venerdì, maggio 22, 2026

Conclusione a Corleone del ciclo del progetto “Scuola di pace e di fraternità”: Voglio Cercare un senso!


Claudio Di Palermo

Venerdì 15 si è concluso al Cidma il 1° ciclo del progetto “Scuola di pace e di fraternità” promosso dall’arcidiocesi di Monreale ed organizzato da don Angelo Inserillo dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro. Il team di giovani corleonesi composto da Miriana Macaluso, Maria Pia Ponzo e Giuseppe Cutrone ha gestito in loco tutte le attività laboratoriali ed ha saputo coinvolgere i numerosi ragazzi e adulti che hanno partecipato. 

Il tema come sempre di altissimo livello dal titolo “Voglio cercare un senso” è stato sviluppato dal prof. Luciano Sesta docente universitario e filosofo il quale ha portato l’uditorio ad interrogarsi sulla ricerca della felicità nel trovare il senso ad ogni azione dell’uomo. La tensione è sempre tra il desiderio dell’ottenere e la delusione dell’averlo ottenuto, come sottolinea Oscar Wilde “Ci sono due tragedie nella vita: una è non ottenere ciò che si desidera, l’altra è ottenerlo” alla fine ognuno di noi ripone la propria felicità nella spasmodica scalata per avere, raggiungere, ottenere ma una volta fatto rimane solo la delusione che la meta della felicità è il traguardo successivo.




La nostra epoca, almeno se guardiamo ai paesi industrializzati, ha raggiunto livelli di benessere materiale e aspettative di vita inimmaginabili fino a soli duecento anni fa. Un crescente numero di persone è libero non solo dalla miseria, ma anche dalla noia, visto che il tempo libero dallo studio e dal lavoro è riempito da un infinito numero di attività finalizzate allo svago e all’intrattenimento. Per una legge psicologica immutabile, la sovrabbondanza di un bene genera prima disorientamento, poi disgusto e infine calo del desiderio, paradossalmente infatti non c’è un rapporto direttamente proporzionale fra il reddito delle persone e la loro felicità; gli indici di depressione, uso di droghe e i tassi di suicidio, crescono sempre in proporzione al benessere materiale. Dove cresce il benessere, infatti, crescono anche le aspettative, e più diventa difficile realizzarle. Più la propria vita è semplice, invece, meno si pretende e più ci si accontenta del poco a disposizione. Dalla constatazione quindi che la felicità non sta nelle cose ne deriva che è necessaria la ricerca del senso delle cose che è più profonda della ricerca della felicità, è la ricerca di uno spazio in cui l’inevitabile altalena fra felicità e infelicità sia sopportabile, è la ricerca di una condizione in cui nell’infelicità non ci si disperi e nella felicità non ci si illuda. Ciò che conta, nella vita umana, o non c’è ancora, o non c’è più e per questo che fra le cosiddette emozioni negative o passioni tristi ve n’è una stranamente attraente, che, a differenza delle altre, sentiamo talvolta il bisogno di provare, e cioè la malinconia. La vita non è mai del tutto come vorremmo che fosse. E se capirlo è facile, sentirlo è spesso doloroso. La malinconia toglie a questo dolore qualunque traccia di risentimento e di disperazione, diventa quasi consolazione di quanto non siamo in grado di raggiungere. C’è una vita più desiderabile di quella che viviamo, e di cui ci accorgiamo solo quando siamo disposti a perdere quella che viviamo, cosa oggi, conta di più? Dov’è, oggi, il nostro tesoro? Cosa passa per “vita”, perché si possa capire non tanto se la stiamo perdendo, ma se valga la pena salvarla? Per chi crede la risposta può trovarla nelle parole di Marco (8, 34-38) “Chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?”.

Claudio Di Palermo

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