sabato, maggio 02, 2026

Sia festa pure per i disoccupati e per i datori di lavoro


Don Francesco Romano / 
Don Cosimo Scordato 

La storia del Primo Maggio come festa dei lavoratori ha qualcosa di commovente perché si porta dentro la rivendicazione della dignità dei lavoratori come persone libere e creative; ci limitiamo a ricordare due passaggi particolarmente significativi, uno internazionale, l’altro locale. 

La conquista delle otto ore lavorative ha avuto inizio il Primo Maggio 1867 nello stato dell'Illinois; da qui prese avvìo la successiva espansione graduale in tutto il territorio statunitense. Il Primo Maggio 1886 ricorreva il diciannovesimo anniversario dell'entrata in vigore della legge dell'Illinois e l’Organizzazione dei sindacati dei lavoratori (le Unions) l’aveva scelto come il giorno di scadenza limite per estendere tale conquista a tutto il territorio americano, pena l'astensione dal lavoro, con uno sciopero generale a oltranza. Anche Chicago partecipò allo sciopero generale con un immenso corteo pacifico.

Quando gli scioperanti, sospesi il lunedì, si ritrovarono ai cancelli della loro fabbrica, la polizia fu chiamata a reprimere l'assembramento e sparando sui manifestanti ne uccise sei ferendone tanti altri. Seguirono le proteste degli anarchici locali contro la brutalità delle forze dell'ordine, con conseguenti gravi disordini che provocarono la morte di sei poliziotti e di tantissimi manifestanti. 

Il Primo Maggio 1947 la manifestazione dei lavoratori a Portella della Ginestra fu funestata dalla banda criminale di Salvatore Giuliano che sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone quattordici e ferendone una cinquantina. Tale sparatoria, secondo alcune fonti, sarebbe stata organizzata dai servizi segreti statunitensi al fine di condizionare le successive elezioni politiche, che avrebbero potuto vedere una vittoria della sinistra.

Accanto a questa gloriosa storia di rivendicazioni da parte dei lavoratori sentiamo il bisogno di sottolineare l'importanza del diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione Italiana. Purtroppo, accanto alla festa dei Lavoratori non c'è un momento di aggregazione altrettanto importante per coloro che sono senza lavoro. Ci riferiamo alle persone che non sono riuscite a entrare nel mondo del lavoro o che lo hanno perso diventando disoccupati cronici e soprattutto ai tanti giovani che, preventivamente, sapendo di non poter trovare lavoro, lasciano l'Isola e l'Italia speranzosi di trovarlo altrove. 

È importante la rivendicazione di un lavoro dignitoso e in piena regola; va riconosciuta la dignità del lavoro in qualsiasi ambito esso si volga; infatti esso è il contributo delle diverse competenze allo sviluppo della comunità; ma, altrettanto, si promuovano da parte dei Governi nazionali e locali le opportunità di lavoro per tutti i cittadini, unica condizione di vera sicurezza sociale e di realizzazione personale. 

Ci si consenta, inoltre, di auspicare il superamento di quella distinzione che tende a marcare la differenza tra imprenditori, datori di lavoro da un lato e lavoratori dall'altro, come se fossero gli uni controparte degli altri. Non siamo d’accordo con questa impostazione perché anche l'imprenditore e il datore di lavoro sono lavoratori, seppure con le modalità di iniziativa e di guida. Riteniamo, pertanto, che quanto più si accorceranno le distanze tra le due parti tanto meglio sarà per tutti. A tal proposito ci piace pensare al rapporto tra il direttore d'orchestra e i maestri esecutori. Non si tratta di due controparti perché, sia l’uno che gli altri, hanno il compito di realizzare insieme il concerto secondo uno spartito condiviso. Non sembri peregrino l’accostamento perché tanti anni fa, nel linguaggio sindacale, si parlava di ‘concertazione’, appunto! Come a dire che i diritti e i doveri di chi dirige sono complementari e in funzione dei diritti e i doveri degli altri. Buona... concertazione, allora!

GdS, 1 maggio 2026

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