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| A cena con fra Paolo (e Cleo) |
DINO PATERNOSTRO
“A volte mi sento tradito! Ma mai solo”, ha detto Fra Paolo di Dio nel programma “Così vicino così lontano” di Gilberto Sguizzato (Rai 1, 1998). Non conoscevo questo video. E devo confessare che mi ha colpito molto. Gli ho chiesto se a distanza di quasi trent’anni pensa ancora la stessa cosa. “Si”, la risposta. Delusione o forza? Cosa esprime fra Paolo? Credo entrambe le cose.
“A volte mi sento tradito!” Qui c’è la delusione, umana e sincera. Non è l’ateo che nega Dio. È il credente che ammette: ci sono momenti in cui ti aspetti altro da Dio. Preghi, speri, lotti per la giustizia e ti trovi davanti al silenzio, all’ingiustizia che vince, alla fatica che non finisce. Dire “mi sento tradito” è togliere la maschera al religioso perfetto. È ammettere che anche chi ha scelto Dio a volte fa i conti con la percezione della sua assenza. Delusione sì, ma una delusione che nasce da una relazione vera, perché non ti senti tradito da chi ti è indifferente.
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| Là dedica di fra Paolo |
“Ma mai solo”. Qui c’è la forza. È il rovescio della medaglia, detto nello stesso respiro. Il tradimento è un sentimento, la solitudine sarebbe uno stato di fatto. E Fra Paolo dice: il sentimento c’è, ma il fatto no. Anche quando Dio sembra assente, non ti lascia solo. È la fede che non nega il dubbio, ma lo attraversa. È la forza di chi resta, nonostante tutto.
Mi viene da pensare che in due frasi fra Paolo ha messo insieme tanta spiritualità vera: niente retorica, niente “va tutto bene”. Solo la tensione tra delusione e fiducia. Inizi con “Dio mio, perché mi hai abbandonato?” e finisci con “ma io confido in te”.
Non è usuale per me fare di queste riflessioni. Non mi hanno mai appassionato. Mi viene da pensare che solo fra Paolo che non ripete continuamente “mio Dio, mio Dio” riesce a farmi pensare a Dio.
Negli anni in cui l’ho conosciuto (era la Corleone dei primi anni ‘90) di fra Paolo mi affascinava la sua capacità di mettere in contatto, di unire in maniera semplice “cielo e terra”. Anche con Luigi Ciotti ha questa capacità.
Il buon cristiano - diceva fra Paolo - non è chi non si occupa di politica, ma chi pretende la buona politica. E per le elezioni comunali del novembre 1993, insieme ai novizi di cui si occupava, inventò le “schede parlanti”, che raccomandavano agli elettori di votare per le persone perbene. Poi nel 1994 musicò e trasformò in canzone “i 10 consigli scomodi” ai cittadini che vogliono combattere la mafia, girando per i “presepi antimafia” dei comuni siciliani. Si occupò di ecologia, lanciò un appello ai cittadini di Corleone affinché “deponessero” le armi, dopo gli efferati delitti di mafia che tra gennaio e febbraio 1995 videro cadere sotto i colpi dei killer Giuseppe Giammona e poi la sorella Giovanna e il marito di questa Francesco Saporito.
Nel 1998 fra Paolo tornò missionario in Tanzania. Non ce l’aspettavamo. Pensammo anche ad un colpo di mano dei filoni retrivi della chiesa di Monreale. Ma fra Paolo la vocazione del missionario l’ha sempre avuto. Da allora lo rivediamo circa ogni 4 anni per il Capitolo dei frati minori che si tiene nella Casa madre, Corleone. E ogni volta è una festa, una cena insieme. E ogni volta parliamo fitto fitto come se ci fossimo lasciati la sera prima.
E non può mancare l’incontro di fra Paolo con la città di Corleone. L’ultima nell’agriturismo di contrada Chiosi. Si parla di Africa e di Sicilia. Di Pomerini e di Corleone. Adesso è tornato nuovamente in Africa fra Paolo. Aspettiamo una sua riflessione da pubblicare su Città Nuove. Ce l’ha promesso. Ciao, fra Paolo. Un forte abbraccio.
Dino Paternostro



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