«Se dipendesse dal Papa, andrebbe bene per lui che l’Iran abbia un’arma nucleare. Penso stia mettendo a rischio molti cattolici e molte persone». (Donald Trump)
«La missione della chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace, se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo che lo faccia con la verità, la Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio e quindi spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio». (Papa Leone XIV)
Si vede che, a Donald Trump, la missione del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, atteso domani in Vaticano, non sembrava già abbastanza complicata.
Così, in un'intervista sul network conservatore Salem News Channel, sollecitato sul caso di Jimmy Lai, l'editore di Hong Kong condannato a 20 anni di carcere per il suo attivismo pro democrazia («Mi piacerebbe che il Papa ne parlasse» gli aveva confessato detto il conduttore, Hugh Hewitt), il presidente americano ne ha approfittato per attaccare di nuovo il Pontefice, con le parole ricordate sopra: «Be’, il Papa preferisce parlare del fatto che va bene se l’Iran ha un’arma nucleare. Non penso che sia una buona cosa, penso che stia mettendo a rischio molti cattolici e molte persone. Ma immagino che, se dipendesse dal Papa, andrebbe bene per lui che l’Iran abbia un’arma nucleare».Prima della replica di Leone, era già arrivata quella del segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin: «Il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, di predicare la pace, come direbbe San Paolo, opportune et importune. Anche di fronte a questi nuovi attacchi la linea rimane quella».
Il nostro vaticanista, Gian Guido Vecchi, fotografa così gli umori Oltretevere: «Più che un’uscita estemporanea o un sabotaggio della missione di Rubio, in Vaticano si tende a rintracciare un metodo: come se Trump avesse voluto mettere in chiaro che le posizioni non sono cambiate. Lo stesso ambasciatore Usa ha annunciato un colloquio "franco"».
Anche l'arrivo di Rubio, che doveva essere un gesto di «ricucitura» dopo i precedenti attacchi di Trump al Papa, rischia di essere visto in una luce diversa: «Il Segretario di Stato americano è un cattolico praticante, ha un profilo più cauto e diplomatico, ma è stato inviato dal presidente ed in politica estera è considerato un "falco", certo più convinto di Vance dell’attacco all’Iran. Come se non bastasse, non si tratta solo del conflitto in Medio Oriente, della guerra in Libano che colpisce la popolazione civile e spopola i villaggi, molti dei quali cristiani. La Santa Sede, tra l’altro, guarda con grande preoccupazione a Cuba e all’inasprimento dell’embargo voluto dall’amministrazione Usa e in particolare da Rubio, figlio di esuli cubani. I vescovi dei Caraibi hanno denunciato una crisi umanitaria, la mancanza di cibo e medicine: "La Chiesa non può rimanere in silenzio quando la dignità è minacciata"».
Dal canto suo Rubio, ieri, in una conferenza stampa, ha detto che «quello di giovedì col Pontefice è un incontro messo in calendario da tempo per discutere di molti temi, dalla libertà religiosa in Africa a Cuba. Da quando è stato programmato, sono successe molte cose di cui dovremo discutere. Papa Leone non è solo un leader religioso: è anche un capo di Stato. E con il Vaticano noi abbiamo lavorato spesso: è normale incontrarsi». A suo dire, ci sarebbe stata una «caratterizzazione errata» delle parole di Trump sul fatto che il Papa metterebbe a rischio molti cattolici.
Commenta Massimo Franco nella sua Nota: «Il fatto che il Vaticano non annulli l’udienza a Rubio di domani a Roma è la conferma di una disponibilità al dialogotipica della diplomazia d’oltre Tevere. Ma fa capire anche che la missione di Rubio sarà appesantita dall’uscita maldestra del suo presidentecontro il primo papa statunitense.. (...) L’impressione è che rimanga uno scarto notevole tra l’esigenza di ricucire i rapporti e rassicurare gli alleati, e l’imprevedibilità di Trump. Le sue uscite spiazzano in primo luogo la maggioranza di governo. Tenere ferma l’alleanza con gli Stati uniti e insieme criticare il presidente si rivela sempre più difficile: è un equilibrismo che la Casa Bianca non consente, come si è visto con gli insulti alla stessa Meloni; e che danneggia anche elettoralmente i suoi interlocutori europei. Ma finisce per spiazzare lo stesso Rubio. Viene da chiedersi se le uscite trumpiane puntino a danneggiare ogni mediazione, o siano parole in libertà. Difficilmente si può pensare che Rubio sia stato spedito in Italia e nella Roma papale senza il "placet" della Casa Bianca. Chi con generosità vuole spiegare un comportamento in apparenza irrazionale addita contrasti nella cerchia presidenziale con un occhio ai settori cattolici e protestanti : se non altro perché tra sei mesi ci saranno le elezioni di medio termine. E i sondaggi accreditano un calo netto di Trump e dei Repubblicani».
Le forze politiche italiane si sono tutte schierate con Leone. «Attacchi né condivisibili né utili alla causa della pace — dice il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani —. Il governo condivide la sua visione, a favore di dialogo, vita umana e libertà». E l’altro vicepremier, Matteo Salvini, sia pure con sfumature diverse, conferma: «Attaccare il Santo Padre non serve a nulla e non risolve nessun problema. Il Papa non si discute, si ascolta». Per Maurizio Lupi le parole di Trump sono «inopportune» e, dall'opposizione, Elly Schleindice che il presidente americano «si comporta come un bullo prepotente. Non posso che ribadire la nostra solidarietà a Leone».
Quanto alla premier, Simone Canettieri fa notare che, «a differenza di tre settimane fa, Meloni non si espone in difesa del Pontefice. Per lei fa fede la dichiarazione del 13 aprile», quella che scatenò la reazione del tycoon, intervistato dal Corriere. Ma aggiunge che, a Palazzo Chigi, si guarderà con molta attenzione all'incontro di Rubio con il Papa, domani, che precederà quello con la premier, venerdì: «Nel governo c’è una febbrile curiosità sulla piega che prenderà questo appuntamento, che in un certo senso predisporrà anche l’atteggiamento della premier, sempre più smarcata dalla Casa Bianca. E interessata a ribadire, rispetto alle critiche di Trump sul mancato coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Iran, che "risponde alle leggi della Nazione", quindi al Parlamento. Sullo sfondo, nemmeno troppo, resta la minaccia americana di smobilitare le truppe dall’Italia, contrastata dalla presidente del Consiglio a Erevan».

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