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mercoledì 9 ottobre 2013

La tragedia di Lampedusa: perché Corleone non ospita i resti di alcuni profughi?

di GIOVANNI PERRINO
Mi pare che su Lampedusa si siano dette molte cose, a proposito e sproposito, si siano mescolate lacrime vere a quelle finte, ottusità e solidarietà, segni spesso di cattiva coscienza. Ci siamo riconosciuti in questi giorni come popolo di migranti i cui risparmi finanziavano anche la speranza della ripresa economica in attesa del nostro rientro. D’estate tornavano i nostri nonni e padri a casa con la camicia fresca di bucato e l’auto nuova, felici di mostrare in piazza il raggiunto benessere e di organizzare i lavori per la nuova casa da costruire per loro e per i figli. Rispetto ai profughi di oggi eravamo anche fortunati… non c’è che dire!
Questi di oggi non sono migranti ma fuggitivi, fuggitivi dalla guerra e dal disordine sociale, dalle miserie e da una morte assai vicina. Quella morte che, evitata tante volte sulle strade dei loro Paesi, li raggiunge spesso in mare e così non solo non possono sognare più di ritornare ma neanche di arrivare. Le tragedie, prima e dopo Lampedusa, non continueranno senza che nulla accada sulla cittadinanza e sui diritti civili di questa nuova “ salad bowl” insalata mista, come gli americani chiamano la mescolanza sociale.
La nostra Europa, l’Italia stessa sarà diversa da quella dei nostri anni perché impareremo a vivere in un Paese con il multi davanti, un Paese multi-Paese, sul piano religioso, culturale, etnico, in cui ognuno ha diritto, come nell’insalata mista, a mantenere il proprio colore e il proprio odore-sapore senza cedere un millimetro della propria identità originaria e salvaguardando al tempo stesso i propri diritti di cittadinanza. Occorre tornare nelle scuole ad insegnare tutto questo perché non basta un minuto di silenzio ma serve nutrimento per  la coscienza civile dei giovani. Occorre che i giovani si riconoscano in una società che sarà molto diversa da quella che i loro padri hanno conosciuta e non solo per causa delle nuove tecnologie.
A queste poche riflessioni aggiungerei che i corleonesi, come tanti meridionali, conoscono queste tragedie anche se non sono mai saliti sulle carrette del mare né sono divenuti schiavi dei trafficanti.
Essi conoscono le lacrime di chi parte o quelle per un telegramma che annuncia una perdita e per questo oggi Lampedusa è simbolo di un Mediterraneo all’altezza della sua capacità non solo di accogliere ma di mescolarsi in una Sicilia che è centro e patria naturale per tanti popoli. Oggi l’isola è terra di passaggio, pochi sono disposti a fermarsi perché il lavoro scarseggia e solo nei campi si offre qualche possibilità. I profughi, anche per evitare lo sfruttamento, preferiscono raggiungere terre e parenti ove maggiore è la possibilità di lavorare anche a costo di un’accoglienza meno facile.
Forse perché i siciliani non sono in grado di offrire lavoro ai vivi, si sono proposti di accogliere i morti senza spedirli in paesi ancora più lontani dai loro. Sono certo che i Comuni che hanno dato tale disponibilità sapranno rispettare e accogliere questi sfortunati e mancati cittadini di una nuova Europa che si può costruire solo sulla solidarietà e sui diritti.
Allora la mia proposta sarebbe questa, che Corleone, città che negli ultimi decenni ha espresso con forza la sua volontà di affrancarsi dall’isolamento e dalla solitudine, dia un segnale forte in questo drammatico momento e si unisca agli altri comuni che sono pronti ad accogliere le spoglie dei profughi dando ad essi la cittadinanza onoraria. C’è uno spazio in fondo al cimitero, dietro la chiesa, uno spazio verde e ombreggiato dai cipressi. Una volta era usato per le sepolture a terra, perché non continuare a destinarlo a tale scopo così civile e ospitarvi alcune decine di bare con  i resti dei profughi? Sto  pensando a Lidice, vicino Praga, ove i nazisti hanno raso al suolo un asilo e, finita la guerra, la gente vi ha piantato un campo di rose oggi curatissimo e venerato da chi ha a cuore un futuro di pace.
Penso a quel campo o ad un altro, a seconda delle scelte dell’Amministrazione, senza recinti e senza croci, pieno di fiori e di pietà umana che diventi espressione della  solidarietà e della fratellanza e non di barriere e divisioni. Non è anche questo un segno di quella Corleone diversa che in tanti, “Città Nuove” in testa, pensiamo di costruire?
Sarà la mia una modesta proposta ma troverei utile per Corleone che Corleone dal Cuore grande di Leone, desse un segnale forte in tal senso, convinto come sono che l’antimafia si nutre anche di questi gesti e che le nuove generazioni possano ritrovare, oltre i discorsi ufficiali a volte poco convincenti, i segni di una nuova civiltà in una terra che tanto ha dovuto lottare e tanto sangue versare per affermare il diritto al lavoro, alla convivenza civile, alla legalità.
Questo ritengo di doverti scrivere in questa sera in cui le operazioni di recupero dei corpi pare infinita e infinitamente dolorosa mentre i profughi dormono all’addiaccio e la gente di Lampedusa con il suo comportamento ci riempie il cuore di speranza.
Un abbraccio 
Giovanni Perrino

Mantova, 8.10.2013

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