mercoledì, maggio 06, 2026

PIANA DEGLI ALBANESI, LA STORIA. Personale ingaggiato e trasferito subito dopo l'inaugurazione del centro. Il sindaco: "Ho chiesto un incontro all'Asp"



DI GIUSI SPICA
Al taglio del nastro, il 31 marzo scorso, c'erano tutti, dal sindaco Rosario Petta all'ex assessora regionale alla Salute Daniela Faraoni. C'era lo stato maggiore dell'Asp di Palermo e il vescovo della comunità albanese Raffaele De Angelis, chiamato a dare la benedizione al nuovo ospedale di comunità di Piana degli Albanesi. Anche i tre infermieri che il giorno prima, con un ordine di servizio, erano stati spostati dall'ospedale Ingrassia di corso Calatafimi alla nuova struttura erano in prima fila con gli ospiti d'onore. Gli unici a mancare (sic!) erano i pazienti.

Così – finita la passerella dell'inaugurazione – i 19 posti letto nuovi di zecca sono rimasti vuoti, le luci si sono spente e i tre infermieri che avevano partecipato a un bando interno dell'azienda sanitaria per reclutare personale da destinare alla nuova struttura sono tornati ai loro reparti d'origine a Palermo. Un trasferimento durato meno di 24 ore, giusto il tempo delle foto di rito, per mancanza di ricoverati.

Eppure il nuovo ospedale di comunità doveva essere il fiore all'occhiello del territorio, in grado di dare una risposta concreta a un comprensorio carente di servizi sanitari. L'intervento di ristrutturazione e adeguamento dell'ospedale di comunità di Piana - 6 mila metri quadrati su due livelli - destinato ad accogliere i pazienti che necessitano di cure a bassa intensità, ha comportato un investimento di 1.194.909 euro di fondi del Pnrr Salute.

«Queste strutture – aveva sottolineato il manager dell'Asp di Palermo, Alberto Firenze, durante l'inaugurazione - rappresentano un cambiamento concreto nel modo di organizzare l'assistenza sanitaria». Peccato che oggi, a un mese di distanza dal taglio del nastro, di pazienti ce ne sono solo nove. I primi ricoverati sono arrivati due settimane fa. Ad assisterli, i cinque infermieri della residenza sanitaria assistita (rsa) che sorge al primo piano della struttura. Vuota da giorni.

«A Piana degli Albanesi – dice Claudio Scalia, capogruppo del Pd al Comune – il pediatra di base e il consultorio sono in servizio solo una volta a settimana. Speravamo che questa struttura potesse rappresentare un potenziamento dell'offerta sanitaria, invece si utilizza lo stesso personale della Rsa». Anche la residenza sanitaria assistita, dotata di 20 posti letto, ha un'indice di occupazione bassissimo. «La verità - spiega un operatore sanitario a microfoni spenti - è che qui i pazienti non vogliono venire, è troppo periferico».

Il sindaco Petta allarga le braccia: «Ho chiesto un incontro alla direzione dell'Asp per fare il punto sull'operatività della struttura». L'incontro è fissato per giovedì. «L'ospedale – continua il primo cittadino – è dotato di un ecografo e un cardiografo. C'è una fondazione disposta a donarci delle attrezzature. Chiederemo ai vertici dell'Asp cosa serve».

Anche i sindacati sono impegnati perché l'ospedale non resti una cattedrale vuota. «L'attivazione è stata fatta di fretta per rispettare le scadenze del Pnrr – dice Gaetano Mazzola, segretario aziendale della Cisl Funzione pubblica – adesso è necessario il coinvolgimento di tutti gli anelli della catena, dalle centrali uniche operative che devono fare da raccordo con i reparti ospedalieri per le dimissioni protette ai medici di famiglia che devono segnalare i pazienti da ricoverare». 

Il tasto dolente resta il personale: «Queste strutture – continua Mazzola – sono state attivate a invarianza del tetto di spesa, fermo dal 2004. Bisogna fare nuove assunzioni, altrimenti la coperta resterà sempre troppo corta. Se case e ospedali di comunità funzionano, diventano un ottimo strumnento per migliorare il servizio sanitario dando ossigeno ai pronto soccorso intasati». 

Dello stesso avviso Giuseppe Forte della Fials: «È stato fatto un lavoro eccellente per completare gli ospedali di comunità. Ora anche i medici di famiglia devono fare la loro parte e indirizzare qui i pazienti che non necessitano di cure ospedaliere». Un appello che, al momento, non è ancora stato raccolto.

La Repubblica Palermo, 6/5/26

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