mercoledì, maggio 06, 2026

Mandamento di Corleone ancora attivo: arrestato Mario Grizzaffi, nipote di Riina. Le relazioni tra gli arrestati

Totò Riina

Luca Grossi

Dall’inchiesta emerge un mandamento che, secondo gli inquirenti, sarebbe rimasto sotto il controllo della famiglia Grizzaffi, definita "erede diretta della linea Riina-Provenzano". 

Nonostante eventi cruciali come l’arresto di Bernardo Provenzano (2006) e la morte di Totò Riina (2017), l’organizzazione avrebbe continuato a esercitare influenza su diversi ambiti: dalle compravendite immobiliari agli appalti, fino al voto di scambio, con l’obiettivo di "impedire e ostacolare il libero esercizio del voto, nonché per procurare voti a sé e ad altri in occasione di consultazioni elettorali", oltre alla gestione delle controversie locali tramite meccanismi “para-istituzionali”. Per questo è stata emanata un’ordinanza cautelare che ha portato all’arresto di sei presunti appartenenti a Cosa nostra attivi nel territorio di Corleone.

Il provvedimento, firmato dalla gip Claudia Rosini del Tribunale di Palermo, contesta agli indagati di aver “fatto parte dell’associazione mafiosa Cosa nostra, promuovendone, organizzandone e dirigendone le illecite attività" all’interno del mandamento locale. Tra le figure centrali dell’inchiesta emerge Mario Grizzaffi (59 anni), ritenuto "unico formale reggente del mandamento" e indicato come successore della leadership familiare dopo la morte del fratello Giovanni. L’uomo, nipote del Capo mafia Salvatore Riina, avrebbe assunto un ruolo apicale nella gestione del clan. Coinvolto anche Liborio Spatafora (77 anni), descritto come storico "uomo d’onore”. Dall’ordinanza, depositata il 7 ottobre 2025, emerge un quadro definito dagli inquirenti come ancorato a dinamiche tradizionali: "Ne esce la fotografia di una mafia arcaica, tutta concentrata su dispute riguardanti terreni, uliveti, attrezzi agricoli; diatribe risolte facendo ricorso al potere ‘para-istituzionale’ di figure storiche e meno storiche del mandamento mafioso". Le intercettazioni raccolte nel corso dell’indagine rafforzano, secondo la gip, l’immagine di una presenza ancora incisiva sul territorio, restituendo "una fotografia agghiacciante di un potere mafioso ancora radicato, capace di condizionare la vita quotidiana di un territorio".

Le misure cautelari disposte

Il giudice ha stabilito la custodia in carcere per quattro indagati. Tra questi Mario Grizzaffi, accusato di aver "diretto la famiglia mafiosa e il mandamento di Corleone, dapprima al fianco del fratello Giovanni e poi, a seguito dell’aggravamento delle condizioni di salute di quest’ultimo, quale unico formale reggente del mandamento". Gli viene attribuita anche la capacità di aver "coordinato i sodali nella commissione di delitti contro la persona e contro il patrimonio, spendendo la propria autorità mafiosa per acquisire vantaggi e per risolvere d’imperio le questioni a lui devolute dai concittadini e per controllare le compravendite immobiliari”. In carcere anche Mario Gennaro (53 anni), ritenuto "uomo d’onore" e accusato di aver "commesso plurimi delitti contro il patrimonio e contro la persona su ordine dei vertici dell’associazione e nell’interesse del sodalizio", oltre ad aver "intrattenuto contatti qualificati anche con esponenti di altre articolazioni mafiose”. Nota di colore: nel 2009 aveva fatto sponsorizzare i suoi vini da Fabrizio Corona. Coinvolto pure Giovanni Gennaro (48 anni), che avrebbe "fatto parte e operato nell’ambito della famiglia e del mandamento mafioso di Corleone, agendo al fianco del fratello Mario, commettendo plurimi delitti contro il patrimonio e contro la persona, per lo più su ordine dei sodali e nell’interesse del sodalizio”. Infine Pietro Maniscalco (63 anni), accusato di aver "agevolato i contatti con gli esponenti di altro mandamento nonché i contatti tra Grizzaffi Giovanni e i concittadini che intendevano chiedere il suo intervento". Secondo quanto riportato nel provvedimento, un passaggio significativo richiama le parole attribuite al boss corleonese: "Totò Riina, vertice indiscusso di Cosa nostra sino alla morte, nel 2013, durante una conversazione con il codetenuto Lorusso Alberto, aveva manifestato la piena fiducia riposta nel nipote Giovanni, che una volta scarcerato avrebbe dovuto occuparsi dei suoi interessi immobiliari”. Per Francesco Spatafora (48 anni) e Liborio Spatafora (77 anni) sono stati invece disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Quest’ultimo è ritenuto responsabile di aver "fatto parte e operato quale ‘uomo d’onore’ nell’ambito della famiglia e del mandamento mafioso di Corleone, agendo in posizione subordinata rispetto a Grizzaffi Mario e sovraordinata rispetto a Gennaro Mario".

I reati contestati

Le accuse mosse agli indagati comprendono l’associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.), aggravata dall’uso delle armi e dalla recidiva reiterata. Tra gli episodi specifici emerge un caso di estorsione attribuito a Mario Gennaro, che avrebbe "mediante minaccia, costretto i titolari della società ‘Cinozoo Tre R’ di Bisacquino a dilazionare il pagamento del debito da lui contratto, procurando a sé un ingiusto profitto con altrui danno", agendo "con metodo mafioso e a favore del sodalizio Cosa nostra" (ottobre 2021). Contestato anche un furto aggravato a carico di Gennaro Mario e del defunto Giovanni Grizzaffi, i quali si sarebbero "impossessati di un rimorchio cassonato contenente un carico di grano di circa 40/60 quintali, sottratto alla Cooperativa ‘Lavoro e non solo’, al fine di trarne profitto per sé o per altri", sempre "con metodo mafioso e a favore del sodalizio" (luglio 2020). Tra gli episodi più gravi figura un incendio doloso: Gennaro MarioGiovanni Gennaro, Francesco e Liborio Spatafora avrebbero "al solo fine di danneggiare la cosa altrui, appiccato il fuoco al capannone dell’azienda agricola dei fratelli Di Lorenzo e ai beni ivi contenuti (tra cui alcuni trattori), facendo sorgere il pericolo di un incendio", operando "con metodo mafioso e a favore del sodalizio" (giugno 2015). Infine, a Giovanni Gennaro viene attribuito un episodio di minaccia: avrebbe "mediante minaccia di morte, costretto Maniscalco Pietro ad allontanarsi da un uliveto sito in località Borgo Schirdi di Monreale e a desistere dal proposito di acquistare il terreno", anche in questo caso "con metodo mafioso e a favore del sodalizio" (giugno 2021).

Le intercettazioni 

Il 30 aprile 2022, in una lunga discussione con Mario Gennaro, Grizzaffi appare al centro di un rapporto di fiducia totale. Gennaro gli disse: "Mario, io sono tuo fratello! Io pure, tu non te lo scordare!". Lo stesso Gennaro chiese protezione per i figli: “Questo bambino... si deve fare con il lavoro, difendimelo però per il lavoro, lui non deve sapere niente, come non sanno niente i tuoi figli".
Gennaro manifesta inoltre "disponibilità ad oltranza" a compiere delitti: “Oh... se tu vieni a cercare a me di notte, di giorno, di cose tue personali, Mario è tuo fratello, non ha problemi di venire, ma mio figlio lasciatelo lavorare... deve zappare!". Poco dopo ribadii: "Se tu mi vieni a cercare tu che è una cosa personale tua, se hai bisogno qua c'è tuo fratello, ma per altre cose non mi venire a cercare".
Le intercettazioni ricostruiscono anche un summit del 27 aprile 2022 per regolare la spartizione dei beni tra i fratelli Gennaro. Grizzaffi interviene come decisore: "E allora vogliamo vedere per metterci... un punto, a questa situazione?". Durante il confronto emergono vecchi rancori, tra cui l’incendio di un trattore dei Di Lorenzo commissionato proprio dallo zio Spatafora Liborio. Gennaro si lamenta: “Nonostante l’incendio gli fosse stato ordinato dallo stesso Spatafora, quest’ultimo aveva poi detto falsamente all’Avv. Di Lorenzo di non saperne assolutamente nulla e aveva scaricato la responsabilità su di lui".
Nella stessa conversazione Gennaro racconta di aver chiesto a Grizzaffi di intercedere presso il fratello Giovanni per impedire che lo zio Spatafora lo uccidesse: “Lo sai i discorsi che faceva? “Ti levo la vita”". E aggiunge di essersi sempre comportato con fedeltà: "Quaranta anni che sono in potere a te... ho fatto cose tinte e cose torte... ho mancato mai di rispetto?".
Due giorni prima, il 28 aprile 2022, Gennaro spiega al figlio la gerarchia del mandamento: "Mario è più grosso di me? Sì! Più grosso! Diciamo di sì, in questo minuto no... perché quello che comanda Giovanni, capito? Solo che quello ora tanto non si muove più perché poi se si muove lo riportano in galera, ha problemi di salute". E chiarisce il ruolo operativo di Mario: "i discorsi li vanno a fare a Mario per portarli là. Perciò alla fine risulta Mario".
Grizzaffi viene descritto anche come colui che impone cautela: interrompe più volte le conversazioni per far allontanare i cellulari o chiuderli in macchina, consapevole del rischio di captazioni. Il 4 maggio 2022 avvisa addirittura il figlio Vincenzo di controllare un’auto sospetta: “La vedi quella macchina rossa, lì... nello stradone? Oh...! È già da un quarto d’ora che è ferma lì, che ci guarda! Vedi... vedi chi è che è!".

Il ruolo di Pietro Maniscalco

Pietro Maniscalco, incensurato ma legato da solide parentele mafiose sia all’ala Provenzano (Lo Bue) sia a quella Riina (Grizzaffi), emergerebbe come soggetto di supporto. È cognato di Francesco Grizzaffi e vanta legami con vari esponenti storici di Cosa Nostra.
Nel luglio-ottobre 2021 Maniscalco avrebbe attivato il medico 
Leonardo Comparetto, membro della commissione INPS, per pratiche di invalidità a favore di persone vicine ai Grizzaffi. In una conversazione del 7 ottobre 2021 con Grizzaffi Mario parla di una "picciottedda" che deve rinnovare la pensione di invalidità: "Va bè, ma io... meglio di lui, non ce n’è! Lui viene... lui la visita!". Grizzaffi risponde: "E va bene, noi altri glielo facciamo".
In cambio, il medico chiede aiuto per acquistare terreni a Prizzi in contrada Giardo. Grizzaffi rassicura: "A Mezzojuso, problemi non ce n’è!". Maniscalco sottolinea: "Noi... alla fine... ce ne dobbiamo uscire in maniera pulita".
Maniscalco fungerebbe inoltre da intermediario in controversie su terreni e bestiame. In una conversazione con Alfredo Palazzoparla di un contadino che si era impossessato arbitrariamente di vacche: “Se questo Carlo ha sbagliato a comprarsele... se ha torto glielo diamo pure!". Usa un linguaggio allegorico: "Ci deve essere il Pubblico Ministero, la Giuria e poi si sistemano le cose".
In un’altra discussione con Grizzaffi Mario sul controllo del territorio, Maniscalco ricorda come 100 ulivi nella sua tenuta siano in realtà di Francesco Grizzaffi ("nella tenuta mia 100 alberi di ulivo ce li ha Franco").
Gli inquirenti sottolineano che 
Grizzaffi Mario esercita una funzione tipica mafiosa di "decisore" di contese private e di controllo para-istituzionale del territorio agricolo, mentre Maniscalco fornisce supporto logistico e relazionale sfruttando le sue parentele “bifronte”.

AntimafiaDuemila.com, 6 maggio 2026

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