domenica, maggio 24, 2026

A Corleone lo storico fotografo Pietro Oliveri merita una strada in centro, non una stradina di campagna



Dino Paternostro

Dopo tanti anni dalla sua scomparsa, il Comune di Corleone ha deciso di intitolare una modesta strada di campagna a Pietro Oliveri, il fotografo che per decenni ha raccontato il volto pubblico e privato, il volto vero del paese.

Meglio questa che niente? Noi non ci rassegniamo, non vogliamo restare ancora con l’amaro in bocca. Oliveri non era un fotografo qualunque. Era quello che si fermava ai margini delle feste e del lavoro nei campi per cogliere l’istante vero, senza posa e senza retorica. È quello che riceveva nel suo studio anziani, adulti e bambini ed immortalava i momenti significativi, quelli di cui doveva restare memoria per tutta la vita e per più generazioni. E di tutto questo ha lasciato un archivio in bianco e nero che oggi è memoria collettiva di Corleone: volti, piazze, cortei, vita quotidiana. Un patrimonio che appartiene a tutti.

Via Mosca dov’era lo studio Oliveri



Via Pietro Oliveri, traversa di via Caio Cotta, in piena campagna 

Eppure, per ricordarlo, il Comune ha scelto una stradina periferica di campagna, tra ulivi e case sparse. Una scelta che suona come una grave sottovalutazione del ruolo avuto da questo personaggio, che non era corleonese di nascita, ma che ha dimostrato di amare tanto questa nostra città. 

Tanti cittadini avrebbero preferito una via del centro storico, un luogo che Pietro conosceva e frequentava ogni giorno. Per esempio l’attuale via Mosca, dove per anni ha avuto il suo studio e dove passava chiunque volesse farsi un ritratto, ritirare una foto per il documento, o semplicemente scambiare due chiacchiere. Dedicargli quella strada sarebbe stato un riconoscimento coerente: intitolare a lui il luogo in cui Corleone ha imparato a guardarsi allo specchio.

Invece si è scelto di relegarlo ai margini, come se la sua opera fosse marginale. E non lo è. Le sue foto sono nei cassetti di centinaia di famiglie corleonesi, e oggi servono agli storici, ai ragazzi delle scuole, a chiunque voglia capire come eravamo prima che tutto cambiasse in fretta.

Una targa è meglio di niente, certo. Ma il segnale che arriva è quello di un ricordo sbrigativo, fatto senza ascoltare chi Pietro l’ha conosciuto e stimato, senza riflettere sulla nostra storia e sul modo più efficace di ricordarla e valorizzarla. 

Pietro Oliveri ha dedicato la vita a dare dignità alle immagini di Corleone. Corleone avrebbe dovuto ricambiare dandogli un posto dignitoso nel cuore della città. 

La speranza è che non sia troppo tardi per correggere il tiro. Sarebbe bello se l’attuale amministrazione comunale, sindaco in testa, e l’intero consiglio comunale decidessero di chiamare via Pietro Oliveri l’attuale via Mosca (non cancellandola, ma scrivendo “già via Mosca” per non cancellare l’attuale toponimo). 

Si renderebbe giustizia al cav. Pietro Oliveri e alla storia di Corleone. Si farebbe felice il figlio Pippo e la sua famiglia. Noi ci permettiamo di avanzare la proposta. 

Dino Paternostro

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