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| Franco La Torre |
DAVIDE COLELLA E DANIELE DIEZ
Sono stati consegnati oggi i riconoscimenti della nona edizione del Premio Pio La Torre, promosso da Avviso Pubblico, Cgil nazionale e Federazione nazionale della Stampa italiana. Il premio ricorda la figura di Pio La Torre, ucciso da Cosa nostra il 30 aprile 1982 insieme a Rosario Di Salvo, e valorizza le esperienze di amministratori, sindacalisti, giornalisti e dipendenti pubblici che si sono distinti nella difesa della democrazia e nella diffusione della cultura della legalità.
I VINCITORI
Il premio per la categoria amministratori pubblici è stato conferito a Matteo Gozzoli, sindaco di Cesenatico (FC). Per i sindacalisti il riconoscimento è andato ad Alfonso De Patto, delegato della Filt Cgil di Cosenza.
Per i giornalisti è stata premiata Valentina Iorio, cronista del Corriere della Sera.
Sono state assegnate anche menzioni speciali: tra gli amministratori ad Alessandro Conte, sindaco di Melissano (LE), e a Dario Vassallo, fratello del “sindaco pescatore”
Angelo; tra i sindacalisti a Lucia La Penna, segretaria generale Flai-Cgil Taranto, e ad Alessandro Sipolo; tra i giornalisti a Vania Vorcelli e Andrea Mari dell’agenzia Dire, e a Fabio Geracidel Giornale di Sicilia.Per la prima volta è stata consegnata anche la borsa di studio dedicata a Luciano Silvestri, sindacalista scomparso.
IL DIBATTITO ALLA SUMMER SCHOOL
La cerimonia si è aperta con il dibattito “Legalità, Sicurezza, Giustizia. La Via Costituzionale”, organizzato nell’ambito della Summer School Lavoro e Legalità dell’Università di Bologna. Dopo i saluti istituzionali del sindaco Matteo Lepore e di Franco La Torre, figlio di Pio, i lavori sono stati introdotti da Lara Ghiglione, segretaria confederale Cgil, e presieduti dalla professoressa Stefania Pellegrini.
“Il Premio Pio La Torre nasce dalla memoria, ma vive nell’impegno quotidiano di chi, con coraggio e coerenza, si batte contro ogni forma di illegalità. La lotta alle mafie è un impegno collettivo, coinvolge istituzioni, società civile, scuola, università, giornalismo libero, mondo del lavoro. Ognuno ha una parte di responsabilità, perché la forza delle mafie si nutre di indifferenza e solitudine, mentre arretra quando trova di fronte comunità unite, organizzate e consapevoli. Come Cgil sappiamo che non c'è legalità senza diritti: precarietà, sfruttamento, ricattabilità non sono solo ferite per i lavoratori e le lavoratrici, sono terreno fertile per l’illegalità. Per questo portiamo avanti ogni giorno la battaglia per un lavoro tutelato, sicuro, contrattualizzato, perché la dignità delle persone è la prima forma di resistenza alla criminalità”, ha dichiarato Ghiglione.
Collettiva, 12 settembre 2025


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