domenica, gennaio 25, 2026

I 39 ospedali di Comunità. Più infermieri e meno medici


Andrea D’Orazio

Più infermieri e operatori sanitari che camici bianchi, visto che si tratta di strutture a bassa intensità di cura, e una dotazione di posti letto che va da un minimo di 15 fino a un massimo di 40 unità. Sono alcune delle linee guida tracciate nel decreto che indirizza l’assetto organizzativo e operativo dei 39 Ospedali di Comunità previsti in Sicilia entro il 30 giugno 2026: una sorta di vademecum che arriverà ad Asp e ospedali domani mattina, firmato dall’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni con la regia del dipartimento della Pianificazione strategica timonato da Salvatore Iacolino. 

Il documento, in linea con il modello di medicina territoriale impostato da Roma, precisa subito le funzioni delle nuove strutture, concepite per offrire un servizio intermedio tra l’assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero per pazienti che, a seguito di episodi acuti di lieve entità o di una riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di trattamenti potenzialmente erogabili a domicilio, ma sotto sorveglianza infermieristica continuativa (anche nelle ore notturne) non garantibile presso l’abitazione. Tra i casi contemplati, solo per fare alcuni esempi, i pazienti post-ictus in fase di

riabilitazione, i soggetti con patologie cardiologiche non gravi o che hanno bisogno di una rimodulazione della terapia e di monitoraggio ematochimico, oppure chi ha subito traumi lievi o chi ha malattie respiratorie ed è sotto ossigeno-terapia a basso flusso. In quanto struttura intermedia tra il domicilio e il nosocomio, l’OdC mira inoltre a ridurre le degenze improprie «e a promuovere dimissioni protette verso contesti assistenziali più idonei, favorendo il recupero funzionale e il mantenimento dell’autonomia, in un ambiente quanto più possibile vicino a quello domestico». Proprio per quest’ultimo punto, tra gli obiettivi c’è anche il coinvolgimento attivo della famiglia o del caregiver, attraverso percorsi di formazione e addestramento volti «a favorire il riconoscimento tempestivo di eventuali segnali di instabilità clinica». Si passa poi alle disposizioni tecniche, a cominciare dalla durata del ricovero, fino a un massimo di 30 giorni prorogabile solo in casi eccezionali adeguatamente motivati. 

Le stanze di degenza possono essere organizzate con un numero di letti da 2 a 4 unità, mentre il personale di ruolo, per l’Ospedale di Comunità standard da 20 posti, comprenderà: da 7 a 9 infermieri sette giorni su sette, da 4 a 6 operatori sanitari, un minimo di 2 fisioterapisti e un medico per 4-5 ore al giorno, sei giorni su sette. Adesso, però, fatto il decreto, si punta ad accelerare l’attivazione delle strutture, con altre inaugurazioni previste tra gennaio e febbraio fra gli OdC di Patti, Taormina, e Piana degli Albanesi, che andranno ad aggiungersi a quello di Barcellona Pozzo di Gotto, al netto dei presidi già avviati come progetto pilota.

Intanto, sempre sul fronte ospedaliero, dall’assessorato è già partita un’altra direttiva, indirizzata a tutti i manager per arginare l’iper afflusso nei Pronto soccorso: un pungolo per velocizzare sia le operazioni di sbarellamento dei pazienti che arrivano in ambulanza sia il loro trasferimento nei reparti specialistici. (*ADO*)

GdS, 25 gennaio 2026 

Nessun commento: