martedì, maggio 12, 2026

Scuola, 60 prof universitari contro i nuovi programmi di filosofia: "Mancano Marx e Spinoza”


di Viola Giannoli

Tra i firmatari Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Gaetano Lettieri: “Polpetta avvelenata del governo lasciata in pasto ai giovani”

C'è una lettera, firmata per ora da oltre sessanta docenti universitari, che boccia senza appello le "scelte molto gravi" contenute nelle indicazioni nazionali dei licei per quanto riguarda l’insegnamento della filosofia. Un appello duro non solo rivolto a chi, scelto dal ministero dell'Istruzione, quei programmi l'ha redatti e viene accusato di "dilettantismo", ma anche verso il governo, le cui decisioni culturali sarebbero una "polpetta avvelenata" lasciata in pasto alla scuola e ai giovani.

Tra i primi firmatari della petizione figurano Massimo Cacciari, Giuseppe Licata, Sandro Mezzadra, Gaetano Lettieri, che è stato anche il prof dell'ultimo esame del ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Si tratta di questo: dovendo indicare, «anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe meritevoli di essere studiati», i programmi per le superiori elaborati dalla commissione guidata da Loredana Perla, la pedagogista dell'ateneo di Bari, procedono alla «temeraria esclusione», così la giudicano i prof, di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, «veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico».

Di chi si parla? Per limitarsi «ai casi più sconcertanti» mancano Spinoza, Leibniz e Marx. Un buco evidente anche se, a sentire gli insegnanti della commissione di filosofia incaricata dal Mim, sarebbero ricompresi, in "metafisica, empirismo e razionalismo in età moderna", "la reazione all'hegelismo" e "il marxismo nella scuola di Francoforte".

Poi, come già nelle precedenti indicazioni, anche queste suggeriscono che tra Hobbes, Locke e Rousseau, ne va studiato «almeno uno». Insomma, tocca scegliere, «suggerendo implicitamente di non approfondire le diverse opzioni che hanno determinato niente di meno che la costituzione della razionalità politica moderna», scrivono i prof. 

E ancora, i programmi limitano lo studio «di un autore decisivo come Kant alla “sola “idea (sic!) di critica” rimaneggiando profondamente lo studio del criticismo in tutti i suoi aspetti (non ultimi quelli morali e storico-politici); ignorano Fichte e Schelling, dunque la stessa filosofia classica tedesca, sradicandola dal panorama del pensiero moderno». 

La lista degli autori, a quanto risulta a Repubblica, non è farina del sacco della commissione di insegnanti di filosofia che hanno lavorato al testo ma una aggiunta, certamente legittima e puramente indicativa, della "commissione madre".

«Si potrebbe continuare a lungo», sostengono gli accademici che giudicano «tali inopinate esclusioni non innocenti». Perché, scrivono, «pare evidente che la composizione – quantomeno bizzarra – di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di “egemonia culturale” che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni».

L'affondo all'esecutivo è diretto: la montagna ha partorito il topolino, dicono rivolti al Mim, «preoccupati» che questa operazione di rimozione culturale si sposi con una nuova modalità di insegnamento della filosofia definita "tematica", che a loro avviso nasconde «la precisa volontà di diluire l’inquadramento storico-critico delle problematiche filosofiche con una pseudo-metodologia di importazione del tutto estranea alla nostra tradizione nazionale e funzionale unicamente a obliterare la storia e neutralizzare la profondità critica della filosofia».

Sul finale arriva addirittura lo «sconcerto». Per «il dilettantismo con il quale si tenta di dare soluzione al problema, pure da più parti sentito e riconosciuto, di uno studio meno impressionistico del “secolo breve”, spesso sacrificato da programmi scolastici incapaci di ricomprenderlo: le nuove linee guida riescono nella non facile impresa di peggiorare anche questa situazione, poiché la malcelata fretta di spingere l’insegnamento della filosofia sino al ventunesimo secolo è raggiunta a discapito dell’approfondimento del diciannovesimo e soprattutto del ventesimo».

In conclusione: «Un vero disastro». Che avrebbe una mira: «Consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole, priva di respiro, incapace di fornire gli strumenti necessari per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, i suoi fenomeni più recenti, il quadro delle trasformazioni che ne governano il vorticoso divenire».

Una stroncatura senza mezzi termini con cui i firmatari chiedono il ritiro delle linee guida e una «discussione autenticamente democratica» per giungere a una proposta alternativa.

Le indicazioni nazionali, va ricordato, prima del via libera del ministero, saranno comunque sottoposte al sondaggio nelle scuole, ma anche all’ascolto delle società storiche. Un processo di ascolto, voluto da Valditara, che durerà alcuni mesi, prima del parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione e del timbro del Consiglio di Stato.


La Repubblica, 12 maggio 2026

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