martedì, gennaio 13, 2026

Il primo anniversario della scomparsa di Oliviero Toscani ricordato a Corleone. Il famoso fotografo raccontò la primavera di Corleone con tanti “volti puliti” di ragazze e ragazze.

Un momento del convegno. Da sx: Paolo Landi, Pippo Cipriani, Elisa Inglima, Emanuele Lauria, Morena Cardella, Rino Cascio


Dino Paternostro

Ricordata l'operazione che cercò di cambiare l'immagine della città allora considerata “capitale” della mafia. C'erano alcuni "volti puliti" di ieri ma quelli di oggi erano tanti

CORLEONE, 13 gennaio 202

Si sono ritrovati tutti nell'auditorium dell'istituto don Colletto per ricordare Oliviero Toscani e per cogliere il messaggio dei suoi scatti che trent'anni fa cercarono di correggere e rovesciare l'immagine di Corleone come capitale della mafia. 

"Fu una scommessa e possiamo dire che venne vinta", dice il sindaco di quella stagione Pippo Cipriani.



Toscani, fotografo innovatore e provocatore ma anche educatore, si pose alla ricerca di volti (ne trovò una cinquantina) che potessero esprimere la forza del cambiamento e li inserì tra le immagini del catalogo Benetton della primavera-estate 1997. Due di loro, Gabriella Pollara e Celeste Tortorici, erano ragazzine e si rivedono ora tra le foto di quel tempo, in mostra fino al 31 gennaio, che riprendono la loro spontanea ricerca di normalità: il sogno condiviso con tanti loro coetanei. La loro esperienza, visiva e morale, viene indicata dalla dirigente scolastica Elisa Inglima come uno stimolo che "aiuta i giovani a crescere" e a puntare sul futuro partendo dal passato.
I giornalisti Rino Cascio, Dino Paternostro, Enrico Bellavia, Emanuele Lauria offrono memoria e testimonianza sul valore di un'operazione di rottura prima di tutto culturale che incise nella vita reale delle persone e diede un grande contributo per il superamento del binomio Corleone-mafia. 


Toscani trent’anni fa portò a Corleone la multinazionale Benetton. E invitò le multinazionali Coca Cola, Barilla, Versace, Armani, e Fiat a venire pure loro a Corleone, ad investire qui a Corleone, a dare il loro contributo alla rinascita di queste terre come segno della responsabilità sociale che anche i soggetti economici dovrebbero avere. 

In particolare, Dino Paternostro, direttore di Città Nuove, che allora intervistò Toscani, ha sottolineato che il catalogo metteva sullo sfondo “i vecchi con le coppole” come cose da superare. Quelli con le coppole “storte” sicuramente, ha tenuto a precisare Paternostro - ma sono da ricordare e valorizzare le tante “coppole” oneste sul capo dei contadini che con Placido Rizzotto in quei tempi difficili lottavano per il lavoro e i diritti. 

Questi ricordi si porta dietro la "primavera corleonese" di tre decenni fa che, mirava anche a stimolare le grandi aziende ad investire qui per aiutare la rinascita di queste terre.
    Oliviero Toscani "amava confrontarsi con i ragazzi" ha detto Paolo Landi, collaboratore del fotografo, al quale ha dedicato un libro, presentato proprio qui a Corleone, dove i "volti puliti" di oggi non erano ancora nati quando Toscani pensava già al loro futuro.
    Ai loro coetanei di ieri "offriva la possibilità di rappresentare se stessi" e mostrare la verità senza mettere la polvere sotto il tappeto. Usava il linguaggio della pubblicità, ma parlava delle cose che la pubblicità detestava: la guerra, il razzismo, la malattia, la violenza. La sua era una testimonianza civile in grado di mettere all'angolo le ipocrisie e gli stereotipi su Corleone e sulla Sicilia.

Un parlare chiaro e accattivante quello di Toscani, che allora riscosse gli apprezzamenti e la simpatia di tanti corleonesi, specie quando ha sostenuto ironicamente che "si dovrebbe chiedere il risarcimento danni a Francis Ford Coppola, che ha ambientato qui i suoi Padrini, legando indissolubilmente il nome di Corleone alla mafia". 

“Una battuta efficace - ha detto Paternostro - che tanti corleonesi ancora oggi potrebbero condividere. La verità, però, è che a legare indissolubilmente il nome di Corleone alla mafia sono stati gli efferati crimini di boss mafiosi violenti come Luciano Liggio, Totò Riina e Bernardo Provenzano. Negli anni ‘60 Corleone era già famosa per i fatti di mafia. Proprio per questo lo scrittore Mario Puzo e il regista cinematografico Francis Ford Coppola al loro don Vito diedero il nome “Corleone”, piuttosto che quello non evocativo di “Rocca Cannuccia”. 

Emanuele Lauria, direttore di Repubblica-Palermo, ha sottolineato che la trovata geniale del catalogo Benetton con i volti delle ragazze e dei ragazzi di Corleone è stato il catalogo che più ha inciso nella vita reale della comunità corleonese. Ha davvero dato un grande contributo per il superamento del binomio Corleone-mafia. 

Enrico Bellavia, vice direttore de “L’Espresso”, in collegamento da Roma, ha sottolineato che a Toscani non piaceva nascondere la polvere sotto il tappeto. Diceva che a Corleone c’erano i mafiosi ma anche i volti belli, puliti e normali di tanti giovani. 

È intervenuta anche Agor Luppi, psicologa del lavoro a Verona, che anni fa si è laureata con una tesi sull’impatto positivo che Toscani e il catalogo Benetton “Corleone” ebbero sull’opinione pubblica.  

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