
Abitazioni in bilico e carreggiate compromesse nell’area colpita dalla frana a Niscemi
Niscemi - , La procura indaga su eventuali inadempienze pubbliche. Gli esperti che monitorano la frana: mai visto fenomeno così esteso
NISCEMI - In Sicilia i soldi contro il dissesto idrogeologico sono arrivati, ma non per Niscemi. Sono nero su bianco nei decreti e nelle tabelle del Pnrr: quasi cento milioni di euro per 46 interventi. Una parte consistente è già stata spesa. Ma non a Niscemi. Qui, dove la frana era prevista, studiata e annunciata da trent’anni, nessuno ha presentato un progetto per questa fetta di terra che continua a franare. Né il Comune né la Regione hanno chiesto finanziamenti per il consolidamento del territorio. L’emergenza c’era, i dati pure. È mancata non solo la volontà amministrativa, ma anche quella progettuale e di prevenzione di una intera comunità che era e resta in pericolo.
Per decenni Niscemi è stata terreno di passerelle istituzionali, dichiarazioni solenni e promesse. Commissari straordinari nominati, stati di emergenza prorogati, fondi annunciati. Ma quando si è aperta la possibilità concreta di intervenire, di mettere in sicurezza una comunità con risorse già disponibili, chi era preposto a farlo si è dileguato. Ancora una volta.
Dal 1997 il comune vive in una condizione di emergenza permanente. In trent’anni si sono succeduti governi, presidenti del Consiglio, giunte regionali. Tutti hanno firmato qualcosa. Nessuno ha risolto. La frana che in questi giorni ha costretto oltre millecinquecento persone a lasciare le proprie case non è un evento imprevedibile: è il risultato di una lunga catena di omissioni.
Il 12 ottobre 1997 una frana colpisce i quartieri Pirillo, Sante Croci e Canalicchio. Vengono sgomberate 111 famiglie, 392 fra bambini, donne e uomini restano senza casa, 48 abitazioni vengono demolite, insieme a una chiesa del Settecento. Il giorno dopo arriva in paese una sfilata di autorità: l’assessore regionale Giuseppe Galletti, il sottosegretario Franco Barberi, e una serie di ministri. Tutti promettono, tutti annunciano. Barberi, vulcanologo e allora sottosegretario alla Protezione civile, parla senza giri di parole: «Una pagina di ordinaria malamministrazione».
Il 14 ottobre 1997 il Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza. Si nomina Galletti commissario delegato. Viene stanziato un primo fondo di 8,5 miliardi di lire, con promesse di risanamento e ricostruzione. Ai senzatetto vanno 600 mila lire al mese per un anno. Ma già pochi mesi dopo, nel gennaio del 1998, i cittadini scendono in strada con una fiaccolata silenziosa: «Non ci ascolta più nessuno».
L’emergenza viene prorogata per quasi dieci anni. Niscemi è classificata a rischio R4, il massimo. Ma i cantieri non partono. Nel 2001 settanta famiglie occupano l’aula consiliare: non sanno se le loro case saranno recuperate o abbattute. Arriva un nuovo commissario, il prefetto Giuliano Lalli, che si scontra con una macchina amministrativa bloccata. Nel 2004 il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose e così si sommano altri commissari, che però gestiscono l’ordinario.
Nel 2006, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi firma una nuova ordinanza: lo stato di emergenza viene prorogato. Vengono stanziati 1,2 milioni di euro per la messa in sicurezza del torrente Benefizio. Il nuovo commissario delegato è ancora una volta l’assessore alla presidenza della Regione Siciliana con delega alla Protezione civile. Il nome non compare nei comunicati stampa di allora, ma all’epoca la delega era in capo a Francesco Cascio. I fondi ci sono, i progetti anche. Ma i cantieri non partono. E nel 2007, l’emergenza viene dichiarata conclusa. Un appalto da nove milioni assegnato nello stesso anno si arena per un contenzioso. Nel 2014 una nuova frana produce un altro piano da nove milioni: finanziamento revocato, zero euro spesi.
L’unico intervento strutturale arriva nel 2019: 1,2 milioni per un tratto del versante ovest e per la strada provinciale 12. È poco, troppo poco rispetto a quello di cui ha bisogno il territorio. Un progetto da 8 milioni, pronto dal 2016, non viene mai finanziato né inserito nella piattaforma Rendis. Tra il 2019 fino ad oggi nessuna richiesta viene inoltrata dal comune di Niscemi alla Struttura commissariale contro il dissesto, «nessun input da Niscemi negli ultimi otto anni», dice all’Ansa il soggetto attuatore della regione siciliana Sergio Tumminello. Dal 2014, dei circa venti milioni di euro programmati ne è stato speso appena 1,2: il resto è rimasto sulla carta. Il rischio della frana noto da trent’anni non è solo una catastrofe naturale. È un disastro amministrativo. E qualcuno, prima o poi, dovrà rispondere.
la repubblica. 29 gennaio 2026
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