venerdì, maggio 01, 2026

La commemorazione. PIO LA TORRE E ROSARIO DI SALVO, 44 ANNI DOPO PALERMO RINNOVA L’IMPEGNO ANTIMAFIA

Un momento della commemorazione in via Lì Muli

Pio La Torre
Una corona di fiori è stata deposta questa mattina in via Li Muli, a Palermo, nel luogo dell’agguato in cui, 44 anni fa, la mafia uccise Pio La Torre e il suo collaboratore e autista Rosario Di Salvo
Una commemorazione che non si è limitata al ricordo, ma ha rilanciato il valore politico, civile e istituzionale dell’eredità lasciata dall’ex segretario regionale del Partito Comunista Italiano, tra i protagonisti della battaglia antimafia e promotore della legge che introdusse il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni. A dare una cornice nazionale alla commemorazione è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in un messaggio inviato al presidente del Centro di studi e iniziative culturali Pio La Torre, Emilio Miceli, ha ricordato il valore dell’impegno civile e antimafia di La Torre e Di Salvo.

“L’uccisione, il 30 aprile 1982, di Pio La Torre e Rosario Di Salvo mise in evidenza ancora una volta la pericolosità della criminalità organizzata, nemica della comunità. Pio La Torre, intensamente impegnato sul versante sociale, profuse la sua azione anche nella lotta alla mafia. Deputato, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, offrì un decisivo contributo alla causa della legalità, con interventi legislativi che ancora oggi costituiscono le fondamenta dell’impianto normativo di contrasto alle mafie”.

Il capo dello Stato ha richiamato anche il valore della legge Rognoni-La Torre e della trasmissione della memoria alle nuove generazioni.

“La Legge Rognoni-La Torre fu approvata nei mesi successivi alla sua morte e oggi costituisce parte della preziosa eredità civica ed etica che, anche attraverso le iniziative promosse dal Centro a lui intitolato, viene trasmessa alle giovani generazioni, come con il Progetto Educativo Antimafia, volto a sensibilizzare gli studenti sul tema della legalità. In questa giornata di commemorazione di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo, la Repubblica rende omaggio alla loro figura e al loro impegno”.

Alla cerimonia, nel capoluogo siciliano, erano presenti, tra gli altri, il figlio Franco La Torre, una delegazione del Partito Democratico con il segretario regionale Anthony Barbagallo, la vicesegretaria Valentina Chinnici e il deputato Beppe Provenzano, componente della Commissione parlamentare Antimafia. Presenti anche l’assessore comunale Fabrizio Ferrandelli, in rappresentanza del sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il presidente del Consiglio comunale di Palermo Giulio Tantillo, il presidente della Commissione regionale Antimafia Antonello Cracolici, l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, il questore Vito Calvino, il prefetto Massimo Mariani e il segretario regionale della Cgil Alfio Mannino.

A richiamare il significato più profondo della giornata è stato il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, che ha ricordato il valore ancora attuale della battaglia condotta da La Torre.

“Oggi Palermo ricorda Pio La Torre e questo significa interrogarsi sul senso profondo della sua battaglia: una lotta che non si è limitata alla denuncia della violenza mafiosa, ma che ha avuto il coraggio di colpire il cuore del potere criminale, seguendo il filo dei patrimoni, delle connessioni, delle complicità. La Torre ha cambiato il modo in cui lo Stato guarda alla mafia, trasformando l’indignazione in strumenti concreti di giustizia”.

Il primo cittadino ha poi sottolineato il dovere della città di custodire anche la memoria di Rosario Di Salvo, ucciso accanto a La Torre nell’agguato del 30 aprile 1982.

“In quel 30 aprile non fu colpito solo un dirigente politico e sindacale di straordinaria lucidità. In quell’agguato fu spezzata anche la vita di Rosario Di Salvo, uomo delle istituzioni e della quotidiana fedeltà, che accanto a La Torre svolgeva il suo lavoro con dedizione e senso del dovere. Palermo oggi ha il dovere di custodire entrambe queste eredità, traducendole in azioni quotidiane, in scelte amministrative, in educazione civica. Non possiamo limitarci alla commemorazione: dobbiamo misurare la distanza tra il loro sacrificio e il presente, e colmarla con responsabilità”.

Sul valore politico della legge Rognoni-La Torre è intervenuto Anthony Barbagallo, segretario regionale del Partito Democratico, che ha legato l’anniversario dell’uccisione di La Torre e Di Salvo al cinquantesimo anno dalla relazione antimafia.

“Quest’anno ricordiamo non soltanto il 44esimo anniversario dall’uccisione di La Torre e Di Salvo, ma anche il 50esimo anno dalla relazione antimafia. Rispetto ai tentativi squallidi di una parte del centrodestra di rimettere in discussione l’architettura della legislazione antimafia, con in testa la legge Rognoni-La Torre, noi oggi diciamo più che mai che questa legge non si tocca. Anzi, va rilanciato con forza il tema dell’efficacia delle confische dei beni e del sequestro”.

Per Alfio Mannino, segretario regionale della Cgil, l’eredità di Pio La Torre resta legata a due grandi direttrici: il contrasto alla mafia e la difesa della pace.

“Io voglio ricordare che Pio La Torre partiva da due elementi centrali: contrastare la mafia e la criminalità organizzata e affermare le ragioni della pace. Poi, l’altro elemento che lui ci ha insegnato è che tutto questo va fatto in un quadro di grande unità tra il mondo del lavoro, le istituzioni e il mondo democratico e progressista”.

A chiudere il senso della commemorazione è stato Franco La Torre, figlio dell’ex segretario regionale del Pci, che ha insistito sulla necessità di trasmettere la memoria alle nuove generazioni.

“Il ricordo è un momento di quel percorso che porta all’impegno e non è soltanto rimembranza. Occorre però rendere partecipi anche le giovani generazioni di un qualcosa che è successo ancor prima che loro nascessero e forse ancor prima che nascessero i loro genitori”.

La memoria di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, a 44 anni dall’agguato mafioso, resta così legata non solo al dovere della commemorazione, ma alla responsabilità di difendere e rafforzare gli strumenti costruiti per colpire la mafia nel suo potere economico, sociale e politico. Una lezione che Palermo continua a custodire nel luogo dell’assassinio, dove il ricordo diventa ancora una volta impegno civile.

Ricordare Pio La Torre e Rosario Di Salvo 44 anni dopo quel 30 aprile del 1982 non è soltanto un atto di memoria nei confronti di due uomini che con il loro sacrificio hanno contribuito a cambiare la Sicilia, ma vuol dire anche riconoscere la validità di un metodo di contrasto alle mafia”. Lo ha detto il presidente della commissione Antimafia all’Ars, Antonello Cracolici.
“Oggi – ha aggiunto – abbiamo l’obbligo di pensare a quei valori e a quel metodo per capire come combattere una mafia che torna a fare sentire la sua inquietante presenza attraverso l’uso delle armi e che condiziona attraverso la corruzione, la vita pubblica. La corruzione è la grave emergenza di oggi e la nuova sfida – ha concluso Cracolici – perché alla luce di quanto sta succedendo la strumentazione legislativa appare insufficiente: è evidente che alcuni pezzi dello Stato sono inermi nei confronti del metodo corruttivo”.

IlSicilia.it,  giovedì 30 Aprile 2026

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