Pierluigi Di Rosa
La prima inchiesta di Sudpress ha squarciato il velo: 39 milioni di euro destinati agli infermieri di famiglia spariti nel nulla. E adesso, con le risposte arrivate ad alcuni degli accessi agli atti che abbiamo fatto (Palermo ha risposto, ancora aspettiamo Catania), arriva la conferma: non è stato fatto niente. Anzi, le giustificazioni sono un capolavoro di fumosità e contraddizioni.
La risposta dell’ASP Palermo: un’ammissione travestita da burocratese
L’ASP di Palermo, destinataria della fetta più grossa di quei fondi (quasi 10 milioni), ha risposto ufficialmente alla nostra richiesta di accesso civico.
A firmare la nota di riscontro al nostro accesso agli atti, che trovate in calce, è il “direttore sanitario nella qualità di Sostituto del Direttore Generale”, formula bizantina per dire che da gennaio scorso il governo Schifani non è capace di nominare un direttore generale per l'ASP più importante della Sicilia: basterebbe questo per mandare tutti a casa!
C'è anche la firma del direttore amministrativo Ignazio Del Campo: un'altra storia di cui ci siamo già occupati.
Ma cosa dice questa risposta?
Che non hanno potuto bandire concorsi specifici perché la figura dell’infermiere di famiglia non sarebbe ancora normata a sufficienza. Una scusa bizzarra, perché le norme ci sono e i fondi erano vincolati.
E allora?
Invece di assumere nuove figure, come previsto, hanno pensato bene di riciclare infermieri già in servizio.
E non infermieri qualunque: personale “con limitazioni fisiche”, cioè inidoneo ai reparti ad alta intensità.
Risultato: 23 già formati anche se non si capisce a fare cosa, altri 35 in corso di formazione da parte del CEFAPS.
Una barzelletta tragica.
Insomma, soldi per nuove assunzioni diventano corsi per ricollocare personale interno.
Ma i milioni stanziati per reclutare infermieri freschi di formazione, quelli che dovevano andare a rinforzare l’assistenza territoriale, sono evaporati.
La toppa dell’assessora Faraoni: il trionfo della fumosità
E qui la storia si fa ancora più paradossale.
Perché a firmare la nota di giustificazione, anch'essa in calce, è oggi l’assessora alla Salute Daniela Faraoni, la stessa che all’epoca era direttrice generale dell’ASP di Palermo.
Cioè la dirigente che aveva in mano i fondi e che adesso, da assessora, dovrebbe controllare se sono stati usati bene. Controllore e controllata allo stesso tempo, ne abbiamo già scritto: un capolavoro di conflitto.
Nella sua dichiarazione, la Faraoni prova a ribaltare la realtà: “La Regione non è stata ferma, abbiamo avviato la formazione al Cefpas”.
Parla di corsi per 600 infermieri entro fine 2025.
Ma di assunzioni dedicate, zero.
Di quei 39 milioni destinati a contratti e stipendi per nuove unità, nessuna traccia.
Il colmo? Ammette che i master specifici non sono obbligatori, e che basta un “percorso regionale di formazione”. Insomma, basta spostare qualche infermiere da un reparto all’altro, fargli seguire un corso, e il gioco è fatto.
Peccato che i fondi non fossero per corsi, ma per nuove assunzioni.
E non certo per spostare infermieri da un ruolo all'altro: come i carri armati di cartone di Mussolini.
La contraddizione macroscopica
I decreti regionali parlavano chiaro: quelle somme servivano a reclutare nuove figure di infermieri di famiglia.
Non a tappare buchi interni, non a riciclare personale fisicamente inidoneo, non a finanziare master o corsetti al Cefpas.
E allora, dove sono i soldi? A questa domanda l’assessora Faraoni non risponde.
Preferisce rifugiarsi in giri di parole, accampando giustificazioni normative inesistenti. La verità è che i fondi sono stati distratti su altre voci, e nessuno lo ammette apertamente.
O forse si, magari tra le righe dei riscontri interni di qualche altra ASP…lo vedremo a breve…
Fatto sta che si è consumata l’ennesima farsa sulla pelle dei cittadini
I cittadini siciliani avrebbero dovuto avere centinaia di infermieri di famiglia a domicilio, nei distretti, nelle Case di Comunità. Invece hanno avuto solo chiacchiere, corsi di formazione e una montagna di soldi evaporati.
Un’operazione che oggi ha il volto dell’assessora Faraoni, che ieri era dirigente dell’ASP beneficiaria e oggi è la politica che dovrebbe vigilare.
Una vicenda che pretende chiarezza e che va immediatamente sottoposta alla Corte dei Conti.
Sudpress continuerà a chiedere conto.
Perché qui non mancano solo gli infermieri di famiglia: manca la verità su come vengono usati i soldi pubblici.
Ed i casi che ci vengono segnalati ogni giorno sono sempre più numerosi e sempre più clamorosi.
sudpress.it, 05-09-2025

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