LINO BUSCEMISulla tragica fine del bandito Salvatore Giuliano, avvenuta 72 anni fa, circolano, ormai tre, o forse più, differenti versioni. Con la prima, la più falsa, accreditata a caldo dai carabinieri del Comando forze repressione banditismo (Cfrb), guidati dal chiacchierato colonnello Ugo Luca, ed avallata dal ministro dell’Interno Mario Scelba, si narra che «il re di Montelepre» sia stato ucciso, in seguito ad un conflitto a fuoco con i militari, nel cortile Mannone di Castelvetrano, alle ore 3,30 del 5 luglio 1950.
A storcere per primi il naso, su quella che si rivelerà una «sceneggiata», furono alcuni carabinieri scontenti quali il colonnello Giacinto Paolantonio e il maresciallo Giovanni Lo Bianco, e il giornalista dell’Europeo Tommaso Besozzi, che scrisse un memorabile reportage dal titolo: «Di sicuro c’è solo che è morto». Besozzi contestò la versione ufficiale perchè non lo convincevano l’illogica posizione del corpo di Giuliano (lo scorso 22 settembre ricorrevano i cento anni dalla nascita), la presenza in un fianco di fori tipici dei colpi sparati a bruciapelo ed altro. Insomma, per Besozzi , il bandito era stato ucciso altrove e non dai militari del Cfrb. È Nicola Adelfi, inviato dello stesso settimanale, che completa lo scoop ipotizzando una seconda versione.