Nina Fabrizio
CITTÀ DEL VATICANO - «Il ruolo morale degli Stati Uniti d’America nell’affrontare il male nel mondo e nel costruire una pace giusta è ridotto a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e le politiche distruttive».
È una denuncia inusuale per le modalità e per i toni quella di tre influenti cardinali statunitensi vicini a Leone XIV immediatamente rilanciata anche dall’Osservatore romano, il quotidiano della Santa Sede. L’arcivescovo di Chicago, la città da cui proviene Prevost, il card. Blaise Cupich, l’arcivescovo di Washington, il card. Robert McElroy, e l’arcivescovo di Newark, il card. Joseph William Tobin, tutti e tre presenti al conclave che ha eletto Leone, prendono posizione sulla politica estera americana dopo il blitz militare in Venezuela e le minacce alla Groenlandia.
Lo spunto della dichiarazione congiunta (sulla quale non compare però la firma del presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, Paul Coakley ricevuto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump appena il 12 gennaio scorso) è tratto dal discorso di inizio anno di Papa Prevost al corpo diplomatico: Leone ha puntato il dito contro «il fervore bellico dilagante» e la guerra che sta tornando di «moda» facendo cedere il passo al multilateralismo.
«Gli Stati Uniti - scrivono dunque Cupich, McElroy e Tobin - sono entrati nel dibattito più profondo e acceso sulla base morale delle azioni dell’America nel mondo dalla fine della Guerra Fredda» e citano «gli eventi in Venezuela, Ucraina e Groenlandia» che «hanno sollevato questioni fondamentali sull’uso della forza militare e sul significato della pace».
I tre porporati sottolineano come «il bilanciamento tra interesse nazionale e bene comune viene inquadrato in termini fortemente polarizzati». Di più, «il ruolo morale degli Stati Uniti d’America nell’affrontare il male nel mondo, nel sostenere il diritto alla vita e alla dignità umana e nel sostenere la libertà religiosa - sottolineano - è sotto esame e la costruzione di una pace giusta e sostenibile, così cruciale per il benessere dell’umanità, viene ridotta a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e politiche distruttive».
«Cerchiamo di costruire una pace veramente giusta e duratura», è invece il loro appello, «rinunciamo alla guerra come strumento per interessi nazionali miopi e proclamiamo che l’azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come strumento normale della politica nazionale. Cerchiamo una politica estera che rispetti e promuova il diritto alla vita umana, la libertà religiosa e il miglioramento della dignità umana in tutto il mondo, specialmente attraverso l’assistenza economica».
GdS, 19/01/2026

Nessun commento:
Posta un commento