di LAURA LIISTRO
Nella storia della medicina, un posto di rilievo spetta all’evoluzione della scienza ostetrica, un sapere per lungo tempo ignorato dalla medicina ufficiale.
Fino al Settecento, lo studio teorico dell’ostetricia era del tutto scollegato dalla pratica, affidata interamente all’esperienza delle levatrici, le quali trasmettevano il proprio sapere per imitazione e osservazione alle generazioni successive di donne.
In epoca borbonica, le levatrici erano tenute a pagare una tassa e sottoposte al controllo delle commissioni protomedicali, poiché considerate esercenti un’“arte salutare”.
Con la legge Casati del 1859 fu introdotto l’obbligo di possedere un diploma; successivamente, il regio decreto del 10 febbraio 1876 approvò il Regolamento delle Scuole di Ostetricia per levatrici, istituendo corsi presso università o scuole mediche.
La Legge sanitaria Crispi n. 5849 del 22 dicembre 1888 stabilì che per esercitare la professione fosse necessario essere maggiorenni e diplomati o laureati presso un’istituzione ufficiale del Regno.
L’istruzione, impartita dai medici chirurghi, prevedeva la gestione del parto naturale, con la presenza obbligatoria di un chirurgo in caso di complicazioni.
Nonostante le innovazioni legislative e formative, le difficoltà sociali e culturali furono rilevanti, soprattutto nelle aree rurali.
Le vecchie mammane continuarono a operare secondo antiche credenze, generando fenomeni di abusivismo, testimoniati da numerosi processi a carico di “levatrici empiriche” per contravvenzione alla legge sanitaria e, in diversi casi, per omicidio colposo.
La levatrice a San Paolo Solarino
Nel comune di San Paolo Solarino, la figura della levatrice emerge chiaramente dagli archivi comunali.
Nei registri di nascita non compare mai il termine “mammana”, ma sempre la dicitura “professione levatrice”, evidenziando un passaggio simbolico e concreto verso la professionalità femminile e una crescita culturale della comunità.
Tra le levatrici documentate troviamo:
1839 – Serafina Coco, presente alla nascita e morte di Ambroggio Fontana.
1843 – Serafina Coco, che “accompagna l’anima della partoriente”.
1849 – Paola Amenta, battezza un bambino nato morto.
1854 – Paola Amenta, di circa 50 anni, dichiara la morte alla nascita di una fanciulla.
1868 – Paola Amenta, presenta all’anagrafe la nascita di una “femina”.
1879 – Paola Amenta, registra una nascita come testimone.
1894 – Marianna Liistro, compare negli atti di nascita come levatrice.
1897 – Liistro Santa, 57 anni, documentata negli archivi.
1899 – Marianna Liistro, 63 anni, ancora attiva.
Dall’inizio del Novecento fino a metà secolo, la professione prosegue con Lucia Gianni, per concludersi con l’ostetrica Maria Cassia fino agli anni ’80, segnando la completa transizione verso la medicalizzazione del parto.
Da mammana a levatrice a ostetrica: un percorso di emancipazione
Il passaggio da mammana a levatrice, e infine a ostetrica, rappresenta un vero e proprio processo evolutivo ed emancipatore.
Non si trattava più solo di esperienza pratica o conoscenza empirica, ma di un riconoscimento ufficiale della professione, sancito dagli atti comunali e dalla formazione nelle scuole ostetriche.
La scuola di formazione non solo trasmetteva competenze tecniche, ma conferiva autorità e legittimità sociale, trasformando un sapere tradizionale in una professione riconosciuta dallo Stato.
In questo modo, le donne conquistavano autonomia, rispetto e centralità nella sfera pubblica e sanitaria.
Le levatrici di San Paolo Solarino incarnano così la sintesi tra sapere tradizionale e competenza formale, tra esperienza empirica e riconoscimento statale.
Il passaggio terminologico da mammana a levatrice segna il riconoscimento della donna come protagonista competente nella sfera sanitaria, rispettata e regolamentata dalla legge.
La documentazione archivistica testimonia come la comunità abbia valorizzato queste figure femminili, rendendole un punto di riferimento sociale ed emotivo per le altre donne.
La storia delle levatrici in Sicilia dimostra che, anche in un contesto rurale e patriarcale, le donne furono agenti di conoscenza, competenza e trasformazione sociale. Attraverso il loro lavoro, esse non solo garantivano la nascita e la sopravvivenza dei bambini, ma contribuivano alla crescita culturale e civile delle comunità.
La levatrice, erede delle mammane e precorritrice dell’ostetrica moderna, rappresenta un simbolo di emancipazione femminile, in cui il sapere pratico e la responsabilità professionale diventano strumenti di riconoscimento sociale e autonomia, anticipando le forme di emancipazione femminile che si sarebbero sviluppate nel XX secolo.
Questo studio è dedicato a Mariuccia Cassia, stimata ostetrica di San Paolo Solarino, venuta a mancare il 1° gennaio 2026.
La sua lunga carriera rappresenta l’eredità diretta delle levatrici storiche del comune e il legame tra sapere tradizionale e professionalità moderna, simbolo della competenza e dell’impegno delle donne siciliane nel campo della nascita.
Laura Liistro


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