venerdì, maggio 08, 2026

Corleone. Così si sfogava il mafioso: mi usano solo quando servo


Fabio Geraci

Aveva fatto quello che gli era stato chiesto. Almeno così diceva lui. Era stato «a disposizione», si era mosso quando gli altri avevano bisogno e proprio per questo, quando la lite con il fratello Giovanni era diventata sempre più pesante, si aspettava protezione, sostegno, una presa di posizione chiara. 

Invece Mario Gennaro, 53 anni, arrestato nell’inchiesta della Dda sul mandamento di Corleone, si sentiva lasciato solo. Peggio: trattato come uno da usare quando serviva e da abbandonare quando chiedeva aiuto.

È uno dei passaggi centrali dell’ordinanza del giudice Claudia Rosini. Gennaro viene descritto nelle carte come un affiliato con la «punciuta» ma le conversazioni, captate con lo spyware installato sul suo telefono, ne restituiscono un mafioso arrabbiato e deluso. A tratti addirittura furioso con Mario Grizzaffi, il nipote di Totò Riina indicato come reggente della cosca corleonese, e con lo zio Liborio Spatafora, un altro uomo d’onore della famiglia, sotto Grizzaffi ma sopra Gennaro nelle gerarchie del clan.

La questione era nata da una lite con il fratello Giovanni: una guerra «per la roba», scrive il giudice, arrivata fino alle minacce di morte. In ballo c’erano la spartizione di terreni, proprietà e debiti reciproci da sistemare con il rischio che lo scontro tra fratelli potesse degenerare. Gennaro si aspettava che Spatafora e Grizzaffi intervenissero per chiudere la vicenda a suo favore. Ma, secondo il suo racconto, non sarebbe andata così. Anzi, avrebbe avuto l’impressione che Giovanni fosse considerato più affidabile di lui.

Da qui lo sfogo con la compagna Antonella Lo Curto. Era stato sempre pronto quando gli altri lo avevano tirato in ballo: «Se c’è da fare qualche mala azione vengono da me». Racconta di avere accontentato tutti, anche durante i periodi di detenzione degli altri affiliati: «A tutti! Ho accontentato a tutti, quando sono stati in galera, hanno fatto eh... a disposizione! Mario sempre a disposizione! Mario non ha sbagliato mai!». E anche il rapporto con Grizzaffi, nelle sue parole, non era quello di una semplice conoscenza. Proprio per questo si sentiva tradito dal nipote di Riina: «Con questo, sono tutti discorsi che noi altri sappiamo tutto quello che abbiamo fatto nella vita... quello che sa di me... e la stessa cosa io di lui». Proprio per questo motivo si era aspettato di essere ascoltato e difeso.

Anche lo zio si sarebbe comportato male con lui. «Tu non sei degno di salutarmi», gli avrebbe detto. Secondo la versione di Gennaro, Spatafora avrebbe lasciato crescere lo scontro tra i due fratelli invece di fermarlo. Da qui l’amarezza: «Se eri padre, come avrebbe fatto un padre normale, se due fratelli si litigano, tuo figlio si litiga... li acchiappi per la testa e gli dici: Cretini! Che dovete fare? E invece...». A quel punto la compagna lo invita a non esporsi più: «E tu non devi fare niente. Che poi tu ti consumi e gli altri sono belli freschi». 

La donna prova quasi a tirarlo fuori da quel giro di rancori e rischi. «Io ti rompo le gambe se tu fai qualche cosa» esortandolo a pensare solo alla famiglia: «Devi dire: io ho moglie e figli che mi aspettano... non lo faccio per nessuno». Gennaro sembra darle ragione: «Mi godo la famiglia!».

GdS, 7 maggio 2036

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