
Roberto Sanchez
di Roberto Vallepiano
Una nuova bellissima notizia ci arriva dall'America Latina: Il "Dottore del popolo" Roberto Sanchez è il nuovo Presidente del Perù.
Smentendo le cassandre di chi tanto a destra quanto a sinistra dava il continente latinoamericano ormai alla deriva, trasformato da Trump in un avamposto a stelle e strisce, nel nuovo "Patio trasero" degli USA, i movimenti popolari peruviani hanno dato un segnale di grande vitalità portando al Governo il progressista Sanchez. Un segnale di risveglio nel campo del Socialismo che fa sentire meno soli Cuba, il Nicaragua Sandinista, il Messico, la Colombia e il Brasile.
Figlio di un barbiere e di una lavandaia, entrambi nati nelle regioni andine più povere del Paese, Roberto Sanchez inizia a lavorare già da bambino per aiutare la famiglia. Da ragazzino si avvicina alla Teologia della Liberazione grazie a cui potrà studiare e laurearsi in Politica Sociale presso la Pontificia Università Cattolica del Perù e in Medicina presso l'Università Nazionale di San Marcos.
Lavorerà nei barrios più poveri del Paese fianco a fianco coi malati di AIDS.
Il Presidente Socialista Pedro Castillo lo vuole al suo fianco al Governo e gli assegna un Ministero.
Sanchez da Ministro promuoverà politiche di giustizia sociale e rafforza i legami con il mondo rurale peruviano attraverso le politiche di sviluppo territoriale nelle aree storicamente marginalizzate. Darà vita ai progetti di turismo etico e comunitario che genererà grandi benefici economici alle famiglie di campesinos, migliorando sensibilmente i settori della sanità e dell'educazione aumentando le spese per l'istruzione dal 6 al 10%.
Pedro Castillo verrà poi defenestrato da un golpe giudiziario ordito dalle oligarchie di sempre e pilotato dagli USA.
Imprigionato senza prove, Sanchez denunciò fin da subito il colpo di stato promettendo di liberarlo dal carcere appena eletto, proponendo un'assemblea costituente per creare una nuova costituzione del Perù meno soggetta a ricatti e pressioni nordamericani.
In tutti gli eventi pubblici della campagna elettorale, Sánchez indosserà un cappello chotano regalatogli da Castillo durante la sua visita in prigione giurando che l'avrebbe levato soltanto dopo la vittoria.
Ha vinto contro Keiko Fujimori, baluardo delle destre oligarchiche e del liberismo Made in USA, figlia del sanguinario dittatore di origine nipponica Alberto Fujimori condannato a 25 anni di galera per crimini contro l’umanità e deceduto 2 anni fa.
La figlia di Fujimori, che si fa chiamare "la Signora K" ha già scontato 13 mesi di carcere nel 2018 per corruzione, malversazione e finanziamento irregolare della campagna elettorale.
Al fianco di cotanta candidatura praticamente tutto il grande apparato mass mediatico nazionale e internazionale.
Tv e giornali che da mesi hanno scatenato una brutale campagna maccartista nei confronti di Roberto Sanchez irridendo le sue umili origini sociali e il suo lavoro definendolo: "un ometto che guadagna poche centinaia di Nuevo Sol (la moneta peruviana) e che al massimo può tenere in mano un libro e non un Paese".
Per milioni di contadini, operai, indigeni, donne e rappresentanti di quei settori popolari vittime delle politiche neoliberiste che hanno devastato e impoverito il Paese moltiplicando al contempo esponenzialmente le ricchezze di una ristretta oligarchia, questa votazione rappresenta una speranza di giustizia e riscatto.
La campagna elettorale è diventata via via molto violenta e aggressiva nei confronti dei seguaci del medico.
Un cartello padronale di ricchi faccendieri e loschi personaggi legati al narcotraffico ha finanziato milizie di estrema destra, picchiatori e squadristi che hanno dato vita a svariate aggressioni e intimidazioni ai danni degli attivisti sociali della sinistra in tutto il paese.
I NUMERI
Secondo un aggiornamento ufficiale reso noto dall’Oficina Nacional de Procesos Electorales (ONPE) e secondo basato sul 95,979% delle schede scrutinate, Roberto Helbert Sánchez Palomino di il candidato di Juntos por el Perú (sinistra) avrebbe vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali con il 50,057%, pari a 8 milioni 911 mila 541 voti, battendo l’eterna candidata di Fuerza Popular, Keiko Sofía Fujimori Higuchi - appoggiata da tutta la destra, dai centristi e dai “socialdemocratici” dell’Alianza Popular Revolucionaria Americana (APRA) - che ha raggiunto il 49,943%, totalizzando 8.891.320 voti. Tra i due candidati ci sarebbe un distacco di circa 20.000 voti e la situazione è ancora incerta, mentre arrivano i voti dai peruviani all’estero che confermerebbero la vittoria di Sánchez in Europa e una prevalenza della Fujimori in America.
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