
Tyler Robinson
CORRADINO MINEO
Tyler Robinson
Cosa sappiamo di Tyler Robinson, la persona arrestata per aver ucciso l’astro nascente della nuova destra americana, Charlie Kirk? 22 anni, viene da una famiglia di destra, genitori entrambi repubblicani dell’Utah, stato che l’anno scorso ha dato il 60% dei voti a Donald Trump. Dicono che non sia stato un cattivo studente e segnalano la sua passione per i videogiochi.
Il padre cacciatore, fin da bambino Tyler si esercitava a sparare con armi di precisione. Come i genitori ha frequentato “La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni”. Setta protestante, in parte mormone, che crede in un Cristo risorto che sarebbe apparso in America, chiesa che attende “il raduno delle dieci tribù di Israele” (sono quelle “perdute” dopo che gli Assiri deportarono gli ebrei a Babilonia), ma pensa che “la nuova Gerusalemme, Sion” sarà costruita in America. Per farlo rientrare nel cliché della “sinistra radicale”, stigmatizzata da Trump, e farlo condannare a morte senza attenuanti né perizie, un agente ha detto di aver trovato scritto su un proiettile “Hey fascist! Catch!”.
Non trovo invece traccia, sui tre-quattro giornali americani che leggo, della frase “Bella Ciao”, che ha colpito gli italiani. Non escludo affatto che Robinson fosse diventato, alla fine, un odiatore del mondo di Trump. Ma certo è un figlio, finito fuori strada, della violenza e dell’odio con cui la “rivoluzione reazionaria” americana si è andata riunendo dal 2004 al 2024. La colpa dei democratici americani non è di aver alimentato un simmetrico odio contro questa destra. Non l’hanno fatto e meno male. Penso che la loro colpa sia, al contrario, non aver accettato la sfida. Obama e Biden dicevano di voler essere “Presidenti di tutti”. Senza aggiungere, “di tutti ma a condizione che non seminino odio”. Come faceva anche la vittima, che oggi piangiamo, KirkTrovo indecente che (il) Presidente del Consiglio sia montata sul caso pubblicando a sua volta una foto con Kirk a testa in giù e la scritta -1; #fabbricata da “Osa” e “Cambiare Rotta”, gruppi studenteschi di una semi sconosciuta “Rete dei Comunisti”. Che fra l’altro, a mio avviso, somiglia al circolo neofascista di Colle Oppio da cui passò Giorgia Meloni. Tribù che si sente sotto assedio e vivo nel mito di un tempo che non conosce, quello della (immaginaria) guerra civile italiana negli anni 70. Subito Libero, Giornale, Tempo, Verità e Secolo si sono buttati a pesce nella caccia al resistente.
Rivela Washington Post che Netanyahu voleva attaccare la delegazione di Hamas in Qatar, con una azione da terra. Con uomini, armi ed esplosivi, a Doha per “giustiziarli”. Il Mossad s’è rifiutato. Vuoi perché con quei morituri aveva trattato fino a ieri, vuoi perché sa come parte dei soldi del Qatar ad Hamas finissero nelle tasche di collaboratori di Netanyahu, vuoi perché le spie hanno qualche rudimento di diritto internazionale e capiscano che intervenire in armi in un paese come il Qatar, amico di Washington e Tel Aviv, rappresenta un salto di qualità nel suicidio di Israele. Che non solo vuole diportare 7 milioni e mezzo di palestinesi, ma pretende di tenere per sempre sotto tiro tutti i paesi islamici, dal Mar Rosso fino al Mar Caspio. Così il “povero” Bibi ha dovuto colpire dal cielo, mancando il bersaglio. Credo che Al Thani non sia andato a ricucire con Trump ma ad accusarlo di aver consentito a Israele un atto di “terrorismo di stato”. I Patti di Abramo, con gli arabo sunniti, se non sono morti, agonizzano. Prevedo a breve una visita in Cina di Mohammed Bin Salman.
13 settembre 2025
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