venerdì, settembre 05, 2025

Infermieri di famiglia fantasma: l’ASP di Palermo e l’Assessorato confessano di aver distratto i fondi per altro


Pierluigi Di Rosa

La prima inchiesta di Sudpress ha squarciato il velo: 39 milioni di euro destinati agli infermieri di famiglia spariti nel nulla. E adesso, con le risposte arrivate ad alcuni degli accessi agli atti che abbiamo fatto (Palermo ha risposto, ancora aspettiamo Catania), arriva la conferma: non è stato fatto niente. Anzi, le giustificazioni sono un capolavoro di fumosità e contraddizioni.

 

La risposta dell’ASP Palermo: un’ammissione travestita da burocratese

L’ASP di Palermo, destinataria della fetta più grossa di quei fondi (quasi 10 milioni), ha risposto ufficialmente alla nostra richiesta di accesso civico. 

A firmare la nota di riscontro al nostro accesso agli atti, che trovate in calce, è il “direttore sanitario nella qualità di Sostituto del Direttore Generale”, formula bizantina per dire che da gennaio scorso il governo Schifani non è capace di nominare un direttore generale per l'ASP più importante della Sicilia: basterebbe questo per mandare tutti a casa!

 

C'è anche la firma del direttore amministrativo Ignazio Del Campo: un'altra storia di cui ci siamo già occupati.

 

Ma cosa dice questa risposta? 

Che non hanno potuto bandire concorsi specifici perché la figura dell’infermiere di famiglia non sarebbe ancora normata a sufficienza. Una scusa bizzarra, perché le norme ci sono e i fondi erano vincolati.

 

E allora? 

Invece di assumere nuove figure, come previsto, hanno pensato bene di riciclare infermieri già in servizio. 

E non infermieri qualunque: personale “con limitazioni fisiche”, cioè inidoneo ai reparti ad alta intensità. 

Risultato: 23 già formati anche se non si capisce a fare cosa, altri 35 in corso di formazione da parte del CEFAPS. 

Una barzelletta tragica.

 

Insomma, soldi per nuove assunzioni diventano corsi per ricollocare personale interno. 

Ma i milioni stanziati per reclutare infermieri freschi di formazione, quelli che dovevano andare a rinforzare l’assistenza territoriale, sono evaporati.

 

La toppa dell’assessora Faraoni: il trionfo della fumosità

E qui la storia si fa ancora più paradossale. 

Perché a firmare la nota di giustificazione, anch'essa in calce, è oggi l’assessora alla Salute Daniela Faraoni, la stessa che all’epoca era direttrice generale dell’ASP di Palermo. 

Cioè la dirigente che aveva in mano i fondi e che adesso, da assessora, dovrebbe controllare se sono stati usati bene. Controllore e controllata allo stesso tempo, ne abbiamo già scritto: un capolavoro di conflitto.

 

Nella sua dichiarazione, la Faraoni prova a ribaltare la realtà: “La Regione non è stata ferma, abbiamo avviato la formazione al Cefpas”. 

Parla di corsi per 600 infermieri entro fine 2025. 

Ma di assunzioni dedicate, zero. 

 

Di quei 39 milioni destinati a contratti e stipendi per nuove unità, nessuna traccia.

 

Il colmo? Ammette che i master specifici non sono obbligatori, e che basta un “percorso regionale di formazione”. Insomma, basta spostare qualche infermiere da un reparto all’altro, fargli seguire un corso, e il gioco è fatto. 

Peccato che i fondi non fossero per corsi, ma per nuove assunzioni.

E non certo per spostare infermieri da un ruolo all'altro: come i carri armati di cartone di Mussolini.

 

La contraddizione macroscopica

I decreti regionali parlavano chiaro: quelle somme servivano a reclutare nuove figure di infermieri di famiglia. 

Non a tappare buchi interni, non a riciclare personale fisicamente inidoneo, non a finanziare master o corsetti al Cefpas.

 

E allora, dove sono i soldi? A questa domanda l’assessora Faraoni non risponde. 

Preferisce rifugiarsi in giri di parole, accampando giustificazioni normative inesistenti. La verità è che i fondi sono stati distratti su altre voci, e nessuno lo ammette apertamente.

O forse si, magari tra le righe dei riscontri interni di qualche altra ASP…lo vedremo a breve…

 

Fatto sta che si è consumata l’ennesima farsa sulla pelle dei cittadini

I cittadini siciliani avrebbero dovuto avere centinaia di infermieri di famiglia a domicilio, nei distretti, nelle Case di Comunità. Invece hanno avuto solo chiacchiere, corsi di formazione e una montagna di soldi evaporati.

 

Un’operazione che oggi ha il volto dell’assessora Faraoni, che ieri era dirigente dell’ASP beneficiaria e oggi è la politica che dovrebbe vigilare. 

 

Una vicenda che pretende chiarezza e che va immediatamente sottoposta alla Corte dei Conti.

 

Sudpress continuerà a chiedere conto. 

Perché qui non mancano solo gli infermieri di famiglia: manca la verità su come vengono usati i soldi pubblici.

Ed i casi che ci vengono segnalati ogni giorno sono sempre più numerosi e sempre più clamorosi.


sudpress.it, 05-09-2025

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