Il bluff dell’abolizione della misura targata Cinquestelle. In Sicilia platea assottigliata del 20% e importi medi più alti. La Cgil: “Il governo voleva dividere le persone tra occupabili e non. Ma la nuova formula è quasi la fotocopia della precedente”. I dati Inps fotografano un’Isola ancora dipendente dall’assistenzialismo. Flop dei corsi per chi è idoneo al lavoro
di SALVO CATALANO
In passato qualcuno ha confuso il diritto al lavoro con il diritto al reddito. I sussidi come il reddito di cittadinanza deresponsabilizzano la società e atrofizzano le persone » . Così Giorgia Meloni, ospite qualche giorno fa al meeting di Rimini, rivendicava l’abolizione del sussidio varato dal Movimento 5 stelle. Guardando ai dati, però, la realtà appare diversa: in Sicilia oggi l’ 80% di chi viveva grazie al reddito di cittadinanza, continua a ricevere uno dei due sussidi che il governo ha messo in campo per sostituirlo: l’assegno di inclusione (Adi), riservato ai non occupabili, o il supporto formazione e lavoro (Sfl), per chi è considerato occupabile. In particolare la prima misura, a cui accedono gli over 60 e chi ha in famiglia un figlio minore o un disabile, ha raggiunto nell’ultimo anno e mezzo il 77% dei siciliani coinvolti dal reddito nel 2023.
« Il discorso sull’assistenzialismo che spacca in due il Paese tra Nord e Sud non è stato affatto superato, ma continua a sopravvivere con i nuovi sussidi», conferma Carmelo Gatto, direttore provinciale Inca Cgil di Catania, che con la sua rete di Caf sul territorio ha una fotografia aggiornata della situazione.
È l’Inps a fornire i dati da mettere a confronto: l’ultimo anno di reddito di cittadinanza, il 2023, da una parte, e il primo anno e mezzo dei nuovi sussidi dall’altra ( da gennaio 2024 a giugno 2025). Due anni fa in Sicilia i percettori di almenoun mese di reddito di cittadinanza sono stati 261.962, in totale il numero delle persone coinvolte ( cioè quelli che abitavano con il percettore) saliva a 600.500. Un siciliano su otto, cioè, viveva grazie al reddito. Da quando è attivo, l’Assegno di inclusione è stato erogato, per almeno una mensilità, a 175.382 siciliani. E le persone raggiunte sono state 464.711 ( cioè il 77,5% di quelle coinvolte nel 2023). Anche il valore medio dell’assegno mensile aumenta: dai 610,80 euro del Reddito nel 2023 ai 696 euro dell’Assegno di inclusione del periodo 2024- 25. A dimostrazione che dentro il contestato Reddito di cittadinanza c’era una larghissima platea di persone che, per svariati motivi, non riesce a entrare nel mondo del lavoro.
All’Adi va sommato il Supporto formazione e lavoro, il sussidio a cui dovrebbero avere accesso gli occupabili dopo i corsi di formazione. In Sicilia sono riusciti a ottenerne almeno una mensilità 30.574 persone. In totale quindi 205.956 siciliani hanno direttamente avuto un sussidio, che sia Adi o Sfl: parliamo del 79% di quelli che prendevano il reddito nel 2023, anno in cui da agosto sono subentrati i primi paletti alla misura introdotti da Meloni. Questa percentuale sale fino all’83% se si guarda il dato della macro regione Sud e isole, mentre scende al 76% come media nazionale.
« Il governo Meloni — analizza Gatto — voleva togliere uno strumento universale a sostegno alla povertà, introducendo misure che hanno diviso le persone tra occupabili e non occupabili. In realtà è quasi la fotocopia del precedente ». Chi sta incontrando le maggiori difficoltà è quindi quel 20% — con meno di 60 anni, senza figli minori o disabili a carico — che dovrebbe essere formato e avviato al lavoro. «Non esiste un dato né a livello regionale né nazionale, che dimostri quanti sussidi Sfl si siano trasformati in contratti di lavoro», precisa il sindacalista Cgil. Fino a dicembre la misura valeva 350 euro al mese, da gennaio 500 euro. Le cose non vanno bene soprattutto in Sicilia. « Qui la formazione è partita a spot. Quello che è successo dopo i pochi corsi, rimane un mistero » . A dirlo sono ancora i numeri dell’Inps: nell’ultimo anno e mezzo in Sicilia i percettori di Sfl hanno ricevuto in media appena cinque mensilità. La media nazionale è di 6,7. Regioni come la Calabria e la Puglia sono a 7,4 e 7,5. Questo significa che i corsi nell’Isola sono stati troppo pochi.
C’è infine il tema del rinnovo dei sussidi. L’Assegno di inclusione vale per 18 mesi, rinnovabile per altri 12. La gran parte dei percettori ha completato la prima fase a luglio. E dopo il mese di stop forzato, sta procedendo al rinnovo per un anno. « Cosa accadrà dopo? — sottolinea Gatto — È possibile che, di fronte all’evidenza di una platea che rimane lontana dal lavoro, renderanno il sussidio strutturale».
la Repubblica Palermo, 2 settembre 2025

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