mercoledì, gennaio 07, 2026

Palermo, la cocaina e l'ombra dei vecchi boss: ora lo Stato mostri davvero di esserci

Bossoli allo Zen, nei giorni scorsi colpi di pistola sono stati esplosi contro la parrocchia

IL COMMENTO
 DI NINO ROCCA FERDINANDO SIRINGO

Ormai ripetutamente giovani armati ostentano forza e potere a Palermo con le armi in mano e con azioni di violenza in tutti i quartieri e adesso contro le porte della Chiesa. E usano i social per diffondere le loro immagini mentre sparano e sono armati fino ai denti.

In questi giorni, diversi episodi di proiettili sparati con la pistola o con un fucile contro la Chiesa di san Filippo Neri, per dire cosa? «Parroco, non ti immischiare in cose che non ti appartengono fai il prete, al resto ci pensiamo noi, il quartiere è sotto il nostro controllo con le buone o con le cattive!». In passato il capo mafia tradizionale ha preteso e, talvolta ci è riuscito, ad avere il controllo del territorio costringendo i commercianti e gli imprenditori a pagare il pizzo, ma questo controllo del territorio è stato esercitato con la autorità che gli veniva dalla paura e dal riconoscimento da parte del territorio stesso come "autorità" del controllo sociale.

Non aveva bisogno di ostentare le armi da fuoco per dire agli altri che lì, in quel territorio comandava lui. Fino a quando lo Stato non ha iniziato a contrastare con durezza la signoria mafiosa e molte cose sono capisco perché sono e, molta speranza è nata. Ma ora, cosa è cambiato ancora nel territorio che non era abituato a episodi che sembrano avere cambiato il modello da mafioso a brutalmente camorristico? Forse i capi mafiosi residui, messi all'angolo senza poter ricostituire la cupola, continuano a gestire sottotraccia affari con la cocaina, mentre famiglie fanno il crack che viene spacciato dai loro figli e si arricchiscono con lo spaccio? E nel frattempo si montano la testa volendo essi stessi farsi boss in sostituzione dei capi mafiosi? Forse ciò che sta succedendo da tempo in città, le armi diffuse, le intimidazioni di questi giorni, i modelli di ricchezza ostentati sui social, tutto questo ha a che fare con il rinato mercato della cocaina? Non sappiamo se i capi mafia hanno perso il controllo di questi giovani o se, dietro le quinte, consentano queste sceneggiate, perché la gente possa dire: «Quando c'erano i capi queste cose non succedevano! Loro sapevano controllare il quartiere». È il momento che lo Stato mostri la sua forza e la continuità della presenza accanto alla grandissima maggioranza di cittadini onesti dei quartieri della nostra città e oltre alla presenza delle forze dell'Ordine, occorre dare spazio e sostenere la società civile organizzata che sappia presidiare il territorio attraverso la cultura del dialogo, gli spazi educativi, il sostegno alle famiglie in modo strutturale nei quartieri. Che nessuno si monti la testa pensando di governare il territorio al posto dello Stato. Strutture sociali, centri di aggregazione giovanile, centri sportivi, progetti insieme alle scuole, cura delle strade, dei giardini e dell'ambiente perché il quartiere San Filippo Neri oggi, ma tutti i quartieri della città, sappiano discutere e reagire in modo democratico e civile a quanti conoscono solo il linguaggio della violenza. Non servono parole ma atti concreti.

Repubblica Palermo, 6 gennaio 2026

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