lunedì, gennaio 26, 2026

Il coraggio di un giornalista, ricordando Mario Francese


Piero Grasso
PIERO GRASSO

Mario Francese iniziò a lavorare al "Giornale di Sicilia" nel 1960, occupandosi di cronaca giudiziaria. Piano piano si fece strada nel mondo del giornalismo, fino a trovarsi davanti a una scelta: continuare il lavoro sicuro alla Regione o seguire la sua vocazione. Scelse il giornalismo.

I suoi articoli non lasciavano spazio a mezze parole, faceva nomi e cognomi. Raccontava come la mafia controllasse i grandi lavori pubblici a Palermo, come politica, imprenditoria e criminalità fossero un unico sistema che arricchiva pochi e soffocava un'intera città. Fu l'unico giornalista a intervistare Ninetta Bagarella, allora fidanzata di Totò Riina.

In un'epoca in cui molti preferivano voltarsi dall'altra parte, Mario Francese guardava dritto negli occhi il potere mafioso. Per questo la sera del 26 gennaio 1979 fu assassinato davanti casa sua.

Suo figlio Giuseppe aveva quattordici e da quel momento dedicò la sua vita a scoprire la verità sull'omicidio del padre, diventando a sua volta giornalista e scrittore. Ma quel vuoto non lo abbandonò mai.

Nella notte tra il 2 e il 3 settembre 2002, dopo aver ottenuto la condanna in primo grado di alcuni degli autori dell'omicidio del padre, si tolse la vita. Per questo è considerato vittima indiretta del potere mafioso.

Due vite spezzate. Un padre che ha pagato con la vita il suo coraggio. Un figlio che non è riuscito a convivere con quel dolore.

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