sabato, maggio 30, 2026

L’INCHIESTA. Schiavi moderni a Milano per costruire il consolato Usa


In maggioranza indiani, sono pagati meno di due dollari l’ora dall’azienda americana Caddell Construction: “Lavorano con turni massacranti e senza sicurezza” 

GIORGIO SBORDONI


I pubblici ministeri Paolo Storari e Mauro Clerici parlano di “para-schiavismo” per definire la situazione in cui versano i circa 400 operai che si sono alternati per la costruzione del nuovo consolato generale americano di Milano di piazzale Accursio. La valutazione è contenuta nel decreto di controllo giudiziario d’urgenza per la Caddell Construction, la divisione italiana dell’azienda americana che si è aggiudicata l’appalto da 200 milioni di dollari per i lavori.

“Gli operai sono costretti a lavorare con turni massacranti, senza sicurezza e sotto la costante minaccia di licenziamento e quindi di rientrare nel loro paese d’origine, se non sottostanno a condizioni lavorative degradanti e sottopagate, non potendosi nemmeno ribellare perché ricattabili e controllati”, si legge. Dall’analisi delle buste paga di decine di lavoratori, per lo più indiani, emerge una paga oraria al di sotto dei 2 ore all’ora.


FILLEA E CGIL: "MAI AUTORIZZATO NOSTRO INGRESSO IN CANTIERE, LO SFRUTTAMENTO IN EDILIZIA È ALLARMANTE”

“Le notizie che ci arrivano dalle indagini della magistratura circa i lavori del Consolato statunitense, se dovessero essere suffragate dalle indagini, rappresenterebbero la conferma che il sistema di sfruttamento, che la categoria degli edili denuncia da tempo nel settore, ha una pervasività tale da dover diventare un allarme per tutte le istituzioni che sono chiamate a far rispettare la normativa attraverso ispettori, che ancora oggi sono numericamente insufficienti per il territorio metropolitano”. Così Cgil e Fillea di Milano.

“Negli scorsi anni abbiamo cercato di svolgere assemblee dentro l’azienda per verificare le condizioni di lavoro, ma non abbiamo mai ricevuto l'autorizzazione all'ingresso in cantiere dietro il paravento della “extraterritorialità”.

“Anche su questo ci aspettiamo un chiarimento definitivo da parte delle autorità competenti: le lavoratrici e i lavoratori che prestano lavoro devono aver riconosciuta dignità, diritti, tutele, salario a prescindere dalla committenza per cui lavorano”.

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PIACENTINI, FILLEA MILANO: “CONFERMA CHE CAPORALATO E GRAVI ILLEGALITÀ SONO DIFFUSE NEI CANTIERI DELLA CITTÀ”

“Questo caso – ci ha detto il segretario della Fillea Cgil Milano, Riccardo Piacentini – rappresenta l’ennesimo episodio che conferma che il caporalato e le gravi forme di illegalità sono ormai diffuse nei cantieri di Milano. Più sono pubblici e di grandi dimensioni e più queste forme sono presenti, radicate e gravi. In questo caso noi come Fillea di Milano abbiamo cercato, fin dall’inizio nel 2023, di controllare, ma non ci hanno mai dato l’autorizzazione a tenere le assemblee sindacali nel consolato, in nome di una presunta extraterritorialità. Abbiamo organizzato all’epoca assemblee fuori dal cantiere con alcuni di questi lavoratori di origine straniera, ma nessuno ha voluto esporsi e denunciare situazioni così gravi. È probabile che le cose siano peggiorate strada facendo. Per fortuna la procura si è mossa e ha scoperchiato quello che leggiamo in queste ore”.

CONDIZIONI DI SFRUTTAMENTO ESTREMO: 2 EURO L’ORA LA PAGA

Sei giorni su sette e una giornata lavorativa lunga fino a 12 ore per una busta paga netta di circa 600 euro. È quanto percepivano gli operai, in gran parte indiani, sentiti nell’inchiesta della Procura di Milano che ha disposto il controllo giudiziario per Caddell Construction, il colosso americano la cui divisione italiana sta realizzando il nuovo Consolato degli Stati Uniti a Milano, cantiere da 200 milioni di dollari sull'area dell’ex Tiro a segno di piazzale Accursio. Dalla visione della busta paga emerge una paga oraria di 4 euro l’ora, ma il dato è in realtà dimezzato visto che dallo stipendio si vedono sottrarre 850 euro per vitto (in una struttura prescelta) e alloggio che il contratto poneva a carico del datore di lavoro. “Per questo motivo la retribuzione al netto delle somme restituite dal lavoratore è di 598 euro”, è il dato che i pubblici ministeri Paolo Storari e Mauro Clerici segnalano nel provvedimento.

Gli operai indiani erano reclutati da una società indiana “a cui veniva corrisposta”, tra l’altro, da parte degli stessi “lavoratori reclutati la somma di circa 500.000 rupie”, una sorta di ‘pizzo’ per lavorare. Lavoratori che, poi, “venivano fatti arrivare, attraverso distacco, in Italia”.

collettiva.it, 29/5/2026

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