CATERINA POLLICHINO*
Molti hanno chiesto della mancata presenza della Camera del lavoro sul palco della manifestazione “A testa alta contro la mafia” dello scorso 23 settembre organizzata dal comune di Corleone che ha visto la partecipazione dell’on. La Vardera e di Stefania Petix.
Ma la grande assente non è stata solamente la camera del lavoro. Su quel palco mancava tutta la società civile organizzata: le scuole, le associazioni culturali e di volontariato, i sindacati, i giornali locali. Quei soggetti che tutti i giorni di tutto l’anno, da tanti anni a questa parte, praticano nel loro piccolo l’antimafia sociale, cioè il contrasto etico, culturale, politico e psicologico alla mafia e ai mafiosi. A mancare erano proprio quei soggetti che in larga misura erano in piazza Garibaldi, ma sono rimasti oscurati.
Un oscuramento che non giova alla comunità di Corleone il cui interesse è quello di crescere forte, solidale e unita. Ma questo non viene percepito dalle nostre classi dirigenti, che preferiscono farci colonizzare da un’antimafia-spettacolo che viene da fuori, piuttosto che promuovere e favorire l’affermazione dell’antimafia locale.
Su quel palco non erano presenti quei pezzi della Corleone che la mafia l’hanno combattuta con coraggio perché Corleone ha un’antimafia antica quanto la mafia.
E’ come se si volesse oscurare quella parte bella, limpida e civile di Corleone. Come se solamente adesso Corleone abbia trovato il coraggio e la forza di indignarsi e reagire. Ci aveva già provato la presidente nazionale della commissione antimafia, on. Colosimo, a cui abbiamo prontamente risposto raccontando una storia di ribellione che affonda le sue radici dal lontano 1282.
La camera del lavoro si occupa concretamente e quotidianamente di antimafia attraverso l’attività sindacale, tutelando i lavoratori, i disoccupati, i giovani, i pensionati nel ricordo indelebile di Placido Rizzotto e di Bernardino Verro.
Come abbiamo scritto all’on. Colosimo, la lotta alla mafia non può ridursi a mere passerelle ma deve essere accompagnata da politiche pubbliche che garantiscano una rete capillare di servizi primari. Primo fra tutti il nostro ospedale che con l’approvazione della nuova rete sanitaria rischia la chiusura. Abbiamo denunciato fino allo sfinimento questo rischio ma la politica, con i suoi pianeti allineati, si è svegliata solamente adesso. Meglio tardi che mai!
La mafia si combatte attraverso politiche concrete di giustizia sociale, adoperandosi contro il lavoro nero che è la conseguenza di un disagio economico e sociale che non smette di arrestarsi. Contrastando l’assenza di una strategia di sviluppo sociale dove i giovani siano inseriti e possano esprimere le proprie idee e opinioni.
Abbiamo denunciato l’assenza delle rappresentanze sindacali, datoriali e sociali del territorio agli incontri organizzati dall’area interna, sottolineando l’utilità del confronto al fine di delineare strategie condivise e non calate dall’alto.
Questo è fare e costruire antimafia. Ci auguriamo che ci si risvegli da questo torpore perché la nostra condizione di marginalità non è dettata dal fato ma è l’esito dell’incapacità politica.
Come ci insegna il magistrato Nicola Gratteri “oggi la mafia non spara ma compra anche le coscienze”. E mercenari ce ne sono tanti come ci sono tanti giovani abbandonati al loro destino cui l’unica alternativa che si prospetta è quello di andare via da questa terra.
Diversi i campanelli di allarme: fare il saluto nazifascista all’aula consiliare Bernardino Verro nel silenzio inquietante delle istituzioni. Il saltare dalla sedia inorriditi perché viene sottolineata la formazione partigiana di Placido Rizzotto, il suo insegnamento che non può esistere antimafia senza antifascismo da ancora fastidio. Perché di antifascismo non si vuole sentire parlare, bisogna nasconderlo, dimenticarlo, un po' come sta accadendo per l’antimafia corleonese. C’è anche chi nascondendosi dietro ruoli istituzionali “di potere” pensa di isolare la società civile organizzata e di poter riscrivere la storia. Ma sono calcoli miopi.
Il problema prima che politico è valoriale, per questo è doveroso che le coscienze assopite si risveglino, che in fondo è il desiderio che accompagnava Placido Rizzotto “qui arriverà il tempo in cui la gente aprirà gli occhi”. Spalanchiamoli questi occhi, indigniamoci contro il degrado sociale, politico e culturale, protestiamo per chiedere che vengano garantiti i diritti costituzionali, quello della salute, del lavoro, dell’istruzione. Nel nome di quelle lotte rilanciamo il nostro impegno.
* Segretaria Camera del lavoro “Placido Rizzotto” Corleone

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