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| Leoluca Orlando |
Leoluca Orlando «Vogliono condizionare i magistrati inquirenti»
Viaggia a vele “politiche” verso i 79 anni (il primo agosto), dopo aver solcato i mari tumultuosi della profonda Prima Repubblica. Sindaco di Palermo a 38 anni, Leoluca Orlando - come l’Araba fenice - con un colpo di reni si è paracadutato nel parlamento europeo trovando un varco nell’ala sinistra. Oggi è deputato a Bruxelles con Avs
On. Orlando, separazione delle carriere, due Csm (uno per i pubblici ministeri e l’altro per i giudici), un’Alta Corte disciplinare. Non sarà la riforma perfetta ma, secondo il centrodestra, può rappresentare un argine alla deriva delle correnti dei magistrati. O vanno bene i Palamara di turno? D’altronde anche nel Pd c’è un’area riformista che voterà “Sì” al referendum, si sono esposti in questo senso politici di lungo corso come Cesare Salvi e Claudio Petruccioli, Enzo Bianco. Sono “compagni” che sbagliano?
Il referendum è stato previsto proprio per consentire all’elettore di votare anche in difformità al voto espresso dal parlamentare, o dal partito per il quale aveva votato. Altro che vincolo di appartenenza o partito. Io intendo parlare del merito e segnalare pericoli per il corretto funzionamento del sistema giustizia. In primo luogo, purtroppo, non si tratta di una riforma della giustizia, che pur sarebbe necessaria per eliminare ritardi, carenze strutturali e di organico. Si vuole introdurre la separazione delle carriere di magistrati inquirenti e di magistrati giudicanti. Da questo, però, si fanno discendere pesanti modifiche strutturali e si incide pesantemente sulla indipendenza e sulla attività in particolare dei magistrati inquirenti. Sono personalmente per dire no alla separazione delle carriere: considero infatti una garanzia di equilibrio che giudicanti abbiano esperienza da inquirenti e inquirenti esperienza da giudicanti.
Secondo il ministro Nordio la riforma serve anche a sradicare un senso di impunità che garantisce i magistrati inadeguati e impreparati, magari in molti casi protetti dal Csm in una logica di casta. Dal caso Tortora gli esempi non mancano. Anche Giovanni Falcone fu vittima delle trame correntizie. Il “no” alla riforma Nordio è anche un “no” alla possibilità di introdurre meccanismi disciplinari più imparziali?
Nessuna impunità per quanti cercano di influenzare il regolare “giusto processo” anche con depistaggi e leggi ad personam o ad castam. Nessuna impunità tanto per magistrati giudicanti quanto per magistrati inquirenti inadeguati o parziali che sono e restano, per dettato costituzionale, tutti in egual misura magistrati: no allora ai previsti due Csm, no alla prevista presenza di soli tre rappresentanti di magistrati inquirenti a fronte dei sei magistrati giudicanti nella Alta Corte competente per azioni disciplinari. Perché infine non è prevista la Presidenza dell'Alta Corte da parte del Presidente della Repubblica?
Il presidente emerito della Corte costituzionale, ex parlamentare del Pci-Pds, Augusto Barbera, che voterà Sì al referendum, ha spiegato che la riforma ha una sua coerenza giuridica, non subordinerà le toghe al potere politico ed eviterà l’amichettismo tra magistrati, quel sistema di vasi comunicanti indicato come il peccato originale. Perché considerate questa tesi come un attentato all’indipendenza dei giudici?
No al riferimento pretestuoso ad amichettismo per consentire spazi di influenza dell’esecutivo su magistrati specie inquirenti. L’amichettismo è uno dei tanti vizi che può colpire politici e ministri, ma non credo che ciò porti qualcuno a proporre il sorteggio per la loro individuazione.
L’esecutivo pone in essere atti e dispone attività individuando quali reati perseguire con carattere di priorità. Può essere questo un ostacolo alla obbligatorietà dell'azione penale prevista dalla Costituzione, e al tempo stesso uno strumento per condizionare l'azione dei magistrati inquirenti che potranno trovarsi privi di adeguate strutture e forze dell’ordine, messe a disposizione dal Governo in base a detta scelta di priorità di reati da perseguire.
Sul referendum la pressione delle tifoserie politiche rischia di oscurare il merito della riforma. Il voto come unità di misura per saggiare il consenso del governo Meloni. Non è una scorciatoia scivolosa per il fronte progressista?
Credo che da una parte e dall’altra sia sbagliato far ricorso alle tifoserie. Ciò che purtroppo manca - in primo luogo da parte del Ministro Nordio - è una chiara illustrazione, senza slogan, delle ragioni di separazione delle carriere, di duplicazione del Csm, di istituzione dell’Alta Corte per azioni disciplinari, di minor ruolo e di maggior condizionamento da scelte governative sulle attività dei magistrati inquirenti.
Antonio Siracusano
GdS, 25 gennaio 2026
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| Enzo Bianco |
L’enclave riformista si è schierata in prima linea nella campagna per il “Sì” al referendum sulla giustizia, assumendo una posizione di rottura rispetto alla linea del partito democratico. In prima fila anche l’ex ministro dell’ Interno, Enzo Bianco, quattro volte sindaco di Catania. Dal 2014 è presidente del Consiglio nazionale dell’Anci.
Presidente Bianco lei sa bene che la vittoria del “Sì” consoliderà la Meloni e il centrodestra. Non c’è un’alternativa al frazionismo?
Vorrei partire da una premessa: nell’atto di fondazione del Partito democratico c’è la mia firma, come presidente del Consiglio nazionale della Margherita, insieme a Francesco Rutelli e ai vertici degli allora Ds, Piero Fassino e Walter Veltroni. Personalità di grande spessore politico ed etico, della cui serietà nessuno dubita. Il referendum non può essere assimilato alle elezioni, anche se le ricadute politiche sono indiscutibili. Ma noi abbiamo il dovere di ricondurre e concentrare il dibattito al merito dei quesiti referendari, e non agli effetti collaterali. So bene che non si tratta di una riforma perfetta, ma sono convinto che occorra dare un segnale forte nel campo della giustizia. Oggi in questo settore ristagnano debolezze sulle quali è necessario intervenire. Tra le più gravi e intollerabili c’è la condanna mediatica preventiva che anticipa processo e sentenze. La notizia sull’indagato, che talvolta filtra dalla segreteria di una procura, esce in prima pagina e diventa un marchio di colpevolezza, un’ombra che ti porti dietro tutta la vita. Dopo anni, però, leggeremo in un trafiletto che quel signore è stato assolto. La sanzione vera è la notizia e non la condanna nel processo. È un punto delicato. Il tema della giustizia riguarda i cittadini, non la Meloni.
Nel merito i sostenitori del “No” osservano: le carriere sono già separate dalla riforma Cartabia, per cui un magistrato può riconvertirsi pm o giudice una sola volta nei primi dieci anni di carriera. Il pm si trasformerebbe n una sorta di sceriffo senza cultura della giurisdizione. I due Csm, l’Alta Corte disciplinare: il sorteggio non confligge con il senso responsabilità, indispensabile per ruoli così delicati?
Penso che una maggiore e ulteriore differenziazione tra pm e giudice faccia bene al nostro paese. Nel mondo anglosassone la separazione è netta. Ed è un modello da osservare con attenzione. È diffusa la sensazione che la promiscuità tra i due ruoli possa determinare distorsioni che non rispondono agli interessi e ai diritti dei cittadini. Separare nettamente le due funzioni conferisce all’una e all’altra più credibilità, forza e autonomia. Il sorteggio nella cornice del Csm, poi, mi sembra la soluzione più coerente. O vogliano continuare con l’abuso delle correnti? Fino ad oggi la logica delle fazioni è stata spesso dominante e pervasiva. Il gioco delle correnti decide quasi tutto, comprese le nomine dei procuratori. Non dimentichiamo che Giovanni Falcone fu vittima di questi meccanismi perversi. Sei giorni prima della strage di Capaci eravamo a cena a Roma per festeggiare il suo compleanno. E parlammo anche delle sue amarezze, era contro lo strapotere delle correnti.
Non è un mistero che il referendum rappresenti anche la prova di forza voluta della Meloni per riequilibrare il rapporto di potere con la Magistratura, recuperando il primato della politica. Pensa anche lei che ci sia una sproporzione da correggere? E non teme che questo sia solo il primo passo verso un sistema di controllo governativo sui magistrati?
Il problema è riequilibrare il rapporto con il cittadino e non con la politica. Non penso affatto che la Magistratura eserciti un potere debordante rispetto alla politica, ma abbiamo il dovere di garantire con più forza i diritti dei cittadini. Non seguiremo la Meloni nello scontro con i giudici e non vedo questo pericolo. Viceversa saremo in prima linea per arginare eventuali invasioni di campo o tentativi egemonici.
Nella sua esperienza di persona sottoposta a indagini dalla procura di Catania, ha vissuto distorsioni che l’hanno convinta ancora di più a sostenere il “sì” al referendum?
Mi sono esposto, come tutte le persone che hanno esercitato importanti ruoli istituzionali. Personalmente ho affrontato vicende giudiziarie che si sono rivelate del tutto immotivate, sia sul versante penale che in quello contabile. Per esempio ho appreso che ero indagato dalla Corte dei conti da un comunicato stampa. La vicenda si è chiusa a me pienamente favorevole con la sentenza delle sezioni riunite della Cassazione! È un modo rispettoso e legittimo per informare un cittadino? Direi proprio di no. Auspico che il voto al referendum consenta al Paese di fare un passo avanti e ai cittadini di avere diritti più solidi.
ant.sir
GdS, 25/01/2026



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