dell’esame dell’articolo 10, la digitalizzazione degli archivi documentali degli uffici tecnici comunali della Regione. Un traguardo è certamente da sottolineare: il recepimento della norma nazionale che prevede la rappresentanza di genere fissata al 40% all’interno delle giunte comunali.Una norma di buon senso, così come definita da più deputati, dal centrodestra al centrosinistra, che sarà applicata a partire dalla prossima tornata elettorale.

Finalmente – festeggiano le deputate dell’Assemblea regionale – la Sicilia si adegua ad una norma nazionale che prevede la presenza di genere nelle giunte comunali con la soglia pari al 40% per ciascun sesso rappresentato.

L’INTERVISTA. Orlando: “Con il maxi processo, da capitale della mafia Palermo diventò capitale dell’antimafia”

Leoluca Orlando (foto di Mike Palazzotto) 

di FABRIZIO LENTINI

Intervista al sindaco della Primavera: “Non mi accontento della sola verità giudiziaria. Abbiamo il diritto di cercare la verità storica e di denunciare le responsabilità degli uomini delle istituzioni” 

Mentre nell’aula bunker lo Stato portava alla sbarra boss e picciotti, in quell’inverno di quarant’anni fa si combatteva un’altra guerra. La guerra contro l’idea che l’antimafia generasse disoccupazione, che “con la mafia c’era lavoro”, come scrissero nei loro cartelli gli operai licenziati quando il Comune di Palermo non rinnovò gli appalti per i servizi pubblici al gruppo Cassina. 

«Come dimenticare quei giorni?», dice Leoluca Orlando, che all’epoca aveva 38 anni ed era stato da poco eletto sindaco per volere di Sergio Mattarella, commissario provinciale della Democrazia cristiana. «Lunedì 10 febbraio si aprì il maxiprocesso. Due giorni dopo, il 12 febbraio, mercoledì delle Ceneri, il governo Craxi, su mia richiesta e grazie all’impegno del ministro degli Interni Oscar Luigi Scalfaro, varò il decreto legge 24/86 che consentì di far lavorare per il Comune i primi mille operai edili di imprese mafiose che avevano perso il posto».

martedì, febbraio 10, 2026

REFERENDUM COSTITUZIONALE. RIFLESSIONI DI UN CITTADINO QUALSIASI: “Questa maggioranza nelle sue frange più intime e ortodosse la Costituzione nel suo DNA proprio non ce l’ha”


FRANCESCO VIZZINI

Ho letto da qualche parte che le leggi passano, le Costituzioni restano. In Italia questa affermazione, che condivido, mi sembra inizi a vacillare sotto i colpi picconatori di una maggioranza che nelle sue frange più intime e ortodosse la Costituzione nel suo DNA proprio non ce l’ha. Non ce l’ha perché non l’ha scritta lei. Non ce l’ha perché non ha al suo interno la cultura da cui promanò la nostra Carta che, a detta di molti, è tra le più belle se non la più bella.

E si badi bene, sgombriamo il campo da ogni retorica e mistificazione perché non intendo dire che la cultura appartiene di diritto o sia espressione solo di certa parte politica! Basta guardare ai nostri padri costituenti!

La confusione offende le vittime. Separare la Shoah dalle foibe


Daniele Susini

L'unico vero elemento in comune tra questi due eventi è il contesto generale della Seconda guerra mondiale. Al di fuori di questo contenitore storico, non esistono analogie strutturali

Già in passato è stato più volte criticato l'accostamento improprio tra il 27 gennaio, Giorno della memoria e il 10 febbraio il Giorno del ricordo: due ricorrenze dotate di una propria autonomia storica e identitaria, vicine soltanto sul piano cronologico ma profondamente diverse sotto ogni altro aspetto. Differiscono per la natura degli eventi ricordati, per il contesto geografico, per la tipologia delle vittime e, soprattutto, per la portata storica e simbolica dei fatti cui fanno riferimento. In origine questo accostamento forzato era promosso da associazioni locali o da piccoli gruppi periferici. Oggi, invece, ciò che si osserva nel grande villaggio globale dei social media è una vera e propria istituzionalizzazione di questo rapporto. Sempre più spesso sono i comuni e le amministrazioni locali a proporre iniziative congiunte, mettendo sulla stessa locandina – e quindi sul medesimo piano simbolico – ricorrenze che non condividono né genesi né significato.

La lezione del Maxi processo quarant’anni dopo: “I pm restino autonomi”

L’aula bunker del maxiprocesso del 1986

di Salvo Palazzolo

L’aula bunker piena di studenti per l’anniversario del processo. “Quella fu la dimostrazione che se lo Stato vuole ottiene risultati”

Quarant’anni fa, l’aula bunker dell’Ucciardone era stracolma di imputati dietro le sbarre — ce n’erano 221 — oggi invece è piena di studenti, arrivati per l’evento organizzato da Addiopizzo Travel in collaborazione con il tribunale di Palermo. È emozionato Giuseppe Ayala, era uno dei pubblici ministeri di quel processo: «Quando terminai la requisitoria, che durò otto giorni, non riuscii ad alzarmi dalla sedia. Aspettai che l’aula si svuotasse e poi due carabinieri mi sorressero e mi fecero camminare: questo per dire che sforzo anche fisico fu».

Ayala ricorda soprattutto la “sensazione” che quel processo portò: «Per la prima volta si capì che lo Stato quando davvero vuole i risultati li ottiene». Il maxi processo segnò le basi per la sconfitta della mafia militare. «La mafia non è forte come allora, ma non bisogna abbassare la guardia», avverte il presidente della corte d’appello Matteo Frasca.

domenica, febbraio 08, 2026

Corleone, una targa nell'aula consiliare per Biagia Birtone, prima donna consigliera comunale nel 1946

 

Biagia Birtone

Al signor Sindaco, alla presidente del Consiglio comunale, ai consiglieri comunali del comune di CORLEONE
OGGETTO: Proposta apposizione di una targa ricordo per Biagia Birtone prima donna consigliera comunale di Corleone nel 1946.

Nell’80° anniversario della Costituzione della Repubblica Italiana, che diede per la prima il diritto di voto alle donne, si propone alle SS.LL. di ricordare Biagia Birtone, prima donna consigliera comunale di Corleone, mediante l’apposizione di una targa nella sala consiliare “B. Verro” in occasione dell’8 marzo 2026, festa della donna.
Si allega alla presente la scheda biografica della Birtone, redatta da Dino Paternostro.

Corleone, 6 febbraio 2026

F I R M E
Dino Paternostro, direttore Città Nuove
Pippo Cipriani, già sindaco di Corleone
Caterina Pollichino, segretaria Camera del lavoro “P. Rizzotto” Corleone;
Antonella Sanzio, presidente Associazione di Amicizia “Italia-Cuba” Corleone;
Salvatore Di Miceli, presidente circolo Anpi Corleone;
Salvatore Iannazzo, presidente Federconsumatori Corleone.

CHI ERA BIAGIA BIRTONE

La Città di Corleone intitoli il Centro Multimediale al poeta, scrittore ed autore teatrale Nino Gennaro

Nino Gennaro

Al Sindaco e alla Giunta municipale, alla Presidente e al Consiglio comunale di CORLEONE 

OGGETTO: proposta intitolazione al poeta, scrittore ed autore teatrale corleonese Nino Gennaro del Centro multimediale di piazzale Danimarca 

NINO GENNARO (Corleone 1948, Palermo 1995) dagli anni ’70 alla sua morte si è adoperato per dare forti contenuti a quella che definiva “rivoluzione culturale meridionale”, nell’intento di contrastare la mafia e il suo habitat culturale e dare spazio, a tutto raggio, al rispetto delle diversità e dei diritti dei più deboli, sostenendo che “Corleone non è una repubblica indipendente” (cioè avulsa dal resto del mondo) e che in essa, quindi, potesse realizzarsi tutto ciò che accadeva in qualsiasi altro luogo e che “i corleonesi non sono tutti gregari di Liggio”.

- Agli inizi degli anni ‘70 ha animato a Corleone un circolo culturale, vero e proprio laboratorio di formazione e informazione, frequentato più o meno segretamente, purtroppo, date le limitazioni dell’epoca, da ragazzi e ragazze, studenti o giovani lavoratori, in una Corleone in cui le uniche agenzie di socializzazione consentite erano quasi esclusivamente la scuola e la parrocchia. 

La città di Corleone dedichi una strada a Giuseppe Governali, stimato preside del liceo e vicesindaco del Comune

Il preside Giuseppe Governali

Al Sindaco, alla Presidente del Consiglio comunale, ai Consiglieri comunali DEL COMUNE DI CORLEONE

OGGETTO: Proposta di intitolazione strada al prof. Giuseppe Governali, nato a Corleone il 22 febbraio 1939 e deceduto a Palermo il 7 aprile 2016.

La figura e l’opera del prof. Giuseppe Governali è stata per Corleone e per i paesi limitrofi un sicuro punto di riferimento, soprattutto per i giovani. Docente stimato ed apprezzato dagli studenti, dalle famiglie, dai colleghi e da tutta la comunità cittadina, ha formato con il suo insegnamento e col suo esempio numerose generazioni che hanno trovato in lui il Maestro, la guida autorevole e rassicurante, l’amico sempre pronto ad ascoltare e a consigliare, l’educatore attento ed interessato non solo alla crescita culturale ma anche e soprattutto a quella umana e sociale dei suoi alunni. Le sue lezioni di letteratura italiana, seguite da tutte le classi quasi con religioso silenzio, non erano mai trasmissioni di cognizioni o di semplici contenuti scolastici ma comunicazioni di emozioni e sentimenti che passavano dalla mente al cuore e che facevano brillare gli occhi degli studenti; erano lezioni di metodo che guidavano all’apprendimento critico ed autonomo; erano lezioni di cittadinanza consapevole e responsabile che egli impartiva più con l’esempio che con la parola.