
Uno scorcio dello Zen a Palermo
GIOVANNI BURGIO
Porta Nuova
In Sicilia nel 2025 sono state 44 le operazioni antimafia che hanno colpito i clan delle nove provincie.[1] Destinatari dei provvedimenti restrittivi sono stati complessivamente 740 soggetti: 655 in carcere, 68 indagati, 17 con obbligo di dimora o firma.
Ancora una volta si conferma che la radice storica di Cosa Nostra è saldamente impiantata nella Sicilia centro – occidentale.Infatti, il numero degli arrestati nelle quattro provincie di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta raggiunge la cifra di 465, distanziando di quasi duecento unità quello delle provincie di Enna, Messina, Catania e Siracusa, 275 persone.
Un elemento interessante è costituito dal fatto che nelle province dove si trovano le due principali città siciliane il risultato delle persone coinvolte nelle indagini è molto elevato. Nel palermitano e nel catanese, infatti, sono state 546, più dei due terzi del totale(740).Probabilmente, questo dato segnala il fatto che lì dove c’è maggiore vivacità, ricchezza e affari, lì Cosa Nostra concentra i suoi traffici e interessi.[2]
Esaminando i dati raccolti negli ultimi cinque anni, 2021 – 2025, si ha il numero complessivo di 4.227 persone implicate nelle indagini su Cosa Nostra, con una media annua di 845.[3]
PALERMO
I 181 arresti
L’operazione ‘Grande inverno’ che l’11 febbraio ha portato in carcere 181 persone è senz’altro il colpo più duro che Cosa Nostra ha subito negli ultimi anni. Non solo si è sventato il tentativo di ricostituire il suo organo direzionale, la ‘Cupola’, ma questa retata, nella storia della lotta alla mafia siciliana, è la terza per numero di persone interessate.[4]
Sono stati arrestati 8 reggenti di mandamento e 11 esponenti di spicco delle cosche. A essere colpite sono state non soltanto le famiglie di Palermo città, ma anche quelle di Bagheria, Carini e Terrasini. Il mandamento di San Lorenzo – Tommaso Natale è stato quello con più fermati, seguito dai mandamenti di Porta Nuova, Santa Maria di Gesù, Bagheria, Noce e Pagliarelli.
Grazie alle intercettazioni ambientali si è potuta scoprire la mappa aggiornata di alcuni vertici dell’organizzazione:per Porta Nuova Tommaso Lo Presti il pacchione e Stefano Comandè; per la Kalsa Francolino Spadaro; per Tommaso Natale – San Lorenzo i fratelli Nunzio e Domenico Serio e Francesco Stagno; per Santa Maria di Gesù Guglielmo Rubino; per Bagheria Gino Mineo e Giuseppe Di Fiore.
Quello che emerge da questa inchiesta è il ruolo predominante del mandamento diPorta Nuova. Tommaso Lo Presti il pacchione non solo è al vertice del suo territorio (Palermo Centro, Porta Nuova, Borgo vecchio, Kalsa), ma è anche una figura autorevole e riconosciuta dagli altri mandamenti. È in questa zona della città che negli ultimi anni si è registrato il più alto numero di omicidi. Ed è qui che ogni luogo è strettamente controllato dai boss. Non c’è piazza di spaccio o pusher che sfugge a questi clan, e chi si permette di trasgredire viene punito duramente.
Questa è stata l’indagine che ha rivelato grossi buchi neri nel “sistema carcerario 41bis”.Minuscoli apparecchi telefonici, continue sostituzioni di sim, cellulari “a citofono”, hanno potuto circolare liberamente ed essere usati tranquillamente dai mafiosi nelle celle. Una capacità delle cosche di utilizzare i nuovi metodi di comunicazione che però ha trovato una risposta altrettanto adeguata ed efficace da parte delle forze dell’ordine che hanno saputo intercettare le comunicazioni.
E ancora una volta si è potuto constatare come Cosa Nostra tiene insieme tradizione e innovazione, antico e moderno. Infatti, oltre ad occuparsi di scommesse clandestine online e di riciclaggio finanziario internazionale, i boss non tralasciano l’imposizione delle forniture di pesce e frutti di mare ai ristoratori di Mondello e Sferracavallo. Nuovi affari e consueti commerci che servono a fare soldi e controllare il territorio.[5]
La Noce e l’Uditore
Nel 2025 il territorio palermitano mafioso che è stato numerose volte al centro delle cronache è quello che partendo dalla zona di piazza Principe di Camporeale si estende fino ai piedi di Monte Cuccio. Lì Cosa Nostra ha i due mandamenti dell’Uditore – Passo di Rigano e della Noce.
È in queste due giurisdizioni mafiose che si è visto lo scontro fra le vecchie e nuove generazioni criminali, con le prime che rivendicano tradizione, rispetto e potere, le seconde, che avendo preso il posto dei capi arrestati, adottano metodi violenti, sbrigativi e poco rispondenti ai canoni usuali di Cosa Nostra. L’aspro scontro nel mandamento della Noce fra il nuovo arrivatoGiuseppe Romagnolo e gli anziani bossRenzo Lo Nigro e Carlo Castagna è il prototipo della lotta che investe un po’ tutto il territorio mafioso cittadino. Una contesa per il potere che crea un vuoto di governo e di direzione nelle zone di competenza.
Quella che continua nel tempo e non finisce mai è la richiesta di pizzo alle imprese e ai cantieri edili. Un settore particolarmente preso di mira, con le resistenze più o meno coraggiose degli imprenditori.[6]
La droga
Il traffico di droga è attualmente la principale fonte di finanziamento delle cosche palermitane. Cocaina, hashish e marijuana vengono fornite da ‘ndrangheta e camorra per poi essere lavorate e distribuite nelle varie piazze di spaccio. Le famiglie mafiose ne controllano tutta la filiera: approvvigionamento, trasformazione, rete di spaccio, introiti.
I 50 arresti eseguiti a Palermo il 10 dicembre contro le cosche della Noce, Brancaccio, Sperone e Bonagia, ci hanno delineato un quadro ben preciso di come giorno per giorno quest’affare va avanti e viene organizzato. C’è un sistema di comando rigido e verticalizzato, una chiara e netta divisione di ruoli tra gestori e distributori, un preciso calcolo delle somme in entrata. Oltre l’attenzione maniacale per la logistica del trasporto e per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine.[7]
E non manca l’innovazione sul metodo per far giungere la merce al consumatore. Si sono utilizzati, infatti, rider in bicicletta e motorini, servizi taxi che prelevano a casa il cliente e lo riportano indietro, canali Telegram eWhatsApp per ordinare e comprare. Si sono scoperte, inoltre, alcune “control room”, veri e propri centri di raccolta delle richieste e di smistamento delle consegne.[8]
La situazione dello Zen
Il mandamento di Tommaso Natale – San Lorenzo, che si trova nella zona nord della città e che si estende in provincia fino a Cinisi e Terrasini, è stato quello con il maggior numero di arrestati nell’operazione ‘Grande inverno’dell’11 febbraio. È in questo territorio che ricade lo ZEN, Zona Espansione Nord, al centro delle cronache per l’intero 2025.
Infatti, la strage di Monreale con tre giovanissime vittime, le sparatorie a Sferracavallo e alla Marinella, l’omicidio in via Spinuzza a Palermo, hanno in comune la medesima mano criminale di una banda di ragazzi provenienti da questo quartiere. Giovani, poco più che ventenni, che nei fine settimana girano armati di pistole nei locali notturni e nei posti di ritrovo della città e dintorni per farsi notare, imporre la propria presenza, e in qualche caso regolare i conti con alcuni rivali.
Quelli che attualmente sono stati incriminati di questi delitti non fanno parte di clan mafiosi riconosciuti e rispettati, ma hanno strette parentele, consolidate amicizie, assidue frequentazioni, con esponenti di gruppi paramafiosi. Questi ultimi, senza controllo e in maniera estremamente violenta, scorrazzano per tutto il quartiere, per cui omicidi, tentati omicidi, colpi di pistola, rapine, risse, auto incendiate, sono stati numerosi e continui negli ultimi anni.
A fine anno, i ripetuti colpi di pistola contro le porte della Parrocchia e il filmato sul web che immortala tre ragazzi che con pistole e fucili sparano in aria, hanno confermato che le giovani leve criminali del quartiere hanno ormai come riferimento più le scene del film ‘Gomorra’ che le severe regole di Cosa Nostra. Una situazione che gli stessi boss definiscono difficile e ingovernabile. Diceva Gennaro Riccobono “Là c’è una mannara(recinto per animali): Ci vogliono cento cannoni per sistemare là. Questi cani con la barba…un quartiere perso…perso”.[9] Insomma, allo Zen c’è un ambiente quasi “camorizzato”.
Storicamente guidato dalla famiglia Lo Piccolo, questo mandamento dopo il loro arresto ha visto una contesa per il potere fra Giulio Caporrimo e Francesco Palumeri. Ma è senz’altro Michele Micalizzi la figura eminente del territorio. Nel 2021 è stata costituita la nuova famiglia Zen – Pallavicino, con a capo Giuseppe Cusimano e Francesco L’Abate.[10]Più di recente sarebbero i fratelli Nunzio e Domenico Serio e Mirko Lo Iacono che si contenderebbero il controllo dello Zen, con i Serio in difficoltà perché di nuovo sotto inchiesta dopo il blitz dell’11 febbraio.[11]
Negli ultimi mesi è stato scarcerato Calogero Lo Piccolo, figlio dell’anziano capomafia Salvatore. Oltre a poter riprendere lo scettro del comando, potrebbe agevolare i Serio che da sempre sono stati strettamente legati ai Lo Piccolo.[12]
Giovanni Burgio
Palermo 16.1.26
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[1] Soltanto nella provincia di Ragusa non ci sono state retate antimafia.
[2] A Palermo e provincia gli incriminati sono stati 340, a Catania e provincia 206. Da notare che nel palermitano in sole due operazioni, a febbraio e dicembre, sono stati coinvolti 231 individui.
[3] Nel 2021 1.200 soggetti, nel 2022 863, nel 2023 511, nel 2024 913, nel 2025 740 (cfr. report 2021-22-23-24 in gioburgio wordpress).
[4] La prima del 1984 con 366 arresti, denominata S. Michele, sfociò nel maxiprocesso. La seconda, Tempesta del 1996, ebbe 300 mandati di cattura.
[5]https://gioburgio.wordpress.com/2025/05/12/con-i-181-arresti-azzerato-il-vertice-di-cosa-nostra/, https://gioburgio.wordpress.com/2025/06/18/a-palermo-il-clan-di-porta-nuova-si-conferma-predominate/.
[6]https://gioburgio.wordpress.com/2025/10/10/alla-noce-due-arresti-per-estorsione/, https://gioburgio.wordpress.com/2025/06/02/lotte-di-potere-alla-noce/, https://gioburgio.wordpress.com/2025/04/02/a-uditore-passo-di-rigano-riemergono-i-vecchi-boss/.
[7]https://gioburgio.wordpress.com/2025/12/22/pizzo-droga-e-organigrammi-alla-noce-e-a-brancaccio/.
[8]https://gioburgio.wordpress.com/2025/07/14/finti-rider-per-consegnare-la-droga/, https://gioburgio.wordpress.com/2025/12/22/pizzo-droga-e-organigrammi-alla-noce-e-a-brancaccio/.
[9] Riccardo Lo Verso, Boss e ‘malacarne’. “Questi cani con la barba” e l’ipocrisia di Palermo,LiveSicilia.it, 20.10.2025.
[10] U. Santino, G. La Fiura, G. Burgio, N. Rocca, Mafia & droga, Mediter Italia Edizioni, luglio 2024, pg. 88.
[11] Riccardo Lo Verso, ibidem.
[12] Riccardo Lo Verso, Segnali di pizzo nel mandamento dove il boss è di nuovo libero, LiveSicilia.it, 24.11.25.
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