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| Carlo Ruta |
Sta per arrivare in libreria Galileo e l’inquisitore, il nuovo saggio storico di Carlo Ruta, dedicato a uno dei passaggi più delicati e simbolici della storia europea: il rapporto tra la nascita della scienza moderna e i sistemi religiosi, politici e culturali del Seicento.
Il volume affronta la vicenda galileiana sottraendola sia alla retorica celebrativa sia alle semplificazioni ideologiche che per lungo tempo hanno ridotto il processo a Galileo Galilei a un semplice scontro tra “scienza” e “religione”. Il libro propone invece una ricostruzione più ampia e complessa, collocando il caso Galileo dentro il grande laboratorio storico della modernità europea. Attraverso un percorso che attraversa Roma, Venezia, la Spagna, la Francia, l’Inghilterra e i mondi germanici del XVII secolo, Carlo Ruta mostra come il conflitto apertosi attorno alla nuova scienza sperimentale fosse in realtà parte di una trasformazione molto più profonda: il mutamento dei criteri della verità, del rapporto tra esperienza e autorità, delle culture giuridiche e delle forme del potere.
Nel libro emergono così figure centrali del tempo: Galileo, Bellarmino, Paolo Sarpi, Campanella, Giordano Bruno, ma anche inquisitori, giuristi, teologi e pensatori che in diverse parti d’Europa contribuirono alla nascita di nuovi orientamenti culturali. Particolare rilievo assumono le riflessioni sulla crisi delle pratiche inquisitoriali, sulle culture razionalistiche europee e sulla progressiva affermazione di un sapere fondato sull’osservazione, sull’esperimento e sulla matematizzazione dei fenomeni naturali.
Uno dei nuclei più originali del saggio riguarda proprio il modo in cui la Chiesa post-tridentina cercò di governare il cambiamento storico e culturale senza riuscire a controllarne completamente gli effetti. In questo quadro, il processo a Galileo appare non come un episodio isolato, ma come il punto di emersione di tensioni profonde che attraversavano l’intera Europa del Seicento.
Il volume insiste inoltre su un elemento spesso trascurato: la modernità non nasce da una rottura improvvisa con il passato medievale, ma da una lunga e contraddittoria trasformazione interna alle culture europee, religiose e laiche insieme. La vicenda galileiana diventa così il simbolo di una nuova idea di conoscenza, fondata non più soltanto sull’autorità della tradizione, ma sulla verificabilità dell’esperienza.
Tra le citazioni più significative richiamate nel libro compare quella celebre attribuita a Galileo: «Non basta il dire “io l’ho visto”, ma bisogna vederlo in modo che altri ancora lo veggano». È una formula che sintetizza efficacemente la svolta epistemologica della scienza moderna e il nuovo rapporto tra prova, osservazione e verità.
Storico e saggista, Carlo Ruta si è occupato a lungo della formazione delle culture europee e dei processi di trasformazione della modernità, dedicando studi ai saperi medievali, alla rivoluzione scientifica, alle culture giuridiche e ai rapporti tra potere, religione e società. Collabora con università e centri di ricerca italiani ed esteri ed è autore di numerosi saggi storici.
Con Galileo e l’inquisitore, Ruta propone un lavoro di forte rigore storiografico ma insieme accessibile e narrativamente coinvolgente, capace di rivolgersi sia agli studiosi sia a un pubblico più ampio interessato alla storia delle idee, alla nascita della scienza moderna e alle radici culturali dell’Europa contemporanea.
Carlo Ruta, Galileo e l’inquisitore, Libri mediterranei, Palermo, 20 maggio 2026, pp.160.


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