giovedì, maggio 14, 2026

IL 16 MAGGIO 71° ANNIVERSARIO DELL’UCCISIONE DI SALVATORE CARNEVALE. MANIFESTAZIONE A SCIARA NELL’AMBITO DELLA SETTIMANA DELLA LEGALITÀ


Sabato 16 maggio la Cgil Palermo ricorderà  il 71° anniversario dell’assassinio di Salvatore Carnevale. Anche quest’anno la commemorazione del segretario della Camera del Lavoro di Sciara, ucciso dalla mafia il 16 maggio 1955, è inserita tra le iniziative della “Settimana della legalità” promossa dal comune di Sciara.  

Alle ore 09:00 è previsto il raduno in piazza Castelreale delle autorità civili, militari, religiose, dei rappresentanti territoriali della CGIL e degli alunni dell'istituto comprensivo Mons. Arrigo; alle 9:30, partenza del corteo in direzione Piazza Salvatore
Carnevale; alle ore 10:00, deposizione di una corona di Alloro e interventi. Per la Cgil Palermo interverrà Laura Di Martino, componente della segreteria provinciale, che parteciperà alla giornata insieme a Dino Paternostro, responsabile Dipartimento Archivio e Memoria storica del sindacato. Alle ore 10:30, Celebrazione della Messa presso la Chiesa Madre Sant'Anna; alle ore 11:30, esibizione del Coro degli alunni della scuola presso Chiesa Madre Sant'Anna. 

“Salvatore Carnevale  - dicono Paternostro e Di Martino - è un esempio di vita: sapeva a cosa andava incontro, soprattutto dopo l’uccisione di Filippo Intili, ma non volle rimanere a Montevarchi, in Toscana, dove era stato accolto dai compagni e poteva continuare a formarsi come dirigente sindacale.

Decise di tornare nella nostra terra, a Sciara, a lottare per e insieme agli operai e ai contadini contro lo sfruttamento, sfidando la feroce mafia di don Peppino Panzeca”. 

“Per noi oggi, come ogni anno, - aggiungono - non è una celebrazione, ma il rinnovo di una promessa e di un impegno per la giustizia sociale. 

Vogliamo allargare le alleanze per cambiare le cose,  mettere  al centro i diritti universali delle persone per contrastare le disuguaglianze che colpiscono quotidianamente lavoratori e cittadini: chiediamo l’applicazione della Costituzione”

“E oggi in tutte le città d’Italia - concludono i due sindacalisti - siamo  mobilitati per la campagna di raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare su appalti e sanità. Chiediamo parità di trattamento, se si fa lo stesso lavoro, bisogna avere lo stesso salario e le stesse tutele.  Laddove si appalta, il committente deve avere responsabilità diretta non solo sugli aspetti economici, ma anche su salute, sicurezza e organizzazione. 

Parallelamente, vogliamo arrestare il declino del nostro servizio sanitario nazionale, con azioni urgenti a partire da risorse, personale, territorio, tempi di attesa e non autosufficienza”. 

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SCHEDA SU SALVATORE CARNEVALE 


Salvatore Carnevale fu assassinato dalla mafia il 16 maggio 1955. Quando cadde sulla trazzera, crivellato da sei colpi di lupara, il sindacalista non aveva ancora compiuto trent’anni. Era nato a Galati Mamertino, in provincia di Messina, il 25 settembre 1925, da Giacomo Carnevale e Francesca Serio. A Sciara si trasferì piccolissimo insieme alla madre, separata dal marito. Nel 1951, con un gruppo di contadini, aveva fondato la sezione socialista e la Camera del lavoro del paese. E subito cominciò a battersi per l’applicazione della riforma agraria e la divisione dei prodotti della terra a 60 e 40 (60% al contadino e 40% al padrone), ottenendo i primi risultati positivi. Una cosa inaudita per i gabelloti e i campieri della principessa Notarbartolo, che fino ad allora erano riusciti a tenere Sciara fuori dalle lotte contadine della Sicilia centro-occidentale. E, sull’onda dei primi successi, ad ottobre organizzò l’occupazione simbolica del feudo della principessa, ma fu arrestato insieme a tre suoi compagni. Scarcerato dopo dieci giorni, ma rinviato a giudizio, dovette aspettare l’estate del 1954 per essere assolto.


Nel frattempo il movimento contadino era cresciuto, fino a ottenere due decreti di scorporo delle terre del feudo eccedenti i 200 ettari: il primo del 21 luglio 1952, l’altro il 16 marzo 1954. Dai primi di agosto del 1952, però, il giovane sindacalista fu costretto ad andar via da Sciara, per “rifugiarsi” a Montevarchi, in provincia di Arezzo. Probabilmente, per sfuggire alla feroce mafia di Caccamo che il 7 agosto aveva assassinato Filippo Intili, sindacalista caccamese. Oppure perché temeva una dura condanna al processo per l’occupazione del feudo Notarbartolo. Tornò a Sciara due anni dopo, e subito diede impulso a nuove lotte per chiedere l’assegnazione della terra ai contadini (dei 704 ettari scorporati, infatti, ne erano stati assegnati appena 202), occupando nuovamente il feudo Notarbartolo.


Ancora una volta fu minacciato dai mafiosi, denunciato dalle autorità e condannato a due mesi di carcere con la sospensione condizionale della pena. Rimasto disoccupato, inaspettatamente, gli fu offerto un posto di lavoro nella cava Lambertini. Carnevale accettò e il 29 aprile 1955 cominciò a lavorare. Ma anche qui continuò la sua attività sindacale, organizzando gli operai per rivendicare il diritto alle otto ore lavorative. “Se ammazzano me ammazzano Cristo!” La sera del 10 o dell’11 maggio, un emissario della mafia gli disse: “Lascia stare tutto e avrai di che vivere senza lavorare. Non ti illudere, perché se insisti, finisci per riempire una fossa”. “Se ammazzano me, ammazzano Cristo!”, rispose Carnevale, che, a scanso d’equivoci, il 12 maggio proclamò lo sciopero dei cavatori per il rispetto dell’orario di lavoro e il pagamento del salario di aprile. All’iniziativa aderirono trenta dei sessantadue operai: un successo. Allora piombarono alla cava il maresciallo dei carabinieri Dante Pierangeli e il mafioso Nino Mangiafridda. “Tu sei il veleno dei lavoratori!”, gli disse il maresciallo. E il mafioso: “Picca nn’hai di sta malantrinaria!”. 


Salvatore Carnevale fu assassinato la mattina del 16 maggio mentre si stava recando a piedi sul posto di lavoro. Qualche ora dopo, di corsa e col cuore in gola, mamma Francesca si recò sul luogo del delitto, abbraccio il figlio e gridò: “Me l’hanno ammazzato perché difendeva tutti i lavoratori, il figlio mio, il sangue mio! Gli assassini bisogna cercarli tra gli amici e i dipendenti della principessa Notarbartolo!”. Il processo di primo grado si svolse a S. Maria Capua Vetere e si concluse con la condanna all’ergastolo dei quattro imputati: Giorgio Panzeca, Luigi Tardibuono, Antonino Mangiafridda e Giovanni Di Bella. Ma il processo d’appello e quello in Cassazione avrebbero ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo tutti gli imputati per insufficienza di prove. Il commento della mamma Carnevale: “Me l’hanno ammazzato una seconda volta!”.


La scheda su Salvatore Carnevale è di Dino Paternostro 

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