sabato, gennaio 03, 2026

Trump e la legge del più forte: le conseguenze del colpo di stato in Venezuela

Trump e Maduro

Gigi Riva, Domani
GIGI RIVA

Donald Trump è il continuatore di quella visione del mondo in cui il più forte si auto-conferisce la legittimità di stabilire a capriccio chi debbano scegliersi come governanti altri popoli

Il premio Nobel per la Guerra Donald Trump, il presidente statunitense che peraltro ha cambiato il nome del Pentagono in ministero della Guerra, ha scatenato un altro conflitto, un colpo di Stato cruento in Venezuela.

Seppellendo per l'ennesima volta nel ridicolo coloro che lo hanno addirittura proposto per il Nobel vero, quello opposto, credendo nella narrazione bugiarda delle otto paci firmate, nell'epica dell'uomo che in tremila anni di storia è stato l'unico a creare la concordia in Medio Oriente. Quando in realtà si è già impegnato su più fronti appoggiando l'attacco di Israele all'Iran (non è esclusa la replica), assecondando Putin nel massacro ucraino, usando termini terribili contro i molti presunti nemici, minacciati di punizioni epocali e di annientamento. E ora il Venezuela a confermare il suo intento “pacifista”.

Nessuno ovviamente può rimpiangere la fine politica di Nicolàs Maduro, il grigio continuatore del regime di Hugo Chavez. Allo stesso modo nessuno può salutare con favore il ritorno spettacolare degli Stati Uniti alla dottrina di James Monroe del 1823, perfezionata dal Corollario Roosevelt del 1904, e che ebbe il suo periodo di sciagurato splendore con i golpe in Sudamerica degli Anni 70 perpetrati dalla Cia e dai suoi apparati a supporto dei militari, o in alternativa con il convinto appoggio a regimi militari.

Il tutto allo scopo di impedire l'affermarsi di governi di sinistra in quello che è considerato il “giardino di casa” di Washington, dalla Terra del Fuoco all'Alaska: l'intero Continente dal Polo Sud al Polo Nord. Theodore Roosevelt aveva addirittura vergato nero su bianco la famosa definizione di «grave malgoverno» grazie alla quale gli Stati Uniti erano in diritto di intervenire negli affari interni dei Paesi latinoamericani come «potenza di polizia internazionale».


LA LEGGE DEL PIÙ FORTE

Donald Trump è il continuatore di quella visione del mondo in cui il più forte si auto-conferisce la legittimità di stabilire a capriccio chi debbano scegliersi come governanti altri popoli. E se la scelta non li aggrada, di sculacciare i discoli per riportare l'ordine gradito alla Casa Bianca. Un ordine che non contempla alcuna concessione a nessuna sinistra sia essa arrivata al potere con libere elezioni (vedi il Cile di Allende nel 1973) o con brogli veri o presunti: quelli addebitati a Maduro.

Gli alibi invocati per le bombe su Caracas dipingono il Venezuela come Stato canaglia che rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti, sia militare, sia umanitaria (i profughi), sia criminale (il traffico di droga). Le agenzie delle Nazioni Unite si sono peritate di smentire queste versioni di comodo sfornate dall'amministrazione del tycoon. E senza dati concreti di fatto resta in piedi solo una “minaccia”, quella totalmente ideologica per cui possono esistere nel “giardino di casa” solo esecutivi che piacciono al padrone del vapore.


È evidente che, con un tale esempio, Donald Trump non potrà mai nemmeno in futuro cambiare linea rispetto a quella del passato circa l'Ucraina. Non potrà cioè sconfessare l'invasione di Putin, visto che quattro anni fa ha applicato lo stesso ragionamento.

Considerando Kiev parte del “mondo russo” su cui esercitare una influenza diretta o indiretta che sia. E il mondo russo è la riedizione in salsa orientare del concetto di "giardino di casa”. Non stupirebbe nemmeno, arrivati a questo livello di protervia del G-3 che domina il ventunesimo secolo (Russia, Cina e Stati Uniti) se fosse giudicato con maggiore benevolenza anche l'appetito di Pechino su Taiwan. Le condanne dell'ingerenza americana espresse sinora dalle due altre potenze sono sembrate un atto dovuto.


LA FINE DEL MULTILATERALISMO

Il Venezuela è la cartina di tornasole finale della direzione intrapresa dalla politica internazionale almeno da dieci anni. Le organizzazioni sovra-nazionali, a partire dalle Nazioni Unite, sono state svuotare totalmente di significato, il multilateralismo ucciso a favore degli interessi unici ed egoistici degli imperi che non contemplano di avere lacci e lacciuoli. I dettami della Conferenza di Helsinki del 1975 che impegnavano i firmatari ad osservare i principi di autodeterminazione dei popoli e di inviolabilità delle frontiere, totalmente calpestati.

È sconsolante pensare che nemmeno l'ultimo episodio aprirà gli occhi ai fautori di Trump in quell'Europa sempre più relegata ai margini del grande gioco e senza nessuna possibilità di incidere. Piace a troppi essere vassalli dello sceriffo del pianeta.

Domani.it, 3 gennaio 2026

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GIGI RIVA

È stato direttore del Giornale di Vicenza dal 2001 al 2002 e caporedattore centrale del settimanale L'Espresso dal 2012 al 2016. È stato a lungo inviato speciale nell'ex Jugoslavia e in Medioriente rispettivamente per il Giorno e L'Espresso. Ha lavorato anche al Giornale di BergamoGazzettinoe D - la Repubblica delle donne. Il suo ultimo libro è Ingordigia, vita morte e truffe del broker dei vip(Mondadori)

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