di Salvo Palazzolo
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| Riina interviststo dallo Sperone Podcast |
Il conduttore de “Lo Sperone podcast” lo presenta come un “testimone” della vita del padre e dimentica di dire che pure il rampollo del capo di Cosa nostra ha avuto una condanna per associazione mafiosa
Si paragona ai bambini che vivono a Gaza, “perchè come i piccoli palestinesi da bimbo ho vissuto sempre come se fossi in perenne emergenza”. Anche se, “quando dovevamo scappare da un rifugio all’altro con papà, per me era come una festa perchè conoscevo posti nuovi e gente nuova. Sono pure nato nella clinica Noto, la più famosa di Palermo, col nome e cognome di mio padre. E tutti lo sapevano”. E’ un’intervista dai toni davvero deliranti quella fatta da “Lo Sperone
podcast” a Giuseppe Salvatore Riina, il figlio del capo di Cosa nostra Totò Riina. Intanto, per “l’applauso di benvenuto” e i toni con cui viene presentato l’ospite: “Un testimone della storia del padre”. Padre che viene definito “uno dei più grandi boss della storia italiana”. Peccato che il conduttore, Gioacchino Gargano, abbia dimenticato di dire al suo pubblico di YouTube che anche Salvo Riina è stato condannato per associazione mafiosa, stava infatti cercando di riorganizzare Cosa nostra.E, così, invece di raccontare il curriculum criminale di Salvuccio Riina, detentore dei segreti della famiglia, gli si lascia il microfono per pontificare. “Mio padre non ha mai ordinato l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo”, esordisce. Giovanni Falcone, “quando l'hanno ammazzato, non dava più fastidio alla mafia o a Totò Riina, ma ad altri dietro le quinte”.
E poi sull’antimafia: “E’ un carrozzone composto da gente che ha bisogno di stare sotto i riflettori". Sui grandi latitanti: “Mio padre è stato arrestato - sostiene - perchè dava fastidio, così come a un certo punto hanno dato fastidio Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, perchè erano malati e non servivano più in quello Stato a quelli che detenevano veramente il denaro della mafia”. E, ancora: “Mi chiedono continuamente dove di trova il tesoro di mio padre. Io so solo che lo hanno arrestato quando avevo 14 anni e non parlava con me di queste cose. Quando l’hanno preso ero in sala giochi con mio fratello. Negli anni hanno fatto tanti sequestri a mio padre. Se chiedete all'intelligenza artificiale, sommerà almeno un miliardo di euro. Ma io non ne so nulla ed è inutile che me lo continuino a chiedere”. Ecco, alla fine, il messaggio di Salvo Riina: inutile domandare, perché tanto lui continuerà a custodire i segreti di famiglia.
Una intervista che non è piaciuta al presidente della commissione regionale antimafia Antonello Cracolici, che dice: “Non sentivamo il bisogno di ascoltare le opinioni del figlio di Totò Riina, convinto di spiegarci che uomo buono era suo padre. Non offenda la nostra terra. Mi chiedo che tipo di informazione sia quella che cerca di accreditare verità che sono state sconfessate dai tribunali in nome del popolo italiano”.
La Repubblica Palermo, 18 SETTEMBRE 2025

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