sabato, febbraio 14, 2026

SITUAZIONE SICCITÀ: IN SICILIA NON SOLO IL CICLONE HARRY, IL MESE DI GENNAIO È STATO IL PIÙ PIOVOSO DAL 2009


Annalisa Ciprì

Il mese di gennaio, dopo una lunga serie di mesi del 2025 con scarti relativamente limitati rispetto alle precipitazioni normali, ha fatto registrare una marcata anomalia positiva delle precipitazioni mensili, con ben 84 mm in più rispetto alla norma del periodo 2003-2022

Si è verificato così uno scenario particolarmente atteso per ridimensionare in modo più deciso una siccità di lungo periodo che fino a dicembre non era ancora del tutto superata in gran parte dell’Isola.



Come già sappiamo, secondo quanto viene fuori dai dati, il 2024 intero è stato il più arido, caratterizzato da temperature più alte e scarsità di piogge senza precedenti, confermando fino a questo momento questa tendenza. Il 2025 non è da meno. Il 2023, invece, il quarto anno consecutivo con precipitazioni al di sotto della media storica. Abbiamo visto nei mesi scorsi che gli invasi sono sempre più secchi e le ultime piogge non sono riuscite a riempirle, solo a marzo, per esempio si conta meno del 90% di acqua. Secondo i dati raccolti da Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue), l’osservatorio risorse idriche, si tratta di un valore così basso che non si registrava addirittura dal 2010.

Le alte temperature degli ultimi anni hanno prosciugato gli invasi rendendo la situazione idrica sempre più problematica. E se consideriamo già la scarsa disponibilità di acqua. Una crisi che sta cominciando a diventare strutturale. Se prima sapevamo che pioveva una certa quantità di acqua di pioggia, 700 millimetri circa, adesso il dato è variato, sceso fino a 400 millimetri d’acqua. Di conseguenza, una minore quantità di pioggia corrisponde a una minore quantità di acqua disponibile negli invasi artificiali, una minore ricarica di risorsa idrica e così via.

Nel mese di gennaio, l’Ancipa ha raggiunto i 11,99 mmc. Il lago Arancio 6,17; il Castello6,33; il Cimia 2,23; il Comunelli 0,21; il Disueli 0,66; il Don Sturzo 32,46; il Fanaco 2,01; il Furore1,08; il Gammauta 0,04; il Garcia 6,00; il Gorgo0,37; il Lentini 76,78; il Nicoletti4,71; l’Olivo 1,87; il Paceco 3,07; il Piana degli Albanesi 5,18; il Piano del Leone 2,22; il Poma 14,68; il Pozillo 4,11; il Prizzi 1,45; il Ragoleto 5,03; il Rosamaria14,56; il Rubino1,76; il San Giovanni 5,91; il Santa Rosalia 9,34; lo Scalzano 3,16; lo Sciaguana 4,06, il Trinità 2,48 e il Zafferana0,03.

Il mese di dicembre (clicca qui) era stato invece caratterizzato da una prima decade con la parte iniziale caratterizzata da condizioni di instabilità blanda, che hanno prodotto piogge significative solo sui versanti occidentale e tirrenico fino a giorno 7, giorno in cui su una porzione limitata della fascia tirrenica il flusso umido al suolo ha prodotto piogge insistenti su Sant’Agata di Militello (Messina) e nell’entroterra, provocando allagamenti nel centro abitato e qualche fenomeno di dissesto. In questa occasione sulla rete Sias la stazione Militello Rosmarino (Messina) ha fatto registrare con 88 mm il massimo accumulo giornaliero del mese, di cui 86,2 mm in sole 6 ore, secondo massimo valore di intensità in 6 ore dopo il massimo raggiunto in occasione dell’alluvione del 18 ottobre del 2010.

Di seguito, una prolungata fase di alta pressione ha mantenuto asciutta la Sicilia fino all’arrivo di un fronte che il 16 ha prodotto il giorno più piovoso del mese grazie alla sua evoluzione in circolazione depressionaria, anche se caratterizzata da un transito molto veloce. In questa occasione, accumuli significativi hanno interessato soprattutto l’estremo settore occidentale, la fascia meridionale e il settore ionico settentrionale, con accumuli prevalentemente compresi tra 20 e 40 mm, localmente fino a quasi 70 mm.

La parte finale del mese, invece, è stata infine caratterizzata da diversi nuclei depressionari in successione che hanno prodotto fenomeni numerosi anche se relativamente diffusi solo nei giorni 21, 23 e 31. In questa fase la fascia ionica ha finalmente goduto di piogge significative dopo un autunno davvero avaro. In base ai dati della rete Sias (Servizio informativo agrometeorologico siciliano) la media regionale risulta intorno a 84 mm contro un valore normale di 92 mm nel periodo 2003-2022.

Ma cosa è successo nel mese di gennaio?

Il ciclone Harry, che ha colpito la Sicilia tra il giorno 18 e il 21, ha contribuito in modo fondamentale agli accumuli raggiunti sul settore ionico, ma nel complesso ha determinato solo un terzo dell’accumulo regionale totale del mese, frutto di ripetuti passaggi perturbati che hanno reso il mese nel complesso molto instabile sia nelle settimane precedenti il ciclone che in quelle successive, tanto che i giorni con totale assenza di precipitazioni sono stati solo 5.


In base ai dati della rete Sias (Servizio informativo agrometeorologico siciliano), l’accumulo mensile medio regionale risulta pari a 186 mm, valore che negli ultimi 50 anni per gennaio era stato superato solo due volte, nel 1985 e nel 2009. Il massimo accumulo mensile risulta quello registrato a Pedara, nel Catanese, con 619,4 mm, di cui però ben 466,6 mm sono stati registrati in 72 ore in occasione del ciclone, massimo accumulo nelle 72 ore di tutta la serie dal 2002. La stessa stazione ha registrato il 20 anche il massimo accumulo giornaliero, pari a 256,2 mm. Il minimo accumulo mensile risulta invece quello di 92,6 mm registrato dalla stazione di Pachino, a Siracusa, sfavorita dall’orografia, che in occasione del ciclone Harry è stato elemento fondamentale per raggiungere gli accumuli a tre cifre registrati a ridosso di Peloritani, Etna e Iblei, con gli accumuli sulla costa nettamente inferiori a quelli dell’entroterra.


Andando nello specifico, a causa delle continue perturbazioni il mese di gennaio, caratterizzato da nuvolosità e ventilazione sostenuta molto frequenti, non ha dato in genere l’impressione di un mese mite come era accaduto spesso negli anni più recenti. Sono state relativamente scarse le situazioni favorevoli al raggiungimento di temperature elevate, tanto che poche aree del territorio regionale hanno fatto registrare massime assolute mensili superiori a 20 °C, valore superato quasi esclusivamente sulle fasce tirrenica e ionica nel corso delle avvezioni da Libeccio registrate nel corso della prima decade.

Tuttavia anche le avvezioni fredde sono state di entità limitata, sono state di origine prevalentemente artica marittima e di durata breve, con un impatto complessivo molto ridotto sulla media mensile nonostante le nevicate che, soprattutto nella prima parte del mese, hanno accompagnato gli eventi scendendo anche a quote relativamente basse (800-900 m s.l.m.).

Le straordinarie nevicate sull’Etna in occasione del ciclone Harry si sono verificate con quota neve molto elevata, a lungo sopra i 1800 m s.l.m., scesa a quote sensibilmente inferiori solo nella parte finale dei fenomeni.

La temperatura media mensile in base ai dati della rete Sias risulta alla fine stimata intorno a 9,9 °C, inferiore a quella registrata nel 2024 e nel 2025 ma comunque superiore di ben 1 °C alla norma del periodo 2003-2022. Tra gli indici mensili, le medie delle minime sono quelle che risultano più anomale rispetto alle serie storiche, con la stazione SIAS Catania che ad esempio ha registrato la media delle minime più elevate della sua serie, così come è accaduto ad altre 15 stazioni della rete.


Sulla rete Sias la temperatura più alta del mese è stata registrata il 5 dalla stazione Caronia Buzza (ME) con 23,5 °C, mentre la temperatura più bassa pari a -7,4 è stata registrata dalla stazione Caronia Pomiere (ME) il 12, giorno in cui la stazione a quota più alta di Cesarò Monte Soro (ME) era però guasta.

La media mensile più elevata, pari a 13,4 °C, è stata registrata dalla stazione Palermo, a soli 0,1 °C dal valore massimo di gennaio della serie, registrato nel 2024.


Va osservato come nel resto della Sicilia gli accumuli, pur inferiori a quelli dei rilievi orientali, sono stati comunque ovunque superiori a 100 mm, anche sul versante occidentale dell’Etna rimasto in ombra orografica in occasione del ciclone Harry, ma poi beneficiato dagli eventi successivi.


Tra gli accumuli mensili notevoli registrati dalla più fitta rete DRPC spiccano i 693 mmregistrati a cavallo tra Peloritani e Nebrodi dalla stazione Fondachelli a Messina.

In ogni caso, tutte le stazioni della rete Sias hanno superato le rispettive medie mensili, addirittura di oltre 7 volte (+731%) nel caso della stazione di Francofonte.

Il numero medio di giorni piovosi risulta pari a 16 rispetto ad un valore normale di 10 per gennaio. Il numero massimo di giorni con precipitazioni, di pioggia o neve, pari a 24, è stato osservato presso la stazione Cesarò Monte Soro, mentre il minimo di 10 giorni piovosi è stato registrato dalla stazione Lentini, a Siracusa.


La neve risulta un elemento di forte incertezza nei quantitativi di precipitazione, considerato che già nella prima parte del mese erano state registrate a partire dal giorno 8, a più riprese, nevicate anche a quote relativamente basse, sotto gli 800 m. In occasione del ciclone Harry la quota neve, inizialmente superiore a 2000 m, è scesa sensibilmente la sera del 19 e durante il giorno 20 ha prodotto un altezza del manto nevoso superiore a 200 cm sul versante Nord dell’Etna, portando neve fino a quota 1300 nella fase finale dell’evento.


Si è trattato di un’altezza del manto nevoso mai raggiunta in precedenza presso la stazione Linguaglossa Etna Nord. L’impatto di tale abbondanza di precipitazioni è stato rilevante soprattutto in occasione dell’ultima fase dei evoluzione del ciclone Harry, quando alle precipitazioni orografiche si sono sommate quelle legate all’attività convettiva la sera del 20. Pur senza raggiungere intensità di pioggia estreme, in condizioni di terreni già saturi i passaggi temporaleschi hanno determinato locali esondazioni nei bacini del Fiume Gornalunga, del Fiume San Leonardo e del Fiume Anapo.


Altrove le intensità registrate durante il mese raramente hanno raggiunto la soglia di nubifragio, favorendo una graduale saturazione dei suoli che ha alla fine iniziato a produrre deflussi abbondanti nel reticolo idrografico quasi ovunque, avviando questa volta un netto recupero delle riserve idriche negli invasi.

il Sicilia.it, 14 febbraio 2026

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