DI LORENZO GIARELLI
Tre sigle pacifiste lanciano un progetto di iniziativa popolare per creare un Dipartimento per la Difesa non armata: "Finora i partiti ci hanno ignorato, servono 50mila firme entro settembre"
Sul portale online del governo c’è una proposta di legge di iniziativa popolare che va verso le 10 mila firme nonostante il silenzio assoluto dei partiti e una scarsissima copertura mediatica. Eppure il tema è centrale come non mai, visto che si parla di difesa. “Il titolo dice già molto, se non tutto – racconta Mao Valpiana, presidente del Movimento nonviolento e coordinatore della campagna per la pdl – Si chiama: ‘Un’altra difesa è possibile‘. Il Paese non si difende solo con le Forze armate e anzi, tutte le spese per questo riarmo stanno in realtà mettendo in difficoltà il Paese stesso”.
Cosa prevede la legge? Il principio di partenza è che, appunto, sia sbagliato intendere il concetto di difesa solo dal punto di vista militare. “Bisogna coniugarel’articolo 52 della Costituzione, che sancisce il sacro dovere della difesa della Patria, con l’articolo 11, che ripudia la guerra e dunque anche gli strumenti che rendono possibile la guerra, cioè le armi”. La legge, promossa da Rete Italiana Pace
Altro passaggio essenziale è quello sui Corpi civili di pace. “Esistono già come sperimentazione: molti ragazzi hanno partecipato a attività di prevenzione della violenza e dei conflitti in luoghi a rischio, all’estero. Secondo noi questa sperimentazione è andata bene e dunque questi Corpi devono essere istituzionalizzati”. L’obiettivo di questo dipartimento sarebbe perciò integrare la Difesa in senso militare con una serie di iniziative e di ricerche che vanno dalla prevenzione alla cooperazione internazionale fino ad attività di servizio civile in Italia, non più inteso come volontariato ma in mano a professionisti. “Oltre a risorse statali – aggiunge Valpiana – vorremmo che fosse prevista la possibilità di donare il 6×1000 a questo dipartimento”.
L’obiettivo è raggiungere 50 mila firmeentro metà settembre per poi incardinare il testo in Senato. Non sarà facile, ma avere raggiunto circa 9mila adesioni senza praticamente alcuna pubblicità mediatica e senza padrini politici è un risultato tutt’altro che scontato: “Finora i partiti non hanno aderito. Sarebbe importante entrare nel dibattito politico sulla Difesa, visto che non si parla d’altro. Siccome abbiamo visto in quale vicolo cieco ci ha portato la Difesa intesa esclusivamente come militare, non è forse il momento di chiedersi se sia possibile qualcosa di diverso?”. Il tempo ci sarebbe e per aderire con Spid il portale èfirmereferendum.giustizia.it, lo stesso sulle proposte di referendum.
il fatto quotidiano, 4/6/2026

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