giovedì, maggio 07, 2026

Le foto inedite dei cento passi. "Così Impastato ci insegnò a combattere i boss danzando"


Impastato davanti a un murale

IL RACCONTO. "Peppino mi chiese di non essere ripreso ma era lui al centro di un percorso di novità che è ancora attuale"

DI SALVO PALAZZOLO

Peppino non amava essere fotografato — sussurra Paolo Chirco — me lo disse chiaramente una volta e rispettai questa sua volontà, ma era inevitabile la sua presenza nelle immagini che scattavo». Paolo aveva 21 anni in quei giorni del 1976 pieni di iniziative del tutto nuove per Cinisi, un paesino come tanti della provincia di Palermo dove però viveva il mafioso più importante della Sicilia, Gaetano Badalamenti. «Ma questo ancora non lo sapevamo», dice Paolo. «Peppino Impastato e i suoi compagni organizzavano un'iniziativa dopo l'altra con il Circolo "Musica e cultura". Concerti, mostre, pièce teatrali. E io iniziai a fotografare ogni momento, così per gioco, per passione. Se qualche volta non lo feci è perché mi mancavano gli spiccioli per il rullino». 

Due anni di scatti che adesso Paolo Chirco ha tirato fuori dal suo archivio per realizzare, insieme ai compagni di un tempo, un bellissimo libro edito dall'Istituto poligrafico europeo. Si intitola: "Generazione ribelle a Cinisi. Da Musica e cultura a Radio Aut". In copertina Peppino e tanti giovani. «Il circolo Musica e cultura, che quest'anno compie 50 anni, è stata molto di più che un'esperienza giovanilistica — racconta Carlo Bommarito, un altro dei compagni di Impastato — è stata un crogiolo di iniziative culturali con una crescita collettiva che si collegava allo stesso impegno culturale e politico che avveniva in quegli anni nel resto d'Italia». E quegli scatti straordinari restano attualissimi: «L'impegno di Peppino sul territorio, per combattere la mafia e i poteri forti, rappresenta un metodo che dovrebbe essere di esempio per le giovani generazioni», dice ancora Bommarito.

In una foto si vedono alcuni pannelli della mostra che denunciava le speculazioni mafiose nel territorio di Cinisi: «Non ci diedero il permesso di esporli nella piazza principale — racconta Paolo Chirco — perché quella domenica si sarebbe svolta la festa dell'emigrante». Peppino ebbe guizzo, propose di portare i pannelli in giro per il paese, senza mai appoggiarli a terra. Anche le danze di Carnevale, lungo il corso principale, erano un modo per ribadire la presenza dei giovani. Erano le prove generali di quell'altra esperienza straordinaria che sarebbe stata "Radio Aut". Parole e musica per denunciare l'illegalità e costruire percorsi di riscatto.

Per fortuna, Paolo Chirco disobbedì all'invito che gli aveva fatto Peppino Impastato, di non fotografarlo. E oggi un'emozione grande attraversa il libro e le immagini di quel giovane che ha segnato per sempre la storia dell'antimafia. Ora fa un gran sorriso, ora è attento mentre alcuni ragazzi stanno preparando un murale per l'eccidio di Tall el Zaatar, avvenuto il 12 agosto 1976. «Tall el Zaatar era una bidonville ad Est di Beirut — racconta Chirco — abitata da palestinesi, contadini libanesi, armeni poveri e kurdi. Furono trucidati 3.000 civili, l'epilogo di una pulizia etnica». Dopo il successo della prima mostra, ne fu realizzata un'altra: «Facevamo i nomi e i cognomi di chi aveva fatto affari sul territorio», ricorda Carlo Bommarito, che firma diverse pagine del libro, arricchito anche dalle testimonianze di altri compagni di Peppino: Pino Manzella, Francesca Randazzo, Maria Concetta Biundo e Fanny Iacopelli. «Nella seconda mostra si denunciavano i cantieri scuola realizzati in contrada Purcaria a beneficio di don Pitrino "l'Addannatu", Pietro Palazzolo, che in paese si diceva essere stato un ex della banda Giuliano — ricostruisce Bommarito — si denunciavano le singolari curve dell'autostrada Palermo-Mazara del Vallo in corrispondenza delle case dei fratelli Di Trapani». In quegli scatti, Peppino Impastato coordina, organizza i lavori di gruppo, ma non è mai al centro della scena. Lui che era il principale animatore di quel percorso di rinnovamento lasciava sempre che la scena fosse occupata dai ragazzi che partecipavano alle iniziative del Circolo "Musica e cultura". Oggi, l'antimafia dovrebbe ripartire proprio da quelle foto, da quelle attività sul territorio. «I giovani volevano salvare il mondo dalle ingiustizie — scrive don Luigi Ciotti nella prefazione del libro — ma prima di tutto salvare se stessi, gridare la propria diversità dalle generazioni precedenti, la propria sete di libertà e di vita». 

Poi, c'è l'ultima foto, la più struggente. Due giorni prima del delitto, Impastato tenne il suo ultimo comizio: «Ascoltandolo, un brivido mi salì lungo la schiena — ricorda Paolo Chirco — Peppino stava sfidando apertamente quel sistema di potere che dominava la nostra vita». Paolo cominciò a scattare una foto dopo l'altra: «Come se avessi voluto fermare ogni parola che stava pronunciando». In quella foto, in realtà, non c'è solo Peppino Impastato, ma un intero movimento che non si sarebbe mai più fermato.

La Repubblica Palermo, 8/5/2926

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