DINO PATERNOSTRO
È stato emozionante ieri pomeriggio partecipare alla manifestazione per ricordare i caduti della strage di Caltavuturo del 20 gennaio 1893, il giorno di San Sebastiano. Dopo diverse manifestazioni commemorative organizzate tra il 2012 e il 2016 (fu intitolata ai fasci una piazza di Caltavuturo), nell’ultimo decennio le iniziative si sono interrotte. Sono contento che ieri siamo riusciti a riprenderle (c’ero io per la Cgil, l’Anpi, Antonello Cracolici presidente della commissione regionale antimafia, Antonino Romana, presidente della Consulta giovanile del centro madonita, Dario Librizzi, autore de “La Sicilia insorta”, un interessante volume sui Fasci siciliani, Luca Livecchi della Coop “Verbumcaudo”, coordinati da Nino Musca, con cui nel 2012 abbiamo iniziato questo interessante percorso). Interessante l’intervento di Pippo Furnari, originario di Lercara Friddi, un altro comune teatro della strage di Natale del 25 dicembre 1893.
Quel giorno di 133 anni fa i contadini manifestavano per chiedere il diritto a coltivare le “terre comuni”, usurpate dai padroni del municipio. Ma una truppa di carabinieri, militari e guardie campestri (tra cui qualche mafioso) si era radunata con l’ordine di bloccare i lavoratori.
Fu un attimo: senza neanche gli squilli di tromba d’avvertimento, partirono diversi colpi di fucile che lasciarono sul terreno 11 persone, 8 delle quali rimasero sul terreno fino al pomeriggio di giorno 21; altre due morirono in ospedale. Persero la vita: Giovanni Ariano (54 anni), Giuseppe Bonanno (28 anni), Calogero Di Stefano (22 anni), Vincenzo Guarneri (18 anni), Mariano Guggino (45 anni), Niccolò Iannè (60 anni), Giuseppe Modaro (34 anni), Giuseppe Renna (30 anni), Francesco Inglese (68 anni), Salvatore Castronovo (43 anni), Pasquale Cirrito (17 anni), due persone non identificate. Nonostante le promesse del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Giolitti, gli autori materiali della strage non subirono mai alcun processo.Immediatamente Bernardino Verro, Rosario Garibaldi Bosco e Nicola Barbato, dirigenti del fascio della provincia di Palermo, lanciarono una sottoscrizione a favore dei familiari delle vittime, che riuscì ad avere un buon riscontro e vennero raccolte più di 2600 lire; lo stesso Garibaldi Bosco. Predidente del Fascio di Palermo, insieme con Bernardino Verro, Presidente del Fascio di Corleone, Nicola Barbato, Presidente del Fascio di Piana dei Greci, e Ignazio Salemi di Montemaggiore, si recarono a Caltavuturo il 23 aprile 1893 per la consegna della somma e per tenere un comizio che, alla presenza di più di 200 persone.
A distanza di 133 anni, ieri, siamo tornati a Caltavuturo per ricordare quei caduti uno per uno, per dire che la lotta per i diritti continua ancora oggi, anche nel loro nome. Ho voluto ricordare, io che venivo da Corleone, le parole usate con amarezza (ma anche con tanta voglia di reagire) da Bernardino Verro per ricordare i martiri di Caltavuturo: “chiedevano pane e lavoro, sono stati saziati di piombo”. I soprusi contro i lavoratori e le fasce sociali più deboli continuano ancora oggi. Ma ancora oggi noi ci ribelliamo, ci organizziamo, diciamo “no” ed operiamo per costruire giustizia sociale.
(dp)












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