domenica, maggio 24, 2026

Palermo mantiena viva la memoria di chi ha combattuto contro la mafia. Dal piazzale antistante il Palazzo di Giustizia del capoluogo siciliano, un corteo di circa cinquemila donne, uomini e giovani ragazzi fino all’albero Falcone


Al corteo dei collettivi, Di Matteo: commemorazione Capaci diventata parata di sepolcri imbiancati

A trentaquattro anni dalla strage che a Capaci tolse la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini della loro scorta, Palermo mantiena viva la memoria di chi ha combattuto contro la mafia. Dal piazzale antistante il Palazzo di Giustizia del capoluogo siciliano, un corteo di circa cinquemila donne, uomini e giovani ragazzi ha sfilato lungo le vie del centro fino a raggiungere l’albero Falcone, dove i nomi delle vittime di quel 23 maggio 1992 sono stati letti a voce alta per poi osservare il minuto di raccoglimento in loro memoria. 

Una giornata che ha rilanciato il ricordo di chi ha lottato contro la criminalità organizzata, sacrificando la propria vita per la giustizia e il bene dello Stato. Tra i leader presenti Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle, che ha accompagnato il corteo fin dalla sua partenza presso il tribunale: «La lotta alla mafia è una cosa seria, non richiede dichiarazioni retoriche o roboanti - ha detto l’ex premier -.

L’esempio di Falcone è indelebile, un esempio di chi ha combattuto senza compromessi la mafia, con una grande chiarezza di idee che oggi sopravvivono. Oggi non dobbiamo solo ricordare, ma rinnovare il nostro impegno. Ritorneremo al governo - afferma Conte - e spazzeremo via questa legislazione, che sta favorendo una classe politica collusa». 


Presente alla manifestazione anche Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico che ha poi aggiunto: «Non siamo qui solo per ricordare la strage, ma anche per onorare la vita di chi, ancora oggi, è un esempio per tante e tanti per continuare nell’impegno del contrasto a ogni forma di criminalità organizzata - ha sottolineato la leader del PD -. Questo si fa sostenendo il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, ma anche con un lavoro culturale. Servizi sociali, contrasto alle povertà e sostegno agli esercizi commerciali che subiscono intimidazioni mafiose inaccettabili. Le istituzioni non devono lasciare da sole queste attività - ha detto Schlein -.Siamo qui a dare il nostro supporto perché la mafia continuerà a cercare di infiltrarsi nella politica e nell’economia, per questo vanno trovati anticorpi saldi che non la facciano passare». 

Alla partenza del corteo presente a sorpresa anche Nino Di Matteo, Sostituto procuratore nazionale antimafia che ha evidenziato come il ricordo del 23 maggio «sia ancora vivo», ed emozionandosi nel vedere «che ci sono ancora tanti giovani e cittadini normali che vivono quella pagina di 34 anni fa come una ferita che non vogliono dimenticare».

«Non possiamo permettere» ha aggiunto, «che il 23 maggio è il 19 luglio diventino delle giornate in cui assistiamo a delle parate istituzionali, di sepolcri imbiancati che fingono di ricordare Falcone e Borsellino mentre durante l’anno non fanno nulla per aiutare i magistrati a scoprire le verità che ancora mancano, o ostacolando addirittura il processo che le riguarda. In una giornata come questa, che rischia anno dopo anno di trasformarsi in una commemorazione vuota, sterile e retorica, abbiamo bisogno di cittadini che hanno ancora voglia e senso di verità».

GdS, 23/5/26

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