Giancarlo Macaluso
Obiettivo principe, avere la giustificazione per non andare a lavorare e raggranellare tutti i gettoni di presenza consentiti. Il resto può attendere. A volere essere cattivi, è questa, in estrema sintesi, l’attività di un consigliere comunale. Ma non sarebbe giusto generalizzare: c’è chi si dedica anima e corpo al mandato istituzionale, chi studia gli atti, presidia le commissioni e non manca quasi mai alle sedute d’Aula.
Sarebbe sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Eppure i numeri sono numeri e qualche domanda la pongono. Basta sfogliare il Bilancio sociale 2025 dell’ufficio autonomo per il Consiglio comunale per ricostruire un quadro che, almeno sul piano quantitativo, presta il fianco a più di una riflessione. Il dato che colpisce di più riguarda l’attività delle commissioni consiliari. Nel 2025 le sette commissioni hanno tenuto complessivamente 1.674 sedute, circa 235 ciascuna, quasi una al giorno se si eccettuano sabato, domenica e festivi. Solitamente in agosto, nel pieno del deserto amministrativo, le convocazioni si registrano per tutto il mese e questo spiega molte cose.
Una macchina che continua a funzionare a pieno regime con numeri sovrapponibili nel 2023 e nel 2024. Il punto è capire cosa abbia prodotto tutta questa attività.Il documento dice che gli ordini del giorno trattati sono stati 631, mentre i pareri formalmente resi sulle deliberazioni si fermano a 588. Cifre che, prese da sole, non dimostrano nulla — le commissioni non servono soltanto a esprimere pareri, ma svolgono anche istruttorie, audizioni, approfondimenti e attività di indirizzo — però alimenta un interrogativo politico: il moltiplicarsi delle convocazioni genera davvero decisioni o rischia talvolta di produrre soprattutto presenza?
Ancora più interessante è guardare dentro i numeri. Dei 588 pareri complessivi, ben 518 sono stati espressi dalla Prima commissione, quella del Bilancio. Tutte le altre sei commissioni, messe insieme, arrivano appena a 70 pareri. Sul piano economico il tema è ancora più sensibile. Nel 2025 il Comune ha speso 1,818 milioni di euro per gettoni di presenza dei consiglieri comunali e indennità collegate all’attività consiliare. Una cifra praticamente identica al 2024 (1,818 milioni) ma nettamente superiore al 2023, quando la spesa si fermava a 1,246 milioni di euro perché non era entrata in vigore la rideterminazione delle indennità . Tradotto in termini molto grezzi — e con tutte le cautele del caso, perché il dato comprende anche voci che non sono riconducibili in modo uniforme ai singoli consiglieri — significa una spesa complessiva che sfiora in media i 45 mila euro per ciascuno dei 40 componenti dell’Aula.
Non solo. Il sistema prevede anche il rimborso ai datori di lavoro per le ore o le giornate di assenza del consigliere impegnato nello svolgimento della carica elettiva. L’ufficio del Consiglio ha anzi dedicato una parte del Bilancio sociale proprio alla revisione delle procedure di rimborso e all’adeguamento dei massimali previsti dalla normativa regionale. Nel frattempo, l’attività dell’Aula nel 2025 ha registrato 127 sedute, in diminuzione rispetto alle 150 del 2024 e alle 171 del 2023. Eppure le deliberazioni approvate sono salite a 535, il dato più alto del triennio, contro le 410 del 2024 e le 462 del 2023. Curioso che il Consiglio si riunisca meno della metà delle volte rispetto a una commissione, che spesso la seduta va deserta dopo pochi minuti. E se si sommano sedute di consiglio a quelle delle commissioni il totale fa circa 360, sufficiente a coprire l’intero anno di permessi.
Numeri che non autorizzano sentenze sommarie e non bastano da soli a dimostrare sprechi o abusi. Ma una domanda la lasciano sul tavolo: se l’obiettivo delle commissioni è produrre istruttoria e sostenere le decisioni del Consiglio, il rapporto tra quantità delle convocazioni, risultati concreti e costo complessivo del sistema è davvero quello atteso?
GdS, 21/5/2026

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